Il giovane ricco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

 

 

Gesù,    lo dice anche a te.       Vendi quello che hai,   e seguimi.                                         E tu,   che fai?

 

Te ne vai.

Lo sai. Già lo fai.    Non fai del male agli altri.     Non rubi. Non uccidi. Non dici il falso.     Ci stai,  a seguire una regola in più.      Uno sforzo in più.  Uno strappo in più.

Per avere la vita eterna.   Non per restare con Gesù.    La vuoi comprare. La vuoi avere. La vuoi possedere.    Vuoi fare a cambio,   con il tuo sforzo.

La pensi, come  il mondo.      Fai, come vuole il mondo.  Fai, quello che vuole il mondo.   È quello il tuo oro. I  tuoi anelli.   I tuoi gioielli.        E lì devi mostrare. Si devono vedere.   Devono luccicare,   agli occhi del mondo.

E non li vendi.   E non li  tocchi. E non ti stacchi.        Non li vuoi  lasciare.  Non li vuoi mollare.     Contano più di  Dio.   Lasci  Dio.     E torni indietro,  da loro.     E segui loro.  Non Gesù.

 

Rimani.

Rimani lì,  in ginocchio.    Perché quello è il tuo Dio.    È lui, il tuo oro.  È lui, il tuo anello. È lui,  il tuo gioiello.   La tua ricchezza.

Sei ricco  solo con lui.    Sei ricco  solo per lui.   Sei ricco  solo di lui.    Senza di lui,          non hai nulla.      Senza di lui, non sei nulla.    Non ci sei.

Prendi  tutto quello che hai,   e lo metti nelle mani di Gesù.     È suo,  non è più tuo.         Gli appartiene.     Gli appartieni.  Anche tu.

 

Gesù ti chiede  tutto.                                                                                                             E tu,  gli dai  tutto.                                                                                                               Perché Dio è   tutto.

E non lo lasci  più.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non preoccupatevi.

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In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:  «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?  Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?  E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?  Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.  Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.  Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

 

 

 

Sei sempre in pena.     Ti prende, ti agita, ti travolge.   Ti  sconvolge.      Ti occupa.             Ti preoccupa.

Da chi vai ?     Cosa cerchi ?

 

Le cose.

 

Guardi alle cose.    Stai concentrato su di loro.      Sei diventato,  come loro.

Le tieni strette.    Ci stai aggrappato.    Perché hai paura di perderle.  Che te le portano via. Di rimanere senza.   Senza di te.

Ma loro,   non ti guardano.     Non ti ascoltano.  Non ti vedono.     Non ci sei,  per loro.        E non ci sei,  per te.       Non conti, per loro.  E non conti, per te.

E rimani  preoccupato.     Sempre di più.

 

 

Dio.

 

Punti tutto, su di lui.    Cerchi prima di tutto,  lui.     Più di tutto, sopra a tutto,  lui.

Stai stretto   tra le sue braccia.      È lui che ti tiene stretto.    E non ti perdi.             Nessuno te lo può levare.   Nessuno te lo può portare via.    E non lo perdi.

 

Lui ti vede. Lui ti ascolta. Lui ti parla.  Lui sa.     Si commuove per te. Piange le tue lacrime. Ti consola con il suo cuore.

Da quelle braccia,   vengono tutte le cose.    Quelle di cui hai  bisogno,  e che non sai.        Quelle che non conoscevi.     Quelle che non osavi   sognare .    Quelle che non osavi    sperare.

E anche tu,   diventi braccia,   per te.      E per gli altri.

 

E non sei  più,   preoccupato.

Sei   beato.

 

 

 

 

 

 

 

 

I due padroni

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In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:  «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.  L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.  Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.  Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

 

 

 

E tu,   chi servi?

 

Il denaro.

Prima di tutto.   Sopra a tutto.   Più di tutto.

Lo vuoi usare.    Ma è lui che usa te.       Lo vuoi possedere.   Ma è lui che possiede te.      Lo vuoi per dominare.   Ma è lui che domina te.

Lo vuoi per luccicare.    Ma si prende la luce dei tuoi occhi.  E non vedi altro.

Lo vuoi per essere amato.   Ma si prende il battito del tuo cuore.  E non ami più altro.

Lo vuoi per essere adorato.    Ma sei tu  che sei inginocchiato,   ai suoi piedi.

Lo vuoi per non servire.    Ma sei diventato il suo servo.    E lui,  il tuo padrone.

Lo vuoi per essere libero.   Ma sei diventato   il suo schiavo.    E lui,  il tuo signore.           Al posto di Dio.

Non c’è più  posto per Dio.     Non c’è più Dio.      E non ci sei,  neppure tu.

 

 

Dio.

Prima di tutto.    Sopra a tutto. Più di tutto.     Perché è Dio.    L’unico, vero Dio.     Più di te.

Più del denaro.      Il denaro te lo dà lui.   Per fare la Sua volontà.     È suo,   e a lui ritorna. Nei suoi figli,    poveri,   usati,  e umiliati.

È Dio   la tua ricchezza.     L’unica, vera ricchezza.    Immensa, infinita, eterna.

È lui   la tua salvezza.      Con lui,   non sei più  schiavo.    Né servo.

 

Ma figlio.

Figlio di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Il tesoro

  parabola-del-hombre-rico-insensato - Copia (2)In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».  E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».   Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

 

 

E tu,   dove lo metti il tuo tesoro?

 

Nella banca della terra.

Ti sembra,   che senza i soldi non conti.     Senza i soldi,  non vali.     Devi avere  quello che hanno gli altri.  Come lo hanno gli altri.     Più degli altri.

Diventi  quello che hai.      E vuoi tanto. E vuoi tutto.      Per essere tanto.  Per essere tutto.    E non ti basta mai.

E te lo tieni stretto,  il tuo tesoro.    Solo per te.       Riposto, nascosto.   Serrato, sigillato. Chiuso, rinchiuso.      Per paura di perderlo.  Per paura di perderti.    Ma lo hai già perso.  Ma ti sei già perso.

 

Nella banca del cielo.

Apri un conto corrente,  nella banca del cielo. Presso Dio.     Prendi quello che hai,  e fai quello che ti dice Gesù.    Come Gesù,  e con Gesù.

E  sul tuo conto corrente   ci  va,     il sorriso del bambino,  che hai aiutato.       Il cuore, che hai consolato.     La gioia del volto,  sciupato.      La tenerezza che aveva perduto.      Il calore della mano,  cercata.     La luce dello sguardo,  che era smarrito.   La dignità,   ritrovata.      Scintille di Dio.

E tu,   ti arricchisci di Dio.      È lui,    il tuo  tesoro.

 

E diventi anche tu,

un tesoro.

Presso Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I soldi

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Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.  Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

 

 

I soldi.   Ti portano via. Ti trascinano via. Ti fanno scivolare via.   Sei in loro balia.

Se ci sono i soldi, le cose cambiano.   Solo con i soldi, le cose si muovono.  Non conti più tu.  Non conta altro.    Non ci  sei più tu,  non c’è altro.

Gesù te lo dice.  Lasciali andare.  Lasciali stare.  Non ti ci attaccare.   Perché  ti si attacca anche il cuore.  Si macera anche il cuore.  Ti finisce il cuore.   Non ti rimane più il cuore.

 

Come il giovane ricco.    Non ce la fai a seguire Gesù.  Ti pesa troppo, l’oro.  Ti bloccano, ti fermano, ti inchiodano,  i tuoi gioielli.  Gli anelli di cui ti sei adornato.  Di cui ti sei vantato.   Con cui ti sei identificato.

E non ci stai.  E te ne vai.  Torni indietro. Scuro. Nel buio.    Triste. Da solo.  Senza Dio. Hai perso Dio.  Hai perso te stesso.

 

Come i discepoli.   Hai lasciato tutto. Subito.   Perché è Gesù,  il Figlio di Dio,  il tuo tesoro.  Il suo sguardo di amore vale più dell’oro.   Il suo sguardo  è più splendido delle tue gemme preziose.  Che non brillano più.  Che non contano più.

Lasci andare tutto.   Perché non conta più, senza di lui.   Perché conta solo lui.

E quello che hai lasciato, lo ritrovi in lui.   Moltiplicato, santificato, glorificato,  da Dio.

E ritrovi te stesso.   Riempito,  della gioia di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Il giovane ricco

giovane-ricco1 - Copia (2)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».  Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.  Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

 

 

 

Avere, comprare, possedere.   Pagare,  con le buone intenzioni, con le convenzioni, con le regole.    Comprare anche Gesù.

Cosa ti manca?     Tutto.  Ti manca Dio.   Gesù ti guarda, ti ama, e ti chiama.

Ma prima devi uscire dal tuo guscio.   Dal castello in cui ti sei trincerato. Dal tuo castello fatato. Dal tuo castello dorato.   Dove hai chiuso tutto quello che hai e quello che sei.

Deve uscire quello che hai.   Per diventare quello che sei.    E diventare dono per l’altro,  per i poveri.   Come Gesù.

 

Come il giovane ricco.  Non ci stai.    Non lo molli il tuo tesoro.  Non ti stacchi dal tuo tesoro.    Ci sei attaccato, incollato, incatenato.   Esiste solo quello per te.  Non esiste un altro.  Non esiste Dio.

Così diventi cupo,  scuro, oscuro.   Triste.    E te ne vai.  Te ne vai da Dio.  Hai perso Dio.  E diventi povero.    Sei  il vero povero.

 

Come i discepoli.    Hai lasciato tutto e ha seguito Gesù.  Perché lui è il tuo Dio. Lui è il tuo Signore.  Lui è il tuo tesoro.   L’unico, il vero, il più grande tesoro.    E diventi ricco.    Sei il vero ricco.

Tutto quello che hai lasciato, lo ritrovi.   Raddoppiato, moltiplicato, santificato, da Dio.

Riempito, della gioia di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Il tesoro e la perla

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 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:  «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.  Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

 

 

Trovare un tesoro. Di colpo. Gratis. Tutto. Grande. Per sempre. Così non ti devi più preoccupare, non devi più mendicare.

Lo vuoi, lo pretendi, lo attendi, il tesoro.  Lo cerchi nelle lotterie, nelle macchinette luccicanti, sintetiche, finte.Che ti fanno credere di essere il tesoro. Ma non te lo danno mai. Sono loro che si prendono  la luce, il sogno, il cuore.  Si prendono tutto quello che hai. Tutto quello che sei.

L’unico tesoro che riempie quel vuoto, l’unico tesoro che coincide con lo stampo nel tuo cuore,  l’unico tesoro che è inciso nel tuo cuore,  è quello di cui ti parla Gesù.  È quello che si trova nel campo.  E’ il  Regno di Dio.  È Gesù stesso.  È Dio stesso.  Il tuo Creatore. Il tuo Signore.

Dio è il tesoro nascosto e la perla preziosa.  E tu, quello che cerca.  L’Amore vuole essere cercato.  Per rispettarti.  Per darti l’emozione quando lo trovi. Per farti battere il cuore, tremare le mani,  cantare e danzare per la gioia,  quando lo hai trovato.

Se non lo cerchi, si fa trovare lui, nel campo, per caso. Ti viene incontro e si manifesta.

E tu che fai?

Se hai il cuore chiuso,  non lo riconosci. Non lo vuoi riconoscere. Perché non è il tuo. Perché non sei tu. Non lo vuoi e lo neghi. Lo richiudi e lo lasci lì. E non ritorni.

Se hai  gli occhi chiusi, non lo riconosci come tesoro. Non lo vedi splendente. Non gli dai il valore. Non lo senti vero. Non lo senti vivo. E non sei nella gioia.

Oppure,  lo riconosci, come il tesoro vero, vivo, che ti cambia la vita.  Riconosci il tuo Dio. Lo  vedi che risplende più di tutto. Lo senti che vale più di tutto.    Ma non basta.

Prima devi comperare il campo.   Vendi i tuoi beni, perché quel tesoro vale più di tutti i tuoi beni.  Li prendi, li spendi,  usi quello che hai,  quello che sei,   per avere quel campo e  quel tesoro.

Devi fare,  per farlo tuo.  Devi dare, tutto quello che hai.   Perché il tesoro ti da tutto.  È Dio che è il Tutto.   È l’Amore che ti chiede tutto,   per darti  tutto.

Non perdi nulla, anzi lo ritrovi moltiplicato. Non ti leva nulla, anzi ti ritrovi, salvato. Non ti porta via nulla, anzi ti riporta,  quello che avevi perduto.

Hai trovato il tesoro,  hai trovato la perla.  Hai trovato Dio e il Regno di Dio.  È la tua ricchezza, eterna.  È il tuo valore, eterno.  È la tua gioia, eterna.

È il tuo tesoro.  E tu,  sei il suo.

 

 

 

 

 

I due padroni.

imagesIn quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

 

 

Ti preoccupi prima, nonostante, ancora. Si preoccupi sempre. La preoccupazione ti prende, ti occupa la mente. Ti invade il cuore, ti prende il cuore.  Per il cibo, il vestito, il figlio, l’amico, la macchina, la casa. Non basta mai. Non finisce mai. Ti consuma. Ti trascina, ti porta dove non vuoi.

Ti sembra che solo il denaro la può placare, la può affrontare, la può risolvere. E ti butti fra le braccia del denaro. Lo pensi sempre, lo cerchi sempre. Lo veneri, lo adori, lo servi, come un padrone, come un dio.  Il denaro che non vede, non sente, non parla, non ama. Il denaro che divora, ingoia.  Che ha le braccia fredde come lame di spade che separano, dividono, uccidono. Come catene che inchiodano, imprigionano, spengono il cuore. Braccia che pretendono il cuore, che lo dominano e non lo lasciano respirare. E non gli lasciano amare, altro.

La paura, la preoccupazione,  si placa, si calma, solo se sei tra le braccia di Dio Padre. Se ti getti tra le braccia di Dio Padre. Lui ti vede, ti ascolta, ti ama. Lui ti ha fatto, sa di cosa hai bisogno. Lo ha preparato, lo ha pensato per te, prima di te. Solo per te, solo per amor tuo. Ad ogni cosa dà il cibo, il vestito, la gioia, la gloria.

Ma a te che sei suo figlio, da molto di più. Per te ha preparato meraviglie che non osi neppure pensare, neppure sperare. Quelle cose che occhio non vide, ne orecchio mai udì, ne mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio, per te.  Meraviglie che  vengono solo da lui, solo con lui, solo in lui.

Se lo cerchi.

Se sei tra le sue braccia.

 

 

 

Ciò che possiedi

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

 

 

Il vestito più bello, la macchina più bella, la casa più bella.  Di più.  Più degli altri. Sempre di più. Tanto. Tutto.   A qualunque costo, ad ogni costo. Costi quello che costi. Anche se ti costa il cuore, l’anima, il fratello.

Assorbi, divori le cose,  ma sono loro che assorbono e divorano te.  Prendi le cose,  ma sono loro che prendono te.  Possiedi le cose,  ma sono loro che possiedono te.  Consumi le cose,  ma sono loro che consumano te.  Diventi come loro.   Vali, solo se hai.  Vali, quando hai.  Vali, quanto hai.

Come il ricco, ti sembra di aver riempito, arricchito, salvato la tua anima.  Invece l’hai  impoverita, umiliata, ferita, venduta, perduta.

Come il ricco, ti sembra di possedere tutto, di non avere più bisogno di niente.  Invece non possiedi nulla. Non è tua l’aria che respiri, la luce, il calore, i colori, la vita. Tutto ti è stato donato.

L’unica cosa che possiedi veramente è il tuo dolore, è la tua fragilità, la tua precarietà, la povertà,  l’errore, la debolezza.  Questa è l’unica cosa che ti appartiene veramente,  che è solo tua.   Che puoi donare a Dio, che ti apre a  Lui e ti porta a  Lui.

In Lui, nel suo cuore,  trovi la tua ricchezza, il tuo tesoro, il tuo tutto.  Lui è il tuo granaio senza fine,  nel quale la tua anima si può nutrire, riposare, fortificare, salvare.

Quando vivi nel suo cuore,  puoi  vedere gli altri con gli occhi di Dio.  Sono tuoi fratelli nella povertà, nella fragilità, nella precarietà, nel dolore, nella debolezza. Puoi condividerla con loro, puoi viverla con loro.  Allora diventa  forza, potenza, ricchezza, unità, solidarietà, condivisione, fratellanza, uguaglianza,  amore vero, pace vera.

È l’unico tesoro che conta, è l’unico tesoro che rimane, è l’unico tesoro che vale.  È l’unico tesoro veramente tuo.  Lo hai  cercato, voluto, riposto in Dio.  Li lo troverai. Lì ti aspetta.

E  vivrai  in Dio,  ora e per l’eternità.