Seguimi.

LUCA-GIORDANO-CHIAMATA-DI-SAN-PIETRO-E-ANDREA-TOTALE-1  Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.  Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».    A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».   Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia».  Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

 

 

Seguimi.    Gesù lo dice anche a te.        E tu,  che rispondi?

 

Ti seguirò ovunque tu vada.      Lo vedi come un posto.   Dove stare. Dove stare al sicuro, riparato, indisturbato.   Ti metti a posto. Sei a posto.  Al tuo posto.     Ma non è il suo posto.   Non è la sua casa.     La casa di Gesù,  è  il Padre.    E non sai dove ti porta.

Prima, vado a seppellire mio padre.     Prima, il padre.   Prima gli affetti.  Prima il dovere.  Prima di Dio. Più di Dio. Tra te e Dio.      Lascia andare.  Lascia stare.  Lascia morire.      Ti aspetta l’affetto di Dio. L’amore di Dio.  In quell’amore, ritrovi l’amore anche di tuo padre. E di tanti fratelli.

Prima, però,   lascia che mi congedi da quelli di casa mia.       Prima,  la mia casa,   il mio passato,  quello che sono stato.    Prima di Dio. Più di Dio. Tra te e Dio.     Lascia stare, non ti girare, non ti voltare.      In Dio,  non  sei più quello di prima.

 

Se lo segui.     Sei un aratro. Portato da Dio.    Sei una lama, che entra nella terra di Dio.  Sei un solco,  che prepara il seme di Dio.

Nel Regno di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Cristo  Re

CristoRe1artIn quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».  Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».  Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 

 

 

Vogliono essere   il tuo re.       Vogliono comandare loro,  su di te.

E se non ci stai,     ti invadono,  ti colpiscono,  ti inchiodano con la paura.     Ti torturano con la paura.    Ti annientano con la paura.

Se non li riconosci  come il re,   l’unico re,     ti isolano,   ti cancellano,   ti eliminano.          Devi esistere solo per loro,   con loro,   e in loro.       Devi essere come loro.

 

Ma tu   un re,   ce l’hai già.     Non appartiene  a loro.     Non è un re  come gli altri.         Non è un re del mondo.      È di più,  è molto di più.

È Gesù Cristo,   il Figlio di Dio.    È Dio.     È il Re dei re.    È il Re del cielo della terra.        È  il Creatore  e  il Signore di tutte le cose.

Il suo Regno,  è il Regno di Dio.      Il suo potere è  eterno,   non finisce mai.    Il suo trono è  da sempre,   e per sempre.

Lui,    è  l’Alfa e l’Omega.

L’unico,  il vero  Dio.

L’unico,  il vero  Re.

L’unico  Signore.

Degno di gloria  e di onore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il granello di senape

seminatore - Copia

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

 

Povero, semplice,  il più piccolo.   Il granello di senape  è Gesù,  in te.   Sei tu,  in lui. Quando sei così.  Quando fai così. Quando scegli,  di essere così.   Come Gesù,  in Gesù.

Quando ti lasci portare da Dio,  nel terreno che ha scelto lui.   Quando ti lasci immergere nella sua terra,  nella sua volontà.    Quando ti lasci nascondere,  tra le sue braccia.  Quando ti lasci nutrire  da lui.    Quando,  ti lasci,  fare.

Allora germogli.    Allora spuntano le foglie di Dio,  la pianta di Dio.   Le opere di Dio.      Non sono le tue,  sono le sue.   E spuntano  le tue radici.  E sai chi sei.

Allora diventi  stelo,  e spiga,  e chicco di grano.  Il  grano di Dio.   Che  può nutrire  te,         e gli altri.

Allora diventi tronco,  e albero,  e rami,  e frutti.   I frutti di Dio.  Non sono i tuoi,  sono i suoi. Rami,  che si aprono come braccia aperte, verso il cielo.   E lodano Dio.

Rami,  come braccia aperte  verso Dio e  verso i fratelli.   Come uccelli,  possono venire su quelle braccia,  e rifugiarsi, e riposare.

 

Allora si vede, Dio.   L’opera di Dio.    Allora si sente,  Dio.  La presenza di Dio.

Il Regno di Dio.

E’  Gesù,    in Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

Il tesoro e la perla

Tesoro-nascosto-nel-campo-Rembrandt

 

 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:  «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.  Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

 

 

Trovare un tesoro. Di colpo. Gratis. Tutto. Grande. Per sempre. Così non ti devi più preoccupare, non devi più mendicare.

Lo vuoi, lo pretendi, lo attendi, il tesoro.  Lo cerchi nelle lotterie, nelle macchinette luccicanti, sintetiche, finte.Che ti fanno credere di essere il tesoro. Ma non te lo danno mai. Sono loro che si prendono  la luce, il sogno, il cuore.  Si prendono tutto quello che hai. Tutto quello che sei.

L’unico tesoro che riempie quel vuoto, l’unico tesoro che coincide con lo stampo nel tuo cuore,  l’unico tesoro che è inciso nel tuo cuore,  è quello di cui ti parla Gesù.  È quello che si trova nel campo.  E’ il  Regno di Dio.  È Gesù stesso.  È Dio stesso.  Il tuo Creatore. Il tuo Signore.

Dio è il tesoro nascosto e la perla preziosa.  E tu, quello che cerca.  L’Amore vuole essere cercato.  Per rispettarti.  Per darti l’emozione quando lo trovi. Per farti battere il cuore, tremare le mani,  cantare e danzare per la gioia,  quando lo hai trovato.

Se non lo cerchi, si fa trovare lui, nel campo, per caso. Ti viene incontro e si manifesta.

E tu che fai?

Se hai il cuore chiuso,  non lo riconosci. Non lo vuoi riconoscere. Perché non è il tuo. Perché non sei tu. Non lo vuoi e lo neghi. Lo richiudi e lo lasci lì. E non ritorni.

Se hai  gli occhi chiusi, non lo riconosci come tesoro. Non lo vedi splendente. Non gli dai il valore. Non lo senti vero. Non lo senti vivo. E non sei nella gioia.

Oppure,  lo riconosci, come il tesoro vero, vivo, che ti cambia la vita.  Riconosci il tuo Dio. Lo  vedi che risplende più di tutto. Lo senti che vale più di tutto.    Ma non basta.

Prima devi comperare il campo.   Vendi i tuoi beni, perché quel tesoro vale più di tutti i tuoi beni.  Li prendi, li spendi,  usi quello che hai,  quello che sei,   per avere quel campo e  quel tesoro.

Devi fare,  per farlo tuo.  Devi dare, tutto quello che hai.   Perché il tesoro ti da tutto.  È Dio che è il Tutto.   È l’Amore che ti chiede tutto,   per darti  tutto.

Non perdi nulla, anzi lo ritrovi moltiplicato. Non ti leva nulla, anzi ti ritrovi, salvato. Non ti porta via nulla, anzi ti riporta,  quello che avevi perduto.

Hai trovato il tesoro,  hai trovato la perla.  Hai trovato Dio e il Regno di Dio.  È la tua ricchezza, eterna.  È il tuo valore, eterno.  È la tua gioia, eterna.

È il tuo tesoro.  E tu,  sei il suo.

 

 

 

 

 

Cristo Re

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».  Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».  Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».  E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

 

 

Pensi  al re, coperto d’oro.  Vestito d’oro.  Su un trono di pietre preziose. Luccicante, accecante, trionfante. Invece vedi il Figlio di Dio, li, sulla croce. Spogliato, umiliato, trafitto. Abbandonato.   Non sembra un re agli occhi del mondo.

Quella non è la sua disfatta.  Quella non è la sua rovina.  Quello è il  trionfo e la croce è il suo trono.

Il Figlio di Dio è il Re dei Re.  È il Re dell’universo. Il Re del cielo della terra, del visibile  e dell’invisibile.  Il centro di tutto.  Tutto è stato creato in lui, per mezzo di lui e in vista di lui.  Egli è il primo di tutte le cose e tutte le cose esistono in lui.

Con la sua croce ha riunito, integrato, ricongiunto, l’orizzontale con il verticale.  La terra con il cielo.   Il visibile con l’invisibile.  Con la sua croce ha riconciliato in sé, tutte le cose.  Ha liberato e santificato in sé, tutte le cose.  In lui, tutto si è compiuto.

Davanti alla croce, puoi essere come il popolo.  Che sta li a guardare.  Senza partecipare, senza soffrire, senza capire.  Puoi essere come i capi, che lo sfidano, che lo provocano, che lo invidiano. Puoi essere come i soldati che lo deridono.  Puoi dargli l’aceto,  essere acido, pungente, irritante,  perché non scende al tuo livello.  Perché è  fuori dal tuo controllo.

Come uno dei ladroni, puoi stare sulla croce vicino a lui, a fianco di lui. Come lui.  Non ti rendi conto che è un posto privilegiato.  Invece se lì,  incattivito, arrabbiato, umiliato.  Perché vuoi essere vincente, esaltato, esonerato dalla croce.  E vuoi così, anche lui.   E  lo insulti, lo attacchi, per farlo scendere dalla croce.  Per fargli ripudiare la croce. Vuoi che scenda,  per far scendere anche te.  Vuoi che fugga, per far fuggire anche te.  Ma così fuggi anche da lui,  e non ti salvi.

Come  l’altro ladrone,  puoi stare sulla croce vicino a  lui, accanto a lui e renderti conto che è un posto privilegiato.  Puoi sentirti parte di quel mistero.  Puoi riconoscerti peccatore, fragile, debole, imperfetto.  Puoi riconoscere Gesù senza colpa, senza difetto. Come Figlio di Dio.

Puoi stare con lui.  Puoi cercare il suo sguardo.  Puoi farti guardare da Dio. Puoi fare entrare nei tuoi occhi, il suo sguardo.  Puoi fare entrare in te, il Volto di Dio.

Puoi dire anche tu:  Tu sei il re del cielo della terra.  Portami con te.  Fammi stare con te, tienimi nel tuo cuore, quando entrerai nel tuo Regno.  E lui ti risponderà:  In verità, oggi, sarai con me, in Paradiso.

In Paradiso. Nel Regno di Dio, in Dio, qui sulla terra e poi nel cielo.  Per sempre.

 

 

 

Re

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 

Chi è il tuo re? Chi è il re della tua vita, nella tua vita?

A che ti sei  inchinato? A chi hai dato il potere e la gloria? Chi hai lodato? Chi hai messo sull’altare?

Se ci  hai messo te stesso,  un’altra persona ,  una passione,  o una cosa,  hai fatto un regno tuo.  Un regno di questo mondo.  Un regno  sintetico,  sottomesso ad altri regni, ricattato, asservito, usato, corrotto.  Un regno di precarietà,  di illusioni,  di delusioni, pensato,  sognato,  virtuale.

Se entri nel Regno di Dio, entri in una dimensione nuova.  È tutto diverso, è un’altra cosa. Tutto è irradiato, illuminato, riscaldato, vivificato, da un centro.  Il centro  è Cristo glorificato dal Padre e dallo Spirito Santo.  È il  Re di tutto.  Il punto  a cui si riferiscono tutte le cose, l’origine e la meta di tutte le cose. Tutte le cose in Lui prendono vita e ritornano. Tutte le cose in  Lui acquistano senso, significato, consistenza ed esistenza.

Anche tu sei stato creato in Lui e per Lui. Anche la tua vita esiste in Lui e per Lui.

Se fai di Lui il tuo  Re, il tuo centro, il centro di tutta la tua vita, il centro di tutte le tue cose, allora ti accorgerai di essere entrato nel suo Regno.  Nel Regno di Dio.  Nel Regno del Padre.

Nella volontà di Dio.

Nello Spirito di Dio.

Nella vita stessa di Dio.

 

 

 

Al primo posto

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»….«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Al primo posto, a qualunque costo. A costo di tradire, di usare, di corrompere, di ingannare, di uccidere. Al primo posto, davanti a tutti, sopra a tutti. Al primo posto per comandare, per dominare, per sentirsi i re, i padroni assoluti. Per guardare tutti dall’alto, per sentirsi grandi, invincibili, intoccabili.  Al primo posto per non essere messi in discussione. Per essere serviti, temuti, riveriti. Al primo posto per essere visti, ricercati, adorati, osannati come un Dio. Per essere Dio in terra. Per prendere il posto di Dio.

Al primo posto vicino a Dio, nel Regno di Dio, accanto a Lui, accanto al suo trono, alla sua regalità, nel suo trionfo, nella sua gloria.

Ma come fai a stare vicino al Figlio di Dio, a far parte della vita di Dio, del Regno di Dio, se non sei come lui? Se non ne prendi parte fin da ora?

Stare con Gesù significa essere come Lui. Partecipare di Lui, fare quello che ti  ha detto, seguirlo sulla sua strada, vivere la sua vita. Percorrere la strada che ha segnato, che ha tracciato per primo, che ha percorso per primo, verso il Regno di Dio Padre.

Il vero regno non è  potere,  dominio, oppressione, che schiaccia e distrugge  gli altri e anche chi lo usa.

Il vero Regno è partecipazione del Padre, del cuore del Padre, della vita del Padre. È uscire fuori da sé per andare verso l’altro, per portare all’altro l’amore del Padre per lui, per portare il sorriso, la gioia del Padre per lui, per portare il perdono del Padre verso di lui, per donare la vita del Padre a lui.

Come Gesù, in Gesù e attraverso Gesù. A qualunque costo. Al suo posto.

 

 

 

Svegliati, tu che dormi.

 

 

 

Da un’antica Omelia sul Sabato santo

Dio è morto nella carne ed è sceso  a scuotere il regno degli inferi. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra della morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi  il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: “Sia con tutti il mio Signore”. E Cristo rispondendo disse ad Adamo: “E con il tuo spirito”. E, presolo per mano lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite!   A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati!   A coloro che erano morti: Risorgete!   A te comando: Svegliati, tu che dormi!  Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno.  Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti.  Risorgi, opera delle mie mani!  Risorgi, mia effigie, fatta a mia immagine!  Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te, siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te  io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi sono diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire  Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini  ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli”.