Ascensione del Signore

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.  Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

 

 

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro,  fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.  E tu,  dove ti metti ?

 

 

In alto.

 

Lo vuoi fare tu,   l’elevato.     Ti senti tu, l’elevato.    E ti elevi da solo.  E sali da solo.  E ti innalzi da solo.  Al posto di Gesù.     Ma sei caduto. Già.     E sei precipitato. Giù. Ancora. Ora.

E gli altri,    li metti sotto di te.     Li vuoi sotto di te.  Ai tuoi piedi.  In basso.    Ma sei tu,  che sei più  in basso di loro.    E te li tiri  giù.   Li trascini  giù.    In basso.  Con te.

E pure a Gesù,  lo tiri giù.     Non lo fai salire.   Lo lasci a terra. Lo butti a terra.  Lo incolli alla terra. Lo attacchi alla terra.  Così non si può elevare.   E rimani solo tu. Al posto suo. Ma sei tu,   che hai toccato il fondo.    Ti sei sfracellato al fondo.   Sei tu, che stai incollato al fondo.  Incastrato al fondo.    Sei tu,  che sei diventato fondo.   E il sottofondo.  Ancora. Ora.

 

 

Ai piedi di Gesù.

 

Stai ai piedi di Gesù.   E guardi Gesù, che viene elevato.  Che sale al Padre.  E porta al Padre,  tutto.    Anche te.

 

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.    Proclami il Vangelo di Gesù.   Non  il Vangelo che vuoi tu.   Non come lo vuoi tu.    Non come te  lo aggiusti tu. Non porti tu.  Porti Gesù.    Non porti una parola. Porti una persona.  La seconda Persona della  SS. Trinità.

Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato.       Se credi.    Dici di si, a Gesù.    È il tuo si,  a Gesù     E il battesimo,   è il si di Dio,  a te.      Viene su di te   lo Spirito Santo.   E ti porta il Figlio di Dio,  che ti salva.    E il Padre  che l’ha voluto.     Ecco chi ti salva.     È la Trinità.  Tutta la Trinità.     Nessun altro  lo può fare.

Chi non crederà,  sarà condannato.        Se non ci credi.  Se non lo vuoi.  Se lo rifiuti.  Se lo cancelli,  il Figlio di Dio.   Hai  levato Gesù.    E non ti può salvare.   E ti sei condannato da solo.

Questi sono i segni che accompagnano quelli che credono.   Se ci sta il Figlio di Dio  in te. Se ci sta veramente,  il Figlio di Dio in te.    Si vede. Si vede dai fatti.    Ci sono i fatti  reali.   Nel nome di Gesù,  i demoni scappano via.    Il male non ti fa male. Il veleno non ti uccide.   Nelle mani di Gesù.   Il dolore e la malattia  si piegano.    E i malati guariscono.    Ancora. Ora.

 

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro.        Ecco Gesù,  ora ti fa vedere chi è.   Ecco chi porti.   Ecco chi annunci.   Ecco chi sta con te.     Ecco chi sta,  davanti a te.

Fu elevato in cielo.    Ecco chi è.   È il Signore del cielo e della terra.  È il cielo che lo porta. Che lo prende. Che lo accoglie. Che lo abbraccia.   È il cielo che si apre. Che si squarcia. Che si inchina,  davanti a lui.

E sedette alla destra di Dio.     Non va via.  Ecco dove va.     Il Figlio di Dio,  torna al Padre. Torna al suo posto,  alla destra del Padre.     E porta al Padre,  tutto.     Porta alla destra  del  Padre,  la tua umanità.       Porta  la tua fragilità.     E in lui, non è più fragilità.   Porta il tuo dolore.  E in lui,  non è più dolore.      Porta te,  al Padre.    E il Padre,  a te.

 

Riapre la strada   che porta al Padre.     E ci entra lui per primo.   E ci passa lui per primo. E ci sale lui per primo.   Prima di te.  Per te.

 

Ecco,   l’Ascensione di Gesù.                                                                                                   È anche  la tua.

 

 

 

 

 

 

Come io ho amato voi

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

 

“Questo è il mio comandamento:  che vi amiate gli uni gli altri   come io ho amato voi.”        E tu,  come ami ?

 

Come pare a te.

Ami  come ti pare.  Come ti viene. Come ti senti. Se ti senti.   Chi vuoi tu. Quando vuoi tu. Se lo vuoi tu.     Non come Gesù.

E anche gli altri    ti devono amare,   come vuoi tu.    Come dici tu.  Come ti aspetti tu. Come hai deciso tu.  Perché lo hai deciso tu.    Non come Gesù.

Al posto dell’amore di Gesù,   ci hai messo il tuo amore.   Il tuo è migliore. Il tuo vale di più. Il tuo conta di più.   Al centro non ci sta Gesù.   Ci sei solo tu.  Ci sta solo il tuo. Conta solo il tuo.   Guardi solo il tuo.    Ma senza Gesù.  Non è amore di Gesù.     È solo il tuo.  Per te.

 

Come Gesù.

Solo  con l’amore di Gesù,   ce la fai ad amare.     È l’amore di Gesù,   che ti fa amare.  Che ti fa amare  come ti amato lui.      Senza,  non ce la fai.    Senza,  non puoi.

 

Come il Padre ha amato me,  anche io ho amato voi.    Ecco come ti ama Gesù.  Con l’amore del Padre.   Come il Padre ha amato lui.   Con l’amore che c’è tra lui e il Padre. Con lo Spirito Santo.    Che è l’ Amore in Persona.

Rimanete nel mio amore.   Ecco dove puoi stare.    Nel suo amore. Dentro al suo amore. E ti riempi di amore.  È un pieno di amore.  E non ce la fai a non amare. Lo devi passare.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.   Non come dici tu.  Ma come ti ha amato Gesù.   Prendi l’amore di Gesù, confrontano con il tuo.  E leva e butta via tutto quello  che non ci sta con lui.   Che non c’entra con lui.   Che non ci dice con lui.   Che non riguarda lui.     Che è  contro di lui.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici.   Ecco come ti ha amato Gesù.   Con un amore vero.  Con un amore totale.   Ti ha amato più della sua vita.    E se tu ami lui,  più della tua vita.   Allora ce la fai ad amare gli altri, più della tua vita.     Perché lui lo fa per te.  Lui lo fa con te.    Ancora. Ora.

 

Non voi avete scelto me, ma io scelto vuoi.     Ti ha scelto lui.  Da sempre.  Prima del mondo.   Ti ha voluto lui.  Prima di te.    Ti ha amato lui.  Da sempre.  Più di te.

Vi ho costituiti perché andiate portiate frutto.  Ti ha scelto, per compiere il suo progetto. Ti ha scelto per compiere la sua missione.   Ti ha scelto per fare la sua volontà. Non la tua. Per fare i frutti. I suoi.  Non i tuoi.

E il vostro frutto rimanga.    I suoi frutti vengono da lui. Non da te.  I suoi frutti contano. Non i tuoi.   I suoi frutti rimangono. Non i tuoi.   E rimangono in te.  E negli altri.    E rimangono per l’eternità.

Perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, me lo concederà.    Il nome di Gesù, apre il cuore del Padre    Nel nome di Gesù,  il Padre ti ascolta.  Nel nome di Gesù, il Padre te lo concede.    Perché lo concede al Figlio.   E il Figlio te lo passa.

 

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.         E dove lo trovi  l’amore di Gesù ?  Nell’ eucarestia.  Li, ci sta lui. Ci sta il Padre. Ci sta lo Spirito Santo.  Che è l’Amore di Dio in Persona.    E li,  ci trovi tutti quelli che vivono in lui.    Nel suo corpo mistico.   Uniti a lui,  e a te.      Una cosa sola con lui,   e con te.

 

E come fai,   a non amarli ?

 

 

 

 

 

 

Io sono la vite vera

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.  Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.    Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

 

“Io sono la vite, voi i tralci.  Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto,  perché senza di me non potete fare nulla.  Chi non rimane in me  viene gettato via come il tralcio e secca;  poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

E tu,    a quale vite,  stai attaccato ?

 

 

A un’altra vite.

 

Stai attaccato   a un altro.    Che non è Gesù.      Pendi da un altro,  dipendi da un altro.  Che non è Gesù.     Prendi la linfa  di un altro.   Che non è Gesù.

E porti quella linfa,  anche agli altri tralci.   Gliela passi. Gliela metti dentro.  Gliela inculchi dentro.    E riempi anche loro. Della tua linfa.    Che non è Gesù.

E la vuoi fare tu,  la vite.    Ti senti tu,  la vite.   Ti pianti da solo. Ti innaffi da solo.   E rompi tutte le altre viti.  E spezzi tutte le altre viti.  Pure Gesù.    Così rimani da solo, a fare la vite. Ma sei solo un tralcio.    E ti sei già marcito.  E ti sei già seccato.   E ti sei già bruciato.  Senza Gesù.

 

 

A Gesù.

 

Guarda la vite.   Assomiglia a una croce.     Solo Gesù,  ci sta su quella croce.  Solo Gesù è la vite.   La vite vera.

 

Io sono la vite, voi i tralci.     Ecco cosa sei. Un tralcio.   Il tralcio che sta attaccato alla vite. Il tralcio che viene dalla vite.  Il tralcio che prolunga la vite.   Il braccio della vite.   Il braccio della croce.   Le mani  della croce.

Chi rimane in me.       Ecco cosa fa il tralcio.   Sta attaccato a Gesù.  Sta dentro a Gesù. Sta innestato in Gesù.    Si tiene in Gesù.

E io in lui.     Ma è Gesù che tiene te.   È Gesù che ti tiene. Che ti sostiene.   Che ti regge. Che ti sorregge.

Porta molto frutto.     Gesù ti passa la linfa vera.    È il suo sangue divino,  che viene dalla croce.  Che scende dalla croce.   Ed entra nel tuo.       È quello,  che fa i frutti.   È quello che fa uscire i frutti.    I frutti del Padre.     I frutti che si aspetta  il Padre.   Da te.

Perché senza di me,  non potete fare nulla.         Se non ci stai in Gesù,   non sei nulla.  Non sei manco un tralcio.  Non sei manco uva.  Non sei manco acino.   Non ci stai proprio. E non puoi fare nulla.    Non ti scappa  manco un acino.   Non ti esce  manco un acino striminzito.

 

Il Padre mio è l’agricoltore.        Ecco chi lo ha piantato,  Gesù.    Ecco chi lo coltiva, Gesù. Ecco chi se ne prende cura.   Il Padre.      E se stai in lui.    Si prende cura   anche di te.  Come di lui.    Perché sei parte di lui.   Sei parte del Figlio.

Ogni tralcio che in me  non porta frutto, lo taglia.     Se stai in Gesù,   ma non fai passare il sangue di Gesù.   Se lo blocchi il sangue di Gesù.    Se lo negh i il sangue di Gesù.    Ti sei negato da solo.  Ti sei svuotato da solo.      E sei diventato   un tralcio   finto,  falso, vuoto.  Marcio, arido, secco.   Inutile.      E ti spezzi da solo.  E ti tagli da solo.    E cadi da solo.

E ogni tralcio che porta frutto lo pota, perché porti più frutto.    Ma se fai frutto.  Non ti taglia. Ti pota.    Ti pulisce, ti ripulisce.    Ti leva solo quello che ti impedisce,   ti blocca,  ti ferma. Solo quello  che non fa uscire  i frutti di Dio.        E allora,   scorgano  le opere di Dio.

 

E diventi uva.    E diventi grappolo.                                                                                           E diventi chicco.    Chicco di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Io sono il buon Pastore

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.   Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.   Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 

 

 

Gesù disse:   “Io sono il buon pastore.   Il buon pastore da la propria vita per le pecore.  Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono- vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge,  e il lupo le rapisce e le disperde.”             E tu cosa sei,     un mercenario  o un buon pastore ?

 

 

Un mercenario.

 

Pensi solo a te.     Guardi solo te.  Non le pecore.     E se viene il lupo,  non solo te ne vai. Ma lo chiami tu.   Ce lo fai venire tu. Ce lo porti tu. Il lupo, dalle pecore.  Gli apri tu, la porta. Della stalla.    Ce lo tieni tu, il lupo,  nella stalla.    Che pastore sei?

E gliele metti tu, in bocca al lupo,   le pecore.    Le fai divorare tu, al lupo, le pecore.  Le fai immolare tu, davanti a lupo,  le pecore.   Conta più il lupo, delle pecore.  Conta solo il lupo. Che pastore sei?

Sei tu,  il lupo.    Le fai fuori tu,  le pecore.    Le fai a pezzi tu, le pecore.   Le disperdi tu,  le pecore.   Le fai finire tu, le pecore.  E non ci sono più.   E rimani solo tu.  Un lupo.   Ma Dio, non è una pecora.    E i lupi li ha già cacciati.  Li ha già gettati via.  Li ha già precipitati. Giù.  E tu con loro.    Già,  da ora.

 

 

Il buon pastore.

 

Sei pastore,   se Gesù   è il tuo pastore.    Se lo metti davanti a te.  Se lo metti prima di te. Se ti lasci portare da lui.   Se ti lasci condurre  da lui.

 

Io sono il buon pastore.     Gesù è il buon pastore,  perché è  il Figlio di Dio.  È Dio.   E  solo lui  ti sa portare.    Solo lui,  sa dove andare.

Conosco le mie pecore.      Dio ti ha fatto.   Solo lui ti conosce.   Ti conosce fino in fondo. Più di te.     Ci sta lui  nel profondo. Di te.   Più di te.

E le mie pecore conoscono me.     E la riconosci la sua voce.  La riconosce il tuo cuore. Ce l’hai stampata  nel cuore.   Ce l’hai impressa  nel cuore.   Ce l’hai incisa nel cuore.       E ti sobbalza il cuore,   quando la senti.

Così come il Padre conosce me e io conosco il Padre.      E con Gesù,  ci sta il Padre.   La riconosci la voce  anche del Padre.   E conosci anche il Padre.   E ti fai portare anche dal Padre.   Dove vuole il Padre.

Io do la mia vita per le pecore.     Ecco il vero pastore.  Quello che non ti lascia.  Quello che non ti perde.   Quello che non ti vende.      Quello che ci mette la propria vita. Quello che per salvare la tua vita,  ci mette la sua.    Ti da la sua.     La sua,  per la tua.

 

Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.    Ecco Gesù risorto.   Da la vita, ma poi la può riprendere.   Perché la vita è la sua.   È nata in lui.  Esiste in lui.    Sta in lui. La vita.  Da sempre.    Non ci sta senza di lui.  È lui.     Certo,  che può risorgere!

Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.      A Gesù, nessuno leva la vita.  Nessuno la porta via.  Nessuno la toglie. È lui che la da.   È lui che l’ha data.  È lui che l’ha ripresa.    Perché è Dio.   E Dio ha il potere sulla vita.  Può darla e può riprenderla.    Ecco perché è risorto.  Per farti vedere che è Dio.

Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.    E lo ha fatto perché lo ha voluto il Padre.   Lo ha deciso il Padre.     È il Padre che ti ha dato il Figlio.   Per salvarti.  E portarti  a lui.     E con il Figlio.  Riportarti a casa.

 

Ecco,   il buon pastore.                                                                                                             È anche   il Padre.

 

 

 

 

 

 

Sono proprio io!

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.  Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

 

“Sono proprio io!    Toccatemi e guardate;  un fantasma non ha carne e ossa,  come vedete che io ho”.              E per te,    Gesù risorto,   è vero ?

 

Non è vero.

Gli hanno levato il corpo,   a Gesù risorto.      Non lo vogliono   con il corpo,    Gesù risorto.  Lo hanno fatto virtuale.    Così non è reale.  Così non è vero.  Così non è vivo.    Così non è risorto.    Ma sono loro che sono finti. Che sono falsi, che sono vuoti.    Che non sono veri.

Gli hanno levato le ferite,   a Gesù risorto.     Non contano più.  Non c’entrano più.  Non ci stanno più.     Non esce più il sangue del Figlio di Dio,  da quelle ferite.   Così non le puoi toccare.   E non ci puoi entrare.        Solo in loro,  devi stare.

Hanno portato via,   tutto Gesù.      Non ne parlano più  . Non ci sta più.    Non si trova più.   Ci stanno solo loro.  Bastano solo loro.  Contano solo loro.   Trovi solo loro. Al posto di Dio. Sono veri solo loro.  Più di Dio.      Ma non sono Dio.   E non sono risorti.     Sono morti.  Già da ora.

 

 

È vero.

Gesù è risorto,   perché è il Figlio di Dio.      E Dio,  che ha fatto la realtà,   non è reale?   E Dio,  che è Verità,  non è vero?      Lo è di più. Molto di più.   Che di più non c’è.    Più di te.

 

Guardate le mie mani e miei piedi. Sono proprio io!     Solo Gesù  ha quelle ferite.  Sono il segno. Sono la prova. Sono la firma.  Sono la conferma.     Che è lui.     Sono l’impronta. Sono il timbro.  Sono il sigillo.      Che è lui.   È proprio lui.   Gesù.

Toccate e guardate;   un fantasma non ha carne e ossa,   come vedete che io ho.     Quel corpo  è proprio vero.    La visione,  non ha carne e non ha ossa.   La suggestione, non ha carne e non ha ossa.   L’impressione,  non ha carne e non ha ossa.       Quel corpo ci sta. In carne e ossa.   Quel corpo ha carne e ossa.  Ci sta la sua carne. Ci stanno le sue ossa. Ci sta il suo sangue.    Vivo e vero.

Mostrò loro le mani e piedi.      Ecco le ferite.  Ci stanno le ferite.   Sono vere,  quelle ferite. Ci stanno per fartele vedere.    Per fartele toccare. Per fartici entrare.  Per poterti salvare. Se ci stai dentro.  Se ti fai toccare da quelle ferite.   Dal sangue che esce da quelle ferite. Dal sangue  del Figlio di Dio.

 

Avete qui qualcosa da mangiare?      Ci sta quel corpo.   È vero quel corpo.  Può mangiare quel corpo.  Solo un corpo lo può fare.   Solo un corpo vero. Solo un corpo vivo.  Ci riesce. E te lo mostra. Te lo dimostra.    Con i fatti.

Egli lo prese lo mangiò davanti a loro.      Te lo fa vedere.  E lo puoi vedere.   Quel boccone entra nella sua bocca. Come nella tua.     Lo mastica e scende. E va giù nel corpo. Come nel tuo.    E quel pesce non ci sta più.  Come nel tuo.      Quel corpo è vero.   Come il tuo. Più del tuo.

In quel corpo,  ci stai anche tu.   Ci sta anche il tuo.    È risorto.   E con lui  risorge anche il tuo.    Ma ci pensi?  Ma dove lo trovi?   Ma chi te la da, una cosa così?   Solo il Figlio di Dio. Lo fa.

 

Ecco,   la resurrezione di Gesù.                                                                                               È anche  la tua.

 

 

 

 

 

Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».  Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 

“Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano  nel suo fianco,  io non credo”.         E tu,  sei Tommaso ?

 

 

Se non vedo,   non credo.

 

Non ci sei proprio.    Non ci stai. Dove ci sta Gesù.   Te ne vai.   Sei altrove. Vai altrove. Lontano da lui.  Lontano dalle sue ferite.     Come fai  a toccarle?

Per te,  è solo un’apparizione.  Una suggestione. Una impressione.  Quelle ferite non sono vere.  Quelle ferite non sono vive.  Quelle ferite non ci stanno.     Come fai  a toccarle?

Per te,   Gesù   non è risorto.    Non può essere risorto.  Non lo vuoi risorto.   E non è il Figlio di Dio.    Non può essere  il Figlio di Dio.   Non lo vuoi  il Figlio di Dio.   Ancora. Ora.   Sei tu,   la sua ferita.    Aperta.    Ancora. Ora.

 

 

Mio Signore e mio Dio.

 

Non ci stavi.     Ma ora ci stai.  Ora ci sei.   Dove sta Gesù.    Con i tuoi occhi.  Con le tue mani.  Con il tuo cuore.    Pronto.

Venne Gesù a porte chiuse.   Gesù risorto,  ha un corpo risorto.  Divino. Dio passa uguale. Passa, oltrepassa le porte chiuse.  E la porta chiusa del tuo cuore. Ed entra nel tuo cuore. In mezzo al tuo cuore.    Al centro del tuo cuore.   Ancora. Ora.

 

Guarda le mie mani.    Guarda le mie ferite.   Non ce le ha,  un altro.   Non le porta un altro. Solo Gesù le ha. Solo Gesù le porta.     Quelle che gli hai fatto tu.   Sono le tue.  Sei tu.

Metti qui il tuo dito.    Metti il tuo dito  dentro a quella ferita.  La devi toccare. La devi sentire. La devi provare.     Allora lo sai   che è vera.

Metti qui il tuo dito.        Ci entri dentro a quella ferita.     E lo senti che quel buco  è vuoto.  È vuoto dei chiodi.    Ora c’è il tuo dito,  al posto dei chiodi.     Ora lo ha riempito, il vuoto dei chiodi.    E non è più vuoto.   E non è più ferita.    E non sei più  ferita.

Tendi la tua mano.       La tua mano  è più grande del dito.    E deve toccare una ferita  più grande. Quella del costato.     Ora la tua mano,  si tende come la lancia.    Ed entra come la lancia, nella ferita del costato di Gesù.     Ma non è più una lancia.  E ha riempito la ferita del costato.    L’ha passata la ferita del costato. L’ha trapassata. Ed è arrivata fino al cuore. Ed è entrata nel cuore di Gesù.    E ha toccato  il cuore di Gesù.

 

Mio Signore e mio Dio!     Ora si,  che lo hai sentito il cuore di Gesù .   Ora si,  che lo hai toccato  il cuore di Gesù.     E ha toccato il tuo cuore.    E ti si sono aperti gli occhi.

Mio Signore mio Dio!        Ora si,  che lo vedi.   Ora si,  che lo senti.    Ora si,  che lo sai.   Che Gesù è proprio lui.   Che Gesù è proprio risorto.   Che Gesù è proprio il Figlio di Dio. Che Gesù è Dio.

 

Il tuo Signore  e il tuo Dio.                                                                                                   L’unico Signore   e l’unico Dio.

 

 

 

 

 

 

Il Signore è risorto!

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.  Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».  Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.   Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.    Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

 

“Hanno portato via il Signore dal sepolcro,   e non sappiamo  dove l’hanno posto!”             E anche tu,  non lo trovi più Gesù ?

 

Te lo portano via.

Ti fanno credere che Gesù, non è risorto.    Non si può. Non è possibile. Non può essere. Non esiste.   Perché non possono farlo loro.      Ma Gesù è Dio.  E loro non sono Dio.

Te lo levano.       Perché non lo possono vedere.   Gesù risorto.     Perché è la potenza  più grande che c’è.      E non la possono avere.   E non la possono possedere.    E non te la vogliono dare.   A te.

Te lo levano.     E ti stanno addosso, come dei soldati. Con i soldati.   Per non farci uscire. Per non farti andare. Per non farti correre da lui.    Ma Gesù, è risorto uguale. Ancora. Ora.  E li fa cadere.  E li mette a terra.    Ancora. Ora.

 

 

Non te lo fai portare via.

Senza di lui,  non ci stai.     Senza di lui,  non puoi.   Senza di lui,  non ce la fai.    E ti parte il cuore.  E si lancia il cuore.  E corre il cuore.     A cercarlo.    Ancora. Ora.

 

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo.    Correvano insieme tutti e due.     Stavi al chiuso. Stavi rinchiuso. Riparato. Rassegnato.    Ma il corpo che non si trova,  ti ha colpito al cuore.   Ti è sobbalzato il cuore.  Ha sussultato il cuore.   E si è lanciato.  E si è messo a correre.   Più di te. Prima di te.

L’altro discepolo giunse per primo al sepolcro.  Si chinò, ma non entrò.    È troppo grande. È troppo forte.   Non lo regge il cuore. Non lo tiene il cuore.   Si ferma il cuore.  A guardare. A rimirare.  A contemplare.

Giunse Simone Pietro ed entrò nel sepolcro.     Il sepolcro è vuoto.    È vuoto della morte. È svuotato della morte.   È vuoto di dolore. È svuotato del dolore.  Non ci sta più la morte. Non ci sta più il dolore.     Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

Osservò i teli.      È vuoto delle ferite.   Non ci stanno più le ferite.  Ci sta solo quello che le conteneva. Quello che le asciugava. Quello che le riparava.    Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

E il sudario -che era stato sul suo capo- avvolto in un luogo a parte.     E ci sta il sudario. Il telo che ha coperto il suo volto.  Dove si è impresso il suo volto.  Dove è rimasta l’impronta del suo volto e del suo corpo.     Il telo attraverso cui,   è passato il suo volto e il suo corpo. E lo ha trapassato.  E lo ha segnato.  E lo ha trasfigurato.     Ora lo fa anche sul tuo cuore. Ecco cosa fa,   Cristo risorto.

 

Entrò anche l’altro discepolo,  e vide e credette.    Ecco, ora ce la fa Giovanni ad entrare. Ora è il momento.   Non con le parole. Non ci sono parole. Non bastano le parole.  Lo devi vedere.  Lo devi sentire.  Lo devi provare.    È il cuore che tocca. E viene toccato.

Non avevano ancora compreso la scrittura.    Lo Spirito Santo ci sta li dentro.  È lui che ti apre gli occhi.  È lui che ti apre la mente.   È lui che ti apre il cuore.    E ti fa capire.  E ti fa sentire.      Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

Che egli doveva risorge dai morti.  Ecco che doveva fare. Far morire la morte e risorgere. Nel Padre, per il Padre.      Per far risorgere anche te.  Con lui e in lui.   E portarti al Padre. Ecco cosa fa,  Cristo risorto.

 

Il Signore è risorto.  Veramente.                                                                                            Ora sta con te. Vicino a te.  Sempre.

 

 

 

 

 

 

 

La croce di Gesù

 

 

Se lo sai  che cosa è  la croce di Gesù,   lo capisci  perché te la levano.                           Se lo sai che cosa è,   ti tieni stretto a lei.    E la tieni stretta  a te.

 

Davanti alla croce.

Davanti alla croce di Gesù,     il male non può più fare niente.   È legato. Ha le mani legate. È piegato.    Non ci può più stare.  Se ne deve andare.     E non può più farti male.

Davanti alla croce di Gesù,      ogni potenza cattiva, negativa,     si rompe, si frantuma.     Si spezza.  Si spacca.     Cade, decade.    Sparisce.  Svanisce.     E non è più niente.      E non conta più niente.      E non può più  farti niente.

Davanti alla croce di Gesù,     ogni progetto cattivo, negativo,    si inceppa,  si inciampa.    Si blocca. Si ferma.  Si chiude.    Si schianta.  Finisce.     E non ti fa più niente.

Davanti alla croce di Gesù,      ogni persona cattiva, negativa,    si torce,  si contorce.        Si piega, si ripiega, si abbassa.   E scappa.  Fugge via. Va via.    E ti lascia stare.

Davanti alla croce di Gesù,       ogni imbroglio, ogni inganno,  ogni menzogna,    si svela.  Si rivela.   Viene fuori.    Salta fuori, scappa fuori, esce fuori.     E si scopre,  che cosa è.   E chi è.     E non ci caschi più.

 

 

Il sangue di Gesù.

Il sangue di Gesù sulla croce,    è il sangue del Figlio di Dio.  È Dio.  È la cosa più potente che c’è.      Spalanca i cieli,   e fa scendere la grazia di Dio,  su di te.

Il sangue di Gesù sulla croce.       Ti leva la ferita.  Ti guarisce la ferita.  Ti ripara la ferita.    Ti risana la ferita.   Della tua anima, del tuo cuore, della tua mente. E anche del tuo corpo.   E stai bene.

Il sangue di Gesù sulla croce.  Ti leva la paura.  È più forte della paura. Manda via la paura. Scappa la paura. Ha paura la paura.   E se ne va   . E non hai più paura.  Ci sta Dio.

Il sangue di Gesù sulla croce.       Ti leva la morte.    Ha fatto morire la morte.   Non ci sta più la morte.   Non c’entra più la morte.   Non ci dice più  la morte.   Ora ci sta solo la vita. La vita di Dio.  Che non finisce più.   E nessuno te la porta  via.

Il sangue di Gesù sulla croce.       Ti leva il dolore.     È più forte del dolore.  È più profondo del dolore.     Arriva dove è nato il dolore.  Arriva alla radice del dolore.    E lo scardina. E lo sradica. E lo strappa. E lo spezza.   E non ti fa più male.   E puoi gioire. Con la gioia di Dio.

Il sangue di Gesù sulla croce.      Ti leva l’angoscia.    E non sei più perso.  E non sei più disperso. Non sei più perduto. Non sei più confuso. Non sei più disperato. E sei consolato. Tra le braccia di Dio.

Il sangue di Gesù sulla croce.      Ti leva il peccato.    È quello,  che ti ha rotto.   Che ti ha corrotto. Che ti ha spezzato.   È quello che ti fa finire.   È quello che ti fa morire.  È quello cheti fa soffrire.   È quello che ti leva il fiato.     Solo il sangue di Gesù te lo leva.  Ti libera.   Ti salva.      E non ci caschi più.

 

Il sangue di Gesù  sulla croce,                                                                                                  è il sangue  che scende dalla croce.                                                                                    Nel calice  della Messa.

 

 

 

 

 

La Passione

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.  A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.   Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.  Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.  Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.  Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

 

 

Nella Passione  di Gesù,    tu,  chi sei ?

 

Quello che lo mette in croce.

 

Sei Giuda.      Lo hai tradito.    Lo hai messo tu, nelle mani dei soldati.   Glielo hai dato tu. Glielo hai consegnato tu.    Lo hai venduto tu. Lo hai svenduto tu.   Per 30 denari.   E hai tradito, anche te.

Sei Pilato.        Te ne sei lavato le mani.    Non hai preso posizione.   Non ti sei schierato. Non ti sei sprecato.   Non ti sei scoperto.  Non ti sei mosso      Non ci sei stato,  per lui.     E per te.

Sei la folla.        Hai detto quello che ti dicono di dire.  Hai fatto quello che ti dicono di fare. Ti confondi con gli altri.    Ti mescoli con gli altri . Diventi altri.    Ma la voce è la tua.   E lo condanni.  Lui,  e te.

 

Sei il soldato che lo flagella.      Gli sfregi il corpo.   Con la tua violenza.  Gliela metti dentro le carni.   Gliela imprimi nelle sue carni.  Gliela stampi nelle sue carni.   Gli piaghi tutte le sue carni.      Ma sei tu,  la piaga.     E la porta su di sé.

Sei il soldato che gli mette  la corona di spine.           Gli sfregi il capo.   Gli sfregi il volto.  Gli riempì il capo di spine.   Gli trafiggi il capo di spine.       Ma sei tu,  la spina.   Che si è conficcata in lui.     E ti ha preso  su di sé.

Sei il soldato che lo oltraggia.        Gli fregi il cuore.   Sfregi  il tuo Signore.   Ti inginocchi,  per finta.  Lo adori per finta.  Ti inchini per finta.      Lo prendi in giro.  Ridi di lui.   Lo riempi, di sputi.    Ma sei tu,  lo sputo.    E ti ha preso  su di sé.

Sei il soldato che lo inchioda.       Gli metti i chiodi  sulle mani.    Lo trafiggi  con i chiodi. Con i tuoi chiodi.     Lo trapassi con i chiodi.  Con i tuoi chiodi.       Ma sei tu,   il chiodo.       E ti ha preso  su di sé.

Sei lo scriba che lo sfida.         E sfregi la sua divinità.     Deve fare  quello che vuoi tu.  Deve fare vedere a te,  che è Dio    Deve provare a te,  che è Dio.    Decidi tu,  se è Dio. Tu conti più di Dio.   Lo sfidi Dio. Lo insulti.     Ma sei tu,  l’insulto.   E ti ha preso su di sé.

 

 

Quello che lo ama.

 

Sei la Veronica.         Non ce la fai a stare a guardare.   Corri da lui.    In ginocchio da lui.     E lo guardi in volto.    Il tuo volto, nel suo.    Il suo volto, nel tuo.  Con un velo lo asciughi. Con il tuo cuore,  lo asciughi.      E si è stampato il suo volto,  sul velo.    E si è stampato   il suo volto,  nel tuo cuore.    Ancora. Ora.

Sei il Cireneo.          Ecco la croce. La tua croce.   Te la ritrovi sulle spalle.  Te la mettono sulle spalle.   Non ce la fai a reggerla.     Mettila,  dentro la croce di Gesù.    E diventa la croce di Gesù.    E la porti con lui. E la porti per lui. E la porti in lui    E ti porta dove da lui. Dal Padre.   Ancora. Ora.

Sei il buon ladrone.       Ti ritrovi in croce.  Inchiodato sulla tua croce.  Crocifisso sulla tua croce.   Gesù  è a fianco a te.   In croce come te.  In croce con te.    Solo lui ti può capire. Solo lui ti può salvare.     Glielo chiedi.  Lo implori.     E ti porta in paradiso.  Con sé.

 

Sei il centurione.        Stai sotto la croce.  E  lo vedi che succede.   È mezzogiorno,  e si oscura il sole.  E viene il buio.  Si fa buio, su tutta la terra. Per tre ore.   Tutta la terra e tutto il cielo,  si gelano davanti al Figlio di Dio,  che soffre.     Piangono  il loro Dio.  Gemono per il loro Dio.     Sono in ginocchio   davanti  al Figlio di Dio.   Che muore.

E si squarcia il velo del tempio in due.      Non c’è più  quello che separa l’uomo da Dio.  Gesù con la sua morte  ha riaperto il cielo.   Ha spalancato il cielo.    Ha riunito il cielo e la terra,  in lui.      E ha spalancato i tuoi occhi.   E il tuo cuore.     E ora lo vedi,   e ora lo sai.  E ora lo senti.      Che davvero Gesù,   è il Figlio di Dio !

Sei Giuseppe di Arimatea.      Non lo lasci sulla croce.   Non ce lo tieni.  Non lo abbandoni sulla croce   . Te lo fai dare.  Te lo vai a prendere.     Lo fai scendere.  Lo fai discendere.    Lo fai adagiare,   tra le braccia di sua madre.       E lo puoi piangere.  E lo puoi consolare. E lo puoi abbracciare.     E lo adori.  E lo onori.  E lo profumi.       E lo ripari.

 

Con la sua morte  Gesù,                                                                                                       ha fatto morire la morte   e tutto il tuo male,                                                                           che ha preso su di sé.

 

 

 

 

 

Attirerò tutti a me

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».  Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».  Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

 

“Ora  è il giudizio di questo mondo;   ora  il principe di questo mondo   sarà gettato fuori.   E io,  quando sarò innalzato da terra,  attirerò tutti a me.”         E tu,  da che parte stai ?

 

Con il principe di questo mondo.

Il male.     Ti ha preso lui.   Ti ha stretto lui.  Ti ha costretto lui.    Ti ha ricattato lui.   Ti ha incastrato lui.       E tu,  lo lasci fare.

Si è preso pure  gli altri.      E tu,  ti devi adattare.  Ti devi abituare.  Li devi imitare. Ti devi fare uguale.      E tu,  ti fai fare.

Ti ha levato pure  Dio.  Ti ha oscurato Dio.   Ti ha cambiato Dio .  Così non lo puoi notare. Così non lo puoi capire. Che lui non è Dio.     Ma  è stato già cacciato.  È stato già gettato. Via.    È stato già gettato. Fuori.      E tu pure,  se stai con lui.

 

Con Gesù.

Ora, adesso,  è l’ora.    È l’ora della gloria . È l’ora della croce.   Su quella croce,  Gesù,  getta via il male.  Fa fuori il male.   Ti libera dal male.     E non fa più male.

 

Padre glorifica il tuo nome.      Ecco da dove viene la gloria.   Ecco da dove parte la gloria. Dal Padre.   È la gloria del Padre.  È la gloria del Nome del Padre. E nel Padre sta il Figlio. E nel Nome del Padre,  sta il Nome del Figlio.

L’ho glorificato e lo glorificherò ancora.      Ed è il Padre,  che glorifica il Figlio.   Che gli dà  la sua gloria.   E che gliela dà sulla croce.    E che fa diventare quella croce,  gloria di Dio. Divina.

Ora è il giudizio di questo mondo.      Ora, adesso,  è arrivato. Il momento in cui si vede,  da che parte stai.    In cui si scopre,  da che parte sei.

Il principe di questo mondo sarà gettato fuori.        Solo quella croce,   piena di gloria, può vincere il male.  Gettare via il male. Gettare fuori. Far fuori il male.   E il principe del male. Per sempre.     È la sconfitta del male.  Totale.

 

E io, quando sarò innalzato da terra.   Ecco il potere di quella croce.  La gloria di Dio, ci sta su quella croce. Il Figlio di Dio ci sta su quella croce.   E non è abbassato. E non è caduto. E non è decaduto.     Ma è innalzato. Sollevato. Elevato.   Portato in alto . Portato al Padre. Nelle braccia del Padre.

Attirerò tutti a me.       Ecco che fa quella croce.    Non ci sta bisogno che ti sforzi.   Non ci sta bisogno che ti spremi.   Non ci sta bisogno che ti impegni.   Ci sta Gesù, che ti prende su di sé.   Ci sta Gesù che ti tira.    Ci sta Gesù,   che ti attira  a sé.

Attirerò tutti a me.      Ci sta Gesù,  che ti fa entrare in lui.   Nella sua gloria.  Nella gloria del Padre.  Nel Padre.  Nelle braccia del Padre.

 

Se stai in Gesù.                                                                                                                    Stai nelle braccia del Padre,  anche tu.                                                                                    Fin da ora.