Tommaso

Incredulità-mail (3) - Copia

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 

 

Gesù  è risorto.        Perché ha ancora,  le ferite?

 

Quelle ferite,  le devi toccare.

Per sentire che sono reali.  Che sono vere.  Che sono vive.     Che sono le sue.

Per sentire che sono guarite.   Che sono finite.     Che non fanno più male.

 

In quelle ferite,   ci devi entrare.

Ci devi passare.     Per toccare lo Spirito Santo,   che le ha riempite.

 

In quel costato,  ci metti la mano.

Per toccare il suo cuore.     E sentirlo battere,  insieme al tuo.

 

Ora lo sai.    Chi  è.

Mio Signore,  e mio Dio!

 

 

 

 

 

 

 

È risorto!

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 Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.  Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».  Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.  Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto. 

 

 

 

Anche tu lo cerchi tra i morti?

Come le donne.    Non ti entra in testa.    Non ce la fai a capire.    A sentire,  che cosa è successo.

E stai li,   davanti a quel  vuoto.   Ti senti  il vuoto, dentro.     E stai li, davanti a quel niente.  Ti senti il niente,  dentro.    Come se tutto è perduto.    Tutto è  scomparso,  tutto è  finito.  Come se fosse stato un sogno.

Perché lo cerchi tra i morti.

Lo cerchi tra i morti,  perché per te,  è solo un uomo.   Lo cerchi tra i morti,  perché per te non è un Dio.    Lo cerchi tra i morti,  perché per te è solo  un ricordo.   Lo cerchi tra i morti,   perché tu  sei morto dentro.

 

Te lo dicono gli angeli di Dio.   te lo dice Dio.

Cercalo tra i vivi.      È  risorto!     Ha dato la sua vita per salvarti.    Lui la da,  e la riprende.  Perché è Dio.    È il  Figlio del Dio  Vivente.

 

Cercalo tra i vivi.     Cerca il suo volto.   Guardalo.  Parlaci,  ascoltalo,  amalo.

Cercalo tra i vivi.     Riempi  il tuo volto,    del volto   di Cristo risorto.

E non sarai più vuoto.   E non sarai più morto.   Non sarai più sepolto.

 

E sarai risorto,  anche tu.

 

 

 

 

 

 

 

 

Profeta in patria

farisei-maestri-della-legge1 - CopiaIn quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.  Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

 

 

L’invidia. Chiude gli occhi. Chiude il cuore.

In-video.  Non-vedo.   Non vuoi vedere.  Non lo vuoi vedere l’altro,  perché ha più di te. Ha  quello che tu, non hai.   Ha quello che tu, non potrai mai avere.

Nella sua patria,  a casa sua,  Gesù compiva prodigi.   Davanti ai suoi,  per i suoi.   Lui  era il Figlio di Dio.  Era sopra di loro .Era di più di loro.   Ecco l’invidia.  Se tu sei più di me, se io non posso arrivare a te,   se non posso salire fino a te,   allora ti devi abbassare tu.  Ti abbasso io.  Comincio a denigrarti,  a disprezzarti, ad annullarti.  A portarti al mio livello.   Non era il falegname?   È uno di noi. È come noi. È meno di noi.

Invidia.  Perché  ti pensi piccolo.  Pensi di essere piccolo,  di non contare.  Di essere        di meno.  In-vidia.  Non-vedi l’amore di Dio per te.

Se vedi l’amore di Dio,  ti accorgi che è uguale per tutti.   Tutti figli.  Tutti amati.  Tutti  nello stesso modo.  Tutti allo stesso livello.    Non sei da meno.  Non sei mai stato da meno. Non lo sarai mai.

Gesù la vede, la loro incredulità.    Ecco cosa c’è,  sotto all’invidia.   Alla base dell’invidia, c’è l’incredulità.  La mancanza di fede.  La mancanza di Dio.

C’è un cuore chiuso,  a Dio.  Che non vuole Dio.  Che lo ha rifiutato, che lo ha rinnegato. Che ha negato Dio.

Un cuore indurito.  Un cuore ostinato.  Un cuore seccato.  Un cuore inaridito.

Solo Dio lo può salvare.  Solo il Figlio di Dio lo può cambiare.

Se lo fa entrare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tommaso

orazio-de-ferrari_494863 (1) - Copia - Copia

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 

 

 

 

Se non vedo, non credo.

Cristo risorto,   non è una suggestione, non è una illusione, non è un’emozione.  Non è una fantasia, un’idea, un pensiero.

È una realtà.   È vivo e vero.  È Dio.  Lui può tutto. Può risorgere, tornare in vita.  Perché è la Vita.  È il Vivente.  È il Tutto.  È  la realtà.

Come Tommaso, non ti basta il racconto.  Lo vuoi incontrare. Lo vuoi toccare, come si fa con una persona viva e vera.

Anche Gesù lo vuole, per questo ti viene incontro.  Viene e ti fa vedere il suo corpo risorto.  Ti fa vedere le sue ferite.  Ti chiede di toccare quelle ferite.

Metti  il tuo dito  nel buco dei chiodi.   Senti,  non c’è più il chiodo,  non c’è più il dolore,   non c’è più la ferita.   È rimasto solo il segno.

Metti  la tua mano  nel suo fianco.   Senti,  non c’è più la lancia,  non c’è più il sangue,    non c’è più la morte.

Quelle ferite  sono ancora lì.   Sono li aperte,  per accogliere le tue ferite.  Per accogliere   il tuo dolore.   Per farti entrare nel suo corpo risorto.

Ecco la risurrezione.

È incontrare Cristo risorto.

È toccare  il segno dei chiodi  e del costato.  È mettere le tue ferite,  in quelle ferite.           È risorgere in lui.

È inginocchiarsi,  davanti a lui.

E proclamare,  “Mio Signore  e mio Dio”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Se non vedo, non credo.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.  Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli.

 

I discepoli si erano chiusi, rintanati, nascosti, per timore. Avevano paura. Gesù entra nella loro paura, nella loro chiusura e dice: “Pace a voi”. Basta soffrire, basta tristezza, basta straziare il cuore. È lui la Pace. E mostra le mani e il fianco. Mostra le ferite sul suo corpo glorioso.

Perché ci sono ancora le ferite, se è risorto, se è tornato in vita? Perché non si sono rimarginate, cancellate? Perché  rappresentano la passione e la morte,  e senza morte non c’è resurrezione. Perché in quelle ferite, in quelle piaghe, c’è tutto il nostro dolore, che è diventato parte di quel corpo glorioso. Ci siamo noi in quelle ferite.

Solo il Figlio di Dio poteva prendere  nelle sue piaghe,  tutto il nostro male, tutto il nostro dolore più profondo, che ci ha  bucato e squarciato il cuore. Ora ce le mostra e ci mette in relazione con loro. In quel corpo glorificato sono accolte, risanate, trasformate. In quel corpo le ferite hanno un senso e partecipano della resurrezione. Sono quelle ferite che ce lo fanno riconoscere.

Ricevete lo Spirito Santo“. È il Padre che, per mezzo del Figlio suo, ci dona lo Spirito Santo. Lo Spirito di Dio. Viene da Lui, da Dio stesso.

Tommaso non c’è. Non ha visto il Signore. Non può vederlo perché deve vedere e toccare, per credere. Forse anche tu pensi che  solo ciò che si vede e si tocca è vero. Se esiste solo ciò che  puoi misurare e riprodurre in laboratorio, allora anche l’amore non esiste. Puoi vedere, toccare, pesare l’amore di tua moglie o riprodurre in laboratorio l’affetto di tuo figlio? Ci sono cose che sperimenti senza vedere o toccare. Ne vedi solo gli effetti,  ma non la sostanza. Così anche Dio.

Gesù ritorna per incontrare Tommaso. Lo invita a mettere il dito nei buchi dei chiodi e la mano nel costato. È quello che chiede a te. Anche tu devi mettere il dito, devi entrare in quella ferita, nella tua ferita, nel tuo male, nella piaga del corpo del Signore. Devi toccare l’impronta del chiodo, il vuoto del chiodo, per ricordarti che non c’è più. Devi mettere la mano nel suo costato, dentro la parte squarciata e il cuore ferito. Devi toccare il sangue e l’acqua che sgorga dal suo cuore,  per farti rigenerare, per farti salvare. Devi sentire e provare anche tu, che quello è veramente il corpo del Signore!

Ora che lo hai sperimentato non puoi più, non credere, ma diventi credente. Ora puoi dire: “Mio Signore e mio Dio“. Si, sei proprio tu, il mio Dio. Il mio Signore, il mio tutto, il mio centro, il mio inizio, la mia meta.

 

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.” Non chiedere a Dio una prova certa o un segnale concreto, attendibile, verificabile, della sua esistenza.  Non lo fa, perché saresti obbligato, condizionato, costretto a riconoscerlo, a subirlo. Non lo fa, perché  ti leva la libertà di cercarlo, di trovarlo, di sceglierlo. Non lo fa,  perché  ti ama veramente, ti rispetta.

E ti aspetta a braccia aperte.