Emmaus

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?» . Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?» .Domandò: «Che cosa?» . Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto» .Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» . E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» . Egli entrò per rimanere con loro.Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?» .E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone» . Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Anche i discepoli di Emmaus  indicano la strada per incontrare il Signore.

Sono in cammino verso la loro casa, verso la vita di tutti giorni, semplice, pratica. Come la tua.  Gesù si avvicina e cammina con loro. Gesù è vicino a te, ti cammina a fianco, anche se non lo vedi. Condivide con te tutta la tua strada, la tua fatica, la tua esistenza.

Entra in relazione con loro e chiede di che stanno parlando. Entra in relazione con te e con quello che pensi e che senti. Chiede, come ha fatto con Maria di Magdala. Loro raccontano della loro tristezza del loro dolore per la morte del Nazareno. Sono depressi, avviliti, hanno subito un lutto. Hanno perso Gesù, come Maria.

Ma perché non lo riconoscono? Perché, come Maria, non è ancora ora. Hanno gli occhi ancora rivolti alle cose terrene. Infatti rispondono che sono tristi perché è morto Gesù, ma è morto  Gesù il nazareno, il profeta potente, che doveva liberare il popolo d’Israele. Pensano secondo il mondo, pensano con la logica del mondo, del potere, della forza. Gesù in questa ottica è stato una delusione. Non è il vincitore, non è il re. Forse anche tu ti aspetti questo da lui. Che si manifesti nel mondo, che venga a distruggere tutti quelli che opprimono, che intervenga a fare giustizia, che impedisca ai cattivi di fare del male e che elimini il dolore. Forse anche tu lo vedi con gli occhi del mondo, delle cose terrene, materiali. Così,  non riesci a vederlo, non riesci a capire. E rischi anche tu di essere disperso, disorientato, orfano di lui.

Come Maria di Magdala anche loro non sanno più dove è. Il suo corpo non c’è più. Le donne lo hanno visto, ma loro, no. Secondo il mondo quindi, se non è stato visto, non c’è.

 

Gesù allora prende posizione e fa da Maestro, da guida. Li aiuta a capire, a comprendere tutte le parti della Sacra Scrittura in cui tutto ciò era stato già annunciato dall’inizio della storia della salvezza. Il Figlio di Dio doveva soffrire, perché attraverso quella sofferenza rientrava nella gloria, e con la sua croce, ricongiungeva la terra con il cielo, secondo il disegno del Padre.

Ascoltare la parola è fondamentale per trovare il Signore. La parola di Dio non è parola di uomo. È Dio che si manifesta a noi, a ognuno di noi, anche a te. E anche a te aiuta a capire le cose secondo il progetto di Dio, con lo sguardo non più rivolto al mondo, ma alle cose celesti.

Ma non è ancora ora di riconoscerlo, prima devono fare una professione di fede, anche loro, come Maria. “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è al tramonto.” Non lo hanno riconosciuto con la ragione, con la testa, ma con il cuore. Il loro cuore infiammato dallo spirito di Dio, ardeva. È il fuoco dell’amore, ma è anche il fuoco che riscalda, che illumina, che trasforma.  È come se dicessero: “Signore, resta con noi! Non possiamo stare senza di te, abbiamo bisogno di te. Tu sei il nostro Dio. Tu sei il nostro riferimento. Tu sei la nostra luce. Si fa sera e arriva il buio. Noi non ce la facciamo da soli. Siamo deboli, fragili e le nostre sicurezze tramontano. Le tenebre ci coprono, solo tu puoi vincerle. Non andare via. Non ci lasciare più soli. Non vogliamo più perderti.”

La perdita non dipende da Gesù, dipende da noi. Non è Gesù che ti ha abbandonato o non ti pensa, sei tu che hai abbandonato Gesù e non lo pensi. Lui è vicino a te sempre. Sei tu che devi decidere se vuoi stare con lui, se vuoi che lui resti con te. Sei tu che devi invitarlo ad entrare nel tuo mondo, a stare con te nella sera, nel buio, nella notte.

Gesù entra per rimanere con loro.  A tavola Gesù spezza il pane e lo benedice e lo dà a loro. È l’Eucaristia. Quello è il suo corpo e il suo sangue divino, è lui stesso, che si offre. Gesù che si offre, apre gli occhi ai discepoli, solo allora lo riconoscono.

L’Eucaristia, ecco la luce nella notte, ecco la salvezza dalle tenebre, ecco il cibo della vita. Lasciati toccare dal mistero dell’Eucaristia. Lascia che il Signore ti incontri li. Lascia che parli al tuo cuore e lascia che il tuo cuore parli a lui.

Allora  lo riconoscerai.

 

 

 

Maria di Magdala

Il primo giorno della settimana Maria di Magdala, di buon mattino, mentre era ancora buio, si recò al sepolcro e vide che la pietra era stata rimossa. Allora corse da Simon Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo abbiano messo Pietro uscì subito con l’altro discepolo per recarsi al sepolcro……. Poi i discepoli tornarono di nuovo a casa loro. Maria stava presso il sepolcro, in lacrime. Piangendo si affacciò a guardare dentro il sepolcro. E vide due angeli in bianche vesti, seduti là dove giaceva il corpo di Gesù, uno al posto del capo e l’altro al posto dei piedi. Le chiesero: Donna, perché piangi? Rispose: Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano messo. Mentre diceva così si volse e vide Gesù che stava lì, ma non sapeva che era Gesù. Le dice Gesù: Donna, perché piangi? Chi cerchi? Essa, pensando che fosse il giardiniere, rispose: Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo, e io andrò a prenderlo. Gesù le disse: Maria! Allora, lanciandosi verso di lui, esclamò in ebraico: Rabbuni, che significa: maestro. Gesù le disse: Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre. Và piuttosto dai miei fratelli e annuncia loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e Dio vostro. Maria di Magdala andò dunque ad annunciare ai discepoli: Ho veduto il Signore ed ecco ciò che mi ha detto.

 

Maria di Magdala indica la strada per cercare  Gesù.

Maria di Magdala ama oltre la morte. Ama nonostante la morte. Ama più della morte. Prepara gli oli profumati per prendersi cura del corpo di Gesù. Non ce la fa a stargli lontano, per lei non è finita. Ritorna da lui.  Ritorna, non lascia perdere, non mette via, non chiude. È fedele. Non abbandona.

Trova la tomba vuota. Non c’è più. Pensa che lo hanno portato via. Anche tu, puoi non trovarlo più. Te lo portano via. Te lo rubano, te lo annullano, lo cancellano. Ti fanno credere che è finito, che è inutile, che è scomodo.

Te lo porta via il dolore. La delusione, l’angoscia, la rabbia, l’invidia, la vendetta,  il male.  Ti  accecano e non ti fanno più vedere. E rimani orfano di lui.

Quando ti rendi conto che te lo hanno portato via, inizia la ricerca vera. Dove sta? Dove andare?

Maria va a chiedere aiuto agli apostoli. Loro vanno a vedere,  guardano e ritornano nelle loro case. Ma lei non va via. Rimane lì davanti, per capire, per amare, per cercare. È disperata. Ha bisogno di lui, non vive senza. È il suo Signore, la sua vita, non può farne a meno, non vuole farne a meno.

Piange. Vive l’angoscia dell’abbandono, della solitudine, del distacco dal Signore. Risponde all’angelo che piange perché non sa dove lo hanno messo. Altro dolore: non si sa più dove è.  Che ne hanno fatto.  Anche tu, dove lo hai relegato  nel tuo cuore? Dove lo hai nascosto? Dove lo hai messo? Cosa ne hai fatto?

È allora che il Signore arriva. Ma lei non lo riconosce, non è ancora ora. Anche Lui le chiede: “Perché piangi?“. Il Signore entra così nel tuo dolore, nella tua mancanza, nel tuo vuoto di lui. Entra e ti  risolleva, ti fa risorgere, ti fa sentire che non c’è più motivo per cui piangere.

Le chiede: “Chi cerchi?” Il Signore vuole essere cercato, chiamato, voluto, in modo chiaro, deciso, libero. Vuole essere scelto. Solo così ci può essere un rapporto vero, un amore vero, che duri per sempre.

Maria non lo riconosce, non lo vede com’è. Ha gli occhi aperti sul mondo, non li ha ancora aperti sul divino. Per vedere Gesù deve prima fare la sua professione di fede. Prima di manifestarsi Gesù ti chiede di esprimere chiaramente la tua fede.

Maria risponde: “Se lo hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e andrò a prenderlo“. Come se dicesse:  “Ti supplico, dimmi dove sta, non importa se sei stato tu, l’importante è ritrovarlo. Lui conta più di ogni cosa. Dimmi dove sta e io andrò,  sono pronta a fare qualunque cosa, ad andare in qualunque posto, ma andrò subito, per riprenderlo, per ritrovarlo, per servirlo, per non lasciarlo solo, per onorarlo, per amarlo. Ridammelo, ti prego, rendimi il mio Signore!!”  Lo dice in modo vero, autentico, sincero, accorato.

Dopo questa professione di fede,  il Signore si fa riconoscere e dice: “Maria!” Anche a te, ti chiama per nome, con il tuo nome. Entra nella tua storia, nel tuo mondo, in quello che tu sei, ti incontra in modo personale. È il Signore che ti viene incontro e che ti apre gli occhi.

Solo ora Maria, alzando gli occhi, lo riconosce e lo chiama: “Maestro!”  Anche tu puoi alzare gli occhi e incontrare gli occhi di Gesù,  pieni di amore per te. Incontrare il suo sguardo, lasciarti guardare dentro, lasciarti toccare il cuore.

Quello che sperimenti è uno sguardo divino. È lo sguardo del risorto, del Signore Gesù che si è rivestito della sua gloria. E in quello sguardo si aprono le porte del Regno dei cieli.

Dopo l’incontro, la missione. “Ai miei fratelli vai a dire che salgo al Padre mio e Padre vostro, mio Dio e Dio vostro.” E lei annuncia: “Ho visto il Signore! Gesù è risorto!”  

L’incontro continua negli altri. Passa agli altri.

 

 

 

 

Il concetto di Dio.

Il concetto di Dio.

 

           

 

 

 

 Cosa significa  Dio ?          La filosofia ce lo dice.   Dio è un Dio,  quando è,  tutte queste cose  insieme:

 

–           Essere.      Pura essenza, qualcosa che è in sé e per sé,  eterea,  (che non si tocca),  invisibile,  che si distingue dalla materia, dal visibile,   da ciò che è concreto.

–           Primo     Quello che è venuto prima di tutto.   Il Principio da cui ha avuto origine ogni cosa.

–           Infinito.     Senza fine, non finisce mai.   Senza confini, è dappertutto,  è in tutto.

–           Illimitato.   Non ha  limiti.  Non è determinato dal tempo e dallo spazio.  Non è condizionato da niente.   È  senza lo spazio.

–           Universale.    Non è una parte,  non è particolare o individuale.  Uni-versale.  E’ una cosa sola,  che tiene dentro di sè tante cose diverse.    E le unifica.    Le accomuna e le rappresenta.

–           Eterno.     È senza il tempo. Non è nel tempo.   C’è sempre stato,  c’è  e sempre  ci sarà.   Non è mai nato e non morirà mai.   Vive da sempre e per sempre.

–          Assoluto.    È tutto.  Anche da solo è tutto.  Completo, totale.  Libero da ogni condizione o paragone (ab-solutus =  sciolto da, non legato).   Basta a se stesso,  non ha bisogno di altro.  Non dipende da altro. Non è condizionato da altro.

–        Perfetto.   Compiuto, pieno.  Senza difetti o imperfezioni.  Senza mancanze.

–        Essere supremo.   È l’essenza al massimo grado.  Il più grande.  L’Eccelso, l’Altissimo.

 

 

La materia  quindi non può essere Dio  (materialismo),  perché è concreta, visibile, limitata e condizionata.  È particolare, ha confini, può essere misurata, è nel tempo e nello spazio.

La ragione non può essere Dio  (razionalismo),  perché non ha generato l’universo. Non è venuta prima di ogni cosa e non sussiste indipendentemente da tutto.

È parte della realtà e non la contiene tutta e non è in grado di riprodurla.  Si basa su leggi logiche definite, particolari, specifiche, meccaniche. Quindi non è infinita, universale, assoluta.

La scienza non può essere Dio (scientismo) perché si basa sulla ragione, sulla matematica, sullo spazio e sul tempo e da questi è condizionata.   È finita, limitata, ha confini.

È preziosa perché ci aiuta a conoscere e misurare le dinamiche della natura, ma non ha dato origine alla materia che studia e alla stessa ragione su cui si basa e   non sa rispondere al senso e allo scopo della vita.

L’uomo non può essere Dio, (umanesimo) né lo possiede in sé, perché si identificherebbe con lui e l’uomo non è eterno, illimitato, infinito.

Né può comprendere Dio perché l’Infinito non può essere tenuto dentro da una cosa finita, né il Perfetto dall’imperfetto e il Tutto da una parte.

 

 

Il   Big Bang    (parola inglese che significa: Grande scoppio),   è un’idea, una ipotesi, una teoria.   Un pensiero di alcuni scienziati,  per spiegare l’origine dell’universo.     Per loro, l’Universo ha avuto origine da una esplosione di materia,  che ha riempito tutto lo spazio.   E tutto poi,  si è formato per caso.

Questa teoria ha molti limiti,  e non è più confermata dalle ultime scoperte.    Uno scoppio ha una prima forte spinta,  e poi tutte le cose lanciate diminuiscono di velocità sempre di più,  fino a zero, fino a fermarsi.     Invece, la moderna fisica ha scoperto che tutti i corpi celesti,   più passa il tempo,  più aumentano di velocità.

 

Albert Einstein,   premio Nobel per la fisica, il più grande scienziato,  diceva che: “Dio non gioca a dadi”. Cioè, tutto quello che c’è,  non è dovuto al caso.    Non è dovuto a un tiro a caso,   come con i dadi.      La natura è talmente piena di ordine, di scopo e di armonia, che fa pensare a un’intelligenza suprema.   Einstein chiamava Dio,  “Intelligenza superiore,.. e Signore di tutta la creazione e della legge naturale”.

Diceva:  “Chiunque è seriamente impegnato nella ricerca scientifica, si convince che vi è uno Spirito che si manifesta nelle leggi dell’universo. Uno Spirito molto superiore a quello dell’uomo. Uno Spirito di fronte al quale possiamo solo provare un senso di umiltà.”

E ancora:   “Tutti danziamo una melodia meravigliosa,  suonata nello spazio,  da un musicista invisibile.”   (Einstein)

 

 

 

 

 

 

Attenti al lupo.

 

 

 

 

Gesù continua ad usare la similitudine delle pecore per mettere in luce l’atteggiamento da ‘lupo’ dei farisei. Loro lo assalgono, lo vogliono sbranare perché si dice ‘il Cristo’, l’Unto del Signore, il consacrato, il Messia, il Figlio di Dio. La verità è che erano carichi di invidia, non sopportavano che qualcuno poteva  avere più potere di loro, che qualcuno poteva  mettere in discussione la loro superiorità, il loro giudizio, le loro regole. Loro si facevano chiamare giudici e ‘dei’ ed erano i padroni indiscussi su tutto. Erano loro gli dei. Non c’era posto per un altro dio, per il Figlio di Dio. Gesù gli dice che i miracoli lo testimoniano, ma proprio questi li mettono in crisi, loro non li facevano. Sanno che è vero, che è più forte di loro, per questo lo vogliono uccidere. Per continuare a comandare.

Persone così, onnipotenti, invidiose, gelose, ipocrite, false, ti fanno credere di essere gli unici veri pastori. Vogliono gestire il tuo cuore, vogliono portarti sulla loro strada. Ma ti stanno rubando la tua identità, la tua dignità. Sono ladri. Ladri che entrano dalla finestra, in modo subdolo. Vengono a rubare, a rapire, a distruggere le parti positive di te, per invidia, gelosia,  perché non sei come loro. Per farti come loro.

Fai fatica ad affrontarli perché non riesci ad essere cattivo come loro, incosciente, incapace, assassino.

Solo Gesù riesce ad affrontare la cattiveria, il male, l’ipocrisia che c’è in loro.  Metti la tua vita nelle mani di Gesù, il vero Pastore. Impara a conoscerlo, ascolta la sua voce e seguilo.

Se sei con Lui, nessuno potrà farti del male e distruggerti, nessuno diventerà padrone della tua vita. La tua vita non andrà mai perduta e diventerà eterna. Se sei con Lui, nessuno potrà portarti via,  disperderti, rubarti, strapparli al Lui.

Perché è Dio Padre che ti ha dato a Lui. Il Padre, il Creatore, il Principio di tutte le cose, è il più grande di tutti, è più forte di tutti. Più forte di ogni male. E niente e nessuno potrà mai rubare o strappare dalle sue mani, i suoi figli.

È il Padre che, nel Figlio, con il Figlio e attraverso il Figlio, è il tuo Pastore.

 

 

 

Il tuo pastore.

 

 

 

 

Io sono il buon Pastore”, dice Gesù.   Ma il tuo pastore chi è?   Chi è quello a cui fai riferimento?   Quello a cui guardi,  da cui vai,  a cui chiedi, quando non sai che fare?  Quello a cui ti affidi, nelle cui mani hai messo la tua vita?

Chi è quello che domina la tua vita, che segui in modo automatico, senza pensare, senza reagire, senza sentire.  Chi è quello che non puoi contraddire, quello senza il quale ti senti nulla?

Quello è il tuo pastore. Può essere una persona, o anche la gente, l’opinione degli altri. Può essere il denaro, i soldi, il potere, il possesso, il dominio, il successo.  Può essere la rabbia, il dolore, l’angoscia, la paura, quello che ti porta dove non vuoi andare, che ti fa fare quello che non vorresti fare, che ti fa sentire quello che non vuoi sentire.

Non sono pastori, sono mercenari. Il mercenario non è capace di guidarti, perché non gli appartieni. Non ti conosce veramente, non gli importa di te  perché pensa solo a se stesso, alla sua convenienza e al suo guadagno e ti usa. Non darà mai la sua vita per te. Lo riconosci quando c’è un pericolo, quando hai bisogno, quando arriva “il lupo”, il male, il pericolo, la distruzione, la malattia, la morte. Allora scappa, non lo trovi più, rimani da solo.

Gesù è il buon Pastore,  perché ti conosce in profondità. Lui ti ha creato.  È l’unico e vero pastore, perché sa chi sei,  si prende cura di te e conosce la strada giusta per te. Conosce la strada che porta al Padre. Sa dove andare per le strade misteriose della volontà di Dio. Le strade di Dio non sono le nostre, ma il Figlio le conosce perché è Lui stesso Dio e perché conosce il Padre.

 

Ma perché Gesù ci considera pecore? Perché proprio questo simbolo? Usa questa similitudine, dopo aver guarito il cieco nato, per spiegare ai farisei che cosa voleva dire con: Sono venuto perché coloro che non vedono, vedano e coloro che vedono, diventino ciechi.” Usa il simbolo della pecora perché assomiglia al cieco. Non è stupida, è molto intelligente e molto preziosa, è umile, ma ha la caratteristica di “farsi portare”, di appoggiarsi a qualcun altro, alle altre pecore, per andare avanti, come il cieco. Il cieco va dove lo portano.

Ecco la fede. È affidarsi, è lasciarsi portare come la pecora dal pastore.  E’ lasciarsi guidare, ma dal Signore tuo Dio. Da chi conosce il senso, la missione della tua vita, da chi ti ha formato, preparato, forgiato per quella missione. Da chi ti ha dato quella missione. Solo lui ne conosce il sentiero misterioso, il significato e la meta. Se ti affidi, se ti lasci portare, se sei come il cieco, allora vedi. Allora puoi vedere l’invisibile,  l’essenza,  il senso delle cose, i colori della vita,  puoi conoscere Gesù in modo profondo, vero e vivo.

Se invece non sei cieco, come i farisei, se pensi di vedere, di capire tutto.  Se  quello che pensi tu, vale più di ogni cosa, se  che quello che dici tu, non può essere messo in discussione. Se il tuo giudizio è assoluto, totale, indiscutibile. Se  il tuo sguardo, la tua ottica è il centro del mondo e dell’universo, allora significa che non potrai mai vedere quello che conta veramente, l’invisibile, l’Altro da te, l’inconoscibile, l’infinito, l’eterno, il Signore Dio. Non puoi vederlo perché il peccato della superbia te lo impedisce, è quello che ti rende cieco.

Scegliere Gesù, come  l’unico, vero, autentico Pastore, significa seguirlo, appoggiandosi al lui come un cieco, fidarsi di lui, mettere il proprio cuore in lui e lasciarsi portare su strade sconosciute e misteriose. Significa fondarsi sulla sua vita donata, sulla sua fedeltà, sulla sua obbedienza al progetto di salvezza.

Allora entrerai in una dimensione nuova, sconosciuta, misteriosa. Entrerai  nella dimensione divina, eterna.  E  in Gesù, con Gesù e per Gesù, andrai  incontro al Padre.

 

 

Vivo e vero.

 

 

 

 

Gesù sta in mezzo a loro e dice: “Pace a voi”. La pace di Gesù che significa per te? Essere sempre remissivo? Rinunciare ad arrabbiarti? Non contraddire mai nessuno? Evitare ogni forma di conflitto? Non fare la guerra? Rischi di trovarti così in uno stato mentale di lavoro forzato, di arresto domiciliare, di esilio da te stesso. Puoi apparire come un santo, ma gli altri non avvertirebbero  nessuna luce o calore.

La pace di Gesù significa vivere quello che hai nel cuore, ma metterlo in Gesù risorto. Significa fare di Gesù il centro del tuo cuore. Significa farlo diventare il cardine della tua vita. Il riferimento, il fulcro, il motore della tua vita. Significa metterlo al primo posto, al di sopra di tutte le tue preoccupazioni, ansie, paure. Nonostante le tue preoccupazioni. Lui il principio e la fine di tutto te stesso. Lui con le mani ferite e il costato squarciato nel suo corpo glorificato.

È il Cristo risorto che dà quella pace. Solo lui, il Signore risorto al centro del tuo cuore, riesce a placare la tempesta dentro, ad ordinare ai venti e al mare di placarsi. Solo lui riesce a ristabilire l’armonia quella vera, quella giusta, a riunificare quello che sembrava diviso, a ricomporre quello che sembrava definitivamente spezzato, a ricostruire quello che sembrava perduto. Lui è la Pace.

Gli apostoli credevano di vedere un fantasma. Forse anche tu pensi che Gesù non è vivo. Che Gesù non è vero. Pensi che è frutto dell’immaginazione, un fantasma degli altri, o anche tuo. Un’idea. Una ipotesi. Una sensazione. Un’impressione. Una suggestione.

È Gesù che ti risponde di non aver paura. È la paura che impedisce un rapporto vero, un incontro vero. La paura di altro da te. La paura di ciò che non conosci. La paura genera il dubbio. Per superarla ti dà la strada. Tocca e guarda! Un fantasma non ha carne e ossa. Un fantasma non si può toccare. Quello è un corpo, è una persona reale. È una persona concreta. Te lo dimostra con la cosa che ti è più familiare: il mangiare. Solo un corpo vero lo può fare. Solo un corpo vivo.

Gli apostoli sono ancora pieni di stupore. Forse anche tu. Come può un corpo tornare in vita, in carne e ossa? Per noi non è possibile, ma per il Figlio di Dio, si. Lui ha dato la vita a tutto, perché non potrebbe farlo con il suo corpo? Lo aveva già fatto con Lazzaro. Lui è l’autore della vita. Lui è la Vita. Ci ha dimostrato così che in lui la morte è stata vinta, le ferite non fanno più male, il dolore trova un senso, il corpo è santificato, la vita diventa eterna.

Toccarlo  significa allora entrare in una relazione viva, in una relazione vera con Lui. Significa sperimentare che  Lui è veramente vivo e vero. Significa provare, sentire, vivere, incontrare in profondità, nella verità e nella realtà, il Signore risorto.

Allora Lui ti apre la mente e ti fa comprendere le scritture. Capirai che era tutto previsto, fin dall’inizio della storia della salvezza. Tutto era riferito e rivolto a chi l’avrebbe incarnata e realizzata: il Figlio di Dio, Dio stesso, il Cristo che doveva soffrire, morire e risorgere.

Lui ora invia anche te a testimoniare che la salvezza si è compiuta. Ad annunciare che in Gesù risorto tutti gli uomini possono essere  liberati dal male e dal peccato. Possono risorgere e tornare persone nuove.

Tornare come figli  nelle braccia del Padre.

 

 

 

Esiste Dio?

 

 

 

 

Esistono segnali, tracce, orme, impronte,  di Dio nella profondità del nostro inconscio. C’è qualcosa di innato, di ancestrale, di primordiale, di originario che scaturisce in modo naturale in ogni uomo,   e rivela l’esistenza di Dio.

 

Nel nostro inconscio c’è   il bisogno di un amore:

–            Totale.   Non cerchiamo solo un amore vero, autentico, sincero. Lo desideriamo totale, assoluto. Pieno, compiuto, perfetto.

–             Infinito e illimitato.   Senza limiti e senza confini, che non sia condizionato dal tempo e dallo spazio. Che ci ami anche da lontano e nel tempo allo stesso modo.

–            Eterno.    Per sempre, che non finisca mai.

–            Gratuito.     Totalmente gratuito.  Senza interesse, senza egoismi. Senza scopi diversi.  Senza condizioni,  senza esami,  senza voti,  senza ricatti.

–            Che ci conosca in profondità.     Che sappia tutto di noi. Che sa quello che siamo veramente, che ci riconosca.

–            Che ci capisca completamente,  senza parlare.      Che sia in sintonia così forte da cogliere ogni nostro respiro e ogni desiderio, ogni bisogno e lo soddisfi senza che glielo chiediamo, senza che glielo spieghiamo.

–            Totalmente fedele.    Che non ci tradisca mai.  Mai.

–            Che non c’è abbandoni mai.   Che non si separi da noi per nessun motivo,  da non perdere  mai.

–            Che non ci lasci mai i soli.    Sia con noi sempre, sia presente sempre,  in ogni momento, particolarmente nella fatica,  nel dolore,  nella malattia.

–            Che ci nutra e ci protegga.     Che si prenda cura di noi e ci venga incontro quando non ce la facciamo da soli.

–            Che ci consoli.    Che ci rincuori sempre con tenerezza e delicatezza tutte le volte che ne abbiamo bisogno.

 

Tutte queste cose noi le cerchiamo nell’altro che amiamo, marito, moglie, figlio.

Ci arrabbiamo molto se non le troviamo perché pensiamo di aver fallito, oppure di aver sbagliato persona, o di non essere stati capaci di farci amare. Il sentimento di tradimento delle nostre aspettative è tanto forte che arriviamo a rifiutare l’altro e a cercare un’altra persona che possa rimarginare la nostra ferita.

Il problema non è l’altro. Il problema è che cerchiamo nell’altro qualcosa che l’altro non potrà mai darci. Lui ha i suoi difetti, e ci ama come può. Siamo noi che stiamo cercando nel posto sbagliato.

I bisogni che abbiamo, hanno a che fare tutti con l’assoluto, l’illimitato, l’eternità, con il SEMPRE e con il MAI. Possiamo trovare nell’altro un riflesso di queste cose, ma mai trovarle nella loro forma compiuta. Perché sono di Dio.

Se Dio non esistesse perché abbiamo dentro cose che ci portano a lui?   Se la nostra esperienza è fatta solo di cose finite, imperfette, limitate,  perché stiamo male se l’amore è imperfetto, parziale, infedele, egoista? Chi ci ha messo dentro il desiderio di qualcosa di diverso da quello che sperimentiamo?

 

Bisogno di eternità. 

Non ci rassegnammo alla morte, perché? Abbiamo un’aspirazione forte a non voler morire, ad una vita che duri per sempre.  All’immortalità.

Perché, se la nostra esperienza è fatta di cose precarie, fragili e mortali? Da dove ci viene questo bisogno a cui non sappiamo rinunciare?

 

Bisogno di pace.

Il dolore ci distrugge, ogni difficoltà, malattia, ostacolo, ci rovina una pace desiderata, aspettata, sognata.

Ci arrabbiamo perché attribuiamo la colpa agli altri. Ma la pace senza le pene, senza la paura, senza la malattia, non fa parte della condizione umana.

 

Bisogno di spiritualità.

È il tendere, il cercare qualcosa di diverso dalla materia, di invisibile, di sconosciuto, di inafferrabile, di misterioso.

Perché lo cerchiamo? Come lo sappiamo se la nostra esperienza è concreta? Perché ci sentiamo meglio se ci mettiamo in relazione con lo spirituale e il divino?

 

Sintonia con la natura.

Di fronte alle meraviglie della natura, sentiamo che c’è qualcosa che ci supera, che è più grande di noi, qualcosa che è al centro di un’armonia perfetta, qualcosa che l’ha generata e a cui tende.

Sentiamo che c’è qualcosa in noi che  risuona in sintonia con quello che vediamo. È come se le due bellezze comunicano in profondità e si parlano e si riconoscono e cantano insieme al loro Creatore.

 

Funzione del bisogno.

Ogni cosa in natura ha una sua funzione,  è finalizzata a qualcosa.

Se esiste l’odorato esiste anche il profumo o l’odore  per cui è stato impostato.    Se esiste la vista esiste qualcosa da vedere,  l’udito è in relazione al suono,  il tatto alle cose sensibili.

Se nella nostra mente ci sono i bisogni di cui abbiamo parlato,   esiste di sicuro qualcosa che li soddisfa,   qualcosa che corrisponde alle loro caratteristiche,  qualcosa per cui sono stati creati.

Poiché le loro caratteristiche riguardano tutte:    l’infinito, l’illimitato, l’assoluto, l’eterno, l’universale,    di sicuro esiste qualcosa che ha in sé tutto ciò.     Questo è Dio.

Di  sicuro  esiste Dio.

 

 

 

 

 

 
 

Se non vedo, non credo.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.  Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli.

 

I discepoli si erano chiusi, rintanati, nascosti, per timore. Avevano paura. Gesù entra nella loro paura, nella loro chiusura e dice: “Pace a voi”. Basta soffrire, basta tristezza, basta straziare il cuore. È lui la Pace. E mostra le mani e il fianco. Mostra le ferite sul suo corpo glorioso.

Perché ci sono ancora le ferite, se è risorto, se è tornato in vita? Perché non si sono rimarginate, cancellate? Perché  rappresentano la passione e la morte,  e senza morte non c’è resurrezione. Perché in quelle ferite, in quelle piaghe, c’è tutto il nostro dolore, che è diventato parte di quel corpo glorioso. Ci siamo noi in quelle ferite.

Solo il Figlio di Dio poteva prendere  nelle sue piaghe,  tutto il nostro male, tutto il nostro dolore più profondo, che ci ha  bucato e squarciato il cuore. Ora ce le mostra e ci mette in relazione con loro. In quel corpo glorificato sono accolte, risanate, trasformate. In quel corpo le ferite hanno un senso e partecipano della resurrezione. Sono quelle ferite che ce lo fanno riconoscere.

Ricevete lo Spirito Santo“. È il Padre che, per mezzo del Figlio suo, ci dona lo Spirito Santo. Lo Spirito di Dio. Viene da Lui, da Dio stesso.

Tommaso non c’è. Non ha visto il Signore. Non può vederlo perché deve vedere e toccare, per credere. Forse anche tu pensi che  solo ciò che si vede e si tocca è vero. Se esiste solo ciò che  puoi misurare e riprodurre in laboratorio, allora anche l’amore non esiste. Puoi vedere, toccare, pesare l’amore di tua moglie o riprodurre in laboratorio l’affetto di tuo figlio? Ci sono cose che sperimenti senza vedere o toccare. Ne vedi solo gli effetti,  ma non la sostanza. Così anche Dio.

Gesù ritorna per incontrare Tommaso. Lo invita a mettere il dito nei buchi dei chiodi e la mano nel costato. È quello che chiede a te. Anche tu devi mettere il dito, devi entrare in quella ferita, nella tua ferita, nel tuo male, nella piaga del corpo del Signore. Devi toccare l’impronta del chiodo, il vuoto del chiodo, per ricordarti che non c’è più. Devi mettere la mano nel suo costato, dentro la parte squarciata e il cuore ferito. Devi toccare il sangue e l’acqua che sgorga dal suo cuore,  per farti rigenerare, per farti salvare. Devi sentire e provare anche tu, che quello è veramente il corpo del Signore!

Ora che lo hai sperimentato non puoi più, non credere, ma diventi credente. Ora puoi dire: “Mio Signore e mio Dio“. Si, sei proprio tu, il mio Dio. Il mio Signore, il mio tutto, il mio centro, il mio inizio, la mia meta.

 

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.” Non chiedere a Dio una prova certa o un segnale concreto, attendibile, verificabile, della sua esistenza.  Non lo fa, perché saresti obbligato, condizionato, costretto a riconoscerlo, a subirlo. Non lo fa, perché  ti leva la libertà di cercarlo, di trovarlo, di sceglierlo. Non lo fa,  perché  ti ama veramente, ti rispetta.

E ti aspetta a braccia aperte.

 

 

La tua croce.

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Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

 

 

 

 

Tutti abbiamo la nostra croce.  Quello che ci differenzia è che cosa facciamo.

Puoi viverla come una condanna che ti domina e ti schiaccia.  E odiarla.

Puoi vergognarti e nasconderla  in tutti i modi a tutti.  Ed evitarla.

Puoi negarla e rifiutarla, aggredendo gli altri  e dare la colpa a  loro.

Puoi prenderla sulle tue spalle  e metterla dentro al percorso di Gesù nel calvario.

 

Se metti il tuo dolore dentro il calvario di Gesù, scopri  il senso.

Puoi entrare nella Passione di Gesù come il Cireneo. Portare la croce al suo posto per un po’. Tenere la tua croce sulle tue spalle con tutto il  tuo dolore, l’angoscia e la fatica, con lui al fianco. In quel momento potrai vedere lo sguardo di Gesù che ti capisce,  ti ama, ti  accompagna e ti prepara il paradiso.

Puoi entrare nella Passione come la Veronica. Prendere il tuo cuore e donarglielo per alleviarlo, per ristorarlo. E ti  accorgerai che sul tuo cuore si è impresso il suo volto. Per sempre.

Puoi fare come il ladrone buono e chiedergli di non dimenticarsi di te.

Puoi fare come Giovanni ai piedi della croce e accettare Maria come tua madre.

Puoi fare come Gesù  e abbandonarti  nelle braccia del Padre.

E  la tua croce  sulla  sua  croce,   con  Lui, in Lui e per Lui,  diventerà  la tua salvezza,  la tua resurrezione,  la tua vita vera.

Per l’eternità.

 

 

 

 

 

Il nostro male.

 C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui……Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra….Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano:[37]«Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».  …Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 

 

 

 

Chi siamo nella passione di Gesù?   Qual è il male che abbiamo dentro?

Siamo quelli che lo vogliono morto?  Che isolano,  bersagliano e vogliono eliminare chi non la pensa come loro, chi li mette in crisi.

Siamo quelli che lo tradiscono per 30 denari?   Che lo vendono  per altri  idoli.

Siamo quelli che lo giudicano e lo condannano?  Quelli che stanno sempre con il dito puntato contro gli altri.  Quelli che accusano senza pietà.  Giudici di tutto e di tutti.

Siamo Pilato che si lava le mani?  Che non vuole prendere mai posizione. Che pensa principalmente ai propri interessi. Che cerca di accontentare gli altri,  il popolo, la gente,  per timore di non essere accettato.

Siamo i flagellatori che lo legano alla colonna,  che insultano, sputano su ciò che è buono?  Quelli che frustano, aggrediscono, calpestano.  Siamo quelli  che si sentono padroni della vita dell’altro.  Siamo i vigliacchi che si sentono forti davanti alla persona inerme,  che non può reagire,  che non si difende.

Siamo quelli che gli  mettono la corona di spine e lo prendono in giro?  Perché noi ci sentiamo i veri re, quelli che dominano e non sopportano che qualcuno sia al di sopra di loro.  Quelli che non vogliono neppure sentire parlare di Dio perché sono al centro dell’universo.

Siamo quelli che gli mettono la croce sulle spalle?  Quelli che caricano con pesi insopportabili gli altri e anche noi stessi.  Quelli che opprimono, soffocano.   Quelli che mettono la propria colpa sulle spalle degli  innocenti.

Siamo quelli che crocifiggono Dio?  Lo inchiodano ai loro modi di pensare, alle loro regole chiuse, alle loro impostazioni predefinite. Quelli senza cuore, senza pensiero, che eseguono solo quello che altri hanno deciso. Quelli che pensano solo alla loro convenienza e a spartirsi le vesti, nella noncuranza totale del dolore.

Siamo il ladrone crocifisso, ostile, ostinato,  chiuso a chi lo può salvare?

Siamo quelli che lo sfidano, e si fanno beffe di Dio?

Siamo quelli che lo uccidono perché li oscura,  perché  è più importante di loro.   Quelli che lo fanno morire per avere tutto lo spazio,  tutto il potere,  tutto il giudizio sul mondo.

 

Quelli che lo vogliono eliminare anche negli altri,   per non essere i soli a morire,  dentro.