Cristo Re

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.  Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.  Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.  Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.  E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

 

Quale è  il tuo Re ?

 

Sei tu.

Hai preso  il trono di Dio.      E li dividi tu. E li separi tu.  I buoni dai cattivi.     E lo decidi tu. Chi sono  i buoni e i cattivi.     Se non sono come te.

Hai preso  lo scettro di Dio.     E li punisci tu.  I buoni e i cattivi.     E li condanni tu.   I buoni e i cattivi.       Se non fanno come te.

Hai preso la corona di Dio.    Hai levato la corona a Dio. Gli hai portato via la corona, a Dio. E te la sei messa tu.      Ma Dio  te la viene a levare.   Lui lo può fare.  Lui lo sta per fare. Perché è Dio.    Ed è  il Re.    Anche di te.

 

Gesù Cristo.

È il Figlio di Dio.   È lui il Re.     Il Re del cielo e della terra.  Il centro del cielo e della terra. L’inizio e la fine.  Del cielo e della terra.

Siederà sul trono della sua gloria.       Ecco chi ti troverai davanti.  Ecco a chi rendi conto. Ecco chi ti aspetta.  Ecco  che ti aspetta.

 

Via lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno.     Sei andato via tu.  Sei andato lontano tu, da lui.    Lo hai rifiutato, prima tu.  Di lui.

Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere.         Ci stava lui,  dentro a quello che era senza cibo.  Ma non l’hai visto.  Non l’hai manco guardato.       Anzi,  lo hai affamato tu.  Lo hai affamato di più.

Ero straniero e non mi avete accolto.      Ci stava lui,   dentro a quello che non aveva più altro,  che te.      Ma tu non l’hai voluto. Ma tu non l’hai aiutato.   Anzi lo hai rifiutato pure tu. Lo hai negato di più.

Nudo e non mi avete vestito.      Ci stava lui,   dentro a quello  vestito di stracci.   Ma tu   non l’hai guardato.     Anzi,  gli hai levato pure quelli.

Malato e non mi avete visitato.        Ci stava lui,  dentro a quel malato.    Ma tu non l’hai manco visto.    Ma tu non l’hai manco guardato.    Lo hai lasciato li.  In croce.   Da solo.   Anzi,  lo hai fatto ammalare tu.    Lo hai fatto morire tu.   Da solo.

In carcere e non mi avete visitato.     Ci stava lui,  dentro a chi stava rinchiuso, incarcerato. Non lo hai manco pensato.      Anzi,  lo hai chiuso tu.   Gli hai messo tu,  le sbarre.   Sei  diventato tu,   le sue sbarre.      Gli hai legato tu,   le mani e piedi.      Gli hai bendato tu,    gli occhi,  e  la bocca.

 

Venite, benedetti del Padre mio.        Hai scelto lui.  Hai scelto il Padre.    Stavi già in lui.   Stavi già nel Padre.    Da prima.

Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere.       Ci stava lui,  dentro a quello  che non ha più niente.   Manco il pane.  E gli hai dato  il tuo pane.  E manco te lo chiedeva.      E stavi dalla parte sua,  quando gli hanno portato via,   anche quel poco che aveva.

Ero straniero e mi avete accolto.      Ci stava lui,  dentro a quegli occhi smarriti,  che non avevano da guardare.    Ci stava lui,  dentro a quei piedi feriti,   che non sapevano dove andare.  E gli hai aperto il  cuore. E non è più estraneo. E non è più straniero.    E stavi dalla parte sua,  quando lo volevano usare.

Nudo e mi avete vestito.    Ci stava lui,  dentro a quei quattro stracci.   Si è nascosto lui, dietro a quegli stracci.   E gli sei andato incontro.   E lo hai vestito con i tuoi vestiti. E lo hai vestito con il tuo cuore.     E stavi dalla parte sua,  quando gli volevano levare, pure quelli.

Malato e  mi avete visitato.    Ci stava lui,  dentro a quel malato solo, sperduto, smarrito. Disperato.   Manco ti aveva chiamato.    Ma non lo hai lasciato.  Ci sei andato con i piedi    e con il cuore.   Gli portato il tuo cuore.  E lo hai consolato.       E stavi dalla parte sua, quando lo hanno gettato, scaricato,   certificato  come corpo deteriorato.    Quando lo hanno cancellato.    Quando lo hanno fatto morire.  Da solo.

Ero in carcere e mi siete venuti a trovare.    Ci stava lui,  dentro a quello che hanno chiuso, rinchiuso, imprigionato,  dentro a una gabbia.    Come in una gabbia.    Sei entrato tu,  in quella gabbia. Gli hai aperto il tuo cuore. E non è più una gabbia.    E stavi dalla parte sua, quando gli hanno messo le sbarre  alla sua porta.   Quando gli hanno chiuso la sua porta. Quando gli hanno serrato, inchiodato,   la sua porta.    E lo hai liberato.

 

Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,   l’avete fatto a me.   I piccoli,    quelli che non si vedono,  quelli che non contano,   quelli che non si sentono,  ti sembrano piccoli.    Ma in loro, ci sta Dio.   Ma in loro,  si nasconde Dio.     Ma in loro, viene Dio.  E diventano grandi.    E più sono piccoli,  e più sono grandi.  Agli occhi di Dio.     Nel Regno di Dio.

 

Se sei piccolo   come loro.   Con loro,  e per loro.                                                                    Entri anche tu,   nel Regno di Dio.   Già  da ora.

 

 

 

I talenti

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:  «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.  Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.  Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.  Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.  Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.  Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.  Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

 

 

Anche a te Dio,   da i talenti.      E tu,  che servo sei ?

 

Inutile.

Lo metti  in una buca,   il  talento.      Lo chiudi in una buca.     Lo tieni,  in una buca.    E ci tieni te, in quella buca.     Nascosto, coperto, ricoperto dalle tue paure.  Contano più di Dio. Pensi a te.  Non a Dio.    Guardi a te.  Non a Dio.

Anche il talento degli altri,   lo metti in una buca.     Non lo devono avere. Se non lo hai tu. Non lo possono fare. Se non lo fai tu.    Non lo possono usare. Se non vuoi tu.

Anche Dio,   lo metti in una buca.    Così non si vede più.     E ci stai solo tu.   E ti fai Dio. Ma non sei Dio.    E sei finito  sotto terra.    Solo tu.

 

Fedele.

Dio conta più di te.   Più delle tue paure.    Ti fidi di Dio. Hai il cuore in lui.   Lasci fare a lui.   E quello che fai,    lo fai  in lui.

 

Signore  mi hai consegnato cinque talenti.     Te li ha dati Dio. Sono suoi.  Dentro ci sta lui.

Ne ho guadagnati altri cinque.       Li hai lasciati andare, nelle mani di Dio.   Li hai lasciati fare,  con le mani di Dio.    Li hai lasciati arrivare, dove vuole Dio.     E li ha raddoppiati.      E li ha triplicati.      Sono i  frutti di Dio.

Bene  servo buono e fedele,   sei stato fedele nel poco.     Hai lasciato fare a me.  Ti sei affidato a me.    Ti sei fatto portare da me.      E hai realizzato   quello che ti ho chiesto. Quello per cui,  sei nato.

Ti darò potere su molto.       E ti faccio entrare nella mia vita.   Nella vita di Dio.  Nella gloria di Dio.  Nel Regno di Dio.    Che è molto,  molto di più.

Prendi parte alla gioia.          Ed entri nella gioia.    Quella vera.  Quella di Dio.  La senti.     La tocchi. La gusti. La vivi.     E non hai più paura.

 

Signore tu mieti  dove non hai seminato.      Ecco chi è Dio.  Ecco che fa.     Nasce, quello che non è stato seminato.   Viene fuori,  quello che non è stato coltivato.   Succede, quello che non è stato causato.    Dio è di più.  Di te.

E raccogli dove non hai sparso.      Ecco chi è Dio. Ecco che fa.    Raccoglie, dove non si pensava. Dove non si sperava.  Dove non ce se lo aspettava.    Raccoglie dove vuole lui. Come vuole lui. Quando vuole lui.   Quello che vuole lui.      Perché è  Dio.

 

A chi non ha  sarà tolto anche quello che ha.      Se non hai Dio.  Se in te non ci sta Dio. Se non ti sei fidato di Dio.  Se hai perso Dio.     Perdi tutto.  Anche quel poco che hai.

A chiunque ha  verrà dato e sarà nell’abbondanza.          Se hai  Dio.     Se in te  ci sta Dio. Se ti sei fidato di Dio.    Sei hai fatto fare, a Dio.    Se ci metti dentro Dio.    Quello che hai, quello che fai,   cresce da solo.      Aumenta da solo.       E diventa abbondanza.    Per te.   E per gli altri.

 

E diventi  anche tu.                                                                                                                    Un talento  di Dio.

 

 

 

 

 

 

Le dieci vergini

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:  «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.  A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.  Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»

 

 

E tu,  che vergine, sei ?

 

Stolta.

Hai preso la lampada.   Quella che si vede. Quella che sta fuori.   Ma non hai preso l’olio. Quello che sta dentro.   Senza l’olio, la lampada è finta.  È vuota. È inutile.     Come te.

È l’olio lo vuoi prendere agli altri.   Lo pretendi dagli altri. Lo levi agli altri. Lo strappi agli altri. Per farli stare senza.  Come te.

E l’olio lo vai a comprare.   Lo vai a pagare. Lo vai a scambiare, con altro.  Gli dai pure Dio. Ti vendi pure Dio.  Per farti brillare.    Ma Dio non si può comprare. Ma Dio non si fa usare. Da te.   E rimani fuori.

 

Saggia.

Hai preso la lampada.  Ma hai preso anche l’olio.    L’olio è l’amore per Dio.  È il tuo amore, per lui.     E la lampada sei tu.   Che lo tiene. Che lo contiene. Che lo sostiene.  E lo porta.

 

Ecco lo sposo! Andategli incontro.        Lo Sposo è il Figlio di Dio.  È Dio.      E tu sei lì,  ad aspettare. A trepidare. A cercare il suo volto.   Ecco è arrivato.     È il tuo cuore  che balza in piedi.

E prepararono le lampade.      È il tuo cuore che prende l’olio.   E lo accende. E si accende di amore. E brucia di amore.  E brilla di amore, per lui.     E si consuma di amore, per lui.

Erano pronte.       È il tuo cuore che porta tra le mani,  la fiamma dell’amore.    Che la offre con le mani. Al suo Dio.     E Dio la prende.    E la riempie  di Spirito Santo.

Ed entrarono con lui alle nozze.         E il tuo amore, si riempie del suo.    Diventa il suo.   Si accende del suo.   Del suo Amore. Dello Spirito Santo.

Ed entrarono con lui alle nozze.      E non è più solo tuo.    È la fiamma dello Spirito Santo. È l’olio dello Spirito Santo.    Che brilla. Che arde. Che illumina.   Che sa di Dio.

Ed entrarono con lui alle nozze.         È l’olio dello Spirito Santo   che ti unisce al tuo Dio. Che ti fa sposa di Dio.     Che ti fa entrare nelle nozze,  con Dio.

 

E la tua anima.                                                                                                                         È  la sposa di Dio.                                                                                                                     Fin da ora.

 

 

 

 

 

 

Le beatitudini

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.   Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.  Beati i miti,  perché avranno in eredità la terra.   Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.  Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.  Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.  Beati i perseguitati per la giustizia,  perché di essi è il regno dei cieli.   Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.   Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

E tu, sei beato?

 

Non sei beato.

Sei vestito  di altri.    Ti inchini ad altri. Ti prostri ad altri. Adori altri.  Lodi altri.   Non Dio.

E per non farlo capire.   Sei ambiguo, ambivalente.     Stai un po’ di qua  e un po’ di là.   Una volta di qua, una volta di là.  Sia di qua, che di là.    E non sei.  Né di qua, né di là.

E pure Dio lo metti.  Né di qua, né di là.    Non si sa dove sta.    Te lo aggiusti, lo cambi,     lo sposti.    Lo porti via.      Ma ti sei portato via tu. Solo tu.    Da Dio.

 

Sei beato.

Prendi la parte di Dio.  Stai dalla parte di Dio.  Scegli Dio.       E ti fai mettere il sigillo     sulla fronte.  Il sigillo di Dio.       E si sa di chi sei.     E si sa da che parte stai.

 

Beati i poveri in spirito.     E allora ce la fai ad essere umile. Semplice, piccolo, povero. Perché la tua ricchezza  è Dio.

Beati quelli che sono nel pianto.     Ce la fai  a mettere le tue lacrime  nelle mani di Dio.     A lasciarle asciugare da Dio.     A lasciar consolare da Dio. Gli occhi e il cuore.

Beati i miti.       Ce la fai  ad essere mite.    Perché è Dio  che ti tiene.  Che ti contiene.  Che ti calma.   Che ti da la pace.

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia.      Ce la fai  a trovare la giustizia.  In Dio. Solo lui la colma.   Solo lui la riempie.  Solo lui la sazia.    Fino infondo.      Solo lui la fa.  Fino in fondo.    Vera. Intera. Eterna.    Quella che conta.

Beati i misericordiosi.       Solo Dio sa perdonare.  Può perdonare.  Ce la fa a perdonare. Fino in fondo.     E ce la fai anche tu.   In lui. Con lui.

Beati i puri di cuore.       Solo Dio è puro.    Se stai in lui,  anche il tuo cuore diventa puro. Diventa vero.  Diventa limpido.

Beati gli operatori di pace.       Solo Dio non fa del male.    E non lo fai  neppure tu.  E non lo vuoi neppure tu.    E non lo fai fare  neppure tu.

Beati i perseguitati per la giustizia.    Se stai dalla parte di Dio,  il male ti colpisce, ti ferisce. Per farti cadere.  Per farti levare.  Per farti staccare da Dio.     Ma è solo il segno,  che stai dalla parte di Dio.

 

Beati voi quando vi insulteranno per causa mia.      Se sei di Dio,   ti insultano, ti accusano, ti perseguitano,   come hanno fatto con Gesù.      Ma non avere paura.    È un buon segno. Che sei di Gesù.

E se ti fanno passare per la grande tribolazione.   Se ti rosolano, nella grande tribolazione. Non avere paura.    Ti fanno un favore.   Ti aprono le porte  del paradiso.

E tu,   grida più forte.    Di chi sei.                                                                                             E tu,   grida più forte.    Che sei di Dio.                                                                                    E tu,   inchinati più forte.   Davanti a Dio.                                                                                 E adoralo  più forte.     Il tuo Signore e il tuo Dio.

Insieme con gli angeli.   E con i santi.

E sei già beato.                                                                                                                         Fin da ora.

 

 

 

 

 

 

Il più grande comandamento.

 

 

 

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».    Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

 

Amerai il Signore tuo Dio    con tutto il tuo cuore,  con tutta la tua anima   e con tutta   la tua mente.    Questo è il grande e primo comandamento.      Il secondo è simile a quello.  Amerai il prossimo tuo come te stesso.      E per te,  quale è il più grande comandamento?

 

Il secondo.

Per te,  viene prima il secondo.   Lo metti prima, il secondo.  Lo metti davanti, il secondo. Davanti a Dio.

Per te,   ci sta solo il secondo.      Vedi solo il secondo.  Conta solo il secondo.  Vale solo   il secondo.  Senza Dio.

È il primo levi proprio.  Lo cancelli proprio.      Ti dà fastidio. Ti inciampa. Ti impiccia.  Dio. Te lo levi di torno.   E rimani tu. Solo tu.    E chi vuoi tu.    Ma senza Dio.

 

Il primo.

Dio,  lo metti prima.    Viene prima. Ci sta prima.  Perché è Dio.    E perché senza di lui, non ci stavi manco tu.

Amerai il Signore tuo Dio.        Lo ami Dio.  Lo ami il tuo Signore.   Perché ti ha fatto  lui.    Ti ha voluto lui.  Ti ha amato lui.   Per primo.

Con tutto il tuo cuore.        Non ci metti un poco  del tuo cuore.    Non ci metti un pezzetto  del tuo cuore.  Non ci metti un avanzo del tuo cuore.    Ci metti tutto  il cuore.    Lo riempì tutto il tuo cuore,  di amore.    Per lui.

Con tutta la tua anima.        Fai vibrare la tua anima, di amore.  Fai incendiare la tua anima, di amore.    Fai brillare la tua anima,  di amore.   Per lui.

E con  tutta la tua mente.      E non ce la fai a non pensare a lui.  E la mente ci va da sola, da lui.  Corre da lui.   Sta con lui. Sempre.    E lui sta con te. Sempre.

 

Il secondo è simile a quello.         Il secondo ci sta,  se ci sta il primo.   Il secondo parte  dal primo.  Viene dal primo.   Sgorga dal primo.

Amerai il prossimo tuo.       Non chi ti pare. Non chi ti scegli. Non chi vuoi.  Non chi ti piace.  Il prossimo tuo.   È quello che ti trovi vicino.   Quello che ti viene vicino.   Quello che ti si fa vicino.

Come te stesso.        Non ce la fai ad amarlo, come te stesso.   Se non ci sta Dio.   Non ce la fai a guardarlo, come te stesso.    Se non ci sta lo sguardo di Dio.    Non ce la fai  ad abbracciarlo. Se non ci sono le braccia di Dio.  Non ce la fai a consolarlo, come te stesso. Se non ci sta il cuore di Dio.

Come te stesso.       E Dio non si china solo su di lui.   Ma anche su di te.   E Dio non guarisce solo lui.   Ma anche te.    E Dio non consola solo lui.   Ma anche te.

 

Come te stesso.                                                                                                                     E trovi te stesso.

 

 

 

 

 

 

Il tributo a Cesare

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.   Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».  Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».   Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

 

“È lecito o no, pagare il tributo a Cesare?”       E tu,   da che parte stai ?

 

Dalla parte di Cesare.

Gli hai dato l’anima,  a Cesare.    Gli hai venduto l’anima,  a Cesare.   Con la sua moneta.  Per la sua moneta.

Gli hai messo nelle sue mani,   le anime.  Tutte le anime.   Le hai fatte diventare moneta. Per la sua moneta.

Gli hai dato Dio,   a Cesare.   Gli hai venduto Dio.     Ci hai messo Dio,  nelle sue mani. Come una moneta.  Per una moneta.    Per 30 denari.

 

Dalla parte di Dio.

Il tuo Dio non è Cesare.  È Dio.     Il tuo Signore non è Cesare.  È Dio.    Non è a Cesare che rendi conto.   Ma a  Dio.

 

Conoscendo la loro malizia.         Ci provano. Ci provano con l’inganno.    A farti cadere.     A farti cadere ai loro piedi.

Ipocriti.       Usano i soldi.   Ti mettono sotto il naso i soldi.  Per farti crollare.   E controllare.

Mostratemi la moneta del tributo.      Ecco la moneta del tributo.  Ci sta la faccia di Cesare. Li, comanda Cesare.  È di Cesare . Appartiene a Cesare.

Questa immagine e l’iscrizione di chi sono?  Di Cesare.    Ecco chi ci sta stampato sopra. Ecco se servi a lui, cosa ci sta stampato su di te. Ecco cosa ci sta scritto sulla tua anima. Cesare.   Non Dio.

 

Rendete a Cesare quello che è di Cesare.      Quello che è suo,   lo ridai a lui.    Non lo far diventare tuo.  Non diventare suo.      Non diventare anche tu,  la sua moneta.

E a Dio quello che è di Dio.        Ecco cosa ci sta stampato nella tua anima.   Il volto di Dio. Ecco cosa ci sta scritto nella tua anima. Il nome di Dio.

E a Dio quello che è di Dio.         Ecco il tributo che gli dai a Dio.  Quello che gli devi a Dio. Quello che ti ha dato lui.    La tua anima.  Il tuo cuore.    E tutto quello che ci sta dentro.

 

Ecco,   tu  sei.                                                                                                                           La moneta di Dio.

 

 

 

 

 

 

Venite alle nozze

  In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:  «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.  Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.  Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.  Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.  Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

 

Anche a te Dio chiama,    alla festa delle nozze del Figlio.      E tu,  quale invitato sei ?

 

Non ci vai proprio.

Non ci vuoi andare.  Non ci vuoi stare.     Stai fuori. Ti fai fuori. Ti tieni fuori. Ti metti fuori.    Fai fuori il Figlio di Dio.   E anche te.

Non ci va  il tuo cuore.     Non ci hai messo il cuore.  Il cuore lo hai messo in altro.     E vai a fare altro.  E ti prende altro.  E ti porta via, altro.     Lontano da lui. E lontano da te.

E se Dio insiste e ti manda i suoi.      Li insulti, li deridi, li denigri.    Li calpesti,  li fai sparire. Li fai morire.      Ma hai ucciso,   solo te.

 

Ci vai.

Andate ai crocicchi delle strade.        Stavi per strada. Dimenticato, abbandonato, rifiutato.  Sfinito. Malato.    Proprio te, Dio ha cercato.    Proprio a te, Dio ha pensato.

Tutti quelli che troverete, invitateli alle nozze.   Proprio tu sei invitato. Proprio tu sei onorato. Proprio tu, sei chiamato.  Proprio tu, sei scelto.      Proprio tuo, è il posto al banchetto delle nozze.

 

Senza l’abito nuziale.        Ci stai.     Ma non ci sta il tuo abito nuziale.   La tua veste non è candida.   La tua anima non è candida.

Gettatelo fuori.       Senza l’abito nuziale,  non ci puoi stare.     Perchè significa   che  non ti vuoi sposare.     Perché sei tu, che ti sposi.       Quelle sono le tue nozze mistiche.  Tra te,  che fai parte del corpo mistico,   e il Figlio di Dio.

L’abito nuziale.       L’abito te lo da  la grazia di Dio.    È lo Spirito Santo, che ti veste di Dio. Ti veste di Cristo.    È Gesù  il tuo abito.

L’abito nuziale.       È Cristo che ti riveste.   E ti fa per lui. Degno di lui.   Solo lui è degno. Solo lui ti fa degno.

L’abito nuziale.        È quella la veste  che vede il Padre.      È quella  che guarda il Padre.  È quella che riconosce il Padre.   È quella che vuole il Padre.      Ora sei pronto.

 

Ma ti rendi conto, che cosa è quel banchetto?                                                                         È il banchetto di nozze,    tra te  e il Figlio di Dio.                                                                    È il banchetto di nozze.   Tra te  e Dio.

È il banchetto di nozze  del paradiso.                                                                                       È la festa di nozze  del paradiso.

 

 

 

 

 

 

I contadini malvagi

 In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:  «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.  Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.  Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.  Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».   Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».  E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?  Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

 

 

Anche a te  il Signore,  ha dato la sua vigna.         E tu,  cosa ne hai fatto ?

 

Te la sei presa.

Te la sei tenuta.     E te la tieni per te. Tutta per te.  La vuoi per te.    L’hai fatta tua. Solo tua. E ti sei fatto il suo padrone.  L’unico padrone.    Non  Dio.

E li fai fuori, quelli che ti manda Dio.   Li butti fuori. Li cacci fuori. Li getti fuori.  Li fai sparire. Loro.   E Dio.

E fai fuori, pure il Figlio.  Il Figlio di Dio.     Lo colpisci ancora. Lo sfregi ancora. Lo calpesti ancora.  Lo uccidi ancora.      Perché vuoi essere tu. L’unico Dio.      Ma  hai ucciso  solo,  la tua anima.

 

La dai  a Dio.

Non è tua, la vigna.  È di Dio.     E a Dio la rendi.   E a Dio la dai. Gliela ridai.

La diede in affitto.     Non sei tu il padrone. Tu sei l’affittuario.   Quello che ce l’ha in prestito. Per un poco. Per un motivo.

A dei contadini.        Non sei tu il padrone. Tu sei il contadino.    Quello che ce l’ha in cura. Quello che se ne prende cura.  Quello che la cura.   Come vuole Dio.

Mandò i suoi servi a ritirare i raccolti.       E quando Dio ti manda i suoi servi.  I suoi.  Quelli che servono solo lui.     Li accogli.  Li onori.    E gli dai i frutti che hai raccolto.    Perché sono di Dio.

Mandò loro il proprio figlio.  E quando viene il Figlio. Il Figlio di Dio. È venuto Dio in persona. E lo accogli, perché è Dio.  E lo onori, perché è Dio.     E gli dai tutto.   Perché è tutto suo.

La pietra che i costruttori hanno scartato.   E non lo scarti. Il Figlio di Dio. E non lo getti via. E non lo butti via.  E non lo scalci.  Come una pietra d’inciampo.

È diventata la pietra d’angolo.  Ma lo hai fatto la tua pietra d’angolo. È la tua pietra d’angolo. Su cui ti poggi. Su cui ti basi. Su cui ti fondi.      E ci metti sopra.  Ci poggi sopra,  pure la vigna.  Tutta la vigna.

 

Allora si,  che produce frutto.   Allora sì, che fa i frutti.    Allora sì,  che vengono fuori i frutti.   I frutti di Dio.

I frutti,   che hanno il sapore di Dio.                                                                                           I chicchi d’uva.    Ripieni di Dio.                                                                                                 I chicchi d’uva.    Con il succo di Dio.                                                                                       I chicchi d’uva.    Che sanno di Dio.

E diventi  anche tu.                                                                                                               Chicco  di Dio.

 

 

 

 

 

I due figli

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».   E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose:   “Non ne ho voglia”.  Ma poi si pentì e vi andò.   Si rivolse al secondo e disse lo stesso.  Ed egli rispose: “Sì, signore”.  Ma non vi andò.                                             E tu,   a quale dei due figli,  assomigli ?

 

Al secondo.

Dici di  sì.     Per finta, per forma, per forza.    Ma non ci metti il cuore. Non parte dal cuore. E non lo fai.

Dici di  sì.    E hai finito. E hai fatto.  Non ti serve farlo. Non ti sprechi a farlo. Non vuoi farlo. E non lo fai.

Dici di si, a Dio.  E poi lo ritiri. Te lo riprendi. Te lo rimangi.   Lo getti via. E getti via pure Dio. Così non ti dice niente.    E continui  a non fare niente.    E diventi  niente.

 

Al primo.

Dici di no.      Ma ci metti il cuore.     E il cuore dice di sì.  Grida di sì.     E lo fai.

 

Figlio.           Ecco chi  te lo chiede.   È tuo Padre. Dio Padre.   Quello che ti ama.  Te lo chiede con il cuore.

Oggi  va a lavorare nella vigna.       Ti chiede di fare.  Ti chiede di darti da fare.  Ti chiede di realizzare.   Di fare diventare concreto. Il suo progetto.   Di farlo tuo.

Non ne ho voglia.       La voglia sta  da un’altra parte.     La voglia ti porta  da un’altra parte. Il cuore,  lo avevi messo da un’altra parte.    Non in Dio.

Ma poi si pentì.          Ma poi si è svegliato,  si è risvegliato.    E ha capito.  E ha gridato.   E ha reclamato  il suo Dio.

E vi andò.                 E si è lanciato.    Ti è partito il cuore.  È andato il cuore, nella vigna. Prima di te  . E ha portato te.

E vi andò.                E ha fatto. E hai fatto.   E ha compiuto. E hai compiuto.   Quello che ti ha chiesto di il Padre.   La volontà del Padre.

 

Il  Sì vero.                                                                                                                                   È   il Sì  del cuore.

 

 

 

 

 

 

Lavoratori per la sua vigna

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:  «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.  Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.  Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Quando arrivarono i primi,  pensarono che avrebbero ricevuto di più.    Ma anche essi ricevettero ciascuno  un denaro.    Nel ritirarlo, però,  mormoravano contro il padrone.       E tu,   a che guardi ?

 

Alla paga.

Guardi  alla paga.        Pensi alla paga.  Ti interessa la paga.    Il tuo cuore è  nella paga.  Non in Dio.

Alla paga  degli altri.       La tua deve essere di più.  Di più degli altri.    Ti spetta  di più.     Ne vuoi di più.    Non vuoi Dio.

E anche Dio,   è uno che ti deve pagare.  Ti deve dare.    E se non lo fa. Te lo levi di torno. E ti prendi da solo. Tutto quello che vuoi.       Ma non hai più Dio.  Il suo cuore.   E il tuo.

 

A Dio.

Hai bisogno del cuore di Dio.    Non della paga.    E vai da lui.

Uscì all’alba a cercare lavoratori per la sua vigna.     Ti cerca lui. Viene lui.  Ti chiama lui.  Ti sceglie lui.   Ha bisogno di te. Per lavorare. Per agire. Per fare. Per coltivare. La sua vigna. La vigna di Dio.    Il Regno di Dio.

Uscì alle nove, a mezzogiorno,  alle cinque.          Non si rassegna Dio.  Non ti lascia Dio.  Non ti dimentica Dio.  Ti viene a trovare dove stai. Dove ti sei fermato. Dove ti sei bloccato. Dove ti sei incastrato.    E ti chiama con sé.  A sé.

 

La paga. Quelli delle cinque.      Hanno detto di si a Dio.  Hanno accolto la chiamata di Dio. Si sono fidati di Dio. Hanno fatto quello che gli ha chiesto Dio. Questo serve alla sua vigna.

Quando arrivarono i primi.       Ti sembra che ti spetta di più.  Ti sembra che hai fatto di più. Ma hai risposto alla chiamata di Dio. Come gli altri.    Hai fatto quello che ti ha chiesto Dio. Come gli altri.

Mormoravano contro il padrone.     Te la prendi con Dio. Lo rimproveri Dio. Lo contesti Dio. Perché stai fisso sulla paga.    E Dio per te,  è solo un contratto.

Sei invidioso perché io sono buono.       Non lo vedi il cuore di Dio.   Non lo vuoi vedere. Perché non è come il tuo.   Perché non è il tuo.    Perché è più del tuo. E lui è più di te.

 

I primi saranno gli ultimi.       Ti sei fatto primo.   Hai messo te,  al primo posto.  Non Dio.   E sei ultimo.

Gli ultimi saranno i primi.         Eri ultimo.  Piccolo, povero, inutile, indifeso, fragile, debole. Mai fatto Dio,  il primo.     Hai messo Dio  al primo posto.     E sei diventato primo.  In lui.

 

Ecco,   la vera ricompensa.                                                                                                      È  Dio.