La moltiplicazione dei pani

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.  Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».  E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.  Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

 

Chi è  che può moltiplicare,   i pani e i pesci?      Chi  ce la fa ?

 

Tu,  no.

Non ce la fai.      A moltiplicare il tuo pane.  Ti tieni  quello che hai.    Figurati se lo dai.

Glielo levi,  il pane agli altri.      Glielo porti via.  Li lasci senza.     Figurati se glielo dai.

Lo levi anche a Dio,   il pane.       Gli porti via,  il suo pane.      E lo scambi,  con il tuo.         E ci metti il tuo,   al posto suo.        Ma tu,  non sei Gesù.

 

Dio,  si.

Non ce la facevi.         Il tuo pane   non ti bastava.     E vai da Gesù.                                       Non ce la facevi.         Il tuo pane  non ti guariva.    E vai da Gesù.

Sentì compassione.        Lui lo vede.  Lui lo sa.  Lui lo sente.    Quello che ti fa male.         E guarì i loro malati.        E te lo leva.   E ti guarisce.     Lui  può.

 

Voi stessi date loro da mangiare.      Non ti guardare intorno.    Dice a te.  Proprio a te.       Non abbiamo che cinque pani e due pesci.           Hai del povero pane.  Un poco di pane.     Portatemeli qui.         E glielo porti.  E glielo dai.                                                                       Prese i cinque pani.        Lo prende  nelle sue mai.   Ora sta  nel palmo delle mani di Dio.

Alzò gli occhi al cielo.         Chiama il Padre.  Lo Chiede a Padre.    Lo vuole il Padre.          E recitò la benedizione.       E lo fa sacro. E lo fa santo.  E lo fa divino.    Con il Padre. Spezzò i pani.             E  non è più pane.    È il pane di Dio.  È Dio.     È Gesù stesso.     Che si spezza per te.

 

Li diede ai discepoli.             Lo passa lui,   a loro.      È l’ eucarestia.                                     E i discepoli alla folla.            Ecco cosa  ti arriva.   Non è più pane.     È  Dio stesso.         Tutti mangiarono a sazietà.                 E ti sazia  veramente.    Ti sazia totalmente.               E portarono via i pezzi avanzati.         E non finisce mai.     Perchè è  Dio.

 

Ecco cosa  porti agli altri.    Ecco che cosa  passi.     Ecco che cosa,  dividi con gli altri.      Ecco che cosa,   ti unisce agli altri.

E non hanno  più fame.

 

 

 

 

 

 

 

Le nozze di Cana

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.  Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.  Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

 

 

Qualsiasi cosa   vi dica,    fatela.                                                                                              E tu,  la fai?

 

 Non  la fai.

Non ci stai,  proprio.  Sei altrove.     Non ci vai.  Vai da altri.    Ascolti altri.   Fai quello         che ti dicono gli altri.

E la tua anfora,   non gliela dai.    Te la tieni per te.  Stretta a te.     Riempita solo di te.        Della tua acqua.     Incolore,  inodore,  insapore.     Sa,  solo di te.    Ci sei solo tu.              Non c’è  Gesù.

 

 La fai.

Gli porti  la tua anfora.   Quello che sei, tu.      Gli porti la tua acqua.   Come sei ridotto, tu.  La metti nelle sue mani.   Ti metti  nelle sue mani.

Diventi un calice,  che si riempie di lui.    Dello Spirito Santo,  che esce dal suo costato.

E la tua acqua,  non è più  acqua.     Diventa vino.      Ci sta dentro,   lo Spirito di Dio.        Ci sta dentro,   Dio.

 

E quando   lo porti agli altri.                                                                                                       Gli altri,   lo riconoscono.

Quanto  è buono.

 

 

 

 

 

 

Preghiera eucaristica

Prima delle apparizioni della Madonna a Fatima ai 3 pastorelli,   un angelo è apparso loro per 3 volte. Ecco la preghiera che l’angelo  ha insegnato ai tre pastorelli,  davanti al calice e all’ostia consacrata.

 

“Dio mio, io credo, adoro, spero e vi amo.  Io vi domando perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano.”

“Trinità Santissima  Padre Figlio e Spirito Santo,  vi adoro profondamente.  Vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo  presente in tutti tabernacoli della terra,  in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze con cui è offeso.  E per i meriti infiniti del suo Santissimo cuore e del cuore immacolato di Maria,  vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.”

E mentre dà l’ostia consacrata ai tre pastorelli, dice:

“Prendete e bevete il corpo e il sangue di Gesù Cristo  orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati.  Riparate i loro delitti  e consolate il vostro Dio.”

 

 

 

 

 

Emmaus

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 Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.  Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».  Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.  Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».  Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

 

 

Emmaus,   sei anche tu.

 

Sei triste.

Disorientato,  confuso,  deluso.   Disperato.    Non è andata come pensavi.  Non è andata come volevi,  tu.       E non ci stai.    E te ne vai. Per la tua strada.

Gesù risorto   è lì,   vicino a te.      È a lui,  che devi guardare.    È lui,  che devi ascoltare. Solo lui,  ti può spiegare,   perché.

 

Resta con noi.

Non te ne andare.   Non mi lasciare.  Non mi abbandonare.    Si fa sera. Viene il buio, viene la notte.  E ho paura.       Con te voglio stare.  Ecco il tuo si.

 

Prese il pane.

L’ Eucaristia.       Ecco  dove lo trovi.      Ecco  cosa te lo dà.      Ecco  cosa te lo rende.   Ecco,  cosa te lo  fa vedere.       Ecco,  cosa  ti fa capire.    Ti fa sentire.   Ti fa amare.

 

E torni,  dai tuoi fratelli.

Con lui.

 

 

 

 

 

 

La moltiplicazione dei pani

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In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.  Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».  Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.  Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.  E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

 

La compassione e la condivisione.   Non c’è condivisione, senza la compassione.

Come Filippo.   Anche tu ti chiedi.  Ma come faccio?  Non ce la faccio.   Non ci arrivo.  Non posso.  Non sono.

Metti quello che hai.    Quel poco, quel piccolo, quel solo, che hai.    Mettilo nelle mani       di Gesù.   Ecco come fare.

Lascia che lo prenda lui.   Lui lo presenta al Padre.  Lo benedice nel Padre e con il Padre.  E te lo ridà.

Quello che ritorna, non è più quello di prima. È stato consacrato. È diventato parte di Dio.

E quello che dai agli altri, non è più tuo,  è di Dio.   È il suo cuore.  È il tuo cuore, con il suo, nel suo.

L’altro lo sente.   Lo sente che quello,  è il pane vero.  È il pane,  che nutre veramente.       È il cuore che consola,  veramente.   È il pane di Dio,  che sazia fino in fondo.   E riempie, e trabocca,  e traborda.   E avanza,  per gli altri.

Per essere donato ancora.

 

 

 

 

 

 

Corpus Domini

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Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».  Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».  I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

 

 

Non è  un’ipotesi,  un’impressione,  un ricordo.   È corpo  e sangue  del Figlio di Dio.          È vivo e vero.   Nella sostanza,  nell’essenza.  Non nell’apparenza.

È corpo.     È vitale  e palpita.    È parte di un cuore che batte.     È un pezzo di cuore      del Figlio di Dio,   che batte per te.     E diventa cibo, per te .    Per stare con te.                E diventare parte  di te.     Carne  della tua carne.

È sangue.    È  il sangue  del Figlio di Dio,   versato sulla croce.   Versato per te.              Che viene  su di te,   e ti salva.    Entra in te.   E diventa parte  del tuo sangue.          Sangue del tuo sangue.

È un’intimità.   È l’intimità più totale.   È l’intimità di Dio.

È il sangue  dell’alleanza.  Un legame di sangue.  Alleanza  = ad-ligo.  Che ti  lega -a  Dio.  Che ti unisce a Dio.   Che ti unisce al Padre,  come figlio.   Con il Figlio.   Per lo Spirito Santo.    Ti unisce alla Trinità.

E ti unisce  anche ai fratelli.

Come i chicchi di grano,  fanno un unico pane.

Come gli acini di uva,  fanno un unico vino.

La  com  – unione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Emmaus

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 In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

 

 

 

 

Cristo risorto,  è con te.  Cammina con te.  Sulla tua strada.  Al tuo fianco.  Ti ascolta.       Ti chiede che cosa ti preoccupa.  E aspetta che tu glielo dici.  Glielo dai.  Lo metti in lui.

Ti senti solo. Ti senti abbandonato. Sei deluso, disperato, amareggiato. Non vai più avanti, torni indietro.  Perché Gesù non è come  lo pensi,  non fa quello che vuoi .  Morto e risorto, non ci stai.

Devi entrare in quel mistero. Allora entri anche nel tuo.  Gesù te lo spiega,  te lo fa capire. Con la sua parola.  E con quella di Dio, rivelata ai profeti.  Ti nutre prima con la sua parola e poi con il suo corpo,  come nella messa.

Ma  è  il tuo cuore,   che  deve essere pronto.     Si fa sera.  Si fa buio.  Ti trema il cuore.  La paura ti fa tremare il cuore.  La paura di stare da solo,  di non farcela.   Allora  è il tuo cuore  che grida,  che invoca,  che prega.  Signore,  non mi lasciare.   Non te ne andare.  Stai con me.   Rimani con me.  Vicino a me.

E Gesù rimane.  Con te, per sempre.  Nell’eucarestia.

Ecco  la risurrezione.

È   voler stare,  con Cristo risorto.

È  riconoscere,  Cristo risorto,  nell’eucarestia.

È trovarlo, lì.

È incontrarlo, lì.

È toccare il suo corpo risorto.

Nell’eucarestia.

 

 

 

 

 

 

 

Eucaristia

Eucarestia o Comunione.

adorazione

L’ Eucaristia   è un sacramento.  Che si può fare tante volte.    Eucaristia è  rendere grazie al Padre,  per il dono di Gesù.      Comunione.  Unione con  Gesù,   vivo e vero,  nell’ostia consacrata.

 

Liturgia dell’eucarestia  (Messa).

Liturgia della parola.

img012 (3)È la parola di Dio,  e la parola di Gesù.    Che ti parla,  che ti fa capire,  che ti spiega.       Da sentire,   anche con il cuore.

È come quando,  prima conosci  quello che una persona,   ha scritto,  ha detto, ha fatto.    E poi la incontri,  dal vivo.     È  come un antipasto,  in un pranzo.   C’è la prima portata,   la seconda .   Ma il piatto forte, viene dopo.     È come un annuncio di un maggiordomo.    Ti dice chi sta per arrivare,   ti dice chi è, che cosa fa, perché.  Te lo presenta.      Ma poi arriva lui, in persona.

 

 

Liturgia eucaristica.

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Prima le parole, ora ci sono i fatti.    Il sacerdote,  con         le sue mani consacrate,   invoca  Dio Padre,  e lo prega     di mandare il suo Spirito,    per santificare il pane e il vino.   E comincia il miracolo.    Lo Spirito Santo viene,   e porta Gesù.

 

rosari54

E Gesù viene.   Viene veramente in quel momento  e  in quel posto.   Viene, e nella consacrazione,  si rinnova la Pasqua.  Soffre di nuovo,  muore di nuovo,   e risorge di nuovo.     Si rinnova,  si ripete,  diventa vera  e viva,    la sua passione, morte e risurrezione.     E tu, in quel momento,  sei li davanti a quella croce.     E tu sei lì,  davanti a quel sepolcro vuoto.   E tu sei lì,   davanti a Gesù risorto.

 

psang8 (1)

È quel corpo donato.   È quel sangue che esce dal suo costato, che diventa corpo e sangue.                                       È il sangue e l’acqua  che escono dal suo cuore.    È il suo cuore,  in carne e in sangue,  che viene.   E si incarna nel pane e nel vino.

 

 

È Gesù che cambia quel pane e quel vino,  e li fa diventare,   il suo corpo e il suo sangue.   È Gesù che,   nel sacerdote  e con il sacerdote,     rende grazie al Padre,   li benedice,    e dice ancora: Questo è il mio corpo,  prendete e mangiate. Questo è il mio sangue dell’alleanza,  versato per voi.    Che ti salva.    È  l’alleanza,  che ti unisce a Dio Padre.

 

 

eucaristia33 (1)E il pane e il vino è cambiato.    Si chiama  transustanziazione.  Significa che  è cambiata la sostanza,     la parte di dentro,   quella che non si vede,   la parte che conta.       Ed è rimasta  uguale  l’apparenza,    la parte di fuori,  quella che si vede.    Vedi la stessa cosa,  ma non è più quella.    È diventata un’altra cosa.

È come un regalo, che è stato incartato.   Dentro è cambiato il regalo,   ma la carta che si vede fuori, è la stessa.  È come una persona, che ha un vestito.  È cambiata la persona, ma il vestito è rimasto lo stesso.    È come un computer.  Dentro è stato cambiato tutto il programma, ma fuori è sempre lo stesso.   È come un dolce.   Fuori  ha la stessa forma,   lo stesso colore,   lo stesso sapore.    Ma quello che c’è dentro,  è un altro cibo.

 

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E quello che c’è dentro ora,  è una sostanza.   Non è una ipotesi, un pensiero, un’idea.   È una cosa vera, reale, sostanziale.  Presente e attuale.     È il corpo e il sangue,   l’anima  e  la divinità  di Gesù.   Risorto e intero.   E vivo e vero.

 

 

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È un Dio vivo e vero,  che viene per te.    E viene in te.    Per stare con te.  Per unirsi a te.     Per questo si chiama comunione.    Che significa  unione – con.         È la tua unione  con Gesù.   Con Dio vivo e vero.        E con il Figlio,   viene  il Padre.    E dimorano in te,       e tu in loro.    Pensa, sei  in loro,   e loro sono in te.         E tu non sei più quello di prima.     Sei diventato,  Tempio di Dio.

 

 

Tarjeta Ordenación Sergio

Non sei unito solo a Gesù.    Gesù ti unisce anche,  a tutti quelli che sono uniti a lui.

E tu,   come un chicco di grano,  insieme agli altri chicchi,      diventi pane.    E tu, come un chicco di uva,  insieme agli altri chicchi,   diventi vino.    Diventi una cosa sola con loro,  in Gesù.     Nel corpo mistico di Gesù.

 

 

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Una cosa sola con la chiesa terrestre.

 E con la chiesa celeste.

 

 

 

 

 

 

 

Eucarestia o Comunione. Pdf.  (Clicca sulla riga)

 

 

 

Corpus Domini

ok

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

 

Se non mangi, muori. Non si può stare senza mangiare. Senza cibo, senza nutrimento.  Al corpo glielo dai tutti giorni.  All’anima, cosa dai?

Se non la nutri,  ti viene fame. Fame di Dio.  Lo vai cercando dappertutto. Ti riempi di tutto, fino all’orlo, sperando  di  riempirla, di soddisfarla. Ma non ti basta mai. Perché non è quello di cui ha bisogno.

Gesù è il pane vivo, disceso dal cielo.  Il pane per la tua anima.  Il pane che  ti da, è la sua carne e il suo sangue nell’eucaristia.  La carne e il sangue del Figlio di Dio,   risorto e glorificato.  La carne e il sangue del Signore, tuo Dio!  Quello è il vero cibo. Quella è la vera bevanda.

Quello è l’unico cibo che ti da la vita vera. Quello è l’unico cibo che ti da la vita non per poche ore, ma eterna, per sempre. Quello è l’unico cibo che ti da la vita intera.

Se mangi il corpo e sangue di Gesù, diventi parte di lui. E lui diventa parte di te. E rimani in lui e lui in te. E vivrai  per lui.  E  lui  ti fa risorgere nell’ultimo giorno.

È  il pane degli angeli, che sa di paradiso.

Che ti nutre sulla terra,  alla tavola del cielo,  nella gioia dei santi.

 

 

 

 

Emmaus

FTB97013 The Supper at Emmaus (oil on canvas) by Brusaferro, Girolamo (1679-1745) oil on canvas San Nicolo dei Mendicanti, Venice, Italy Italian, out of copyright

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Gesù, evangelizza.

Come fa con i discepoli, ti viene incontro lui per primo. Lui in persona. Si avvicina a te. Viene sulla tua strada.  Con chi stai , in quel posto, in quel momento.  Cammina con te, sulla tua strada. La guarda, la tocca, la vive,  la sente, con te,  come te.

Poi ti ascolta. Non ha un programma scritto. Preparato, predisposto, prefabbricato, per altri, da altri, con altri. Non te lo impone. Non ha un discorso impostato, definito, rifinito, imparato.  Non si mette al centro, sopra, in mezzo, di traverso. Non ti obbliga ad ascoltare lui.  È lui che ascolta  te.

Poi chiede ai discepoli, di spiegare i loro discorsi. Di dirli a lui. Entra in relazione con te, e vuole che tu ti rivolgi a lui. Che spieghi a lui. Che ne parli con lui.  A lui, al Figlio di Dio.

Che cosa è successo?  Ti invita a mettere a fuoco. Ad andare a fondo. A capire fino in fondo. A capire i perché, le cause.  A far battere il cuore.  A buttare fuori il dolore.

Come i discepoli, puoi dirgli perché te ne sei andato. Che cosa ti aspettavi. In che cosa sei rimasto deluso. Che quella cosa della croce, della morte e della resurrezione, non ti entra nella testa. La pensi, la ripensi, non la capisci. Non ti riporta. Non ti riguarda. Non ti riguarda più. Non riguarda te. Non è una cosa tua. Non è per te, con te, in te. È fuori di te.

Gesù è il maestro e ti insegna come fare. Tutto quello che è successo, tutto quello che ti è successo, guardalo alla luce della parola di Dio. Non guardarlo dalla parte tua, guardalo dalla parte di Dio.  Dio ti ha parlato, attraverso i profeti e il Figlio suo. Per illuminare tutto, per farti capire tutto. Tutto fa parte del suo progetto di amore, del suo progetto di salvezza.

Ti spiega che  il mistero della Pasqua era già scritto in tutte le scritture, da Mosé ai profeti.  Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti, il terzo giorno.  Tutto doveva avvenire. Tutto doveva succedere.   Il Figlio di Dio lo ha realizzato fino alla fine, fino in fondo. Fino al ritorno al Padre, per portare anche te,  da lui.

Te lo spiega con la parola di Dio. Te lo spiega con i fatti di Dio. In modo semplice, chiaro, preciso.  Con attenzione, affetto, considerazione.  Te lo spiega con passione. Ci mette il cuore.  Ci mette il suo Spirito. Ci mette lo Spirito Santo, che te lo fa capire.

Allora senti che il tuo cuore si scioglie, si libera dalla paura. Senti che si scalda, senti che arde. Perché lo  Spirito Santo è entrato in te e arde di amore per il Padre.

Ti accorgi che è sera e il giorno sta per finire e  che lui  è la luce vera, il sole vero. E non puoi più stare senza . Ecco allora la tua risposta, la tua proposta.  “Resta con noi!”  Non mi lasciare, non te ne andare, non mi abbandonare.  Rimani, perché io rimanga con te, ancora.

Gesù ti mostra che è sempre con te. Ti mostra se stesso, mentre benedice il pane e il vino.  È il suo sangue e il suo corpo, consacrati nella messa. È il suo corpo risorto e glorificato. È il suo corpo mistico.

Quel pane ti nutre. Quel pane ti apre gli occhi. Quel pane te lo fa riconoscere. È lui.  E’ il Signore!

Quel pane ti  fa dire: “Davvero il Signore è risorto!