Assunta in cielo

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.  Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.  Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».        Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

“Benedetta tu fra le donne  e benedetto il frutto del tuo grembo!    A cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”       E Maria,  viene da te ?

 

La fanno fuori.

Ti prendono la donna.       Ti cambiano la donna.  Ti snaturano la donna.   Ti sfregiano la donna.   Ti fanno fuori la donna.    Per far fuori Maria.

Ti prendono la madre.    Si prendono la madre.    Ti prendono il figlio.  Si prendono il figlio.   E fanno fuori la madre.  Per far fuori il figlio.      Per far fuori Maria.  E il figlio di Maria.

Svuotano la madre.     La svuotano del figlio. Gli strappano i figlio.  Gli lacerano il figlio.   Prima che nasce.    Per attaccare Maria.  Per attaccare Gesù.     Ma non ce la fanno.   Perché Gesù è Dio.  E non lo possono toccare.      Sono  loro,  che si sono attaccati.       Sono loro,  che si sono svuotati.    Sono loro,  che si sono strappati.    Sono loro,  che  si sono lacerati. Da Dio.    Sono loro, che si sono abortiti.    Sono loro,  che sono usciti.  Da Dio.      Sono loro, che non ci stanno più.   In Dio.       Ancora.  Ora.  Per sempre.

 

 

Viene da te.

La madre del tuo Signore,  viene da te.  A casa tua.     E tu, che fai?      Come senti      la sua voce,   ti balza il cuore.     Ti sobbalza il cuore.  Ti sussulta il cuore.     Perché  l’ha riconosciuta.

 

Benedetta tu fra le donne.         Eccola, è lei.     L’ha scelta Dio.   L’ha prescelta Dio.  L’ha voluta Dio.   L’ha benedetta Dio.  L’ha fatta sacra Dio.    Quella donna.  Fra tutte le donne.  Per tutte le donne.

E benedetto il frutto del tuo grembo.            Eccolo, è lui.    Lo ha benedetto Dio,  il frutto del suo grembo.    Lo ha voluto Dio,  il frutto del suo grembo.      Lo ha fatto sacro Dio,  il frutto del suo grembo     Perché è di Dio,  il frutto del suo grembo.     È il Figlio di Dio,  il frutto del suo grembo.      È lei la madre.   La madre del Figlio di Dio.

 

L’anima mia magnifica il Signore.           Ecco la voce  di Maria.   Ti dice cosa devi fare. Lascia che la tua anima lo senta,  quanto è grande il suo Signore.    Lascia che la tua anima lo dica,   quanto è grande il suo Signore.     Lascia che la tua anima lo canti,   quanto è grande suo Signore.

E il mio spirito esulta  in Dio mio Salvatore.       Ecco cosa devi fare.    Lascia che il tuo spirito,  respiri in Dio.   Respiri di Dio.  Respiri Dio.     E si innalza.  E si rialza.  E si leva. E si risolleva.  Ed esulta in Dio.   Che lo ha salvato.

Ha spiegato la potenza del suo braccio.         Ed ecco che ci mette le mani,  Dio.   Ci mette il suo braccio, Dio.   Dispiega il suo braccio, Dio.    Si muove il braccio di Dio.    Ed esce tutta la potenza di Dio.

 

Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.         E li prende,  i superbi.     E li fa perdere.  E li fa disperdere.     E li fa finire. E li fa sparire.    Li travolge,   li stravolge.     Li sconvolge.     Sconvolge i loro pensieri.   Sconvolge i loro piani.    Fa crollare i loro piani.    E pure loro.

Ha rovesciato i potenti dai troni.           E li prende i potenti.    E gli prende i troni.    E li rovescia.  Li capovolge.     E li fa scendere.  Li fa cadere.  Li fa crollare,  dai loro troni.   Li mette giù. Li porta giù.   A terra.     Senza più troni.     E senza loro.

Ha innalzato gli umili.          E quelli che avevano usato,  che avevano abusato,  che avevano violato,   che avevano abbassato,     li prende e li alza.  E li rialza.  E li innalza.  Li tira su.  Li mette su.    Li mette sui  troni.     E gli ridà la dignità.   E la maestà.

Ha rimandato i ricchi a mani vuote.           E i ricchi,   che si sono presi tutto,   e hanno riempito le loro mani  e le loro tasche di tutto,    gliele svuota.    E non gli rimane niente. E non hanno più niente.    Manco se stessi.

Ha ricolmato di beni gli affamati.      Quelli che sono stati privati.   Quelli che sono stati derubati.   Quelli che sono stati affamati,    sono ricolmati.  Sono riempiti.  Sono saziati.  Di tutti i beni.    Anche di se stessi.

 

Maria,    Assunta in cielo.                                                                                                 Ecco cosa ci aspetta !

 

 

 

 

 

 

 

Il pane è la mia carne

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».  Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.   Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.   Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

 

 

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.    Se uno mangia di questo pane  vivrà in eterno   e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.      E per te,   cosa è quel pane ?

 

È solo pane.

Ti levano il pane.         Ti levano l’eucarestia.     Ti fanno credere  che è solo pane.   Che non è eucarestia.    Ti manipolano il pane. Ti manipolano l’eucarestia.    E non è più pane. E non è più eucarestia.

Te la prendono.    Te la rubano. Te la strappano via.  L’eucarestia.     Te la fanno cambiare.  Te la fanno profanare.   Te la fanno gettare via.  L’eucarestia.      Ma ti sei gettato via, tu.    Solo tu.

Ti chiudono le chiese.        Per non fartici arrivare.  All’eucarestia.      Ti chiudono le porte. Ti sprangano le porte.    Ti lasciano fuori. Ti mettono fuori.  Ti fanno fuori.     Per non fartici arrivare.     Ma sono loro, che hanno chiuso le porte,  a Dio.    Ma sono loro,  che si trovano le porte sbarrate,  di Dio.     Sono loro,   che rimangono fuori.     Sono loro,  che sono fuori.  Ancora. Ora.  Per sempre.

 

 

È l’eucarestia.

Quel pane,  non è solo pane.    È il corpo di Gesù.    È la sua carne.   È la carne del Figlio di Dio.  Di Dio.     Non è un simbolo.  Non è un pensiero.  Non è un ricordo.     È Dio. Vivo. Vero.  Reale.    Che viene in te.  Ora.

 

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato.    Vai alla ricerca di chi ti porta da Gesù.    Ecco chi è.  Ecco chi lo fa.  Il Padre.    È il Padre che ti sceglie,  per andare da Gesù.   È il Padre che vuole, che vai da Gesù.   È il Padre che ti porta, da Gesù. È il Padre che ti attira a lui,  e ti attira al Figlio.     Ecco come ci vai,  da Gesù.

Io sono il pane della vita.    La cerchi la vita.  Ma nessuno te la da. Ci sta solo chi la prende, chi te la prende.   Ecco Gesù  è il pane, che ti da la vita.   Il pane  che ti rida la vita.  Il pane, che ti riporta in vita.     L’unico pane, che ti riempie di vita.   L’eucarestia.

Perché chi ne mangia non muoia.     Quel pane,  è il corpo risorto di Gesù.   Ha passato la morte. Ha sorpassato la morte.  Ha trapassato la morte.   Ha vinto la morte.   In quel pane, non ci sta più la morte.     E se lo mangi, anche tu,   non muori più.

 

Io sono il pane vivo.         Non è un simbolo.  Non è un segno.  Non è un significato.  L’eucarestia.     È un pane vivo.   È Gesù vivo. È Gesù vero. È Gesù intero.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.   E la vita che ti dà, non è una vita semplice. Non è una vita normale. Non è una vita banale.    È la vita di Dio,  che ti da.   E ti fa entrare nella vita di Dio.   E Dio è eterno. E la sua vita è eterna.    E diventa eterna,  pure la tua.

 

Il pane che io darò, è la mia carne.          Ecco cosa è quel pane.    È la carne di Gesù.  Dentro ci sta Gesù,  che vive.    Dentro ci sta il cuore di Gesù,  che palpita.   Dentro ci sta il cuore di Gesù,  che batte.    Dentro ci sta il cuore di Gesù,  che ti ama.    Dentro ci sta il cuore di Gesù,   che viene nel tuo.

Per la vita del mondo.        L’eucarestia  non è solo per te.    È per il mondo.   Non da la vita solo a te.  Ma a tutto il mondo.     Non ridà la vita solo a te.  Ma a tutto il mondo.   Non fa tornare in vita solo te.    Ma tutto il mondo.

 

Ecco,   l’eucarestia.                                                                                                                  Salva il mondo.

 

 

 

 

 

 

Io sono il pane

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».  Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».  Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».  Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».   Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

“ È il Padre mio che vi dà il pane dal cielo,  quello vero.  Infatti il pane di Dio  è colui che discende dal cielo e da la vita al mondo.   Io sono il pane della vita;  chi viene a me non avrà fame   e chi crede in me non avrà sete,  mai!”.        E il tuo pane,   da dove viene ?

 

Dal basso.

Ti danno il loro pane,    che viene dal basso.     Perché sono loro,  che vengono dal basso. E ti danno il loro pane  nero     Perché sono loro, che sono neri.    E ti fanno nero.  E diventi nero.   Come loro.

Ti danno il loro pane,   non vero.     Perché sono loro,  che non sono veri.   Ti danno il loro pane finto.   Che ti nutre per finta.  Che ti sazia per finta.      E ti fa finto.   E diventi finto. Come loro.

Ti levano il cielo.    Ti chiudono il cielo.  Ti separano dal cielo   . Così non può più scendere il pane del cielo.    E rimani senza cielo.  Solo con loro.     Ma sono loro, che non ci stanno, se non ci sta il cielo.      Ma sono loro,   che si sono cancellati,   senza il cielo.    Sono loro, che se ne sono andati,    dal cielo.       Ancora. Ora.   Per sempre.

 

 

Dal cielo.

Ecco il pane, che viene dal cielo.  Che viene dall’alto.  Che viene da Dio.     È  solo Gesù, che viene dal cielo.    È Gesù, il pane del cielo.     È Gesù, che viene da Dio.    È Gesù,  il pane di Dio.

 

È il Padre mio, che vi dà il pane dal cielo.      È il Padre  che lo manda.  È il Padre che te lo manda.   È il Padre che te lo da.   È il Figlio suo,  che ti da.    È il Figlio suo,  il pane di Dio.

Quello vero.       Su di lui ci sta il sigillo del Padre.    Su di lui ci sta l’impronta del Padre.  Su di lui,   ci sta inciso il volto del Padre.     È Gesù,  il pane vero,   del Padre.

 

Io sono il pane della vita.           È Gesù il pane della vita.    L’unico pane vero.    L’unico pane che da la vita.     L’unico pane,  che ti ridà la vita.     L’unico pane che  riporta in vita.   La tua anima.   Il tuo cuore.  E il tuo corpo.

Chi viene a me non avrà fame.        Quel vuoto nel cuore.   Che ti ha fatto cercare il pane.  Che ti ha fatto implorare il pane.    Che ti ha fatto mendicare il pane,  di altri.       Nessuno lo ha visto.   Nessuno lo ha sentito.  Nessuno lo ha capito.        Ora Gesù lo riempie.  Solo Gesù lo riempie.   E non fa più male.    E non ci sta più la fame.   E non hai più fame.

Chi viene a me non avrà fame.            Quel buco nel cuore.    Che ti ha colpito il cuore.  Che ti ha  trafitto il cuore.  Che ti ha  ha trapassato il cuore.      Nessuno lo ha capito.  Nessuno lo ha riempito.       Vai da Gesù.     E lui lo colma.  Lo ricolma.  Lo riempie,  di lui.   E lo sana,  lo risana.    E non fa più male.   E non stai più male.    E non hai più fame.

E chi crede in me non avrà sete, mai!            Hai il cuore arso.     Lo hanno bruciato.  Lo hanno seccato.  Lo hanno inaridito. Lo hanno impietrito.        Hai sete.    Nessuna acqua,  la può colmare.    Nessuna acqua,   la può calmare.      Nessuna acqua,   la può fermare.   Credi in Gesù.     È Gesù il tuo pane.     E ti batte il cuore.   E ti palpita il cuore.  E ti riparte il cuore.      E quella sete si calma.   Si placa.  Si ferma.     Non brucia più.   Non ci sta più.  E non hai più sete.     Mai più!

 

È Gesù,   il pane.                                                                                                                       È   l’eucarestia.

 

 

 

 

 

 

La moltiplicazione dei pani

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.   Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.   E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.  Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

 

“Allora Gesù prese i pani e,  dopo aver reso grazie,  li diede a quelli che erano seduti,  e lo stesso fece dei pesci,  quanto ne volevano.”           E tu,   quale pane,  mangi ?

 

Il loro pane.

Lo vogliono fare loro,    il pane.       Vogliono essere loro,  il tuo pane .    Vogliono diventare loro, il tuo pane.    Ma il loro, è un pane malefico.  Deteriorato. Avvelenato.    Che ti fa male. E stai male.

Ti levano  il tuo pane.   Ti levano tutto il pane.   Così sei costretto a mangiare,  il loro.  Così se costretto a mangiare loro.     E diventi come loro.  Cattivo come loro.

Ti levano il pane di Gesù.    E ti portano via il pane di Gesù.    Perché lo sanno che è di più. Perché lo sanno che è Dio.     E se ci sta Dio,  loro non ci stanno.    Non ci possono stare. Non ti possono toccare.     E se ne vanno. E se ne vanno via.   E scappano via.     Ancora.  Ora.   Per sempre.

 

 

Il pane di Gesù.

Il pane di Gesù,   è l’eucarestia.      È il suo corpo e il suo sangue.    Il corpo e  il sangue del Figlio di Dio.    Il tuo pane  è il pane di Gesù.   È Gesù.

 

Dove potremo comprare il pane.   Te lo chiede Gesù.  Dove lo vai a prendere, tanto pane? Da chi lo vai a comprare,  tanto pane?    Chi te lo da,  tanto pane?

Perché costoro abbiano da mangiare?    Chi te lo da tanto pane,  per sfamare tanta gente? Chi te lo da tanto pane,  per riempire il cuore di tanta gente?  Chi te lo da il pane, che sazia il cuore di tanta gente?

Duecento denari di pane non sono sufficienti.     Ecco, te ne accorgi.  Che non hai niente. Che tu non ce la fai.  Che tu non puoi.  Che tu non sei.    Che non sei tu,  che li sazi.

C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci.     Ecco c’è un poco.   Una povera cosa.   Una piccola cosa.   Una unica cosa.

 

Allora Gesù prese i pani.       Ecco Gesù la prende nelle sue mani,   quella piccola cosa. Quel piccolo pane.  Quel povero pane.  Quel solo pane.     Ora sta,  nelle mani di Dio.

E dopo aver reso grazie.      A chi rende grazie,  Gesù?   Al Padre.   Al Padre lo chiede. Con il Padre lo fa.   Con il Padre te lo da.   E gli rende grazie.  E gli rende gloria.  Perché anche il Padre lo vuole.

Li diede a quelli che erano seduti.        Quel pane, te lo da lui.   È il pane che viene dalle sue mani.   È il pane che è stato nelle sue mani.    È il pane che ha toccato le sue mani.   Le mani di Dio.     E non è più  lo stesso pane.   E non è più  pane.

Lo stesso fece dei pesci.      Pesce  in greco  è   ΙΧΘΥΣ.     Se le metti in verticale,  le lettere  formano:    “Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr“   =    Gesù Cristo,   Figlio di Dio, Salvatore.     Era il simbolo di Gesù.     È Gesù che ci sta.    È lui  che passa.    È lui,  che ti passa.    È lui,  che ti da.

Quanto ne volevano.     Il pane che viene dalle mani di Dio,  è di Dio.   E non finisce mai. Perché Dio non finisce mai.    Non ha limiti,  non ha confini.    Ci sta sempre.   Ci sta per sempre.

 

Raccogliete i pezzi avanzati.     È un pane divino.  Non lo devi buttare. Non lo devi lasciare. Non lo devi lasciare andare.    Lo devi raccogliere. Lo devi accogliere.  Lo devi riparare.  Lo devi rispettare.    Perché è  di Dio.

Perché nulla vada perduto.           Non lo perdere.  Il resto del pane.    Perché ti perdi tu.   Non lo gettare il resto del pane.   Perché ti getti tu.    Non lo calpestare il resto del pane. Perché ti calpesti tu.      Non lo cancellare il resto del pane.    Perché ti cancelli tu.

 

Allora la gente visto il segno che aveva compiuto.       Ecco il segno di quello che è Gesù. Questo è il segnale  di quello che è Gesù.      Questa è la prova  di quello che è Gesù.   Non lo può fare un uomo.   Solo Dio.   E Gesù  è Dio.

Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo.          È il corpo che lo riconosce.   È il corpo che lo sa.    È il cuore che lo grida.     È l’anima che lo canta.  Che lo danza. Ecco,  è venuto.    Colui che ha mandato Dio.   È venuto Dio.

 

Ecco   cosa è  Gesù.                                                                                                               È   il pane di Dio.

 

 

 

 

 

 

Non hanno pastore

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.  Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.   Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

 

“ Vide una grande folla,   ebbe compassione di loro,   perché erano come pecore  che   non hanno pastore.”      E tu,   hai un pastore ?

 

Senza pastore.

Te li hanno levati,    i pastori.      Se li sono presi loro,   i pastori.    Se li tengono loro.       Li hanno fatti diventare loro,   i pastori.        E non li trovi più.    E non ci sono più.

Li hanno bendati ,   i pastori.     Li hanno mascherati,  i pastori.    Li hanno legati.  Li hanno stretti.   Li hanno costretti.       E non possono più parlare.      E non ci possono più  stare. Per te.

Hanno bendato,   pure Gesù.       Si sono presi pure Gesù.    E ti hanno levato pure Gesù.  Ti hanno levato la messa.    Ti hanno mascherato la messa.  Ti hanno cambiato la messa.   Ti hanno preso la chiesa.    Ti hanno chiuso la chiesa.    Si sono presi la chiesa,  di Gesù.   Ma Gesù è Dio.      E non ce la fanno.  E non ci riescono.      Sono loro,  che si sono levati.  Sono loro,   che si sono tolti.    Sono loro,   che se ne sono andati.     Sono loro,   che si sono cacciati.        Ancora. Ora.    Per sempre.

 

 

Hai Gesù.

Hai Gesù,  come pastore.    Gesù è il tuo pastore.      È lui l’unico, vero pastore.  Solo lui sa dove andare.   Solo lui conosce la strada.     È lui,  la strada.     Che ti porta al Padre.

 

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù.      Sei pastore.   Se vai da Gesù. Se torni da Gesù. Se ritorni da Gesù.    Se stai attorno a lui.    Lui al centro, e  tutti gli altri intorno.    Attorno.

Venite in disparte.      Sei pastore.   Se vai in disparte con Gesù.   Se ti ritiri in disparte con Gesù.  Se stai in disparte,  con Gesù.     Per sentire lui . Per provare lui.  Per vivere di lui.

Voi soli.      Non ci devi andare,  con chi ti porta via.    Non ci devi portare chi,  ti porta via. Non ci devi portare,  quello che ti porta via,  da lui.    Gesù vuole incontrare te.   Solo te.   Tu e lui.

In un luogo deserto.     Lo trovi Gesù.   In un luogo deserto.    Dove non ci sta,  quello che ti ha portato via.   Dove non ci sta,   quello che ti ha strappato via.   Dove non ci sta quello, che ti ha buttato via.   E lo ha buttato via.

E riposatevi un po’.      Sei pastore.  Se ti metti nelle braccia di Gesù.   Se ci stai,  nelle braccia di Gesù.   Solo lì,  puoi riposare.   Solo lì, ti puoi ritrovare.   Solo lì, ti puoi rifare. Cuore a cuore, con lui.

 

Ebbe compassione di loro.     Sei pastore.   Se hai il cuore di Gesù.   Se senti, con il cuore di Gesù.    Se ti batte dentro,   il cuore di Gesù.      E allora ce la fai,   a sentire il loro dolore. E allora ce la fai,  a tenere il loro dolore.     E allora ce la fai  a soffrire,   con il loro dolore.

Erano come pecore che non hanno pastore.  E glielo ridai il pastore. Perché gli porti Gesù. Gli riporti Gesù.   Gli riporti il pastore.    Il pastore che gli serviva.     Il pastore che avevano perduto.    Il pastore,  che gli avevano levato.

E si mise a insegnare loro molte cose.         E lasci parlare,  a Gesù.    E lasci insegnare, a Gesù.    E lasci dire, a Gesù.     Solo Gesù,  li può portare.    Solo Gesù,  gli apre il cuore. Solo Gesù,  li fa sentire.    Solo Gesù,  li fa capire.

 

Sei pastore.                                                                                                                           Se Gesù,   è il tuo pastore.

 

 

 

Li mandò a due a due

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.   E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».   Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

 

Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due   e dava loro potere sugli spiriti impuri.                Anche a te Gesù,  ti manda.        E tu,  cosa porti ?

 

Porti te.

Ci vai,   e porti te.      Porti te.  Non Gesù.    Metti davanti te.  Non Gesù.     Metti avanti te,   a Gesù.    Conti  te.  Più di Gesù.      Ci stai solo tu.  Non Gesù.

Ci vai,   e porti loro.       Porti altri.   Porti gli altri.  Non Gesù.    Quello che ti dicono altri. Quello che vogliono altri.  Quello che ti impongono altri.     Ci stanno gli altri.  Non Gesù.

Non porti Gesù.       Hai messo il tuo capo  nelle mani di un altro dio.    Ti sei inchinato a un altro dio.  Ti sei prostrato  a un altro dio.       È quel falso dio,  che porti.    Al posto di Gesù.  Al posto del vero Dio.      Porti,  un altro dio.   Porti altro,  da Dio.   E diventi altro, da Dio.    Come ti può salvare?

 

Porti Gesù.

Non porti te.    Porti Gesù.   Porti il Figlio di Dio.  Porti Dio.     È lui che aspettano.   È lui che cercano.   È lui che vogliono.    Non te.

 

Ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone.        Porti Gesù.   Se il tuo bastone è lui.   Se ti appoggi a lui.   Se ti poggi in lui.  Se il tuo cuore sta in lui.    Se ti sostiene lui. Se ti tiene lui.   Se ti porta lui.

Né pane.      Porti Gesù.    Se il tuo pane è lui.  Se ti nutrì di lui.  Se ti sazi di lui. Se ti riempi di lui.     E non hai bisogno di un altro pane.    E non cerchi un altro pane.    E non ti vendi,  per un altro pane.

Ne sacca.       Porti Gesù.     Se la tua sacca è lui.   Se è piena di lui.   Se è colma di lui. Se ci sta solo lui.    E non ci sta altro, che lo scansa.   E non ci sta altro, che lo mette via. E non ci sta altro, che lo butta via.    E non ci sta altro, che lo tiene fuori.    E lo fa fuori.

Né denaro nella cintura.       Porti Gesù.     Se il tuo denaro, è lui.   Se il tuo tesoro è lui.   Se il tuo oro è lui.   Sei ricco di lui.      E non hai bisogno di altro.    E non ti serve altro.        E non ti vendi,   per altro.     E non lo vendi,  per altro.

Ma di calzare sandali.        Porti Gesù.    Se è lui,  i tuoi sandali.   Se poggi in lui.   Se ti basi in lui.    Se la tua base è lui.    Se ti conduce lui.    Dove vuole lui.

E di non portare due tuniche.     Porti Gesù.  Se la tua unica tunica,  è lui. Se ti vesti di lui. Se ti rivesti di lui.  Se ti copri di lui.   Se ti ricopri di lui.     Se sta sul tuo petto.   Se sta sul tuo cuore.

 

Proclamarono che la gente si convertisse.      Se porti Gesù.   Solo se porti Gesù.   Allora, solo allora, chi ti sente,  lo sente che ci sta Gesù.     È lui, è solo lui,  che ti entra nel cuore. È lui, è solo lui,  che ti cambia il cuore.    È lui, è solo lui,   che ti libera il cuore.

Scacciavano molti demoni.      Se porti Gesù.  Solo se porti Gesù.   Allora il male se ne va. Perché è Gesù, che lo fa uscire fuori.   È Gesù che lo fa andare via.  È Gesù, è solo Gesù, che lo manda via.    È Gesù, è solo Gesù,  che lo caccia via.

Ungevano con olio molti infermi.    Se porti Gesù.  Solo se porti Gesù.   Puoi entrare nella loro croce.    Perché è Gesù che sta nella loro croce.    È Gesù che la conosce la loro croce.    È Gesù che fa santa,   la loro croce.

E li guarivano.     Se porti Gesù.    È solo Gesù,   che li tira fuori dalla croce.   È Gesù, è solo Gesù,   che li tira fuori dal dolore.    È Gesù, è solo Gesù,  che li tira fuori dalla morte.  È Gesù.   È solo Gesù che li guarisce.    E li fa risorgere, dalla loro morte.

 

Se porti Gesù.    Solo se porti Gesù.                                                                                        Ti porta  Gesù.   Dove vuole il Padre.

 

 

 

 

 

 

Profeta in patria

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.  Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.  Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.   Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

 

“Da dove gli vengono queste cose?   E che sapienza è quella che gli è stata data?  E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?  Non è costui il falegname, il figlio di Maria?”   E tu,   come stai messo,  con  l’ invidia ?

 

Ti si rosica.

Ci caschi.   E ti fai prendere dall’invidia.  E ti porta dove vuole.   Ti brucia. Ti scava. Ti rode. Ti corrode.   Si prende tutto di te.  Si prende te.   E diventi invidia.

Non ci vedi più,  dall’invidia.      Non lo puoi vedere,  Gesù.    E non lo fai vedere. E non lo devono vedere,  neppure gli altri.    E rendi ciechi anche gli altri,  della tua invidia.  Con la tua invidia.    E diventano invidia,  anche loro.

E lo levi,  Gesù.   Non ci può stare.    Perché fa ombra, a te.  Perché mette nell’ombra,  te. E tu nell’ombra non ci vuoi stare.     Ci provi a mettere nell’ombra, lui.    Ma non ce la fai. Perché è Dio.   Hai messo nell’ombra, solo te.    Ti sei infilato nell’ombra.  Ti sei incastrato nell’ombra.  Ti sei incollato,  all’ombra.        E sei diventato ombra.     E sei diventato buio.    E sei diventato tenebre.     Ancora. Ora.    Per sempre.

 

 

Non ci caschi.

Lo vedi,  Gesù.   È il tuo Signore.  Che viene a casa sua. Che viene a casa tua.    E gli occhi ti brillano,   perché vedi lui.     E gli occhi ti splendono,   perché vedi lui.    E i tuoi occhi si riempiono,   di lui.

 

Da dove gli vengono queste cose?      Dal Padre.   È il Figlio di Dio, lui.  Non tu.  È Dio lui. Non tu.     E solo lui,  le sa  le cose del Padre.   Le cose di Dio.

E che sapienza è quella che gli è stata data?        È la sapienza di Dio.    Lui è Dio.  E la sapienza di Dio,  è lui.     E la sapienza  è in lui.    E lui la da a te. Ti sta dando la sapienza di Dio.     E tu  lo ascolti.

E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?       Li compie perché è Dio.  Solo Dio fa i prodigi.    E sono quei prodigi che ti dicono che è Dio.   Con le sue mani. Sono le sue mani che li fanno.   Le mani di Dio.    E tu,  in quelle mani, ci vuoi stare.

Non è costui il falegname, il figlio di Maria?      Gesù è Dio,  e si è fatto uomo. E nato da una donna,  come te.    Ha fatto un lavoro,  come te.    Ma è rimasto Dio.  Vero uomo e vero Dio.

Il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?        Sono i fratelli acquisiti di Gesù.  Giuseppe era vedovo e li ha avuti, prima di Maria. È la famiglia di Gesù.    Ha una famiglia, la sua natura umana.    Ma la sua natura divina, ha un’altra famiglia: la Trinità.    Ha un altro Padre.    Il vero Padre. Suo Padre.  Dio Padre.  L’unico vero Padre.   Anche il tuo.

Ed era per loro motivo di scandalo.      Per te, Gesù,  non è scandalo.   Per te, motivo di scandalo  sono loro.    Sono quelli che lo hanno fatto diventare scandalo. Sono quelli che lo hanno riempito di scandalo.   Sono quelli che sono diventati scandalo.  Agli occhi di Dio. E ai tuoi.

 

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.       Gesù lo sa che lo disprezzano. Gesù lo sa che non lo apprezzano.     Ma ci stai tu.   Ma lo apprezzi tu.  Ma non ripari, tu.  Ma lo consoli, tu.    Per il loro disprezzo.

Non poteva compiere nessun prodigio.     Come fa Gesù a guarirli?    Se non lo vogliono vedere.   Se non lo possono vedere.   Se non ne vogliono sapere.    Ma ci sei tu.  Che lo vedi.   Ci sei tu, che lo guardi.    Ci sei tu,  che lo fai entrare negli occhi.   Ci sei tu,  che lo fai passare dagli occhi.     E lo fai arrivare  al tuo cuore.

Ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.         E ti metti  nelle sue mani.  E ti fai coprire dalle sue mani.   E ti fai portare dalle sue mani.     E ti lasci fare.  Dalle sue mani.   E ti può guarire.

 

Ecco chi è  Gesù.                                                                                                                     È quello  che ti fa guarire.

 

 

 

 

 

 

La figlia di Giairo

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.  Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.  E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.  Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

 

“Gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza:  “La mia figlioletta sta morendo:  vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva.”            E tu,    da chi   ti fai salvare ?

 

Da loro.

Sono proprio loro,    che ti vogliono far morire.  Che ti fanno morire.  Che ti lasciano morire. Perché sono morti dentro,  loro.

Sono loro,     la tua morte.   Sono loro, la morte.      Sono loro, la tua malattia.   Sono loro, la malattia.    Che ti fa marcire.     Perché sono marci dentro,  loro.

E pure a Gesù,    lo fanno morire.  Ancora.    Ci provano a farlo morire.  Ancora.   Ma non ci riescono.  Ma non ce la fanno.  Ma non possono.     Perché Gesù  è Dio.     E la morte non ce la fa,  davanti a lui.      E la morte se ne va,  davanti a lui.    E la morte scompare,  davanti a lui.      Perché Gesù,   è  la resurrezione.      La tua  resurrezione.

 

Da Gesù.

Ti getti ai piedi  di Gesù.    Tocchi i piedi di Gesù.    Tocchi il lembo del mantello di Gesù. Perché lui è  il Signore.    Il Signore della vita.     Quello  che ti ridà la vita.

 

Venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo.    Come Giairo.  Hai capito chi è Gesù. Lui è la tua salvezza.   La tua unica salvezza.    E non la lasci andare.    E non te la fai scappare.

Gli si gettò ai piedi  e lo supplicò con insistenza.           Stai ai suoi piedi.    Perché è Dio.   E sta ai suoi piedi  anche il tuo cuore.    E si piega  anche il tuo cuore.   Verso di lui.   E lo supplichi.    Lo supplica il tuo corpo.  Lo supplica la tua voce.   Lo supplica il tuo cuore.    Più volte.

La mia figlioletta sta morendo.            La mia creatura  sta morendo.     Io sto morendo.   Non ha più vita.    Non ho più vita.

Vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva          La metto nelle tue mani.   Mi metto nelle tue mani.     Le tue mani su di lei.  Le tue mani su di me.     Tu la puoi salvare.  Tu mi puoi salvare.

Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?        Ti vengono a dire, che non ci sta più niente da fare.   Ti vengono a dire,  che non ce la può fare.   Ti vengono a portarti via da lui.    Ci provano a portarti via  da lui.

Non temere, soltanto abbi fede!           Te lo dice Gesù.  Te lo dice Dio.    Non avere paura. Ci sta lui.      È lui, Dio.  Non sono loro.    È lui,  Dio.    E lui  può tutto.   Lui può fare tutto.  Lui li può  rifare tutto.    Ancora.  Ora.

 

Perché vi agitate e piangerete?  La bambina non è morta, ma dorme.     Perché ti disperi. Se c’è Gesù?      Perché ti agiti,  se c’è Gesù?       Perché piangi,   se c’è Gesù?     Ecco   è venuto Dio.     È finito il dolore.

Prese la mano della bambina.           Ecco Gesù,  la prende per mano.     Ecco Gesù, ti prende per mano.     Sta nella mano di Dio.   Stai nella mano di Dio.       Nessuno ti può più fare niente.   Nessuno ti può più toccare.   Nessuno ti può più fare del male.   Neppure la morte.

Fanciulla, io ti dico: alzati!         Ecco Gesù,  lo dice a lei.     Ecco Gesù,  lo dice a te.  Te lo dice Dio. Non uno qualsiasi.      E quando parla di Dio,  succede.  Si avvera.   Diventa vero.

E subito la fanciulla si alzò e camminava.          E si alza.  E ti alzi.     E si rialza.  E ti rialzi. E non è più morta.   E non sei più morto.     E non è più malata.  E non sei più malato.   E cammina.     È guarita.  E sei guarito.

 

Ecco chi è  Gesù.                                                                                                               Quello  che ti salva.

 

 

 

 

 

 

La tempesta sedata

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.   Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».   Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».  E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 

 

In questo tempo,   anche noi,   siamo come una barca  nella tempesta,   in balia delle onde.            E tu  che fai,    davanti alla tempesta?

 

Niente.

Te la fanno loro,   la tempesta.      Ti ci mettono loro,  nella tempesta.   Ti fanno morire loro, per la tempesta.      Per farti andare a fondo.   Per tenerti a fondo.  Per incollarti al fondo.  Con loro.  Come loro.

Sono loro,    la tempesta.     Ti ricoprono con le loro onde.   Ti travolgono con le loro onde. Ti rovesciano con le loro onde. Ti affogano con le loro onde.    Perché sono affogati,   loro.

E pure a Gesù,    lo rovesciano.   Lo fanno sparire.    Così non li tocca.  Così non li ferma.   Così non li comanda.      Ma  non ce la fanno.   Ma non possono.    Ma non ci riescono.    Perché Gesù  è Dio.     E non glielo fa fare.      E li fa piegare.   E li fa inginocchiare.    E li fa cadere.     E li fa precipitare.      Ancora. Ora.    Per sempre.

 

Chiami Gesù.

Non stai lì a guardare.   Chiami Gesù.    Lui ti può salvare.   Perché è Dio.   Ed è lì con te. Su quella barca.    Di che hai paura?

 

Ci fu una grande tempesta di vento.         Ecco la tempesta.    Una tempesta  tenebrosa, cattiva.     Una tempesta che butta al vento,  tutto quello che trova.     Una tempesta che sconvolge,   tutto quello che trova.  Una tempesta che si prende,   tutto quello che trova. Una tempesta che getta via,   tutto quello che trova.

E le onde si rovesciarono nella barca.           E ti sovrasta,   con le sue onde,   violente.   E ti impone, le sue onde.    E ti sommerge, con le sue onde.     E ti  rovescia con tutte le sue onde.    Te  e tutta la barca.

Tanto che ormai era piena.        Tanto,  che la barca  si è riempita,   di tutte le sue onde.   E si è assorbita,  tutte le sue onde.     E si è identificata,   con tutte le sue onde.   Ed è diventata,   tutte le sue onde.

 

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.      Gesù dorme.  Perché vuole vedere che fai.  Proprio li.    Davanti a tutta quella tempesta.   Davanti a tutto quel male,  che ci metti?     Ci metti te,  o ci metti Dio?      Ti rifugi in te.  O ti rifugi in Dio?     Lasci fare a te.  O lasci fare a Dio?      Ti fidi di te.   O ti fidi di Dio?

Maestro, non ti importa che siamo perduti?           Pensi  che ti ha lasciato.   Che ti ha abbandonato. Che ti ha dimenticato.   Che non ti vede. Che non ti pensa. Che non ci sta. Che non sa.

Si destò, minacciò il vento.        Si alza Gesù.  Si alza Dio.    È più grande Gesù, di tutto il male.     E il male si fa piccolo,  davanti a lui.     E il male si fa docile,  davanti a lui.

Taci, calmati!      Taci!  Lo dice al male, che sta in quella tempesta.   Lo dice al male che ha fatto,  quella tempesta.     Lo dice al male che è,  quella tempesta.      E  lo blocca.  Lo mette al muro.      E lo fa tacere.

Il vento cessò.           E lo fa cadere.   E lo fa piegare.    E lo fa inginocchiare.  Davanti a lui. E lo fa crollare.   Ai suoi piedi.

 

Perché avete paura?         Ci sta  Gesù.    Perché hai paura?       Ci sta lui.   Di che hai paura.      Ci sta lui.    E non ci sta più  la paura.

Non avete ancora fede?         Ancora non ti fidi,  di Gesù.   Ancora non ti affidi.    Ancora non lo sai,  chi è Gesù.     Ancora non lo sai,  chi è Dio.    Che è il tuo Dio.   Che lui ci sta.  Che lui lo sa.    Che lui,  fa.      Anche se non lo sai.   Anche se non pare.  Anche se non appare.

Chi è dunque costui, che anche il vento il mare gli obbediscono?        Ecco,  lo hai capito. Ora lo hai capito,  chi è Gesù.     È Dio.     Solo Dio  comanda  il vento e il mare.   Perché   è solo  Dio,  che ha fatto il vento e il mare.       E il vento il mare, sono suoi.    Sono in lui.   Non ci stanno  senza di lui.

 

Ecco   chi è Gesù.     È Dio.                                                                                                      È Dio   che ti salva.

 

 

 

 

 

 

Il granello di senape

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».  Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».  Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

“Così è il regno di Dio:   come un uomo  che getta il seme sul terreno;   dorma o vegli,      di notte o di giorno,   il seme germoglia e cresce.  Come, egli stesso non sa.   Il terreno produce spontaneamente   prima lo stelo,   poi la spiga,   poi il chicco pieno nella spiga.”      E tu,   che seme  sei ?

 

 

Marcito.

Ti fanno credere   che sei un seme marcito.    Ti ci fanno diventare loro,  un seme marcito. Ti vogliono loro,   come seme marcito.     Così non dai frutto.   Come loro.

Ti fanno credere   che sei un seme cattivo.      Ti fanno diventare loro,  un seme cattivo.    Ti vogliono  come un seme cattivo.     Così dai  frutti cattivi.    Come loro.

Ti strappano    pure Gesù.    Ti sradicano  pure Gesù.      E sradicano pure te,  da lui.   E strappano pure te, da lui.   Così ti secchi subito. Così ti pieghi subito. Così ti spezzi subito.  Ma sono loro,   che si sono seccati.     Sono loro,   che non sono più semi.   Che non sono mai stati semi.    Nella mano di Dio.

 

 

Un granello di senape.

Sei un granello di senape.      Piccolo.  Tanto piccolo,  che nessuno lo vede.     Piccolo, tanto piccolo,  che neppure tu,  ti vedi.     Ma sei  il granello di Dio.   Il granello del Padre.   E in te ci sta il Padre.

 

Così è il regno di Dio:  come un uomo che getta il seme sul terreno.      Ti ha gettato Gesù, nel regno di Dio.    Ti ha seminato Gesù, nel regno di Dio.   Ti ci ha messo Gesù, nel regno di Dio.      Sei venuto dalla mano di Gesù,  nel regno di Dio.

Dorma o vegli, di giorno o di notte.    Ti senti disperso. Ti senti perso. Ti senti abbandonato. Ti senti affondato nel terreno.   Ti senti dimenticato nel terreno.   Ti senti calpestato nel terreno.

Il seme germoglia.         Ma è proprio li,  che germogli.     È proprio li,  che vieni fuori.    È proprio lì,  che viene fuori   quello che ci sta  dentro di te.     Quello che Dio ci ha messo,  dentro di te.

E cresce.         E lo cominci a vedere.  E lo cominci a scoprire.  E lo cominci a capire.    Quello che ci sta dentro di te.    Quello che Dio ha messo,  dentro di te.     Quello che vuole Dio,   da te.

Prima lo stelo.        Nessuno te lo può levare, lo stelo.   È quello che ti tiene.  È quello che ti porta in alto.   È quello che ti fa salire  al Padre.     È Gesù che lo fa.    È Gesù che ti tiene. Anche se non ce la fai.   Quando non ce la fai.    Ti tiene lui.

Poi la spiga.      Nessuno te lo può levare, la spiga.    Viene fuori lo stesso.  Ti scappa fuori lo stesso.      È quello che tiene il chicco.    È quello che prepara il chicco.   È quello che porta il chicco.   Del pane.

Poi il chicco nella spiga.         Ed ecco il chicco.  È il chicco del pane.     È Gesù,   che è    il chicco.   È Gesù, che è il pane.      E ti riempi di lui.   E ti ricopri di lui.   E ti pieghi, per lui. Verso gli altri.    Per darlo agli altri.    Per porgerlo agli altri.      E nutrire gli altri,  di lui.

 

E diventa più grande di tutte le piante.             Eri piccolo.      Ma  non sei più piccolo.   Ci sta Gesù.     È Gesù,  che è grande.      È Gesù   il regno di Dio,   che è grande.    È Gesù  che è Dio,   che è grande.       Più grande  di tutte le altre piante.

E fa rami così grandi.        I rami sono le braccia di Gesù.    Che sono tese,  protese.  Pronte a tenere.   A contenere.   Ad abbracciare,  tutti quelli che lo cercano.

Che gli uccelli del cielo   possono fare il nido  alla sua ombra.        Ecco dove puoi andare. Ecco dove puoi stare.    Ecco dove puoi fare il nido.    Il tuo nido.  La tua casa.  Il tuo posto.  Alla sua ombra,   prendi respiro.     Puoi respirare.

 

Nelle sue braccia,   puoi riposare.