Il granello di senape

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».  Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.   Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?  Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

 

 

“Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.”                                                                                   E per te,   lo può fare ?

 

Non può.

Ti dicono che la fede,   la devi avere in te.    Che deve stare in te. Solo in te.  Non in Gesù. Che è tua. Solo tua.   Non di Gesù.    Che la fai tu.  Che sei tu.   Non Gesù.    Ma non si sposta niente.

Ti dicono che la fede,   la devi avere negli altri.    Che deve stare negli altri.   Che la fanno gli altri.    Che sono gli altri.   Non Gesù.       Ma non si sposta niente.

E a Gesù,    gli hanno levato il gelso.    Non lo può fare.  Non si può fare.    Perché non lo fanno loro.  Perché non possono loro.      Così si fanno Dio.  Al posto di Dio.    Ma Gesù è Dio.  E Dio può fare tutto.     Sono loro che non possono fare niente.  Che non sono niente. Perché hanno perso Dio.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Lo può fare.

La fede  è quando ci metti Gesù.  Non tu.   È quando lo fai fare a Gesù.  Non tu.   È quando lo fa Gesù.  Non tu.     E si sposta tutto.

 

Accresci in noi la fede.     Come fai a farla crescere,  se manco ci sta.   Perché se ci sta, la vedi.    Lo vedi,  quello che fa.

Se aveste fede.    La fede vera. È la fede in Gesù.   È stare in Gesù.  È lasciarsi fare da Gesù.   È far fare a Gesù.     È Gesù. Non sei tu.

Quanto un granello di senape.     E non conta  quanto è grande.   E non conta quanta ce ne sta.   Se di più o di meno.     Se ci sta, ci sta.    Perché ci sta Gesù.

 

Potreste dire a questo gelso.     Se ci sta. Ci sta Gesù.    E lasci che sia Gesù a dire. E lasci che sia Gesù a parlare  con il gelso.

Potreste dire a questo gelso.    È Gesù che ha fatto quel gelso.  E quel gelso lo riconosce.  Lo sa chi è.  Lo sente chi è.     Lo ha fatto lui.   Dentro ci sta lui.

Sradicati.      Io Gesù, che ti ho fatto.     Io Gesù, che ti ha fatto così.   Io Gesù,  il Figlio di Dio.   Ti dico cambia.    Salta fuori. Vieni fuori. Esci fuori.    Dalla terra dove ti sei piantato.

E vai a piantarti nel mare.    E vai a piantarti in acqua.  In un altro terreno.  Io Dio, ti cambio il terreno.   Io Dio, ti do un altro terreno.   Io Dio, ti faccio nuovo.   Io Dio, ti faccio di nuovo.

Ed esso vi obbedirebbe.    Obbedisce a Dio.   Si piega a Dio. Si inchina a Dio.   Non a te. Risponde a Dio.    Fa quello che gli chiede Dio.  Fa quello che vuole Dio.   Non tu.

 

Sradicati.      Lo dice anche a te,  Gesù.     Lo dice ora, a te.     Io Gesù,  ti dico cambia.  Salta fuori.  Vieni fuori.  Esci fuori.      Dalla terra dove ti sei piantato.

Sradicati.     Esci dalla terra.    Non sei terra.  Non vieni dalla terra.  Non ti ha fatto la terra. Non appartieni alla terra.

E vai a piantarti nel mare.     E vai a piantarti in Dio.  Metti le tue radici in Dio.  Immergi le tue radici in Dio.   Affonda le tue radici, in Dio.

E vai a piantarti nel mare.      Ti ha fatto Dio.   E le ha fatti Dio, le tue radici.  E stanno bene solo in Dio.    Solo in Dio si ritrovano.  Solo in Dio si posano.  Solo in Dio si tengono.  Solo in Dio si fondano.

E vai a piantarti nel mare.      È Dio  la prima radice.    È Dio  la radice della radice.   È Dio la terra della radice.      È Dio,   la tua radice.

 

Se vieni da Dio.  Se ti radichi  in Dio.  Se ti fondi in Dio.    Allora stai anche  nel Figlio suo.  E lui sta in te.     E lo lasci fare.  E ti fai fare.  E lo fai fare.

E si spostano   pure le montagne.

 

 

 

 

 

 

Il povero Lazzaro

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.  E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

 

 

“Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi tra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui.”                          E per te,    ci sta l’inferno e il paradiso  ?

 

Non ci sta.

Per te,  l’inferno non ci sta.    Non ci deve stare. Non ci può stare.  Così non ci puoi andare. E puoi fare quello che ti pare.     Per fare quello che ti pare.

Per te,   il peccato non ci sta.      Non ci dice.  Non ci vuole.  Non ci sta bene.  Così lo puoi fare.  Quanto ne vuoi.    Perché lo vuoi.

Ti sei preso Dio.  E ti sei preso pure il paradiso.    Lo hai fatto tuo.  Lo hai fatto a modo tuo. Lo hai portato in terra Lo hai buttato a terra. Lo hai fatto terra.   Ma non sei Dio. Gesù è Dio. E Dio  è il paradiso.     Sei tu,  che ti sei buttato a terra. Che ti sei sfracellato a terra. Che ti sei fatto terra.  Sotto terra.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Ci sta.

È Gesù che lo dice.   Che ci sta.    Il paradiso con Dio. Se scegli Dio.  L’inferno senza Dio. Se scegli quello che non è Dio.

 

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.   Che hai scelto la ricchezza.    Come Dio.  Al posto di Dio.   Più di Dio.

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.    Che ti sei messo in alto.  Che ti fai alto. Che ti fai sopra.  Sopra a Dio. Più alto di Dio.    E ti fai  il padrone di Dio.

C’era un uomo ricco.    L’uomo ricco sei tu.    Che ti sei messo sopra agli altri.   Che ti fai  il padrone degli altri.    E li metti sotto.  E li tieni sotto.  E li schiacci sotto.   E li butti via.  E  li cacci via.

Un povero di nome Lazzaro.    Lazzaro non ha niente.   Ma ha Dio.  Sta con Dio. Ha scelto Dio.

Stava alla sua porta.      Sta alla tua porta.   Bussa alla tua porta.   Aspetta che gli apri.  Ci sta Dio,  che aspetta che gli apri.

Coperto di piaghe.     Sta male.   È pieno di dolore.  Il dolore lo ha segnato.   Come Gesù sulla croce.     È Gesù,  che sta alla tua porta.

Bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola.    Gli basta poco. Pure le briciole. Ma tu, manco quelle gli dai.     Manco una briciola,  di cuore.

 

Un giorno il povero morì.   La morte scopre. Svela. Rivela.   Chi sei. Con chi stai.  Da che parte stai.

Fu portato dagli angeli.     Lazzaro stava con Dio.   Dalla parte di Dio.  Nelle mani di Dio. Nelle braccia di Dio.  Anche prima.     E ora ci sta per sempre.    Ecco il paradiso.

Fu portato dagli angeli.     Da Dio ci va in trionfo.  Lo portano in trionfo.  Lo viene a prendere Dio.    Manda i suoi angeli.     E vola in alto.  E va in alto.

Morì anche il ricco e fu sepolto.    Non va in alto.  Va in basso.   Rimane a terra.  Sepolto a terra.   Dove stava prima.

Stando negli inferi.       Non ha scelto Dio.     Ha scelto altro, che non è Dio.    Ha messo fuori Dio.  Ha buttato fuori Dio.   Ha lasciato fuori Dio.   Dalla sua porta.

Stando negli inferi.       E rimane fuori  dalla porta di Dio.    Rimane senza Dio.  E soffre. E si riempie di piaghe.  Di piaghe eterne.    Che bruciano. In eterno.    Ecco l’inferno.

 

Ci devi pensare prima.   Pensaci prima.  Pensaci ora.   Sei ancora in tempo.  Fai ancora in tempo.  Ci sta ancora tempo.    Per cambiare.

E la apri la tua porta,   a Lazzaro.     E la apri la tua porta,  a Dio.   E  fai entrare Dio.  E stai con Dio.   E scegli Dio.     E stai dalla parte di Dio.   Ora.

 

E sei  in paradiso.    Già da ora.

 

 

 

 

 

 

 

L’amministratore disonesto

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:  «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.  L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.  Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.  Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.  Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

 

“Nessun servitore può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.”                         E tu,   quale padrone hai ?

 

Il denaro.

Ti credi  che lo prendi.   Ma è lui che prende te.    Ti credi che lo tieni.  Ma è lui che tiene te. Ti credi che ce l’hai.   Ma è lui  che ha te.      E manco lo sai.

Ti prende il cuore.  E ti prende l’anima.    Ti porta via il cuore. E ti porta via l’anima.   E sei senza cuore. E sei senza anima.    E manco lo sai.

Ti prende Dio.    Non ci deve stare Dio.    Perché se ci sta Dio.  Non ci sta lui.   Non ci può stare lui.      Se ci sta Dio,  si vede chi è lui.    Che non è Dio.  Che è contro Dio.  Che è senza Dio.     E se stai con lui.   Anche tu sei senza Dio.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Dio.

Devi fare una scelta.   Una scelta precisa. Una scelta decisa.   Chi vuoi come Dio.  Chi è il tuo Dio.  Chi scegli come Dio.     Il denaro  o Dio.

 

Un uomo ricco aveva un amministratore.     Tu sei l’amministratore.  L’uomo ricco è Dio. Che ti ha dato da amministrare le sue cose.    Le sue cose sono  te  e quello che sei.

Fu accusato di sperperare i suoi averi.     Ma tu le hai fatte tue. Le sue cose.   Le hai prese per te.  Le hai tenute per te.  Le hai usate per te.    E le hai sperperate.  Le hai buttate.  Le hai cedute.  Le hai svendute.   Le hai date via.    E ti sei dato via.

Il mio padrone mi toglie l’amministrazione.   Te la toglie perché hai rifiutato Dio.  Hai levato Dio.  Hai scansato Dio.    E ci hai messo al suo posto il denaro.   Un altro Dio.

Il mio padrone mi toglie l’amministrazione.    Te la toglie  perché ti sei fatto il vitello d’oro. E lo adori. Al posto di Dio.   E lo veneri. Più di Dio.    Egli dai. Quello che è di Dio.

 

Cosa farò ora?     E sei costretto a pensare.  Sei costretto a capire. Sei costretto a sentire. Che sei povero.   Che non hai più niente.  Che hai perso tutto.   Pure te. E pure Dio.

So io cosa farò.    Ecco ora lo sai.   Cosa devi fare.  Cosa dovevi fare.  Quello che non hai fatto prima.

So io cosa farò.     Scegli Dio.  Metti al primo posto Dio.   Ci metti Dio. Più dei soldi. Prima dei soldi. Davanti a i soldi.    Conta più Dio.  Dei soldi.

Tu quanto devi al mio padrone?      Ed ecco che sai amministrare.   Ecco come devi amministrare.    Come vuole Dio.  Con il cuore di Dio.  Come si aspetta Dio.  Come farebbe Dio.

Prendi la tua ricevuta e scrivi 50.     Conta più la persona. Dei soldi.   Conta il tuo cuore. Più dei soldi.   Conta il suo cuore. Più dei soldi.     Ha vinto il cuore. Sui soldi.

Prendi la tua ricevuta e scrivi 80.    Contate tutti e due, come persone.    Più dei soldi. Avete vinto insieme.  Sui soldi.    Non siete più prigionieri dei soldi.    Né tu.  Né lui.

 

Essi vi accolgano.      Ecco la tua ricchezza  è l’altro.  Che ti benedice.  E dice bene di te a Dio.    E non sei più solo.

Essi vi accolgano.     Ecco la tua ricchezza  sei tu.   Che hai fatto trionfare Dio. Sui soldi.  E non sei più povero.

E sei ricco di Dio.

 

 

 

 

 

 

La moneta perduta

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

 

 

“Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una,  non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?”                                                                      E tu,   sei una moneta perduta ?

 

Perduta.

Ti hanno fatto cadere,  loro.    Ti hanno levato il valore.  Ti hanno rubato il valore.  Ti hanno fatto senza valore.     Così non sai,  quanto vali.

Ti hanno venduta ad altri.  Che non sono di Dio.     Ti hanno ceduta ad altri.  Che non sono di Dio.     E sei diventata di altri.  Che non sono di Dio.     E non sai, quanto vali.

Pure a Gesù,   lo hanno fatto moneta.     Da dare. Da scambiare. Da barattare.  Come se fosse loro.     Ma Gesù è Dio. E Dio non si può comprare.  Sono loro che si sono svalutati. Che sono precipitati.  Che sono affondati.      Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Ritrovata.

Eri perduta.   Ma sei stata ritrovata. Da Dio.  Ti ha trovato Dio.  E nessuno ti può  toccare.

 

Ha dieci monete.    Sei tu, la moneta.   Sei tu, che vali.  Sei tu, che conti.   Sei tu, la cosa  preziosa.    E manco lo sai.

Ha dieci monete.    Sei tu, la moneta.  Che sta nelle mani di Dio.   E conti, perché stai nelle mani di Dio.    E vali,  quando stai nelle mani di Dio.

Ne perde una.       Ma te ne sei andato. Dalle mani di Dio.  Le hai lasciate. Le mani di Dio. Sei scivolato via.  Sei scappato via.   Sei saltato via.

Ne perde una.    E sei caduto. Per terra.   E sei cascato, per terra.   E ti sei rotolato, per terra.   E sei finito, per terra.   Appiccicato, alla terra.

Ne perde una.    È Dio,  che ti ha perso.  È lui che ti cerca.  È lui che ti vuole.  È lui che non ci sta.  Senza di te.

Ne perde una.      Ma sei anche tu. Che ti sei perso.   Sei anche tu. Che hai perso te.  Hai perso Dio. E pure te.     E ti devi cercare.    Sei tu,  che ti devi cercare.

 

Non accende la lampada.     Ecco come ti cerchi.    Non lo fai da solo.  Non stai da solo. Non sei solo.    Ti cerchi con Dio.  Ti metti nelle mani di Dio.   E ti cerchi con lui.

Non accende la lampada.      Ecco come ti cerchi.  Non lo fai da solo.  Lo fai con lo Spirito Santo.  Ci metti la luce dello Spirito Santo.   Solo quella luce ti fa vedere.  Quello che sei. Quello che fai.   E dove stai.

E spazza la casa.     Ecco come ti cerchi.  Non lo fai da solo.  Lo fai con lo Spirito Santo. Solo lo Spirito Santo la può pulire la casa.   Può spazzare via tutto lo sporco. Tutto il nero. Tutto il male.   Che sta nascosto.

E cerca accuratamente.     E ora ci vedi.  Ora ci vedi meglio.  Dove stai. Dove ti sei infilato. Dove ti sei incastrato. Dove ti sei imprigionato.  A cosa stai attaccato. Cosa ti ha oscurato.

Finché non la trova.       Ecco come ti trovi.   Lo fai, con la mano di Dio.   La mano di Dio, ce la fa a prenderti da quel male.   Ce la fa, staccarti da quel male.  A tirarti fuori. A portarti fuori.   A farti uscire.   A liberarti. Da quel male.

 

Rallegratevi con me.    Ma ci pensi?    Hai fatto felice Dio.  Si rallegra Dio. È pieno di gioia, Dio.   Per te. Con te.

Perché ho trovato la moneta che avevo perduto.      Eri perduto.    Ma hai capito. Che eri perduto.    E hai scelto. Di non essere perduto.     E hai voluto. Non essere perduto.

Perché ho trovato la moneta che avevo perduto.      Eri perduto.    Ma  hai scelto di essere trovato.  E ti ha trovato Dio.     Hai scelto di essere preso.  E ti ha preso Dio.   Hai scelto di essere sollevato.   E ti ha risollevato Dio.       E ti ha riportato.  Nelle sue mani.

 

  E ti sei ritrovato.   Nel palmo di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Se uno viene a me

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:  «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.   Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.   Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.   Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.  Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

 

 

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.”                             E tu,   chi ami  di più ?

 

Altro.

Hai un altro  nel tuo cuore.  Non Gesù.    Ci hai messo un altro  prima di lui.   Ci hai messo un altro, più di lui.    Ci hai messo un altro, al posto di lui.      Al posto di Dio.

E vai dietro a un altro.   Ti fai portare da un altro. Lasci fare a un altro.  Ti lasci fare da altro.   E fai la volontà di un altro.     Non di Gesù.

E a Gesù,  lo fai venire lui, da te.   Deve fare, come vuoi tu.   Quello che vuoi tu.  Perché lo vuoi tu.    È lui il tuo discepolo. Non tu.    Ma Gesù è Dio.    E Dio è di più.   Sei tu,  che hai scelto un’altra strada.  Che hai lasciato la strada.   Che hai preso un’altra strada.  Lontano da Dio.   Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Gesù.

Gesù è Dio.   E Dio è di più.  È di più di tutti.  È sopra di tutti. È prima di tutti.     Anche di te.

 

Se uno viene a me.     Se vai da Gesù, non ci vai per finta.  Non ci vai per gioco.  Non ci vai per poco.     È una cosa seria.

Se uno viene a me.     È il tuo si.    Si, con te.  Si, ci sto. Si, lo voglio. Si, vero. Si, davvero. Si, sicuro. Si, sempre.   Si, per sempre.

Colui che non porta la propria croce.    Si, anche se ci sta la croce.  Si, anche se ho paura della croce.   Si, anche se non la reggo la croce.    Si, anche se non lo voglio la croce.

E non viene dietro a me.     Si,  anche se mi pesa  la croce.   Si, anche se mi schiaccia la croce.    Si, anche mi butta a terra,  la croce.    Ma ci stai tu.  E la tieni tu.

Non può essere mio discepolo.        Si,  perché ci sei tu.   Sì,  perché dentro ci stai tu.  Si, perché lo sai tu.   Sì, perché mi porti tu.    Sì, perché sto con te.  Si,  perché sto come te. Si, perché vengo con te.  Dove vuoi tu.

 

Volendo costruire una torre.     Si,  perché è il tuo progetto.    Si,  perché sto dentro al tuo progetto    Si, perché faccio il tuo progetto.  Si, perché si compie il tuo progetto.  Il progetto di Dio.

Volendo costruire una torre.     Il tuo progetto. Me lo dico.  Chi lo ha detto che lo devo fare. Che lo faccio a fare.  Perché lo devo fare.   Chi me lo fa fare.   E lo lascio. Subito.   E non lo faccio.

Volendo costruire una torre.      Me lo dico.   E se non sono capace.  E se non ce la faccio. E se non si può fare.  E se non viene bene.  E se non lo faccio bene.  E se non si fa bene. E se non ci riesco.    E mi fermo a metà.  E non lo finisco.

Volendo costruire una torre.      Ma tu mi dici.   Ci sto qua io.  Ci penso io.  Te lo dico io. Te lo insegno io.   Ti do la forza io.   Mi ci metto io, che sono Dio.   E ce la fai.  E arrivi fino in fondo.   E lo finisci.

Partendo per la guerra.    E se faccio la guerra a qualcuno.  Metto prima Dio. Metto davanti Dio. A me.   Alla mia guerra. Alla mia rabbia.    Conta di più Dio. Della mia guerra.   Vale di più Dio. Della mia rabbia.

Manda dei messaggeri.   E non è il progetto di Dio. E non mi conviene. E non mi interessa. E non ce la faccio.  E non lo voglio. E non si fa.   E non ci sta.   E non ci sta più la guerra. Ci sta la pace.

 

Decide Dio.     E io sto con lui.    Io sto in lui.   Io sto, per lui.   Vivo, per lui.    Vale più lui, di me.   Vale più lui, della mia vita.     È lui la mia vita.  È lui la mia vita eterna.

E sei suo discepolo.

 

 

 

 

 

 

 

Il primo posto

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.  Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

 

“Non metterti al primo posto,  perché non ci sia un altro invitato più degno di te.”                       E tu,   in quale posto ti metti.   Primo  o ultimo ?

 

Primo.

Lo vuoi tu,  il primo posto.     Lo fai tu,  il primo posto.   Sei tu,  il primo posto.  Te lo prendi tu,  il primo posto.      Il posto di Dio.  Al posto di Dio.

E gli ultimi,    non ci possono stare,  con te.     Non ci possono stare,  vicino a te.   Non ci hanno a che fare,  con te.     E li fai fuori.  E li butti fuori   E li tieni fuori.

Pure a Gesù,      gli prendi il posto.     Ti metti prima tu.   Ti fa primo tu,  di lui.    E a lui  lo metti dopo.  Lo metti ultimo. Lo fai ultimo.     Ma Gesù è Dio.  E Dio  è il  Primo di tutti.  Sei tu,   che ti sei fatto fuori.  Che ti sei messo fuori.  Che ti sei buttato fuori.  Dal banchetto di Dio.     Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Ultimo.

Il primo posto  lo lasci a Dio.   È suo. Non è tuo.   Lo metti al primo posto.   È lui,  il tuo posto.

 

Quando sei invitato a nozze da qualcuno.      Chi ti invita a nozze,  è Dio.   È lui il re del banchetto.    È lui,  che ti invita.   È lui che decide i posti.   È lui che fa i posti.   È lui che dà i posti.

Non metterti al primo posto.      Non te lo dai tu,  il posto.    Non lo scegli tu,  il posto.  Non  è tuo,  il posto.    Nel regno di Dio.

Non metterti al primo posto.     Non te lo prendi, il primo posto.   Non te lo compri, il primo posto.    Non ti è dovuto, il primo posto.    Non ti spetta il primo posto.

Cedigli il posto.      Dio lo sa che hai nel cuore.   Che conta il posto,  più di Dio.  Che vuoi il posto,  più di Dio.    Che ami il posto,  più di Dio.

Vai a metterti all’ultimo posto.    Per te, conta Dio,  più del posto.   Vuoi Dio,  più del posto. Ami Dio,  più del posto.     Non ti importa del posto.   Basta che stai con Dio.   È Dio,  il tuo posto.

Amico, vieni più avanti!     Ecco allora che è Dio,  che ti viene incontro.  Che ti invita.  Che ti vuole.  Vicino a lui.    Che ti chiama. Vicino a lui.   Che ti tiene. Vicino a lui.   Più vicino a lui.

 

Quando offri un pranzo, non invitare i tuoi amici.     Quando fai un pranzo,  non lo fare, banale.  Normale. Uguale.     Con i tuoi amici, i tuoi parenti,  e i ricchi.    Fai un pranzo speciale.  Un pranzo spirituale.     Un pranzo di nozze.  Il pranzo di nozze di Dio.

Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.      Fai come Gesù.    Invita al banchetto di Dio,  quelli che invita Dio.  Quelli che vuole Dio.  Quelli che cerca Dio.  Quelli che ama Dio.

Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.      Chiama.   Quello che è povero.  Quello che non ha niente.  Quello che non ha più niente.  Quello che ha perso tutto.  Pure se stesso.  Pure Dio.

Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.      Chiama.   Quello che è storpio.   Quello che è altalenante.   Quello che è vacillante.   Né di qua. Né di la.   Un po’ di qua, un po’ di la.    Non si sa dove sta.    Manco con Dio.

Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.      Chiama.  Lo zoppo.   Quello che ha perso una parte di sé.    Quello che non ha più una parte di sé.    Quello che ha ceduto una parte di sé.  E pure Dio.

Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi.     Chiama  . Il cieco.   Quello che sta nel buio.  Quello che è rimasto al buio.    Quello che non vede più la luce.   Quello che non ha più la luce. Quello che non ha più Dio.

 

Non hanno da ricambiarti.       Quello che dai.   Non lo dai per avere.   Non ti danno niente in cambio.   Non hai niente in cambio.    Non te ne viene niente,  in cambio.

Riceverai la tua ricompensa.   Ma hai fatto. Quello che ti chiede Dio.   E la tua ricompensa, è in Dio.    È Dio.

E hai  un posto.     Al banchetto  di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Signore, aprici !

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.  Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».   Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.  Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

 

 

“Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta,  voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo:  “Signore, aprici!”     Ma egli vi risponderà:  “Non so di dove siete”.            E tu,   da che parte stai,  della porta.   Dentro o fuori ?

 

Fuori.

Ti sei fatto tu,   il padrone di casa.     E ti sei messo al posto,  del padrone di casa.   Gli hai preso il posto.   Gli hai preso la casa.    E stai fuori.

E ti sei preso la porta.    La fai tu,  la porta.    E ci fai passare chi ti pare.  Chi vuoi tu. Come vuoi tu.  Perché lo vuoi tu.       E sei fuori.

E pure a Gesù,    lo tieni fuori dalla porta.    Lo fai stare fuori,  dalla tua porta.    Non lo fai entrare. Non lo fai passare.    Ma Gesù è Dio.   E Dio non lo puoi fermare.    Sei tu,  che ti sei fatto fuori.  Che ti sei messo fuori.  Che stai fuori.    Dalla porta di Dio.    Ancora. Ora.  Per sempre.

 

 

Dentro.

Solo Dio,   è il padrone di casa.   E non sei tu.    E la porta è Gesù.  Da lui devi passare.  Solo lui ti fa entrare,  nella casa di Dio.

 

La porta stretta.     Ecco la porta per entrare.    È la porta stretta.   È la porta della croce. Della croce di Gesù.  Della tua croce.

La porta stretta.      Se ci passi.    Non ci passa il tuo trono.  Su cui stai seduto. Su cui stai appiccicato. Su cui stai incollato.   Lo lasci. Ti alzi. Ti stacchi.   E sei piccolo.  E ce la fai.

La porta stretta.      Se ci passi.    Non ci passa la tua corona.   Non ci entra la tua corona. Ti cade la corona.   E la lasci fuori la corona.     E sei umile.   E ce la fai.

La porta stretta.     Se ci passi.    Non ci passa il tuo cavallo.  Che ti fa alto. Che ti fa sopra. Che ti fa di più.    E scendi giù.    E sei basso.   E ce la fai.

La porta stretta.     Se ci passi.    Non ci passa la tua armatura.   Dove ti sei chiuso. Dove ti sei rinchiuso. Dove ti sei nascosto.     Esci fuori.   E sei fragile.   E ce la fai.

La porta stretta.     Se ci passi.     Non ci passa l’oro,  che ti si è messo in tasca.  Che ti gonfia la tasca.   Che ti riempie la tasca.  E il cuore.    La devi svuotare.    E sei povero.      E ce la fai.

 

La porta stretta.       È la croce di Gesù.    Nella sua croce devi entrare.  Nella sua croce devi passare.  Nella sua croce devi stare.    E ti ripara. E ti prepara.    Alla casa di Dio.

La porta stretta.     È Gesù risorto.    A lui devi bussare.  È lui che ti apre.  Che ti fa entrare. Che ti fa passare.  Che ti fa stare.     Nella casa di Dio. Nel regno di Dio.

 

Se passi da Gesù,   ci entri subito nella casa di Dio.    Ci entri ora.  Ci entri adesso. Ci stai adesso.     Così ci sei già dentro.   Quando il padrone chiude la porta.

E sei salvo. Già da ora.

 

 

 

 

 

 

 

No, io vi dico, ma divisione

San Rocco Venezia – Cristo scaccia i mercanti dal tempio di Giovanni Antonio Fumiani

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:   «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

 

“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?  No, io vi dico, ma divisione.”               E tu,   come Gesù,    lo dividi,  il bene dal male ?

 

Ambiguo.

Né di qua,  né di là.      Un po’ di qua, un po’ di la.    Prima di qua. Poi di là.    Sia di qua, che di là.    E non stai  né di qua, né di là.     Non stai con Gesù.

Lo mescoli.  Lo amalgami. Lo fondi. Lo confondi.  Il bene con il male.  E non si capisce più,  cosa è bene e cosa è male.    E non si capisce più,  Gesù.   Manco tu.

E pure a Gesù,  gli levi la spada.    Così non lo separa, il bene dal male.  Così non lo divide il bene dal male.     Così non ci sta più il bene.  E non ci sta più il male.     E manco Gesù.   Ma Gesù è Dio.   E nessuno lo può cambiare.      Sei tu,  che ti sei diviso dal bene.  Che ti sei tagliato dal bene.  Che ti sei staccato dal bene.   E da Dio.    Ancora. Ora. Per sempre.

 

 

Lo dividi.

Come Gesù, lo dividi.    Lo tagli, lo spezzi, lo separi,  lo stacchi.  Il bene dal male.  E lo sai,  cosa è bene e cosa è male.      E puoi scegliere il bene.   E puoi scegliere Dio.

 

Pensate che io sia venuto a portare la pace.      La pace di Gesù.    Ti sembra  che gli sta bene tutto.  Che accetta tutto.    Che non reagisce mai.  Che non si arrabbia mai.  Che gli va tutto bene.   Che gli sta tutto bene.     Che è tutto bene.

No, io vi dico, ma divisione.       No. La pace di Gesù è altro.     È quando dividi,  il bene dal male.  Come una spada, con la spada.      Quando lo tagli.  Quando lo separi. Quando lo recidi.     Quando lo stacchi. Quando lo distacchi.     Il bene dal male.

No, io vi dico, ma divisione.       È quando il taglio,  è netto.   È secco. Preciso. Deciso.   Così si distingue bene.  Così si vede bene.    Cosa sta di qua,  e di la.

No, io vi dico, ma divisione.      È quando Dio è Dio.   E non è altro.    È quando il Signore  è il Signore.   E non un altro.      E non lo sporchi. E non lo inquini.  E non lo cambi.  E non lo scambi.    Con un altro.

No, io vi dico, ma divisione.       E davanti a Dio.   Puoi dire si.  Un si netto. Un si preciso. Un si deciso.   E diventi un si.   Un si vivo.  Al tuo Dio.

 

Saranno divisi tre contro due e due contro tre.      Se scegli Dio.    Quelli che non stanno dalla parte di Dio,  quelli che non vogliono Dio,    si mettono contro.    Ti vengono contro. Vengono fuori.  Saltano fuori.     E si distinguono da te.   E si sa chi sono.

Si divideranno padre contro figlio.     Se scegli Dio.  Anche se è tuo padre che non lo vuole. Anche se è tuo padre, che si mette contro.  Che ti viene contro.   Tu stai dalla parte di Dio.     E scegli Dio.  Più di tuo padre.

 

Se scegli Dio.     E vedi i mercanti del tempio, che sono contro Dio.  Che si sono presi Dio. Che si vendono Dio.  Che profanano Dio.      Non te li tieni.  Non li lasci fare.  Non li fai fare. Ma come Gesù,   li butti per aria.    Rovesci, ribalti.  Rivolti.    I loro carretti,  i loro progetti.      E  li scacci.    Li stacchi.  Li distacchi,  da Dio.      Perchè non sono di Dio.

È  il fuoco di Dio.    Che te lo fa fare.

 

 

 

 

 

 

Gesù bussa alla porta

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.   Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.  Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.  A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

 

“Il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se lo aspetta e a un’ora che non sa”.        E quando viene Gesù,  a te,   come ti trova ?

 

Con loro.

A fare il padrone,  come loro.    A fare il padrone, con loro.    A fare il padrone della vita degli altri.   A levare la vita agli altri.  Per loro.     E a perdere la tua anima.   In loro.

A fare tue,    le cose di Dio.    A prenderti  le cose di Dio.    A dissacrare le cose di Dio.      A sfregiare le cose di Dio.  Per loro.      E ti sei sfregiato tu.  In loro.

A fare il padrone,  pure di Dio.    A decidere chi è Dio.  Che deve fare Dio. Come deve fare, Dio.    Perché lo dicono loro. Come dicono loro.     Ma  Dio è il Signore.  L’unico Signore.  E non sono loro.    E ci sei cascato.  E ci sei caduto.  E sei precipitato. Come loro.    Ancora. Ora.  Per sempre.

 

Con Gesù.

Il servo sei tu.   Non sei il padrone   . E quello che ti ha dato Gesù,  non è tuo.  È suo.   Solo lui è il padrone.   Solo lui è il Signore.   Anche di te.

 

Il mio padrone tarda a venire.      Tanto non mi vede.  Tanto non lo sa.  Tanto non ci sta. Tanto che gli fa.   Tanto non torna.   Tanto non è per ora.   Tanto ci manca tempo. Tanto, faccio in tempo.

E cominciasse a percuotere i servi e le serve.      Non ti prendi cura di loro.   Anzi,  gli levi la cura.  Gli rubi la cura.   Gli neghi la cura.     Li lasci senza cura.

E cominciasse a percuotere i servi e le serve.      Non li proteggi dal male.    Anzi,  sei proprio tu che gli fai del male.   Che li fai stare male.   Che li fai  sprofondare nel male.  Che li fai cadere nel male.    Che li fai perdere nel male.

A mangiare, a bere e a ubriacarsi.     E pure a te, ti fai del male.  Ti lasci andare al male. Ti riempi del male.  Ti ubriachi di male.    E sei servo del male.  Non di Dio.

 

Il padrone di quel servo arriverà.    Ma Gesù, viene.    Sta alla porta.  Sta già la porta.  E lì che ti vede.  E i suoi occhi sono tristi. Angosciati per quello che vede.   Per come ti vede.

In un giorno che non se lo aspetta.     Non lo vedi. Non lo sai.   Ma ci sta.  Gesù ci sta.  Alla tua porta.   E non lo aspetti. E non te lo aspetti.   Non lo pensi.  Non ci pensi.  Non ci stai.  Se tu,  che non ci stai.

A un’ora che non sa.      Non la sai tu,  l’ora.    La sa Dio.  La decide Dio.  E non la puoi cambiare l’ora.    Non è tua l’ora. .  L’ora,  è di Dio.

La sorte che meritano gli infedeli.      La sorte l’hai scelta tu.  L’hai voluta tu. L’hai decisa tu. Perché non hai voluto Dio.   Perché  hai fatto fuori Dio.   Perché lo hai messo alla porta. Perché l’hai buttato fuori dalla porta.  Dalla tua vita.      E ti sei buttato fuori. Da solo.

 

A chi fu affidato molto.    Te le ha date Dio, le cose di Dio.  Te le ha affidate. Si è fidato di te. Conta su di te.  Punta su di te.  Ha scommesso su di te.

A chi fu affidato molto.    E per fare le cose che ti chiede , ti ha dato molto.  Di più.  Ti ha fatto capire di più.   Ti ha fatto sentire di più.  Ti ha dato una marcia in più.  Per fare le cose, che vuole lui.   E tu che fai?

Sarà richiesto molto di più.     Non te le tieni.   Non le dai a un altro  . Non le lasci marcire. Non le lasci finire.  Non le lasci morire.    Non te le vendi.  Non le svendi.   Non le neghi. Non le rinneghi.

Sarà richiesto molto di più.     Ma le fai,   le cose di Dio.   Le fai come vuole Dio.  Le fai, perchè le vuole Dio.   Eccolo  il tuo tesoro.  Lo metti  in Dio.   E in Dio triplica.  Moltiplica.    E ritorna a Dio.    Di più.  Molto di più.

 

E ce la fai.

 

 

 

 

 

 

 

Il ricco stolto

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».  E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

 

“Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.  E quello che hai preparato, di chi sarà?”  Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.”                       E tu,   dove metti i tuoi beni ?

 

In loro.

Ti fanno,  grano.  Devi essere grano.    Così ti ammucchiano, nel loro granai.  Ti incastrano nei loro granai.    E ti incatenano ai loro granai.    Ma non sono di Dio.

Ti fanno,  mandria.   Devi essere mandria.   Così ti pascolano.  Così ti spingono.  Così ti orientano.    E ti marchiano.     E sei di loro.  Non di Dio.

E pure a Gesù, lo orientano.   Lo cambiano.  Lo fanno come loro.  E si fanno Dio.  Al posto di Dio.     Ma Gesù è Dio.   E Dio non si può cambiare.     Sono loro, che si sono ingannati.  Che si sono mentiti.   Che si sono venduti.     Ancora.  Ora. Per sempre.

 

 

In Dio.

Il bene più grande che hai,   sei tu.    E lo metti in Dio.    E ti metti in Dio.   E lo ritrovi in Dio.

 

Un uomo ricco.      L’uomo ricco,  sei tu.    I beni  li hai tu.    Sono i beni  che ti ha dato Dio. Che ci ha messo Dio,  in te.    Sono i beni di Dio.

Un uomo ricco.     L’uomo ricco,  sei tu.    Il bene sei tu.  Il bene che conta di più.  Che vale di più.    Dentro di te, ci sta l’impronta di Dio.   L’opera di Dio.   Il progetto di Dio. Per te.

Stolto.      Lo stolto, sei tu.    Se questo bene, lo fai tuo. Solo tuo.   Se lo dai a te.  Se lo tieni per te.    Se lo fai,  per te.

Stolto.      Lo stolto, sei tu.     Se questo bene, lo dai a un altro.   Se lo cedi, se lo passi, se lo vendi a un altro.    Se lo fai suo.  Solo suo.

Stolto.      Lo stolto, sei tu.    Se questo bene, lo tieni chiuso.   Lo tieni rinchiuso.  Se lo fai marcire.  Lo fai ammuffire.  Lo fai morire.   In te.

Stolto.     Lo stolto, sei tu.    Se il progetto di Dio in te,  non lo vuoi.  Non lo sai.  Non lo fai. Se non ci stai.

 

Ti sarà richiesta la tua vita.    Manco la tua vita,  è la tua.   Non te la dai tu. Non te la riprendi tu.   Te l’ha data di Dio.  L’ha fatta Dio.    E la riprende Dio.   E torna a Dio.

Chi accumula tesori per sé.   I beni che hai tenuto per te.  Che hai fatto tuoi. Che hai voluto tuoi,  non passano.    Non sono di Dio.   Non tornano a Dio.

Si arricchisce presso Dio.    I beni che hai messo in Dio.  Che hai fatto suoi. Che hai voluto suoi.   Passano.   Sono di Dio.   E tornano a Dio.

 

Si arricchisce presso Dio.     E ci hai messo il bene più grande, in Dio.  Te stesso.  E hai visto il progetto di Dio.  E hai capito il progetto di Dio.   E hai fatto il progetto di Dio. In te.

Si arricchisce presso Dio.    Nel progetto di Dio,  i beni di Dio sono aumentati.  Si sono moltiplicati.  Si sono triplicati.     Sono  nuovi.  Sanno di Dio.   Vengono da Dio.

Si arricchisce presso Dio.       E tornano a Dio.   Perché sono di Dio.   Passano a Dio. Perché sono già in Dio.   E li ritrovi in Dio.   Perché stanno in Dio.    E con te ci stanno.   Per l’eternità.

 

Allora si,   che sei felice  davvero.