La figlia di Giairo

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.  Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.  E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.  Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

 

“Gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza:  “La mia figlioletta sta morendo:  vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva.”            E tu,    da chi   ti fai salvare ?

 

Da loro.

Sono proprio loro,    che ti vogliono far morire.  Che ti fanno morire.  Che ti lasciano morire. Perché sono morti dentro,  loro.

Sono loro,     la tua morte.   Sono loro, la morte.      Sono loro, la tua malattia.   Sono loro, la malattia.    Che ti fa marcire.     Perché sono marci dentro,  loro.

E pure a Gesù,    lo fanno morire.  Ancora.    Ci provano a farlo morire.  Ancora.   Ma non ci riescono.  Ma non ce la fanno.  Ma non possono.     Perché Gesù  è Dio.     E la morte non ce la fa,  davanti a lui.      E la morte se ne va,  davanti a lui.    E la morte scompare,  davanti a lui.      Perché Gesù,   è  la resurrezione.      La tua  resurrezione.

 

Da Gesù.

Ti getti ai piedi  di Gesù.    Tocchi i piedi di Gesù.    Tocchi il lembo del mantello di Gesù. Perché lui è  il Signore.    Il Signore della vita.     Quello  che ti ridà la vita.

 

Venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo.    Come Giairo.  Hai capito chi è Gesù. Lui è la tua salvezza.   La tua unica salvezza.    E non la lasci andare.    E non te la fai scappare.

Gli si gettò ai piedi  e lo supplicò con insistenza.           Stai ai suoi piedi.    Perché è Dio.   E sta ai suoi piedi  anche il tuo cuore.    E si piega  anche il tuo cuore.   Verso di lui.   E lo supplichi.    Lo supplica il tuo corpo.  Lo supplica la tua voce.   Lo supplica il tuo cuore.    Più volte.

La mia figlioletta sta morendo.            La mia creatura  sta morendo.     Io sto morendo.   Non ha più vita.    Non ho più vita.

Vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva          La metto nelle tue mani.   Mi metto nelle tue mani.     Le tue mani su di lei.  Le tue mani su di me.     Tu la puoi salvare.  Tu mi puoi salvare.

Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?        Ti vengono a dire, che non ci sta più niente da fare.   Ti vengono a dire,  che non ce la può fare.   Ti vengono a portarti via da lui.    Ci provano a portarti via  da lui.

Non temere, soltanto abbi fede!           Te lo dice Gesù.  Te lo dice Dio.    Non avere paura. Ci sta lui.      È lui, Dio.  Non sono loro.    È lui,  Dio.    E lui  può tutto.   Lui può fare tutto.  Lui li può  rifare tutto.    Ancora.  Ora.

 

Perché vi agitate e piangerete?  La bambina non è morta, ma dorme.     Perché ti disperi. Se c’è Gesù?      Perché ti agiti,  se c’è Gesù?       Perché piangi,   se c’è Gesù?     Ecco   è venuto Dio.     È finito il dolore.

Prese la mano della bambina.           Ecco Gesù,  la prende per mano.     Ecco Gesù, ti prende per mano.     Sta nella mano di Dio.   Stai nella mano di Dio.       Nessuno ti può più fare niente.   Nessuno ti può più toccare.   Nessuno ti può più fare del male.   Neppure la morte.

Fanciulla, io ti dico: alzati!         Ecco Gesù,  lo dice a lei.     Ecco Gesù,  lo dice a te.  Te lo dice Dio. Non uno qualsiasi.      E quando parla di Dio,  succede.  Si avvera.   Diventa vero.

E subito la fanciulla si alzò e camminava.          E si alza.  E ti alzi.     E si rialza.  E ti rialzi. E non è più morta.   E non sei più morto.     E non è più malata.  E non sei più malato.   E cammina.     È guarita.  E sei guarito.

 

Ecco chi è  Gesù.                                                                                                               Quello  che ti salva.

 

 

 

 

 

 

Il Signore è risorto!

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.  Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».  Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.   Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.    Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

 

“Hanno portato via il Signore dal sepolcro,   e non sappiamo  dove l’hanno posto!”             E anche tu,  non lo trovi più Gesù ?

 

Te lo portano via.

Ti fanno credere che Gesù, non è risorto.    Non si può. Non è possibile. Non può essere. Non esiste.   Perché non possono farlo loro.      Ma Gesù è Dio.  E loro non sono Dio.

Te lo levano.       Perché non lo possono vedere.   Gesù risorto.     Perché è la potenza  più grande che c’è.      E non la possono avere.   E non la possono possedere.    E non te la vogliono dare.   A te.

Te lo levano.     E ti stanno addosso, come dei soldati. Con i soldati.   Per non farci uscire. Per non farti andare. Per non farti correre da lui.    Ma Gesù, è risorto uguale. Ancora. Ora.  E li fa cadere.  E li mette a terra.    Ancora. Ora.

 

 

Non te lo fai portare via.

Senza di lui,  non ci stai.     Senza di lui,  non puoi.   Senza di lui,  non ce la fai.    E ti parte il cuore.  E si lancia il cuore.  E corre il cuore.     A cercarlo.    Ancora. Ora.

 

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo.    Correvano insieme tutti e due.     Stavi al chiuso. Stavi rinchiuso. Riparato. Rassegnato.    Ma il corpo che non si trova,  ti ha colpito al cuore.   Ti è sobbalzato il cuore.  Ha sussultato il cuore.   E si è lanciato.  E si è messo a correre.   Più di te. Prima di te.

L’altro discepolo giunse per primo al sepolcro.  Si chinò, ma non entrò.    È troppo grande. È troppo forte.   Non lo regge il cuore. Non lo tiene il cuore.   Si ferma il cuore.  A guardare. A rimirare.  A contemplare.

Giunse Simone Pietro ed entrò nel sepolcro.     Il sepolcro è vuoto.    È vuoto della morte. È svuotato della morte.   È vuoto di dolore. È svuotato del dolore.  Non ci sta più la morte. Non ci sta più il dolore.     Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

Osservò i teli.      È vuoto delle ferite.   Non ci stanno più le ferite.  Ci sta solo quello che le conteneva. Quello che le asciugava. Quello che le riparava.    Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

E il sudario -che era stato sul suo capo- avvolto in un luogo a parte.     E ci sta il sudario. Il telo che ha coperto il suo volto.  Dove si è impresso il suo volto.  Dove è rimasta l’impronta del suo volto e del suo corpo.     Il telo attraverso cui,   è passato il suo volto e il suo corpo. E lo ha trapassato.  E lo ha segnato.  E lo ha trasfigurato.     Ora lo fa anche sul tuo cuore. Ecco cosa fa,   Cristo risorto.

 

Entrò anche l’altro discepolo,  e vide e credette.    Ecco, ora ce la fa Giovanni ad entrare. Ora è il momento.   Non con le parole. Non ci sono parole. Non bastano le parole.  Lo devi vedere.  Lo devi sentire.  Lo devi provare.    È il cuore che tocca. E viene toccato.

Non avevano ancora compreso la scrittura.    Lo Spirito Santo ci sta li dentro.  È lui che ti apre gli occhi.  È lui che ti apre la mente.   È lui che ti apre il cuore.    E ti fa capire.  E ti fa sentire.      Ecco cosa fa,  Gesù risorto.

Che egli doveva risorge dai morti.  Ecco che doveva fare. Far morire la morte e risorgere. Nel Padre, per il Padre.      Per far risorgere anche te.  Con lui e in lui.   E portarti al Padre. Ecco cosa fa,  Cristo risorto.

 

Il Signore è risorto.  Veramente.                                                                                            Ora sta con te. Vicino a te.  Sempre.

 

 

 

 

 

 

 

Come ripartire

 

 

 

Se hai il cuore che  non sente più.      Che non prova più niente.   Che non ci sta più. Che non si muove più.    Che non si lancia più.

Sei hai la mente che ti si è bloccata.    Che ti si è sgranata.  Che ti si è fermata.

Punta sull’anima.      Riparti dall’ anima.

 

L’anima  è quella che  com – prende.    Che prende dentro di sé.  Che tiene dentro di sé. Il cuore, la mente e il corpo.     È quella che li tiene insieme (com),  che li mette insieme. Che li fa andare d’accordo.    Che ti fa stare bene.

 

Come si fa?

Ci parli. La consideri. La rispetti. Entri in relazione con lei.

Poi mettila davanti al suo Dio. Davanti a un tabernacolo in una chiesa.   Vedrai come si sveglia.   Come ritorna. Come canta. Come danza, per la gioia.  Lo riconosce il suo Dio. Lei lo sa  che è Dio.

Poi,  se si è macchiata.   Se si è annerita.    Se si è appesantita,  a causa dei peccati. Dagli una pulita.    Con una buona confessione.   Con un buon sacerdote.   E allora dentro ci entra  il Figlio di Dio.       Dentro ci entra lo Spirito Santo.   Lo Spirito di Dio.   Che la conosce.    E la ripara.  E la risana.  E la fa tornare nuova.    Viva e vera.

 

Dall’anima,   lo Spirito di Dio,   passa alla mente.   E arriva al cuore.  E anche al corpo. E li risveglia. E ti ricompone. E li riaggiusta.   E tornano nuovi.   Meglio di prima.

E ti senti meglio.   Sicuro.  Subito.

 

Per continuare a stare meglio.   Compra un libretto delle  Lodi del mattino e della sera.

Ogni giorno,    prenditi 10 minuti e leggi le lodi del mattino.    E ti aiutano a parlare al tuo Dio.  Ti danno le parole.   Ti insegnano le parole, per lodare il tuo Dio.     E lodi il Padre. E con te lo loda il Figlio.   E tutti gli angeli e i santi del Paradiso.

Durante il giorno,  qualunque cosa fai,   il Signore tuo Dio,  ti sta vicino,   e lo fa con te.

Chiedi a lui che fare.      E se tieni aperto il cuore, la risposta ti arriva.    Come una luce che si accende.      Come una impressione.  Come una intuizione.

Che prima non c’era.

 

 

 

 

 

È risorto

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.  Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».  Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.  Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

 

 

 

Perché  cercate tra i morti,     colui che è vivo ?                                                                      E tu,    dove lo cerchi,  Gesù ?

 

Tra i morti.

Nel sepolcro.    Lo hai relegato lì.  Lo hai lasciato lì.  Lo hai fermato lì.    E ci hai messo    una pietra sopra.

E  ti sei incastrato, nel tuo sepolcro.   Sei rimasto chiuso, nel tuo sepolcro.   Sei bloccato nel tuo sepolcro.    E non ce la fai a spostare la pietra.     Che pesa sul tuo cuore.

 

Tra i vivi.

È risorto.     Ha vinto la morte.  La tua morte.    È uscito dal sepolcro.  Dal tuo sepolcro.       Ha spostato la pietra.   La tua pietra,  dal tuo cuore.     È rotolata via.

È risorto.     Sono rimasti solo i teli per terra.   Anche i tuoi.    Sono rimaste solo le bende ripiegate,  da una parte.  Anche le tue.     Sono rimaste solo le ferite guarite.  Anche le tue.

È risorto.     È vivo,  come te.  Più di te.    È il Vivente.    Lo puoi incontrare.  Ci puoi stare.  Ci puoi parlare.   Lo puoi amare.

 Ancora.                                                                                                                                      Ora.

 

Nello  stupore.                                                                                                                           E  nella gioia.

 

 

 

 

 

 

Dico a te, alzati!

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.  Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 

 

Quando sei nella morte.  Quando ti hanno spezzato, distrutto, usato, dominato.  Quanto ti senti sfinito, diviso, ferito.  Quando il tuo cuore si è chiuso. Si è seccato, inaridito, indurito. Quando il tuo cuore non ha più vita. Quando non lo senti più. Quando non lo cerchi più. Quando non lo trovi più.  Quando  lo hai perso.  Quando è morto.  Rimani solo,  vedovo di te stesso.

È allora che il Signore passa.  Il Signore passa nella tua vita. In quel momento, su quella strada.  Lui c’è. Ti viene incontro e ti guarda.  Il Signore conosce e guarda il tuo dolore. Lui è l’unico che lo conosce fino in fondo. Lui è l’unico che può guardarlo fino in fondo.

Ti viene incontro. E ti dice: “Non piangere!”. Non avere paura, non ti disperare. Perché ora c’è lui che può raccogliere quelle lacrime,  c’è lui che può asciugare quelle lacrime.  Ora c’è lui che può raccogliere quel dolore.

Il Signore tocca quella bara, tocca il tuo cuore, tocca quelle parti chiuse in te, tocca quella parte nascosta, dispersa, persa, morta in te. Il signore tocca la tua morte.  Il Signore la tocca. Dio in persona.

E ti dice: “Ragazzo, dico a te, alzati!”.    Dico a te!. Propongo a te.  A te e non a un altro. Sei  chiamato in prima persona. Sei riconosciuto, sei convocato da Dio. Proprio tu.  “A te dico, alzati!”   Alzati,  riprendi a vivere, respira di nuovo, rialzati da dove sei caduto.  Sveglia il tuo cuore, fai battere il tuo cuore, riscalda il tuo cuore.  Esci dalla  morte ed entra nella vita.  È il Signore che parla e la sua parola si realizza.  In lui e con lui,  tutto è possibile. Lui è Dio.

Hai  incontrato Dio. Quel dolore è servito ad incontrare Dio.  Ti ha fatto sentire la sua presenza,  la sua tenerezza.   Ti ha fatto scoprire che lui vince la morte. Che solo lui vince la morte. Che solo lui ti fa risorgere.  Perché lui è il Signore.

Ora puoi lodarlo, glorificarlo. Puoi annunciare a tutti che Dio è  venuto tra noi.

 

 

 

La catechesi dei giovani

La catechesi dei giovani.

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I giovani  vanno considerati come adulti. Capaci di comprensione, scelta e responsabilità.  Quindi  la catechesi dei giovani può essere impostata come quella degli adulti,   con un sacerdote e un consacrato che li seguono. ( vedi: articolo:  La catechesi degli adulti ) . Con alcune variabili e aggiunte:

 

  • Il luogo.

Sarebbe meglio un posto specifico. Un locale adatto per loro, un posto dove potersi incontrare. Dove  potersi incontrare e parlare ancora, dove poter realizzare insieme delle attività creative, dove poter vivere insieme l’amicizia nel Signore, con il Signore. Quindi si può  fare  un piccolo angolo.  Un angolo di libri e di riviste di tipo spirituale. Un angolo con del materiale per dipingere, disegnare e suonare,  e  strumenti musicali.  Per favorire  l’incontro spontaneo, genuino, semplice, vero e lo scambio di emozioni e relazioni  vere.  Un posto dove poter appoggiare o attaccare sui muri i lavori che sono stati fatti e le foto del  gruppo.

 

  • Il gruppo.

La fede non è solo “io credo”, ma anche “noi crediamo”. Condivisione, cammino con i fratelli. Un cammino insieme con i fratelli. Per i giovani, il  gruppo è centrale, è fondamentale. E’ il posto dove si confrontano, si alleano, ricercano la propria identità. Sentono il gruppo e vivono il gruppo come un cuore solo e un’anima sola. Per questo è importante trattarlo come una persona sola. Aspettare che ci sia sempre un’unità, nel rispetto di tutti.  In Gesù. Come chiesa.

 

  • Il  linguaggio.  

È fondamentale adattare il nostro linguaggio al loro. Necessario prima imparare i nuovi termini. È una lingua completamente nuova per gli adulti. Anche i nuovi codici degli SMS o Internet. È fondamentale conoscere il loro modo di pensare, di sentire, di vivere, e l’unico modo è di farselo raccontare,  di impararlo da loro. Conoscere per entrare in una relazione vera, viva, concreta. Conoscere per capire, per accettare, per accogliere. È importante conoscere, ma mai diventare come loro.  Se si diventa uguali a  loro, si viene assimilati, identificati con il gruppo e salta  la relazione vera con loro.

 

Lodare con arte.

Ogni Vangelo vissuto insieme, approfondito, può diventare vita, nei giovani in modo più forte e intenso, se passa attraverso l’arte. L’elemento creativo è l’aspetto più caratteristico di questa età ed è anche l’elemento più vitale. Il Vangelo attraverso la creatività, si imprime in modo più profondo nella loro vita. Diventa il motore della loro crescita, spirituale e psicologica.

 

Il brano del Vangelo, vissuto insieme, può essere poi rappresentato con:

  • Il disegno, la pittura, la scultura.

Un cartellone, un disegno, un dipinto unico, oppure più disegni in sequenza. Rappresentando con i colori e forme nuove e originali, l’essenza, il senso, il messaggio e l’emozione di quella parte di Vangelo.  

Esempio:

  • l’incontro di Gesù con un personaggio
  • dalla parte di Gesù,  l’emozione che lui prova, quello che si sente per quel personaggio
  • dalla parte del personaggio, quello che risponde, come risponde e l’emozione che prova di fronte a Gesù
  • l’emozione che prova la persona che disegna, davanti a quell’incontro
  • l’emozione che ha trovato il gruppo davanti a quei due personaggi. Mettendo anche il gruppo nel disegno. Quindi mettendo in relazione nell’immagine, il gruppo con Gesù, facendo incontrare nell’immagine il gruppo con Gesù, con quel fatto, in quel fatto.

 

  • Il canto

Un canto  nuovo trovato, ma meglio ancora inventato dal gruppo.  Tipo gospel, che esprime la preghiera, la richiesta di quel personaggio e  di quello che rappresenta quel personaggio.

Esempio:

  • il cieco  che parla al Signore. Il cieco del cuore. Un cuore senza luce, senza colori, senza forme. Perso nel buio, perso nelle tenebre, avvolto nelle tenebre, dominato dalle tenebre. Il cieco del cuore parla a Gesù, gli apre il cuore, gli chiede di salvarlo, di liberarlo dal buio, di dargli la luce, la sua luce. Lo chiede per lui, per gli amici, per il mondo. E poi Gesù risponde. E si canta l’emozione dell’essere guarito e dell’essere salvato.
  • Il sordo.  Il cuore sordo, che non sente, che non vuole sentire. Ottuso, chiuso, assente, apatico, noncurante, indifferente. Il cuore che non vuole vibrare, non vuole risuonare, non vuole amare. 
  • il paralitico.  Il cuore bloccato,  irrigidito, imprigionato, incatenato, carcerato. 
  • Il muto.  Il cuore che non parla, che non si apre al mondo. Chiuso in se stesso, ritirato, isolato, separato.
  • Il lebbroso.  Il cuore malato, spezzato, distrutto, rovinato, sfigurato.
  • Il fariseo.   Il cuore indurito, il cuore di pietra che non si fa scalfire, che non si fa toccare, che non si fa amare.
  • Lo scriba.  Il cuore condizionato, programmato, usato, impostato, plagiato, asservito.
  • Il cuore dominato dal potere, il cuore soffocato dalla superbia, il cuore fagocitato. Invidioso, geloso di Dio, che vuole eliminare Dio.
  • Il Cireneo.   Il cuore che condivide la croce di Gesù. Che porta la croce di Gesù, per salvare sé e il mondo.
  • La Veronica.  Il cuore che ha impresso in sé il volto di Dio. Ecc.

Un canto gospel, una musica o una poesia che rappresenta  il cuore davanti  a Gesù, la sua invocazione per essere guarito, il suo grido per essere guarito, la convinzione che solo lui lo può fare.

 

  • La danza.

Una danza che rappresenta quell’invocazione, quella preghiera, quella richiesta accorata. Quel tendere le mani, quello sguardo al cielo, quel correre verso, quell’implorare con, quell’immergersi in. Una danza,  una musica che esprime il ritmo pesante, oppressivo, disordinato, caotico, dispersivo, del dolore, del buio, della mancanza di Dio. E poi, dopo la risposta di Gesù, il tono e il ritmo che piano piano diventa sempre più armonico, sempre più ordinato, dolce,  pieno di senso, di significato, di pace. Fino ad arrivare a ritmi e suoni delicati, tenerissimi e a silenzi intensi e profondi. La danza può essere accompagnata anche da luci che esprimono questi passaggi.

 

  • Poesia

Poesie che fanno parlare il cuore a Dio. Che raccontano a Dio quello che sta succedendo nel cuore. Che parlano a Dio con quel personaggio, con  quelle parole. Che lodano Dio con le parole di quel personaggio. Poesie dove l’incontro di Gesù con quel personaggio è l’incontro di Gesù con il suo cuore. Dove l’incontro di Gesù con gli apostoli o con le folle è l’incontro di Gesù con il gruppo. E l’emozione che si prova. E la lode che sgorga dal cuore.

 

  • Musica nuova.

Una musica che da sola, esprime l’intensità e la profondità e la delicatezza di quell’incontro. Da parte di Gesù e da parte degli altri. Che esprime racconta con i toni, i ritmi e l’intensità, la storia di quell’incontro, l’evolversi di quell’incontro e la conclusione di quell’incontro. Suonare direttamente la musica, inventarla insieme, scoprirla insieme, con il gruppo e con lo Spirito Santo che la ispira. Con lo Spirito Santo che  la rivela, che la guida, che la indica, che la insegna. Imparare a farsi dirigere dallo Spirito Santo, come un maestro di orchestra, che dà il tempo, il ritmo e il battito tutta la musica e a tutti quelli che la suonano e a quelli che la ascoltano.

 

  • Uno spettacolo.

Riproporre in forma teatrale quel momento, quell’incontro, inserendo le musiche inventate, le poesie trovate, i tempi, i colori, le luci, le scene, le forme, sentite, vissute dal gruppo dei giovani.

 

L’annuncio dei giovani ai giovani.

Lo Spirito Santo è passato nei cuori, è entrato nei cuori, ha parlato di Dio, ha fatto vivere, sperimentare Dio. Ha riempito il cuore di Dio. Quando il cuore è  stato riempito di Dio, Dio stesso trabocca e si manifesta anche al di fuori. Passa da quel cuore un altro cuore. Annunciare Dio, significa far passare lo Spirito Santo che è stato ricevuto. Far parlare lui  con la nostra voce, far guardare lui con i nostri occhi, far amare lui con il nostro cuore, l’altro, il fratello, l’amico.

Annunciare con la propria vita gli altri amici, agli altri giovani della parrocchia. Annunciare anche con il loro linguaggio, con l’arte.  Annunciare e pregare  come Davide.  “Lodatelo con squilli di tromba, lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze, lodatelo sulle corde e sui flauti”. (Salmo 150, 3-4) .   Con:

  • Mostre.  

Mostra dei disegni, dipinti, sculture, fatti dal gruppo, mettendo sempre in primo piano le parole di Vangelo che l’hanno ispirato.  Mostra delle poesie del gruppo. Recita delle poesie  rivolte a Dio  anche di autori famosi, di santi. Mostra delle foto, fatte dai ragazzi, che rappresentano le parti del Vangelo collegate con la vita di tutti giorni.

 

  • Proiezioni.  

Proiettare foto che rappresentano le meraviglie di Dio, che fanno pensare a Dio. Presentazioni in diapositive, di panorami e di argomenti e di contenuti profondi che fanno pensare a Dio. Filmati fatti dai ragazzi che rappresentano la vita comune dei giovani di quel paese, della gente di quel paese, correlata alla parte del Vangelo. Filmini che rappresentano aspetti positivi della vita, valori, scelte, azioni coraggiose. Che mettono in luce che fanno vedere, che parlano del bene che c’è, anche nella vita comune. Fatti di amicizia, di amore, di donazione, di coraggio, di servizio, di perdono.  Proiezioni di film che parlano di Dio. Che parlano dei giovani e della spiritualità. Film della vita dei santi come esempi concreti di vita piena di Dio.  Poi cineforum. Discutere insieme, parlare insieme di quell’argomento. Imparare a parlare dal vivo, con la gioia di guardarsi in volto, di confrontarsi, di scambiarsi le idee, i dubbi, le opinioni. Per crescere insieme anche con gli altri giovani della parrocchia o della città. Per passare a loro, per condividere con loro, il tesoro, la perla preziosa del Regno di Dio, che è stata trovata.

 

  • Teatro.  

Una rappresentazione teatrale di alcuni fatti o passi del Vangelo. Rappresentare l’incontro con Gesù, i sentimenti, le emozioni, le parole, i fatti,  anche interni, anche personali e anche del gruppo.

 

  • Musical.  

Musical con canti, musiche e danze che rappresentano l’incontro del cuore con Dio, che cantano l’incontro del cuore con Dio, che danzano la lode a Dio. Che esprimono con il corpo la tensione, il desiderio, il bisogno di Dio. Il dolore per la mancanza di Dio. La tenerezza e l’amore di Dio che viene incontro a salvare. La gioia per l’incontro e per la salvezza. Danzare la felicità per aver incontrato Dio. Danzare cantare e gridare a tutto il mondo l’Amore di Dio. Parlare con i canti e le danze a tutto il mondo, di Dio. Portare a tutto il mondo Dio. E portare il mondo a  Lui. Per salvarlo con Lui e  in Lui.