Il figliol prodigo

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

 

E tu,   quale dei due figli,   sei ?

 

Il maggiore.

Per te,  Dio  non è un padre.   È un padrone.     E sei sempre rimasto con lui,   per dovere. E hai fatto tutto quello che voleva lui,   per dovere.      E ti aspetti  il premio.   E ti aspetti     la ricompensa.    E la pretendi,  la ricompensa.  Per quello che gli hai dato.    Non è amore. È ricatto.

E se il premio va a un altro,  esci dalla sua casa.   Per protesta.   Ti metti fuori. Ti fai fuori. Stai fuori. Dalla sua casa.    E dal suo amore,   per lui  e per te.

 

Il minore.

Per te,   Dio è  Padre.     Ma  lo lasci,  lo neghi,  lo rinneghi.    Non lo vuoi.   E te ne vai.        Via  da lui.

E ti porti via tutto,  di te.     E lo sprechi.  E lo spendi.     E adori  un altro,   che non è lui.      E perdi tutto.   E ti perdi.       E ti ritrovi   in una carestia,  dove muore  tutto.   Anche te.      E  ti ritrovi  in mezzo ai porci.    A mendicare  il loro cibo.

E allora,   ti si rivolta il cuore.    Ti si svolta il cuore.  Ti si volta il cuore.   Ti si rigira, il cuore.  Ritorna indietro  il cuore,   alla casa del Padre.       Ti   con – verti.

E ti lanci,  verso il Padre.     E ti butti,  e  ti getti,   tra le braccia del Padre.                             Sono lì,    che ti aspettano.   Da sempre.                                                                                 Sono lì,    che ti accolgono.  Da sempre.                                                                              Sono lì,    che ti stringono.    Per sempre.

 

Eri   perduto.                                                                                                                           Ti  ha  ritrovato.                                                                                                                          Ti sei  ritrovato.

 

 

 

 

 

 

 

Essere mio discepolo

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:  «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.  Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.  Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.  Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

 

 

 

Chiunque di voi,   non rinuncia  a tutti i suoi averi,    non può essere mio discepolo.              E tu,    cosa  dai ?

 

Niente.

Non ti ci sprechi.    Non ti ci metti. Non ti ci butti.  Non ci stai proprio.     Figurati  amare.

Per te,   conta poco.     Ci stai, per poco.  Non più di tanto.     Perché  ti puoi stancare. Figurati  rinunciare.

Per te, la strada è tua.   Non ti deve ostacolare. Non ti deve impedire.  Non ti deve fermare. Figurati  seguire.

 

Tutto.

Gesù è Dio.     Dio è tutto.     E per te,  è tutto.

Per te,   conta  di più.     Di più  di tutti.    Più di te.                                                                 Per te,   viene prima.     Prima di tutti.    Prima di te.                                                           Per te,   è davanti.     Davanti a tutto.   Davanti a te.                                                                A te,    ti ha dato tutto.      E gli dai  tutto.    Anche te.

E non  lo lasci.   E non  lo molli.     E non lo lasci andare.   E non te lo fai scappare.              A qualunque  costo.                                                                                                                 A tutti  i costi.

E lo segui,  fino infondo.                                                                                                            Fino,   in Paradiso.

 

 

 

 

 

 

I primi e gli ultimi

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

 

E tu,   chi inviti ?

 

I primi.

Vuoi fare il primo.    E inviti solo i primi.    Così sei primo, tra di loro. Come loro. Più di loro. Ma diventi ultimo,  come loro, con loro.   Più di loro.

Vuoi stare  davanti.       Ti metti sempre,  davanti.      Scansi  tutti,   per stare davanti.    E li metti tutti dietro. Dietro di te.     Ma sei tu,  che stai dietro.    Dietro di loro. E dietro di te.

Vuoi essere  il primo.   Prima anche di Dio.      Hai scansato anche Dio.  Per stare davanti, anche a lui.     E lo hai messo dietro.   Lo hai messo in fondo.     Ma sei tu,  che hai toccato il  fondo.

 

Gli ultimi.

Per te,  il primo,  è Dio.    Il primo di tutti.    Il primo degli altri.  E di te.                                     Metti davanti,  Dio.     Davanti a tutti.  Davanti a tutto.    Anche di te.

E stai  con Gesù.    E fai  come Gesù.       Stai con gli ultimi.   Scegli gli ultimi.           Poveri,  storpi, zoppi, ciechi.

Perché,    sono i più vicini,   al cuore di Dio.                                                                          Perché,    stanno già,   nel cuore di Dio.                                                                        Perché,    hanno già,   il cuore di Dio.

 

E sono   i primi,                                                                                                                         nel cuore  di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

La porta stretta

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.  Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».  Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.  Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.  Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»

 

 

Gesù disse loro.  Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta.            E tu,   dove rimani ?

 

Fuori.

Sei sempre stato,  fuori.       Hai deciso tu,  di stare fuori.

La sua casa,   l’hai fatta  tua.       E  hai messo tu,  fuori lui.    E  lo hai fatto  fuori,  tu.          Ma non sei,  il padrone.

La porta,   te la sei fatta tu.      A tua misura.   A tuo uso e consumo.    Non è una porta.       È un arco di trionfo.     Ma non sei tu,  il padrone.

E fai  quello che ti pare.   Tutto il male che ti pare.  Tanto nessuno lo vede.  Tanto nessuno lo sa.    Tanto,  nessuno ti ferma.    Tanto,  ti fa entrare lo stesso.      Ma la porta  è chiusa. Non sei tu,  il padrone.

 

Dentro.

Sei sempre stato dentro.   Ci stai già dentro.   Fai parte di quella casa.

Quella porta,   è  la porta stretta.     È la tua croce.  È la sua croce.    Ci sei  entrato.          Ci sei passato.

È la porta stretta,     che ti leva  la corona,   che hai  in testa.                                                 È  la porta,     che ti leva  il trono,  dove sei seduto.                                                               È la porta,     che ti leva  l’armatura,  che ti nasconde.                                                          È la porta      che ti leva il cavallo,   che ti  tiene  in alto.

È la porta stretta,   che ti fa abbassare.                                                                                    È la porta,    che ti fa inchinare.                                                                                               È la porta,    che ti fa  inginocchiare.                                                                                        Davanti    al tuo  Dio.

 

E ci passi,   con la sua mano.                                                                                                Se ti fai,   prendere  per mano.                                                                                                 Se ti porta  lui.    Per mano.

Nella  sua casa.                                                                                                                     Nel   Regno di Dio.

 

 

 

 

 

 

La divisione

 

 

 

 

 

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

 

 

Pensate   che io sia venuto  a portare pace sulla terra?      No,  io vi dico,  ma divisione.          E tu,   la porti ?

 

No.

Ti adatti.      Ti uniformi.  Ti sformi.       E diventi una copia.    Una fotocopia.  Degli altri.    Così  non sei escluso.

Tra te e l’altro,   non solo non c’è divisione.     Ma neppure separazione. Neppure una riga. Neppure una linea.  Neppure un segno.      Sei fuso, confuso.  Così  non sei escluso.

E se Dio   ti manda a dire qualcosa,    la tieni per te.     Nascosta, riposta.  La butti via.  Così  nessuno ti butta via.      Nessun  ti manda via.     E non sei escluso.

 

Come Gesù.

Sei pieno di fuoco.   Del fuoco dello Spirito Santo.     Che ti arde dentro.   E ti fa dire.         E ti fa andare.   E ti fa fare,   quello che  ha detto Dio.

E se l’altro   non vuole,    non stai zitto.                                                                                     E se l’altro   non vuole,    non stai  fermo.                                                                              E se l’altro   non vuole,    non torni indietro.                                                                            E se l’altro   non vuole,    non lasci Dio.                                                                                   E se l’altro   non vuole,    non vuole Dio.

Se l’altro  non vuole.    Non sei diviso.                                                                                    È lui   che è diviso,   da Dio.    E dagli altri.

 

E tu,   sei,                                                                                                                                  la sua  occasione.

 

 

 

 

 

 

L’amministratore fidato

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».  Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.  Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.   A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

 

L’ amministratore fidato e prudente,     che il padrone metterà a capo,   della sua servitù.   E tu,     che amministratore,   sei?

 

Non fidato.

Tanto Dio non c’è,   per te.        E  fai,   il padrone.       E le fai tue,  le cose di Dio.     E ci fai quello che ti pare. Come ti pare.   Con le cose di Dio.

Tanto Dio non viene,  per te.       E fai,  il padrone.     E gli altri li fai, servi.    E li metti sotto  i tuoi piedi.     E li maltratti.   E li schiacci.  E li scacci.      Se non fanno,  quello che vuoi tu. Se non dicono,  quello che dici tu.       Se non sei tu,   l’unico padrone.

 

Fidato.

Dio c’è.      E le cose che ti ha dato,  sono le sue.     Non sono le tue.

Dio viene.    A riprendersi  le sue cose.    E a vedere,  cosa ne hai fatto.

Viene.      E ti trova   a  fare le cose  che ti ha detto lui.     Non quelle  che dici tu.

Viene.      E ti trova fare le cose   che vuole lui.     Non quelle  che vuoi tu.

Viene.      E ti trova a prenderti cura,   di chi ti ha dato.   Sono i suoi.  Non sono i tuoi.

Viene.      E ti trova ad aiutarli,   come ha fatto lui.    Non come  fai tu.

Viene.      E ti trova pronto.   Sveglio. Attento. Che lo aspetti.      E  quando bussa.              Gli apri la porta.   Subito.

 

E lui,   ti apre la porta.   Subito.                                                                                              Del  Regno dei cieli.

 

 

 

 

 

 

 

Il ricco stolto

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».  E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».  Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

 

Anima mia,     hai a disposizione molti beni, per molti anni,      riposati.                                  E la tua anima,   su che si posa?      Su che si riposa?     Su quale bene?

 

Della terra.

Quello che hai,   lo hai messo in una banca.  Sulla terra.      Lo hai messo,  nel conto corrente,  della terra.        E ci hai messo  anche,   quello che sei.

E ci hai messo anche,  la tua anima.        Ed è diventata  un soldo.    Da vendere.             Da spendere .  Da prendere.  Da barattare.       E non la riesci più,   a trovare.

 

Del cielo.

Quello che hai,    lo hai messo in una banca del cielo.     Lo hai messo nel conto corrente del cielo.      E tutto quello che fai.  Tutto il bene che fai.    Va a finire nella banca del cielo. Si deposita  nel conto corrente,   della Banca del cielo.

E diventa sempre più grande.   E diventa sempre più prezioso.    E diventa un tesoro.  Nelle mani di Dio.

E nessuno  te lo può toccare.    Nessuno te lo può levare.  Nessuno te lo può portare via. Dalle mani di Dio.

Ci sei tu,  in quel Tesoro.     E sei diventato tu,  un tesoro.    Nelle mani di Dio.

 

E la tua anima ora,   si può posare.                                                                                         Si può riposare.                                                                                                                        Nelle  mani di Dio.

 

 

 

 

 

 

Padre nostro

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre,   sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.  Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

 

 

E  per te,      Dio  è  Padre  ?

 

Non  è  Padre.

Lo hai allontanato.    Lo hai abbandonato. Lo hai relegato.   Lo hai messo in un angolo.     Lo hai gettato via.     Figurati  Padre.

Lo hai annullato,   come Persona.       Con cui  ci si può parlare.    Con cui  si può stare.   Che ti può ascoltare.     Figurati  Padre.

Lo hai fatto fuori,   dalla tua vita.          Non ci deve stare.    Non ti deve disturbare.           Non ti importa niente.    Non c’entra niente.  Non è niente.       Figurati  Padre.

 

È   Padre.

Padre.     E si aprono  i cieli.         Padre.   È Dio  che ti guarda.   È Dio  che ti sorride.          È Dio  che ti ama.

Padre.     E ci metti gli occhi,  nei suoi.     E ci metti il cuore, nel suo.  Abbracciato al suo.

Padre.     E ci metti il pianto.  E ci metti il dolore.      E non è più dolore.  E non fa più male.

Padre.     C’è solo la gioia,   di stare con lui.     C’è lui.    E sei solo felice.

Padre.     Lo chiami. Lo invochi. Lo implori.  Lo preghi.      E ti ha dato.  Prima che lo chiedi.

 

Padre.     E  ti da  lo Spirito Santo.     Solo lui,  te lo dà.       E  ti fa   figlio.

Padre  nostro.       E ti fa  fratello.  Tra tanti fratelli.        E non sei più solo.

 

 

 

 

 

 

 

Marta e Maria

 

 

 

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.  Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.  Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

 

Maria,  seduta ai piedi del Signore,    ascoltava la sua parola.     Marta,  invece era distolta  per i molti servizi.          E tu,   quale delle due,   sei?

 

Marta.

Devi fare.      Non ci stai senza  il fare.  Viene prima  il fare.    Per te, conta  quello che fai.   Guardi,   a quello che fai.   Stai,  in quello che fai.

E gli altri  devono fare,   come te.      Devono aiutare te.     A fare le cose  che  vuoi tu.      Ma ti hanno,    tolto  il volto,     da Gesù.

 

Maria.

Per te,   conta Gesù.       Più di ogni cosa.    Più di te.        E il cuore,   lo hai messo in lui.    E gli occhi  gli hai posti  in lui.   E non se ne vogliono andare. E non si vogliono allontanare. E non si vogliono distaccare.

È il Signore,  che ti sta parlando.     Sei in contatto con Dio.    Non te lo perdi.  Non lo lasci. Non lo molli.      Non te lo fai  scappare.    Non lo lasci andare.   Non te lo fai portare via.      Da nessuno.     E da nessuna cosa,  che devi fare.

 

Hai scelto   il Signore.                                                                                                                La parte  migliore.                                                                                                                     E   ti basta .

 

 

 

 

 

 

 

Il buon samaritano

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».  Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

 

Un uomo cadde nelle mani dei briganti,  che gli portarono via tutto,  lo percorsero a sangue e se ne andarono,   lasciandolo mezzo morto.                                                                       E tu,    quale dei tre,    che gli passa vicino,    sei  ?

 

Il primo.

Gli passi vicino.   È il tuo vicino.      Ma non lo vedi  proprio.  Non lo calcoli  proprio.   Stai concentrato  su quello che pensi.  Su quello che dici.    Su quello che predichi,  agli altri.   E passi oltre.   Sei già  oltre.

 

Il secondo.

Gli passi accanto.    Lo vedi,   ma lo scansi.      Non ti riguarda.   Non ti compete.   Non è affare tuo.    Non c’entra con te.  Non dipende da te.     Non è colpa tua.  Se sta lì.

Lo scansi.      È un impiccio.  È un intralcio.  È un ostacolo.     Non ti può bloccare.  Non ti può fermare.   Hai altro da fare.     E passi oltre.    Oltre di lui.  E oltre di te.

 

Il samaritano.

Lo vedi.     È stato picchiato,   umiliato, deprivato, calpestato, ferito.   E non ha più niente. Ha solo te,  che passi  di lì.

E non passi  oltre.    È una parte di te.   Lo hanno fatto, anche a te.  Hanno ferito anche te.  E quelle ferite, aspettano te.

E le abbracci,  quelle ferite.    E le curi,  quelle ferite.    E lo consoli,  per quelle ferite.          E lo fai,  anche con te.

E gli ridai,   quello che gli hanno levato.      Egli dai,  quello che gli hanno strappato.  E gli riempi il vuoto,   che gli hanno lasciato.    Anche il tuo.

E lo porti con te.  Te lo carichi su di te.     E lo metti al riparo. A guarire.   Come se fossi tu. Sei anche tu.

 

È Gesù,  che lo fa.                                                                                                                     Con te.   Per te.  E in te.                                                                                                            Ancora.