Il pane dal cielo

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».  Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

 

Di pane,  disceso dal cielo,     ce n’è  uno solo.

 

Non sei tu.

Vuoi farlo tu , il pane del cielo.    Ti metti tu,  al posto del cielo.   Lo fai tu, il pane del cielo. Con la tua farina.     Ma non nutre. Ma non placa. Ma non sazia.                                             È l’anima,  che ha fame.     Una fame profonda.  Una fame potente. Una fame rovente.        E non gli basta il tuo pane.   E non lo vuole il tuo pane.

 

È Gesù.

È Gesù,   il pane del cielo.    L’unico pane,  disceso dal cielo.    Viene dal Padre.                   Il pane vero,  il pane vivo.   Con il sigillo del Padre.

È lui,   che cerca l’anima.    È di lui,  che ha fame l’anima.     E canta e danza,                     quando in lui si placa.   Quando in lui si sazia.

È lui,   che cerca il cuore.    È di lui,  che ha sete il cuore.    Non gli basta il tuo amore.         E quello degli altri.     Lo vuole infinito, completo, totale.  Gratuito.    Sempre presente,        che lo consola sempre,  e non lo lascia mai.      Che dura per sempre, e non finisce mai. Solo Dio,  glielo può dare.

 

E  non hai  fame.
E  non hai  sete.   Mai.
Se Gesù,  è il tuo cibo.

È   l’ Eucarestia.

 

 

 

 

 

 

 

Il pane.

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

 

 

E tu,     dove lo trovi  il pane,   per sfamare  tanta gente ?

 

Nelle tue mani.

È sempre quello.    Sempre povero. Sempre misero.   Sempre poco.  Troppo poco.       Per poco.
Non basta mai.   Non basta neppure a te.  Figurati agli altri.    Non ce la fai, a darlo agli altri. Rimani senza.   Tu,  e gli altri.

 

Nelle mani di Gesù.

Metti  il tuo pane,   nelle mani di Gesù.      Quello che hai. Quello che sei. Quello che vuoi.   E il pane,    non è più lo stesso.      Non è più povero.  Non è più misero.  Non è più poco.   Non è più   per poco.
E non finisce .   E si riforma.  E ritorna.     Nelle mani di Dio,  si ricrea.    E arriva  a tutti.       E nutre  tutti.     Te,  e gli altri.

 

Nella  Messa.

Gesù,  è il pane,  il pane del cielo.    Di lui,  la gente ha fame.   Di lui,  la gente ha  sete.        È lui,  che ti dà    il suo corpo  e il suo sangue.    Il suo cuore.     Ancora.

E non hai più fame.
E non hai più sete.

Quando  c’è Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Venite in disparte.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

 

 

E tu,   ci vai in disparte,  con lui?

 

Non ci vai.

Corri di quà,  corri di là.     Vai,  e vieni.  Su e giù.   Senza sosta.   Dipende tutto da te.        Se non ci sei tu.   Non c’è Gesù.
Non vai,  in disparte con lui.     Non vuoi stare, in disparte.   Non vuoi stare da parte.      Devi stare al centro.    Ti devono vedere. Ti devono notare. Ti devono guardare.
Non vuoi stare da solo,  con lui.       E sei solo, senza di lui.

 

Vai con Gesù.

In disparte.    Dalla parte di Gesù.   Stai dalla sua parte.  Stai con lui.
Da soli,  in un luogo deserto.    Per sentire il battito del tuo cuore.   Per farlo battere insieme al suo.   Per mettere il tuo volto,  nel suo.

In lui,   ti riposi.  Ti ritrovi.  Ti ripari.    E ritorni intero. E ritorni vero.

 

Ora,  vai incontro  alle folle.      Con Gesù avanti,  e tu dietro.   Con lui prima,  e tu dopo.     Il suo volto,  prima del tuo.     Il suo cuore,  prima del tuo.

È lui,   che cercano.                                                                                                                È lui,    che vogliono.                                                                                                                 È lui,    che aspettano.

 

 

 

 

 

 

 

A due a due

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

 

Anche a te,  ti manda,   Gesù.

Non ti manda da solo.     Ma a due a due.    Perché tra voi due,  c’è lui. 

 

Con solo un bastone.    Perché è lui,  il tuo bastone.   È lui il tuo appoggio.  Il tuo sostegno. È  la sua croce.
Senza pane.        Perché è lui,  il tuo pane.    È il pane che porti  agli altri.
Senza sacca.      Perché è lui,  che ti contiene.    Che tiene quello che sei,  quello che fai.
Senza denaro.     È lui quello che hai.   Non ti serve altro.   Non hai bisogno di altro.           Ci pensa lui.
Con i sandali.       Con lui alla base.    Così ti porta lui,   dove vuole lui.
Senza due tuniche.   Senza apparenza.  Nella sostanza.   Vestito di Gesù. Come Gesù.

Con il potere sugli spiriti.     Solo Gesù,  ce l’ha.     È lui,  che lo mette lui sulle tue mani.       È lui che lo fa con te,  con le tue mani.

E ti manda,  a guarire.    A liberare. A risanare.    Le persone ferite.

 

E   lo aspettano.
E   ti aspettano.
A  braccia aperte.

 

 

 

 

 

 

Disprezzato.

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.  Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.  Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

 

 

Gesù,    insegna  nella sua patria.                                                                                                   E tu,  lo apprezzi?

 

No.

Lui,   non può essere  più  di te.    Non può stare, sopra a te.     Non deve avere più di te.   L’in- vidia   ti rosica.   Ti acceca.     Non lo vedi proprio.  Non lo vuoi vedere.   Non lo vuoi sentire.  Non lo vuoi sapere.

E lo abbassi.   Lo schiacci.   Lo disprezzi.     Lo fai scendere al tuo livello.  Dove sei tu.      Lo fai,  uguale a te.     Lo fai  piccolo,  più di te.     Lo fai  banale.  Come te.

 

Si.

Lui è il Signore.    E tu, sei  piccolo.    Quando sei piccolo,  fai posto alla sua grandezza.     Sei debole,   e fai il posto alla sua forza.    Sei fragile,  e fai posto alla sua potenza.

Ti metti nelle sue mani.     Lasci che le sue mani,  si pongano su di te.    Lasci che la potenza di Dio,   scenda su di te.     E guarisca  la tua ferita.

 

E diventi  un prodigio.

Nelle mani di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Sii guarita.

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.  Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

 

 

E tu,   come ci vai,  da Gesù ?

 

Ci vai,  con le tue ferite.    Gli porti,  le tue ferite.      Lo cerchi  per le tue ferite.                       Quelle che gli altri,  non hanno capito.   Quelle che gli altri,  non hanno veduto.                  Quelle che gli altri,  non hanno guarito.

Sei sfinito.  Ti hanno finito.   Ti hanno preso tutto. Ti hanno levato tutto.  Hai perso tutto.  Non hai più la forza.                                                                                                              Ora è Gesù,  la tua forza. La forza di Dio.  Quella che può tutto.

 

Ma devi toccare  il suo mantello.                                                                                              La tua mano  deve toccare,  entrare in un contatto  reale, concreto, vero,  con lui.               Ci devi  mettere le mani.     Ci devi  mettere il cuore.    Davvero.

 

Ed ecco passa,  la forza di Dio.   Lo Spirito di Dio.  L’Amore di Dio.  Passa.                          Da lui,  a te.

Ma non puoi  stare nascosto.    Devi uscire allo scoperto .  Devi dirlo chiaro.                         Davanti a tutti.

 

E ti guarisce.  E ti salva.

Ecco la fede.

 

 

 

 

 

 

La nascita di Giovanni

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».  Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.  Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. 

 

 

 

La nascita di Giovanni.   Quando non era possibile.    Perché,  a Dio è possibile.          Zaccaria non ha creduto.   Per questo,  è rimasto muto.

 

Muto.    È la gravidanza,  che ha vissuto anche Zaccaria.                                                       Muto.    Senza la voce.    Per dare spazio solo alla voce di Dio.                                              Muto.    Senza parole.   Davanti a Dio.                                                                               Muto.    Per far nascere la voce,   che annuncia Dio.

 

Come Zaccaria.   Scrivi il suo nome.  Sottoscrivi il tuo nome.    Ci stai, ci credi.  Lo firmi,   lo controfirmi.      È la sua nascita.  È la tua nascita.

Giovanni,  è il suo nome.    Come ti ha chiesto Dio. Come vuole Dio.  Fai la volontà di Dio. Stai dalla parte di Dio.      Ora sai che Dio può,  più di te.  Sa più di te.   E fa  il tuo bene.    E lo benedici dentro di te.

 

E  annunci Giovanni,  il messaggio di Dio.                                                                            La voce che grida nel deserto.

Torna  la tua voce.                                                                                                                   E tu  esci  dal  tuo deserto.

 

 

 

 

 

 

 

Il granello di senape

 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

 

E tu,    che granello sei?

 

Grande.

Non vuoi essere un granellino.   Vuoi essere grande. Il più grande.  Ti fai grande, da solo.  Ti prendi tutto lo spazio, di Dio.   Ti prendi il posto di Dio.    Non c’è posto per Dio.

Ti semini da solo,  dove vuoi.    Ti innaffi da solo,  quando vuoi, come vuoi,  con che vuoi. Non c’entra Gesù.  Ci sei solo tu.     È  il tuo regno.

 

Piccolo.

Come il granellino di senape.  Piccolo.   Il più piccolo.   Che non si vede, che non appare,  che non compare.   Non ti prendi  lo spazio di Dio.      E stai nascosto,  deposto, riposto,  nella mano di Dio.

È Dio che ti semina.    Che ti mette dove vuole, come vuole.    È Dio che ti fa crescere,      in Gesù,  e con Gesù.

E Gesù diventa grande in te, attraverso di te.   È Gesù che diventa albero, più grande di te. È Gesù che diventa rami,   dove si possono posare  quelli che soffrono.

Braccia,  dove si possono rifugiare.                                                                                        Nido,  dove possono stare.

 

Ecco,  il Regno di Dio.

È Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

Chi sono i miei fratelli?

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».  Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.  In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro». Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

 

 

Dice Gesù:     Chi fa la volontà di Dio,  costui è per me  fratello,  sorella,  madre.                 E tu,   la fai  la volontà di Dio?

 

Non la fai.

Fai come ti pare.   Come dici tu. Come vuoi tu.   Non dai  retta a Dio.    Dai retta agli altri. Fai come dicono gli altri.  Come vogliono gli altri.    Fai la volontà degli altri.    Non di Dio.

 

La fai.

Come Gesù,   fai la volontà del Padre.    Non degli altri.  Nonostante gli altri.                          Come Gesù,   per te conta  la volontà del Padre.    Più degli altri.   Nonostante gli altri.

Se stai con Gesù,  lo senti  il Padre.   Se stai con Gesù,  lo senti quello che vuole il Padre. Quello che ha pensato per te.  Quello che si aspetta da te. Quello che ha preparato per te.

Se stai con Gesù,  ce la fai  a fare la volontà del Padre. Ce la fai a compierla, fino in fondo.   Come lui,  con lui.

 

E diventi  suo fratello.

E diventi  sua sorella.

E il fratello e la sorella  di coloro,

a cui   il Padre ti ha mandato.

Ecco  la tua famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

Corpus Domini

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».  Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».  I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

 

 

Qual è,  il tuo pane?            Di che,  ti nutri?

 

Il pane finto.

Il tuo pane,   è quello che pensano gli altri.   Quello che vogliono gli altri.  Quello che dicono gli altri,   di te.    Non ti basta,  mai.     Ti fa male,  sempre.                                                      Il tuo pane,  sono le cose.    Sono di plastica.   E ti fanno diventare di plastica.  Finto, falso,  vuoto.    Senza vita.

 

Il pane vero.

È Gesù,  il pane vero.   Il pane del cielo.  Il pane vivo.

Nell’ Eucarestia.   Gesù  ha preso  il pane.   E lo ha detto lui, proprio lui.  In modo chiaro, sicuro,  preciso.

Questo è, il mio corpo.    Non è facciamo finta che..,  non è assomiglia a.., non è come se.   È,   il mio corpo.    È vero,  è davvero.  È sicuro.   È, ora.

Ha preso il vino  e ha detto:   Questo è,  il mio sangue.   Questo è, ora.   Questo è ancora.  E lo fate ancora.  E si rinnova ancora.   E diventa  vero ancora.   Diventa  vero ogni volta. Sempre.

 

Lo ha fatto,  per restare con te.   Per vivere in te. E tu in lui.    Con il suo cuore, vivo e vero.   Che batte con il tuo cuore.

 

Quel pane  fa diventare anche te,   pane.

Pane del cielo.  Pane vivo.  Pane vero.

Per te.

E per gli altri.