Cristo Re

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».  Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».  E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

 

I capi deridevano Gesù dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se lui è il Cristo di Dio, l’eletto”… I soldati dicevano: “Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei giudei”.                 E il tuo re,   chi è ?

 

Tu.

Non lo vuoi Gesù,  più di te.    Non lo vuoi sopra a te.    Figurati come Re.   E lo fai tu, il re.   Il re di Gesù.

E lo incoroni con le tue spine.    Ci metti le tue spine. La tua corona di spine.  E lo sfregi.    Così non è più Re.      E sei tu.  Il solo re.

E lo levi,  come  Re.     Non ci deve stare come Re.     Non ci deve stare nessuno.  Sopra di te.    Così sei tu il re.  Il re di Gesù.     Ma Gesù è Dio.   E Dio è il Re di tutto.   Pure di te.

 

 

Cristo Re.

Gesù è il Re.    Il Re dei Re.    Il Re da sempre. Il Re per sempre.    Il Re di tutte le cose.

Lui ci stava prima  di tutte le cose.  Tu ci stavi prima?  No. Lui si.    In lui sono state fatte tutte le cose.   E in te? No.  In lui si.     In lui ci stanno tutte le cose.   E in te? No.  In lui si.     In vista di lui sono state fatte tutte le cose.   E in te? No. In lui si.    Da lui vengono e a lui ritornano tutte le cose.    E a te?  No.    A lui si.         Ecco  chi è  il Re.

 

Il Cristo di Dio.     Poteva starsene la, dove stava.    Ma non ti lascia solo.   E il Padre l’ha mandato qua.    Per salvarti.

Salvi se stesso.      Lui non ha bisogno di essere salvato.     Ma tu si.   Hai bisogno di qualcuno che ti salvi, dal tuo male.   Che ti tira fuori, dal male.    Che ti levi, il tuo male.

Salvi se stesso.    Gesù ha preso le tue spine.   Le ha fatte entrare nel suo capo.  Le ha toccate con il suo sangue divino.      E non sono più spine.  E non fanno più male.

Salvi se stesso.     Gesù ha preso la tua croce.   Si è fatto attaccare alla tua croce.   Sta sulla tua croce.      E non è più croce.   E non fa più male.

 

Se tu sei il Cristo.      Per te non è Dio.  Per te, non è il Cristo.   Per te è solo un uomo, come te.     E per salvarsi, deve scendere dalla croce.   Come te.

Salva te stesso e noi.     Se lo fai scendere.  Non ti può salvare.    Se lo fai scendere. Non vuoi essere salvato.     Se lo fai scendere.  Non puoi essere salvato.

Salva te stesso e noi.     Se lo fai scendere. Non salva più nessuno.   Se lo fai scendere, non ci sta più il Salvatore.    Se lo fai scendere. Non ci sta più il Signore.

Salva te stesso e noi.     Se lo fai scendere.   Non si apre più il cielo.  Non sale più la terra.  Non si ricongiungono, la terra il cielo.  Non si incardinano, la terra il cielo.   Su quella croce.

 

Non hai timore di Dio.    Lo riconosci che è Dio.   Che è più di te.  Che non è te.  Che non è come te.    E lo rispetti.   Dio.

Abbiamo meritato per le nostre azioni.       Lo riconosci il tuo male.   Lo vedi il tuo male. Ci sta il tuo male.     Lo senti,   che ti fa male.

Egli invece non ha fatto nulla di male.     Lo riconosci che in lui,  non ci sta il male.   Che lui è innocente.  È immacolato.  È Santo.      È il Santo di Dio.

Ricordati di me.      Lo riconosci che lui,  ti può salvare.       E ti metti in lui.    E stai  in lui.

Quando entrerai nel tuo regno.       Lo riconosci che lui è il Re.   Il tuo Re.   Il tuo Signore. Lo riconosci che ha un Regno.    Che ci sta un Regno.  Il suo Regno.    Il Regno di Dio.

 

Oggi con me sarai nel paradiso.      Ed ecco il Re,  lo apre il suo Regno.    Lo apre a te.

E sei  in paradiso.   Già da ora.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tempio.

Distruzione del tempio di Gerusalemme. Hayez Francesco

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».   Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».   Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.  Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

 

 

“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta.”               E tu chi sei?     Quello che rompe?   O quello che è rotto?

 

Quello che rompe.

Li rompi tu,   i mattoni del tempio   . Li stacchi tu,  i mattoni del tempio.   Li fai cadere tu, i mattoni del tempio.     Ma sei caduto.  Solo tu.

Li bruci tu,   i mattoni del tempio.    Li fai neri tu, i mattoni del tempio.   Li fai cenere tu,  i mattoni del tempio.     Ma ti sei bruciato.  Solo tu.

Lo levi tu,  il tempio a Dio.      Lo fai tuo, il tempio di Dio.   Lo fai per te. Solo per te.  Senza Dio.    Al posto di Dio.  Più di Dio.     Ma non sei Dio.     E ti sei levato da solo.  Da Dio.   E dal tempio di Dio.

 

 

Quello che è rotto.

Il mattone  sei tu.       E che fai,  quando ti rompono ?

 

Non vi terrorizzate.       Non avere paura.    Non ci mettere la paura.    Mettici Gesù.  E la paura se ne va.    E la paura non ci sta.     E la paura non ci sta più.

Metteranno le mani su di voi.       Ci provano.   Ti tengono nelle loro mani. Ti trattengono nelle loro mani.  Devi stare nelle loro mani.        Ma la tua anima,  no.   Sta con Gesù.

Vi perseguiteranno.       Ci provano.    Ti colpiscono.  Ti attaccano.  Ti feriscono il cuore.      Ma la tua anima,  no.   Sta con Gesù.

Consegnandovi alle sinagoghe.      Ci provano.      Ti danno la colpa.  Ti fanno la colpa.  La colpa è tua.  La colpa sei tu.         Ma la tua anima, no.   Sta con Gesù.

E alle prigioni.      Ci provano. Ti mettono le sbarre. Ti chiudono nelle sbarre. Ti incastrano nelle loro sbarre.      Ma la tua anima,  no.     Sta con Gesù.

 

A causa del mio nome.      Non sei tu.    È il nome di Gesù,   che vogliono staccare. Da te.    È il nome di Gesù,  che vogliono strappare.  A te.     È il nome di Gesù,  che vogliono attaccare.  In te.

A causa del mio nome.        Se lo fanno,   si vede che ci sta,  il nome di Gesù,  in te.    Se lo fanno,  s i vede che gli fa paura,  il nome di Gesù, in te.     Se lo fanno,  si vede che li fa tremare,  il nome di Gesù, in te.      Se lo fanno,  si vede che li fa crollare,  il nome di Gesù. In te.

A causa del mio nome.     E tu,  nel nome di Gesù,  ci stai di più.     Allora si, che cadono.  Allora si, che precipitano.   Allora si, che si sfracellano.

A causa del mio nome.    E tu,  il nome di Gesù,  gridalo di più.   Allora si, che si fulminano. Allora si, che si inceneriscono.   Allora si, che spariscono.  Subito.

 

E ti salvi.  E non ti perdi più.     Neppure un capello del tuo capo,  andrà perduto.

Nel nome di Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

La risurrezione

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».   Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

 

 

Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi   – i quali dicono che non c’è risurrezione -.”            E per te,   ci sta  la risurrezione ?

 

Non ci sta.

La fai fuori.     La metti fuori.   La tieni fuori, la risurrezione.    Così fai fuori, Gesù.   Così non ci sta più Gesù.     E non ci stai, manco tu.

Lo fai fuori,   Lazzaro risorto.     Lo fai un simbolo.   Così non è vero.  E manco Gesù, è vero.     E non sei vero.  Manco tu.

E pure a Gesù.  Non lo fai risorto.    Non è risorto. Non lo vuoi risorto.   Così non è il Figlio di Dio. Così non è Dio.    E solo tu, sei Dio. Al posto di Dio.     Ma non sei Dio.   E non sei risorto.

 

 

Ci sta.

Gesù è  il Figlio di Dio.    È lui la risurrezione.    In lui risorgi  veramente.  In lui risorgi per sempre.    Con l’anima.  E pure con il corpo.

 

I quali dicono che non c’è resurrezione.     La dici tu. La sai tu. La fai tu.  La risurrezione.     Dipende da te. Viene da te.  La risurrezione.     Ne sai più di Dio.  Sei più di Dio.    Ma non sei Dio.

C’erano dunque sette fratelli.      Eccolà.    Pronto il tranello. Pronto l’indovinello.   Pronto a incastrare Dio, dentro i tuoi schemi.    Pronto a mettere Dio, dentro i tuoi schemi.   Pronto a imprigionare Dio, dentro i tuoi schemi.       Ma Dio è Dio.    Non ci sta nei tuoi schemi.

Di chi è moglie?     Non ti importa di chi è moglie.    Ti importa di attaccare Dio.  Di sfidare Dio.  Di umiliare Dio.      Ma hai umiliato,  solo te.

 

I figli di questo mondo.      Di chi sei figlio?     Se sei figlio di questo mondo.  Dipendi dalle cose di qua.   Contano le cose di qua.    Stai con le cose di qua.  Sei con le cose di qua.     Sei,  delle cose di qua.

Quelli che sono giudicati degni.      Ma se non sei delle cose del mondo.  Se non hai scelto le cose del mondo.   Se non appartieni alle cose del mondo.   Se hai scelto Dio. Sei di Dio.

Quelli che sono giudicati degni.      Stai con Dio.   Stai di la. Già di qua.   Stai già nell’altro mondo.  Sei dell’altro mondo.  Fai parte dell’altro mondo.     Già da qua.

Quelli che sono giudicati degni.      Chi ti fa degno?     Gesù ti fa degno.   Ti fa degno della vita.  Della sua vita. Della vita eterna.    Se stai in lui.  Se stai aggrappato a lui.  Se ti tiene lui.     Ti porta lui.  In paradiso.

E della resurrezione dai morti.      E non ci porta solo la tua anima,  in paradiso.    Ma alla fine dei tempi,  pure il tuo corpo.     Lo viene a prendere. Lo tira fuori dalla terra.  E non è più della terra.   Lo tira fuori dai morti. E non è più morto.      E lo fa vivo.  E lo fa vero. E lo fa divino.     E ti fa, intero.

Non possono più morire.       E non muore più.   E non muori più.   Non puoi più morire. Non ci sta più la morte.   Non ti fa niente la morte.   Non ti tocca la morte.

 

Sono figli della resurrezione e figli di Dio.       Ecco di chi sei il figlio.     Non sei figlio del mondo.     Sei figlio della risurrezione.   In Gesù, sei figlio della risurrezione.     In Gesù,   sei  figlio di Dio.

Dio non è dei morti, ma dei viventi.     Dio è  il Dio della vita.   L’ha fatta lui la vita.   Sta  in lui la vita.   È lui la vita.     È il Vivente.  Il Vivente in persona.    Il Vivente da sempre.    Il Vivente per sempre.

Dio dei viventi.         Gesù  è il Figlio  del Dio Vivente.     È lui che ti da quella vita.    È lui la porta,  di quella vita.       La risurrezione è  entrare in quella vita.

 

Ecco,   la risurrezione.                                                                                                                 È  Gesù.

 

 

 

 

 

 

Zaccheo scendi

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.   Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».  Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».   Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

 

“Un uomo, di nome Zaccheo, capo dei repubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro”.                                                                E tu,   lo vedi,  chi è Gesù ?

 

Non lo vedi.

Non ci vai proprio.     Non ci provi proprio.  Non ci pensi proprio.  Non ci stai proprio.   E non lo vedi.

Non ce la fai.  A vederlo.      Non si può fare.   Che ci posso fare.  Chi me lo fa fare.   Che ci sto a fare.     E te ne vai.

E pure a Gesù,  non ce lo fai stare.     Non ci deve stare.  Non ti deve vedere.  Non lo deve sapere.   Chi sei tu.  E che fai.       Ma Gesù è Dio.   E Dio ti vede  e sa tutto.

 

 

Lo vedi.

Ci vai. Ci stai. Ci corri.   A vederlo.     E se non ce la fai.  Non te ne vai.     Lo cerchi un modo.  Lo trovi un modo.  Ci sta il modo.      Per vedere Gesù.

 

Cercava di vedere chi era Gesù.        Lo vuoi vedere  con i tuoi occhi.    Lo vuoi vedere tu. Lo vuoi sentire tu.  Lo vuoi provare tu.    Chi è Gesù.

Non gli riusciva a causa della folla.       È la folla dei tuoi peccati,  dentro.   Che ti blocca. Che ti ferma. Che ti oscura. Che ti leva.   Che ti chiude, Gesù.    E non te lo fa vedere.

Perché era piccolo di statura.     Sei piccolo. Di fronte i tuoi peccati.   Sei debole. Di fronte i tuoi peccati.  Sei povero. Di fronte i tuoi peccati.    Sono più grandi di te.  Sono più alti di te.

Corse avanti per riuscire a vederlo.        Ma lo vuoi vedere, Gesù.    Non ci rimani senza.  Non te lo fai portare via.    Non ti fai portare via.  Dai tuoi peccati.

 

Salì su un sicomoro.       Ecco quello che ti tira fuori.  Dai tuoi peccati.     Ecco quello che  ti porta fuori.  Dai tuoi peccati.      Ecco quello che ti tiene fuori.   Dai tuoi peccati.

Salì su un sicomoro.      Il sicomoro è  l’albero della croce.    È la croce di Gesù.   E tu ci sali.  Ti ci arrampichi.  Ti ci aggrappi.     Ci stai.

Salì su un sicomoro.      Sull’albero della croce.  Ci stai appeso. Come Gesù.   Sull’albero della croce.  Ci stai attaccato. Come Gesù.     Sull’albero della croce.  Ci stai, con Gesù.

Salì su un sicomoro.       Quella croce è più alta,  dei tuoi peccati.    Quella croce li prende, i tuoi peccati.    Quella croce li fa morire,  i tuoi peccati.

Gesù alzò lo sguardo.     Su quella croce,  ti guarda Gesù.     Su quella croce,  ci sta lo sguardo di Gesù.    Su quella croce lo incontri,  lo sguardo di Gesù.   Su quella croce lo vedi,   chi è Gesù.

 

Zaccheo scendi subito.    Ora sei pronto.   Non solo lo sguardo.   Vieni giù.   A tu per tu, con Gesù.    A tu per tu, con Dio.    Ti chiama Dio. Ti vuole Dio.

Zaccheo scendi subito.       Ora sei pronto.     Viene Gesù,  a casa tua.    Viene  in te.   Entra  in te.  Sta, in te.     Nel tuo cuore. Nella tua anima.    In quello che sei.

Zaccheo scendi subito.     Ora lo devi vedere,   chi sei tu.    Ora lo vedi.  Chi sei tu.   Chi sei diventato tu.   Con Gesù.

 

È entrato a casa di un peccatore.     I soldi ti avevano preso.  Ti avevano portato via da Dio. Ti avevano portato via dagli altri.     Erano  il tuo Dio.

E se ho rubato.       Ora i soldi,  non sono più il tuo Dio.    Ora ci sta il tuo Dio.  Lo hai visto. Sta con te.   E tu con lui.

Restituisco quattro volte tanto.         E i soldi, non ti prendono più.   Non ti comandano più. Non ti possiedono più.     Ora li prendi tu.    E li dai a chi,  li hai presi.   E anche di più.  Per riparare il loro cuore.     Per riparare  il tuo cuore.

 

Ecco,    il tuo sicomoro.                                                                                                            È Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

Il fariseo e il pubblicano

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:  «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.  Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.  Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

 

“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “o Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano”.                                             E tu,    come ci stai,  nel tempio ?

 

Non ci sei.

Manco ci vai   al tempio.    Manco ci stai nel tempio.   Per te non ci sta il tempio.  Hai fatto fuori il tempio.  Non ci deve stare il tempio.     E stai fuori.

E non ci devono andare, manco gli altri.  Non ci devono stare, manco gli altri.  Non ci fai entrare, manco gli altri.     E li fai fuori. E li tieni fuori.  E li butti fuori.    Come te.

Pure a Dio,  lo hai deposto.  Lo hai nascosto. Lo hai riposto  da una parte. Nel suo tempio. E ti sei messo tu,  al centro.   E ti sei messo tu,  davanti.   E ti sei messo tu,  a capo.  Del tempio. E pure di Dio.   Ma non sei Dio.   Dio  non si può levare.    Sei tu, che ti sei buttato fuori. Che ti sei fatto fuori.   E sei fuori.   Dal tempio e da Dio.      Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Ci stai.

Davanti a Dio,  ci stai.   Davanti a Dio, ci vai.     Dove ti metti, davanti a Dio?   Come ti metti, davanti a Dio?    Come ci stai,  davanti a Dio?

 

Il fariseo stando in piedi    . Come il fariseo.    Stai in piedi.  Davanti a Dio.   Non ti pieghi. Davanti a Dio.    Stai allo stesso livello di Dio.   Stai pari a Dio.  Ti fai pari a Dio.  Sei pari a Dio.  Sei Dio.

O Dio ti ringrazio.     Non chiedi niente a Dio.   Non ti serve niente. Non vuoi niente.  Hai già tutto.   Che lo preghi a fare?

Non sono come gli altri uomini.     Ti sei giudicato da solo.   Ti sei fatto giusto  da solo.  Lo hai deciso tu,   che sei giusto.   Al posto di Dio.   Ti sei fatto Dio.

Ladri.       Il ladro sei tu.    Hai rubato il posto a Dio.   Hai rubato il giudizio di Dio. Hai rubato la gloria di Dio.   E l’hai fatta tua. L’hai fatta per te. E la tieni per te.    E ti glorifichi da solo. Tu solo.  Non Dio.

Ingiusti.     L’ingiusto sei tu.   Ti sei preso la giustizia di Dio.  Hai strappato la giustizia a Dio. E l’hai fatta tua. E l’hai fatta per te. E la tieni per te.   E ti fai giusto tu.   Non Dio.

Adulteri.     L’adultero sei tu.    Hai tradito il tuo Dio.   Lo hai lasciato.  Lo hai abbandonato.. E ti sei dato un altro Dio.  E stai con un altro Dio.   Ti sei prostituito a  un altro Dio.  Hai ripudiato il tuo Dio.

E neppure come questo pubblicano.     Non sei come lui.   Non sei peccatore.  Non hai peccato.   Non lo riconosci il tuo peccato.  Non ci sta il tuo peccato.  Non ci sta il peccato.  Di che,  chiedi perdono?       E non ci sta il perdono.

 

Il pubblicano fermatosi a distanza.      Come il pubblicano.    Prendi la distanza.   Ci metti la distanza, tra te e Dio.    Perché ci sta la distanza, tra te e Dio.  Non sei uguale a Dio.  Non sei Dio.

Non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo.    Gli occhi bassi. Gli occhi in basso.  Piegati davanti a Dio.   Prostrati davanti a Dio.    Inchinati  davanti a Dio.

Si batteva il petto.       La mano sul cuore.   Ci mette il cuore. Batte sul cuore.  Fa battere il cuore.    Ci sta il cuore.

O Dio abbi pietà.      Lo riconosci che lui è Dio.   Solo lui è Dio.   E tu sei misero. Piccolo. Povero. Semplice. Umile.   Davanti a lui.

O Dio abbi pietà.     Lo riconosci che è lui, il centro.  Non sei tu.   Che è lui il primo. Non sei tu.   Che è lui il tutto.  Non sei tu.

Di me peccatore.     Lo riconosci il tuo peccato.    Che hai negato Dio.  Che hai rinnegato Dio.    Che lo hai rifiutato.  Che lo hai tradito.    Che lo hai umiliato.

 

A differenza dell’altro.      L’altro  non lo ha chiesto il perdono.    Non gli serve. Non lo vuole. Non ci vuole.   Non gli importa. Non c’entra.  Non ci sta.     E non ci sta il perdono.

Tornò a casa giustificato.    Questo lo ha chiesto,  il perdono.  Gli serve. Lo vuole. Ci vuole. Gli importa.  C’entra. Ci sta.      E ci sta il perdono.

 

Ecco come preghi.

 

 

 

 

 

Il giudice e la vedova

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:   «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.   Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».  E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

 

Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: “In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.                 E tu,   come preghi ?

 

Manco ci pensi.

È a te,  che devono pregare.    E a te. che devono guardare.  È a te, che devono implorare. È a te,  che devono invocare.     Figurati se preghi.

E se non lo fanno.    Ce li metti tu,  in ginocchio.   Ce li tieni tu,  in ginocchio.   Li butti tu, per terra.   Li tieni tu, a terra.  Ai tuoi piedi.       Figurati se preghi.

E a Dio,   non lo fai giudice.   Non lo vuoi giudice.    Non ci deve stare, come giudice.  Ti sei fatto tu, giudice.  Giudice di Dio.    Figurati se preghi.    Ma ti sei giudicato da solo.   Ti sei condannato da solo.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Con insistenza.

Ecco come si fa a pregare.     Ecco come devi fare.    Lo fai,  perché ci credi.  Lo rifai, perché ci credi.   Continui a farlo, perché ci credi.    Che Dio Padre  ci sta.   Che lo sa  e che lo fa.

 

C’era una vedova.      La vedova sei tu.     Sei rimasto senza chi ti aiuta.  Sei rimasto solo. E non ce la fai.  E non puoi.     Nessuno lo fa per te.  Nessuno ci va per te.

Andava da lui.      Dagli altri ci vai.  Con gli altri lo fai.   Dagli altri ci rivai.  Con gli altri lo rifai.  Ma da Dio non ci vai.     E non preghi.

Fammi giustizia contro il mio avversario.        A lui chiede aiuto.    A un altro  implori aiuto. A chi manco ti vede.  A chi manco ti vuole. A chi manco ti pensa.    Ma non lo chiedi a Dio. E non preghi.

Anche se non temo Dio.   Proprio a lui.   Che manco lo vede Dio. Che manco lo vuole Dio. Che manco lo pensa a Dio.    Figurati a te.      Ma da Dio  non ci vai.

Le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi.    Si è infastidito.  Si è scocciato.  Si è seccato.  Si è stufato.     Te lo fa per non vederti più.  Te lo fa  per non sentirti più.     Te lo fa  per non averti più attorno.  Te lo fa per levarti di torno.     E tu,  stai attorno a lui.    Non a Dio.     E non preghi.

 

Dio   farà giustizia ai suoi eletti.        Non sei vedova.   Sei l’eletto di Dio.  Ti ha scelto Dio. Ti ha voluto Dio. Ti ha pensato Dio. Da sempre.    E ci pensa a te. Sempre.   E sta con te. Sempre.    E tu stai con lui.     Ecco la preghiera.

Dio  farà giustizia.         Ecco a chi chiedere.     Ecco da chi andare.   Ecco che fare. Quando ti fanno del male.  Quanto ti schiaccia il male.  Quando non respiri per il male. Ecco la preghiera.

Che gridano giorno e notte.      E non lo fai piano.   Lo fai forte.   Chiedi forte.   Gridi forte.   Con tutta la voce del cuore.   Fai gridare il cuore.  Lasci gridare il cuore.     Dio aspetta il cuore.    Ecco la preghiera.

Che gridano giorno e notte.    E non lo fai una volta.    E non lo fai quando ti va.  Se ti va. Perché ti va.    Lo fai sempre.   Ogni momento vai da Dio.  Ogni momento chiedi a Dio. Ogni momento implori Dio.   Ogni momento stai in ginocchio  davanti a Dio.

Che gridano giorno e notte verso di lui.    E  tendi le mani verso di lui.  Tendi le mani verso il cielo.   E le tieni in alto verso il cielo.    E ci tieni il cuore rivolto al cielo.    E le braccia del cuore,  verso il cielo.   Verso di lui.     E Dio ci sta.

 

Farà loro giustizia prontamente.     Dio  è Dio.   Lui può fare tutto.   Solo Dio può fare tutto.  Lui ci arriva. Solo lui ci arriva.  Da chi ti fa del male.    Lui lo sa.   Solo lui lo sa. Chi ti fa del male.    Lui ti libera.   Solo lui ti libera.  Da chi ti fa del male.    E dal male.  Da tutto il male.

Farà loro giustizia prontamente.     E lo fa davvero.   Perché Dio è vero.  Non lo fa per finta. Non lo fa  forse.  Non lo fa domani.     Lo fa subito.  Lo fa ora.  Lo fa adesso.

 

Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?     Ci provano, a portarti via.  Ci provano a cambiarti.  Ci provano a strapparti, da lui.    Ma tu ti tieni stretto a lui.  Più forte. Ti stringi a lui. Più forte.   Ti aggrappi a lui.     E non ti fai portare via.  E non ti portano via.

Ecco,  la preghiera.   È  la fede.

 

 

 

 

 

 

 

I dieci lebbrosi

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.  Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.  Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

 

 

“Gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”                   E tu,    da chi vai ?

 

Da loro.

Ti hanno fatto lebbra,   loro.      Ti vogliono lebbra,  loro.   Devi essere lebbra.   Come loro.   Con i pezzi che ti cadono.   Con i pezzi che ti mancano.   Con i pezzi che si staccano.  E manco lo sai.     Ma da Gesù  non ci vai.

Hanno fatto tutti, lebbrosi.     Così nessuno vi vuole. Così nessuno vi parla.  Così nessuno vi cerca.  Così nessuno vi tocca.  Così nessuno vi ama.   Come loro.     Ma da Gesù  non ci vai.

Ti hanno levato  pure  Gesù.   Così non ci puoi andare.  Così non ti può salvare.  E restano loro.   A fare Dio. Il tuo Dio.    Ma non sono Dio.    Gesù è Dio.   E Dio ci sta sempre.  Sono loro che si sono fatti lebbra.  Che sono diventati lebbra.  Che sono lebbra.   E senza Gesù, rimangono lebbra.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Da Gesù.

Eri lebbroso.     Ma vai da Gesù.   Solo lui la guarisce,  la tua lebbra.   Tutta la tua lebbra. Tutta la lebbra,  del mondo.

 

Gli vennero incontro.     Gli vai incontro,  tu.    Lo cerchi tu.  Lo vuoi tu. Lo fai tu.  Ci vai tu. Lui ti aspetta.

Dieci lebbrosi.  E gli porti la tua lebbra.   La tua anima rosa, corrosa, consumata, dal male. La tua anima storpiata dal male.   La tua anima sfigurata dal male.    E non è più anima.

Dissero ad alta voce.    E lo chiedi  con tutta la voce.    Ti vibra il cuore in quella voce.  Ci metti tutto il cuore in quella voce.   Ci metti tutta l’anima.   È la tua anima che grida.   È il grido dell’anima.

Gesù, maestro, abbi pietà di noi.    Non ce la faccio più.  Non ne posso più.  Non la voglio più.    Non mi lasciare così.  Non mi far stare così.  Non voglio stare così.    Aiutami tu. Tu lo puoi fare.   Tu la puoi levare. Tu la puoi guarire.  Tu la puoi far sparire.    Tutta la lebbra.

 

Andate a presentarvi ai sacerdoti.     Gesù lo fa.  Ha pietà.   E ti guarisce.  E ti manda da chi lo vede.  Da chi lo afferma.    Da chi lo conferma.   Che sei guarito.

Mentre andavano furono purificati.    Su quella strada.   Gesù vuole che  tu  lo affermi.   Anche tu lo confermi.   Che sei guarito.      E chi  ti ha guarito.

Uno di loro tornò indietro.      Ti ha guarito per farti capire,  chi è lui.    E tu lo hai capito.  E torni indietro.

Si prostrò davanti a Gesù,  ai suoi piedi.       Ecco chi ti ha guarito.   Gesù.   Ecco chi è Gesù.  È Dio.    Solo Dio la leva la lebbra dell’anima.  Solo Dio la guarisce la tua anima.  E pure la lebbra del cuore.  E del corpo.       E stai ai suoi piedi.   Ai piedi di Dio.

 

Gli altri nove dove sono?      Gli altri hanno preso quello che volevano.  Hanno avuto quello che volevano.    E se lo tengono per loro. Pensano solo a loro.  Ci stanno solo loro.  E non tornano indietro.

Nessuno che tornasse indietro a rendere gloria di Dio.     Non gli interessa di Dio.  Non gli importa di Dio.  Lo tengono fuori Dio.   Non è stato Dio. Per loro.   Non c’entra Dio. Non lo riconoscono Dio.    Non tornano da Dio.    Non danno gloria a Dio.

 

Alzati e va.     Ora sei guarito  davvero.   Ora sei guarito  tutto.   Ora sei guarito sempre. Ora sei guarito  per sempre.    Ora  puoi andare.

La tua fede ti ha salvato.     In fondo alla lebbra,   hai trovato qualcosa che conta di più, della lebbra.     Hai trovato  Dio.    Il Figlio di Dio.   La grazia di Dio.  La salvezza di Dio.

E lo hai riconosciuto.  E lo hai adorato.   E lo hai glorificato.

Ecco cosa ti ha salvato.

 

 

 

 

 

 

Il granello di senape

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».  Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.   Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?  Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

 

 

“Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.”                                                                                   E per te,   lo può fare ?

 

Non può.

Ti dicono che la fede,   la devi avere in te.    Che deve stare in te. Solo in te.  Non in Gesù. Che è tua. Solo tua.   Non di Gesù.    Che la fai tu.  Che sei tu.   Non Gesù.    Ma non si sposta niente.

Ti dicono che la fede,   la devi avere negli altri.    Che deve stare negli altri.   Che la fanno gli altri.    Che sono gli altri.   Non Gesù.       Ma non si sposta niente.

E a Gesù,    gli hanno levato il gelso.    Non lo può fare.  Non si può fare.    Perché non lo fanno loro.  Perché non possono loro.      Così si fanno Dio.  Al posto di Dio.    Ma Gesù è Dio.  E Dio può fare tutto.     Sono loro che non possono fare niente.  Che non sono niente. Perché hanno perso Dio.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Lo può fare.

La fede  è quando ci metti Gesù.  Non tu.   È quando lo fai fare a Gesù.  Non tu.   È quando lo fa Gesù.  Non tu.     E si sposta tutto.

 

Accresci in noi la fede.     Come fai a farla crescere,  se manco ci sta.   Perché se ci sta, la vedi.    Lo vedi,  quello che fa.

Se aveste fede.    La fede vera. È la fede in Gesù.   È stare in Gesù.  È lasciarsi fare da Gesù.   È far fare a Gesù.     È Gesù. Non sei tu.

Quanto un granello di senape.     E non conta  quanto è grande.   E non conta quanta ce ne sta.   Se di più o di meno.     Se ci sta, ci sta.    Perché ci sta Gesù.

 

Potreste dire a questo gelso.     Se ci sta. Ci sta Gesù.    E lasci che sia Gesù a dire. E lasci che sia Gesù a parlare  con il gelso.

Potreste dire a questo gelso.    È Gesù che ha fatto quel gelso.  E quel gelso lo riconosce.  Lo sa chi è.  Lo sente chi è.     Lo ha fatto lui.   Dentro ci sta lui.

Sradicati.      Io Gesù, che ti ho fatto.     Io Gesù, che ti ha fatto così.   Io Gesù,  il Figlio di Dio.   Ti dico cambia.    Salta fuori. Vieni fuori. Esci fuori.    Dalla terra dove ti sei piantato.

E vai a piantarti nel mare.    E vai a piantarti in acqua.  In un altro terreno.  Io Dio, ti cambio il terreno.   Io Dio, ti do un altro terreno.   Io Dio, ti faccio nuovo.   Io Dio, ti faccio di nuovo.

Ed esso vi obbedirebbe.    Obbedisce a Dio.   Si piega a Dio. Si inchina a Dio.   Non a te. Risponde a Dio.    Fa quello che gli chiede Dio.  Fa quello che vuole Dio.   Non tu.

 

Sradicati.      Lo dice anche a te,  Gesù.     Lo dice ora, a te.     Io Gesù,  ti dico cambia.  Salta fuori.  Vieni fuori.  Esci fuori.      Dalla terra dove ti sei piantato.

Sradicati.     Esci dalla terra.    Non sei terra.  Non vieni dalla terra.  Non ti ha fatto la terra. Non appartieni alla terra.

E vai a piantarti nel mare.     E vai a piantarti in Dio.  Metti le tue radici in Dio.  Immergi le tue radici in Dio.   Affonda le tue radici, in Dio.

E vai a piantarti nel mare.      Ti ha fatto Dio.   E le ha fatte Dio, le tue radici.  E stanno bene solo in Dio.    Solo in Dio si ritrovano.  Solo in Dio si posano.  Solo in Dio si tengono.  Solo in Dio si fondano.

E vai a piantarti nel mare.      È Dio  la prima radice.    È Dio  la radice della radice.   È Dio la terra della radice.      È Dio,   la tua radice.

 

Se vieni da Dio.  Se ti radichi  in Dio.  Se ti fondi in Dio.    Allora stai anche  nel Figlio suo.  E lui sta in te.     E lo lasci fare.  E ti fai fare.  E lo fai fare.

E si spostano   pure le montagne.

 

 

 

 

 

 

Il povero Lazzaro

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.  E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

 

 

“Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi tra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui.”                          E per te,    ci sta l’inferno e il paradiso  ?

 

Non ci sta.

Per te,  l’inferno non ci sta.    Non ci deve stare. Non ci può stare.  Così non ci puoi andare. E puoi fare quello che ti pare.     Per fare quello che ti pare.

Per te,   il peccato non ci sta.      Non ci dice.  Non ci vuole.  Non ci sta bene.  Così lo puoi fare.  Quanto ne vuoi.    Perché lo vuoi.

Ti sei preso Dio.  E ti sei preso pure il paradiso.    Lo hai fatto tuo.  Lo hai fatto a modo tuo. Lo hai portato in terra Lo hai buttato a terra. Lo hai fatto terra.   Ma non sei Dio. Gesù è Dio. E Dio  è il paradiso.     Sei tu,  che ti sei buttato a terra. Che ti sei sfracellato a terra. Che ti sei fatto terra.  Sotto terra.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Ci sta.

È Gesù che lo dice.   Che ci sta.    Il paradiso con Dio. Se scegli Dio.  L’inferno senza Dio. Se scegli quello che non è Dio.

 

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.   Che hai scelto la ricchezza.    Come Dio.  Al posto di Dio.   Più di Dio.

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.    Che ti sei messo in alto.  Che ti fai alto. Che ti fai sopra.  Sopra a Dio. Più alto di Dio.    E ti fai  il padrone di Dio.

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.    Che ti sei messo sopra agli altri.   Che ti fai  il padrone degli altri.    E li metti sotto.  E li tieni sotto.  E li schiacci sotto.   E li butti via.  E  li cacci via.

Un povero di nome Lazzaro.    Lazzaro non ha niente.   Ma ha Dio.  Sta con Dio. Ha scelto Dio.

Stava alla sua porta.      Sta alla tua porta.   Bussa alla tua porta.   Aspetta che gli apri.  Ci sta Dio,  che aspetta che gli apri.

Coperto di piaghe.     Sta male.   È pieno di dolore.  Il dolore lo ha segnato.   Come Gesù sulla croce.     È Gesù,  che sta alla tua porta.

Bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola.    Gli basta poco. Pure le briciole. Ma tu, manco quelle gli dai.     Manco una briciola,  di cuore.

 

Un giorno il povero morì.   La morte scopre. Svela. Rivela.   Chi sei. Con chi stai.  Da che parte stai.

Fu portato dagli angeli.     Lazzaro stava con Dio.   Dalla parte di Dio.  Nelle mani di Dio. Nelle braccia di Dio.  Anche prima.     E ora ci sta per sempre.    Ecco il paradiso.

Fu portato dagli angeli.     Da Dio ci va in trionfo.  Lo portano in trionfo.  Lo viene a prendere Dio.    Manda i suoi angeli.     E vola in alto.  E va in alto.

Morì anche il ricco e fu sepolto.    Non va in alto.  Va in basso.   Rimane a terra.  Sepolto a terra.   Dove stava prima.

Stando negli inferi.       Non ha scelto Dio.     Ha scelto altro, che non è Dio.    Ha messo fuori Dio.  Ha buttato fuori Dio.   Ha lasciato fuori Dio.   Dalla sua porta.

Stando negli inferi.       E rimane fuori  dalla porta di Dio.    Rimane senza Dio.  E soffre. E si riempie di piaghe.  Di piaghe eterne.    Che bruciano. In eterno.    Ecco l’inferno.

 

Ci devi pensare prima.   Pensaci prima.  Pensaci ora.   Sei ancora in tempo.  Fai ancora in tempo.  Ci sta ancora tempo.    Per cambiare.

E la apri la tua porta,   a Lazzaro.     E la apri la tua porta,  a Dio.   E  fai entrare Dio.  E stai con Dio.   E scegli Dio.     E stai dalla parte di Dio.   Ora.

 

E sei  in paradiso.    Già da ora.

 

 

 

 

 

 

 

L’amministratore disonesto

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:  «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.  L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.  Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.  Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.  Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

 

“Nessun servitore può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.”                         E tu,   quale padrone hai ?

 

Il denaro.

Ti credi  che lo prendi.   Ma è lui che prende te.    Ti credi che lo tieni.  Ma è lui che tiene te. Ti credi che ce l’hai.   Ma è lui  che ha te.      E manco lo sai.

Ti prende il cuore.  E ti prende l’anima.    Ti porta via il cuore. E ti porta via l’anima.   E sei senza cuore. E sei senza anima.    E manco lo sai.

Ti prende Dio.    Non ci deve stare Dio.    Perché se ci sta Dio.  Non ci sta lui.   Non ci può stare lui.      Se ci sta Dio,  si vede chi è lui.    Che non è Dio.  Che è contro Dio.  Che è senza Dio.     E se stai con lui.   Anche tu sei senza Dio.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Dio.

Devi fare una scelta.   Una scelta precisa. Una scelta decisa.   Chi vuoi come Dio.  Chi è il tuo Dio.  Chi scegli come Dio.     Il denaro  o Dio.

 

Un uomo ricco aveva un amministratore.     Tu sei l’amministratore.  L’uomo ricco è Dio. Che ti ha dato da amministrare le sue cose.    Le sue cose sono  te  e quello che sei.

Fu accusato di sperperare i suoi averi.     Ma tu le hai fatte tue. Le sue cose.   Le hai prese per te.  Le hai tenute per te.  Le hai usate per te.    E le hai sperperate.  Le hai buttate.  Le hai cedute.  Le hai svendute.   Le hai date via.    E ti sei dato via.

Il mio padrone mi toglie l’amministrazione.   Te la toglie perché hai rifiutato Dio.  Hai levato Dio.  Hai scansato Dio.    E ci hai messo al suo posto il denaro.   Un altro Dio.

Il mio padrone mi toglie l’amministrazione.    Te la toglie  perché ti sei fatto il vitello d’oro. E lo adori. Al posto di Dio.   E lo veneri. Più di Dio.    Egli dai. Quello che è di Dio.

 

Cosa farò ora?     E sei costretto a pensare.  Sei costretto a capire. Sei costretto a sentire. Che sei povero.   Che non hai più niente.  Che hai perso tutto.   Pure te. E pure Dio.

So io cosa farò.    Ecco ora lo sai.   Cosa devi fare.  Cosa dovevi fare.  Quello che non hai fatto prima.

So io cosa farò.     Scegli Dio.  Metti al primo posto Dio.   Ci metti Dio. Più dei soldi. Prima dei soldi. Davanti a i soldi.    Conta più Dio.  Dei soldi.

Tu quanto devi al mio padrone?      Ed ecco che sai amministrare.   Ecco come devi amministrare.    Come vuole Dio.  Con il cuore di Dio.  Come si aspetta Dio.  Come farebbe Dio.

Prendi la tua ricevuta e scrivi 50.     Conta più la persona. Dei soldi.   Conta il tuo cuore. Più dei soldi.   Conta il suo cuore. Più dei soldi.     Ha vinto il cuore. Sui soldi.

Prendi la tua ricevuta e scrivi 80.    Contate tutti e due, come persone.    Più dei soldi. Avete vinto insieme.  Sui soldi.    Non siete più prigionieri dei soldi.    Né tu.  Né lui.

 

Essi vi accolgano.      Ecco la tua ricchezza  è l’altro.  Che ti benedice.  E dice bene di te a Dio.    E non sei più solo.

Essi vi accolgano.     Ecco la tua ricchezza  sei tu.   Che hai fatto trionfare Dio. Sui soldi.  E non sei più povero.

E sei ricco di Dio.