Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 

 

Gesù risorto,  viene anche da te.    Con le ferite guarite.

E tu,  sei Tommaso?

 

Non ci credi.

Non ci sei proprio.    Non ci stai proprio.    Sei altrove.  Distante.  Lontano.                        Per conto tuo.

Se non ci sei  tu,  non c’è neppure lui.      Se non  puoi  tu,  non può lui.

Se non lo fai  tu,  non lo fa lui.     Se non lo dici  tu,   non è  lui.

 

Ci credi.

Ora ci sei.    Te lo dice Gesù,  che devi fare.

Metti il tuo dito, nel buco dei chiodi.        Ora non c’è più il chiodo.  Ci sei tu.

Tendi la tua mano, e  mettila nel suo fianco.    Ora non c’è più la lancia.  Ci sei tu.

 

La tua mano  può toccare il suo cuore.      E il suo cuore,  ora tocca il tuo.

Il suo cuore palpita per te.     E il tuo cuore si apre,  e palpita per lui.

 

Allora lo senti ,  che è vero.

Allora lo sai,   che è vivo.

Ora lo senti,   che è lui.

Ora lo sai ,   chi è lui.

 

Mio Signore,

e mio Dio!

 

 

 

 

 

 

È risorto !

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.  Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».  Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.  Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.  Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

 

 

Ti dicono che  Gesù è risorto.       E tu,   corri al sepolcro?

 

Non corri.

Non corri,   non ti muovi neppure.     Non ti palpita il cuore.  Non ti è mai palpitato.   Te ne  stai al chiuso, isolato, pietrificato.   Trincerato nelle tue convinzioni.      Per te è tutto finito,   è tutto perduto.    Perché lo pensi a modo tuo.  Lo vuoi a modo tuo.    Lo fai tuo.

 

Corri.

Corri,  con il cuore in gola.  Con il fiato corto.   Con le gambe che volano.   Ti porta il cuore. Ti palpita il cuore.  Ci hai messo il cuore.     E corre lui,  più di te.

 

Il sepolcro  è aperto.    La pietra che lo chiudeva,  è rotolata via.    Anche tu non sei più chiuso.   La pietra che ti bloccava  il cuore e l’anima,   è stata spostata.

Il sepolcro  è vuoto.     Dentro,  non c’è più la morte.   Anche in te,  non c’è più la morte. Non vince più la morte.    E tu, non sei più un sepolcro.

I teli e le bende.     Sono i resti.    Sono i segni del dolore.    Sono stati toccati,  riempiti, trapassati, da Dio.     Il Figlio di Dio li ha segnati,  impressi, impregnati,  del suo sangue.    E li ha sigillati,   con il suo corpo risorto.

Anche in te,    sono rimasti i segni del dolore.   Le tue bende sono passate, trapassate,    si sono riempite dell’immagine  di Cristo risorto.

E sono deposte.  E non servono più.

 

Gesù  è risorto!

E risorgi anche tu,  con lui.

 

 

 

 

 

 

 

La croce

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.  Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.   Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.   Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.   Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.   Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.   Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

 

 

 

Ma chi  glielo ha fatto fare ?

A Gesù,   di stare su quella croce ?

Non l’ha fatto  per sé.   L’ha fatto  per te.      Per stare con te,  sulla tua croce.

 

Ha preso su di sé,    i tuoi chiodi.      Che si sono conficcati,    nel tuo cuore,   e                nella  tua anima.       Che ti hanno forato  il cuore.    E ti  hanno  trapassato  l’anima.            E  ti incatenano,   alla tua croce.

Ha preso su di sé,   le tue spine.     Che ti  bucano  il capo.    Che ti trafiggono  il capo.       Ti sfigurano il volto.

Ha preso su di sé,  gli sputi. Gli insulti.     Che ti umiliano.  Che ti denigrano.  Che ti isolano.

Ha preso su di sé la lancia,   che chi ha spaccato il cuore.    Che ti ha lacerato,  spezzato   il cuore.   E ti fa morire.

 

Gesù  sta sulla croce,  con le braccia aperte.    A braccia aperte, verso di te.   Abbraccialo.

Metti le tue spine, sulle sue.  Dentro le sue.      Metti le tue piaghe sulle sue. Dentro le sue.  Metti la ferita del tuo cuore,  sul suo.    Dentro  il suo.

E si riempiono di lui.   Si riempiono di Dio.    E guariscono in Dio.

Se lo abbracci,  su quella croce.      Risorgi con lui,  da quella croce.

 

Ecco la Pasqua.

Non è solo la sua.

È anche la tua.

 

 

 

 

 

 

 

Vogliamo vedere Gesù

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».  Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».  Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

 

 

E tu,   lo vuoi vedere  Gesù?

 

Non  vuoi  vedere.

Non ci stai.    Passi.  Lasci stare, lasci andare.    Ti tieni fuori.  Rimani fuori.   Lontano. Distaccato. Indisturbato. Estraniato.    Non ti riguarda.     Non ti tocca,  quello che sta         per succedere.        E  lo fai fuori,  Gesù.    E fai fuori,  anche te.

 

Lo vuoi vedere.

Ci metti la faccia.    Lo vuoi vedere in faccia,  Gesù.     Vuoi stare dentro.  Vuoi entrare dentro al suo sguardo.  Al suo mistero.    A quello che sta per accadere.     E  lo segui.      E la sua Pasqua,  la fai tua.    Diventa anche la tua.

E ci entri dentro.     E la senti,  la voce del Padre.     E  scende su di lui,   e su di te,               la gloria del Padre.

 

Nella  Pasqua.

Lo vedi,   Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

Nicodemo

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:  «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.  E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

 

 

E tu,    con chi stai ?

 

Stai con le parole.

Contano le parole.   Ti nutri di parole.  Ti fermi alle parole.     E non vai oltre.                        Ti crogioli nelle tue parole.   Ti vanti delle tue parole.   E affondi nelle tue parole.                   E non cerchi di più.  E non vuoi di più.  Neppure Gesù.      E non lo senti più.

 

Stai con Gesù.

Non ti bastano le parole.   Scegli di stare con Gesù.   Lo vuoi incontrare di persona.        Lui conta più delle parole.    Lo senti allora il suo cuore,  che parla al tuo.   E si apre,            e comprende.

Gesù non è una parola.    È un fatto.   E fa i fatti.                                                                      Il Padre non ti ama a parole.  Ma a fatti.     Ha mandato il Figlio per salvarti.                     Gesù non muore a parole. Ma a fatti.      E risorge per farti risorgere.   Veramente. Concretamente. Totalmente.    Per sempre.

 

E anche tu,  stai con lui.

Non a parole.

Ma a fatti.

E in verità.

 

 

 

 

 

 

 

I mercanti del tempio

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

 

 

E tu,   sei un mercante del tempio ?

 

Sei lì,  con la tua bancarella.     Hai piazzato la tua bancarella,  nella casa di Dio.            Per mettere in mostra  le tue cose.   Per vendere le tue cose.     Ti  interessano                  le tue cose.    Non ti interessa Dio.

Sei lì,   con il tuo tavolino.     A mostrare i soldi.   A contare i soldi.     A fare i soldi.               Ti interessano i soldi.   Non ti interessa Dio.

Ci hai messo anche te, sopra a quel banchetto.   Ti sei messo in vendita.   E stai lì,    stretto al tuo banchetto.  Abbracciato, incollato, identificato.     E non te lo fai toccare.          E non te lo fai portare via.    Neppure da Dio.

 

Lascia entrare Gesù nel tuo cuore.

Lascia che rovesci  il tuo tavolo.    Lascia che ribalti  la tua bancarella.    Lascia che        getti a terra  le tue monete.   Lascia che spazzi via, il tuo mercato.    Nella sua casa.

 

La casa di Dio,  non è la tua.    È la sua.

La casa di Dio,  è lui.

Il tempio di Dio,   è lui.

È   il suo corpo mistico.

 

Se  lo distruggono.

Risorge,  glorioso.

Ecco   la Pasqua.

 

 

 

 

 

 

Tommaso

Incredulità-mail (3) - Copia

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 

 

Gesù  è risorto.        Perché ha ancora,  le ferite?

 

Quelle ferite,  le devi toccare.

Per sentire che sono reali.  Che sono vere.  Che sono vive.     Che sono le sue.

Per sentire che sono guarite.   Che sono finite.     Che non fanno più male.

 

In quelle ferite,   ci devi entrare.

Ci devi passare.     Per toccare lo Spirito Santo,   che le ha riempite.

 

In quel costato,  ci metti la mano.

Per toccare il suo cuore.     E sentirlo battere,  insieme al tuo.

 

Ora lo sai.    Chi  è.

Mio Signore,  e mio Dio!

 

 

 

 

 

 

 

Gesù è risorto.

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Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.  Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.  L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».  Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.  Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

 

 

 

Chi  te la da,   la resurrezione?

Solo  Gesù,  risorto.

 

Te lo dice l’angelo.

Il crocifisso non è qui.   Il dolore non è qui.  La morte non è qui.    Gesù,  è risorto.

Se sei in lui.    I tuoi chiodi cadono.   Non ci sono più.    Non ti fanno più male.                 Non ti fanno più morire.     Sei risorto,  in lui.

 

Te lo dice la pietra.

Rotolata via.  Levata. Spostata.     E la tomba vuota.    Non è più una tomba.

Se sei in lui.     La pietra che ti pesa sul cuore,   rotola via.     Non ti chiude più.                Non ti separa più.     Si spalanca  il tuo sepolcro.    E non è più un sepolcro.

 

Te lo dice Gesù.

Con il suo corpo risorto.    Te lo fa vedere.   Te lo fa toccare.   Te lo fa sentire.

Se sei in lui.      Ritornerà,   e farà risorgere anche il tuo corpo.    E vivrai in lui.               Per sempre,   intero.

 

Rimani in lui.

Abbracciato,

ai suoi piedi.

 

Ecco la Pasqua.

 

 

 

 

 

 

La croce di Gesù

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In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.  Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.  Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.  Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».  Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.  Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

 

 

 

 

La croce di Gesù.

Non la vuoi.     Non ci stai.  Non ci sei.       Non c’entra con te.   Non riguarda te.             Non tocca,  te.

 

Ecco,    quelle piaghe, quelle ferite,     sono le tue.        Tu non le senti,   tu non le porti.     Le sente lui per te.   Le porta lui per te.        Le porta lui,  al posto tuo.

 

Sono le ferite,   che gli hai dato.      Quando lo hai deriso,  quando lo hai umiliato.

Sono i chiodi,  che gli hai messo.   Quando lo hai condannato,  quando lo hai calpestato.

Sono la lancia,  che gli hai conficcato.   È il cuore che gli hai trafitto.  Quando lo hai negato. Quando lo hai cancellato.

 

Solo in quelle piaghe,   ti puoi rifugiare.       Solo in quelle piaghe,  ti puoi ritrovare.         Solo quelle piaghe,   ti possono guarire.

 

Ecco, muore.       E la terra sussulta,   e trema.     Lo riconosce.   E si aprono i sepolcri.     E i santi risorgono.    E tornano a vivere.

 

Perché quella,   non è,   la croce della morte.

Quella,   è    la croce della vita.

Della tua vita.

Eterna. E divina.

 

 

 

 

 

 

 

Lazzaro.

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In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».   Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

 

 

Chi ti salva,  dalla morte?

Quando stai male.      Quando ti senti morire.  Quando hai paura di morire.     Quando tutto ti crolla addosso.     Che fai?

 

Puoi stare li.    Impietrito, bloccato, incastrato.   Travolto dalle tue macerie.   Sepolto, schiacciato, nascosto.      Identificato  con le tue macerie.

 

Oppure,   come Marta,   puoi andare incontro a Gesù.       Non pensare a modo tuo.     Che è tardi.  Che non ce la fai.  Che non ce la fa.    Che non può,  più.

Stai con lui.  Dalla parte sua.  Secondo lui.  In lui.      E con il Padre e lo Spirito Santo,  proclami:       “Tu sei il Figlio di Dio,   venuto nel mondo!”

 

Solo Dio,  non si ferma davanti al sepolcro.       Solo Dio,  non ha paura del sepolcro.    Solo Dio  lo apre.    Solo Dio,  lo vince.      Gesù ti dimostra, che è Dio.

Toglie la pietra.  Apre la tomba.  E ridà la vita.     E la forza di uscire fuori.

Ti libera dalle bende.     Ti libera dalla morte.       Non  sei più,  schiavo della morte.        Non hai più,  paura della morte.

 

Lui è,    la Vita.

Lui è,    la Risurrezione.

 

La  tua  risurrezione.

La tua  occasione.

 

Ecco  la Pasqua.