Giuseppe e l’angelo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».  Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

 

“Ecco gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.”            E   l’angelo,  viene da te?

 

Manco lo pensi.

Ti dicono che angelo,  non è.     Non c’è. Non ci sta.   Non ci può stare . Non ci deve stare. Perché non viene da loro.   Perché non è loro.       Non ci cascare.

Ti dicono che l’angelo,   sei tu.     Che lo fai tu.    Che te lo dai tu.   Che viene da te.   Non viene da Dio.        Non ci cascare.

Ti levano  gli angeli.       E si mettono loro, al posto degli angeli.    Li fanno loro, gli angeli.    Ma non sono angeli.   E non vengono da Dio.         Non ci cascare.

 

 

Viene.

L’angelo del Signore,  è l’angelo di Dio.     L’angelo che viene da Dio.   Mandato da Dio.   E ti anuncia,  quello che sta per fare Dio.    E te lo da.     E tu,  lo prendi?

 

Giuseppe.     Ecco ti chiama per nome.  Dio ti chiama per nome.   Lo dice proprio a te. Parla proprio con te.     Non ti girare.  Non lo dice a un altro.

Non temere di prendere Maria.     Stavi facendo il progetto tuo.    Il tuo progetto.  Il  tuo.  Non quello di Dio.    A modo tuo.

Il bambino che è generato in lei.        Ma il progetto di Dio,  è un altro.    Il progetto di Dio,    è altro da te.    Il progetto di Dio,  è di Dio.

Viene dallo Spirito Santo.          Dio fa le cose di Dio.     Dio fa le cose,  come le fa Dio.     Come solo Dio,   le può fare.

Viene dallo Spirito Santo.       Il Figlio di Dio,  viene da Dio.     Viene dallo Spirito Santo.  Viene dallo Spirito di Dio.   Viene da Dio.     Perchè è Dio.

E tu lo chiamerai Gesù.     Ti chiede di entrare  nel suo progetto.    Lo chiami tu, Gesù.   = Dio salva.    E diventi parte del suo progetto.     Sta a te.  Dire di si.     E tu che fai ?

 

Giuseppe fece.     Si. Dici di si.     Fai.    E mentre fai,  dici di si.     Dici di si,  con i fatti.  Dici  di si,  a fatti.     E lo fai subito.      Non aspetti. Non ci pensi. Non rimandi.     Lo fai. Subito.

Prese con se la sua sposa.       E anche tu, come Giuseppe.   Prendi Maria.  Prendi con te Maria.   Non lasci Maria. Non abbandoni Maria.  Non ti separi da Maria.  Non la mandi via.  Non te ne vai da Maria.     Stai con Maria.   E non la lasci più.

Prese con se la sua sposa.     E insieme a Maria.  Prendi Gesù.    Prendi con te Gesù.   Non lo lasci.  Non lo abbandoni. Non ti separi.   Non te ne vai da lui.     Stai con lui.   E non lo lasci più.

Prese con se la sua sposa.    E li tieni con te, tutti e due.      E li contieni dentro di te,   tutti e due.      E li  costudisci.   Li ripari. Li  difendi. Li proteggi.   Ti prendi cura di loro.  Di tutti e due.

 

Ecco,  il presepe,  sei tu.

 

 

 

 

 

 

 

Sei tu, colui che deve venire

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

 

Giovanni, che era in carcere,…..mando a dirgli:  “Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”   Gesù rispose loro: “Andate riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:   i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono,  i morti resuscitano.”                        E tu,   chi aspetti ?

 

Loro.

Sono loro.   Sono proprio loro.     Che ti hanno fatto cieco.  Che ti hanno fatto sordo.  E non devi vedere. E non devi sentire. E non devi capire.      Figurati salvare.

Sono loro.  Sono proprio loro.      Che ti hanno fatto muto.  Che ti vogliono muto.   Devi essere munto.   E non devi parlare. E non puoi parlare.      Figurati salvare.

Sono loro.  Sono proprio loro.      Che ti hanno fatto  disperato.  Ti dicono che la salvezza non ci sta. Non si può fare.   Nessuno te la può dare.   Che ti devi adattare a loro. Che devi fare quello che vogliono loro.   Che ci stanno solo loro.        Non ci cascare.

 

 

Gesù.

Gesù significa,  Dio salva.    Ecco la salvezza che viene.   Ecco colui che viene.   È Dio.   È Dio  che salva.

 

Sei tu che deve venire.       Ti aspetti una salvezza umana.   Come la pensi tu. Come la vuoi tu. Come la speri tu.  Come la sai tu.  Come sei tu.   No.     È di più.   È molto di più.  È divina.  È di Dio.     È Dio.     È  Dio in persona.

Sei tu che devi venire.        Da che lo vedo.    Da che lo capisco.   Da che si vede.  Da che si capisce.    Come lo conosco. Come lo riconosco.    Che sei tu.

Sei tu che deve venire.       Lo riconosci dalle cose di Dio.   Fa le cose di Dio.   Fa le cose che può fare Dio.     Che può fare  solo Dio.

 

I ciechi riacquistano la vista.       Ecco quello che fa Dio.     La vista te l’ha data Dio.   Dio te lo può ridare. Solo Dio te la può ridare.    Ecco, Dio te la ridà.   Ti ridà gli occhi che vedono. Ora lo sai,   che è Dio.

Gli zoppi camminano.     A una gamba  manca un pezzo.    Nessuno te lo dà.  Ecco Dio  lo fa.  Solo Dio lo fa,     E  non zoppichi più.    Come è possibile?    Nulla, è impossibile a Dio.      Ora lo sai,   che è Dio.

I lebbrosi sono purificati.      Ti cadevano i pezzi.    Ti cascavano i pezzi.    Non avevi più i pezzi,  del tuo corpo.      Ma  Dio è più grande della malattia.     E li può rifare quei pezzi.   Solo Dio li può rifare.     E ti rifà i pezzi che ti mancano.   Tutti i pezzi che ti mancano    E torni intero.    E torni puro. Purificato. Immacolato.         E allora lo sai,   che Gesù è Dio.      Solo Dio,  lo può fare.

I morti resuscitano.    Eri morto. Eri sepolto. Andato. Finito.   Ma Dio è più forte della morte. Dio vince la morte. Solo Dio la vince la morte.    E ti ridà la vita. E torni in vita.    Ora lo sai che Gesù è Dio.     E che Dio,   è la vita.

Ai poveri è annunciato il Vangelo.      Eri povero.    Eri  ultimo.  Dimenticato.  Abbandonato. .Ma Dio,  viene da te.  E scopri che ci pensa a te. Che ci tiene a te.   Chie è venuto,  per te. Per farti,  re.    In lui. Nel suo regno.   Per darti il suo regno.    Allora lo sai,  che Gesù è Dio.      E che ti ama.

 

Ecco chi è,   che deve venire.     Ecco chi è,   che sta per venire.     Il Figlio di Dio.   Dio.  Viene a salvarti.    Viene a salvarti,  come solo Dio può fare.     E ti salva davvero.  Vero. Sicuro. Ancora.  Ora.

E ti fa  felice.  E danzi. E balli.   E canti, di gioia.     Per la gioia.

È lui,    la tua gioia.

 

 

 

 

 

 

Io sono la vite

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.  Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

 

 

Te lo dice Gesù:    Io sono la vite,    voi i tralci.

E tu,   che tralcio sei ?

 

Staccato.

Te ne sei andato.     Ti sei distaccato,  dalla vite.    Ti sei allontanato. Ti sei spezzato,        da solo.    Ti sei tagliato, da solo.    Per stare da solo.  Per fare da solo.

E vuoi essere tu,  la vite.    E ti senti tu,  la vite.   Al posto di Gesù.    Ma sei senza radici,   e senza  linfa.     E ti si secca il cuore.  E ti si svuota il cuore.  E ti si  consuma il cuore.       E ti si sforma il cuore.

E non fai,  i frutti.    Non ti vengono,  i frutti.  Non ti escono, i frutti.    Solo acini secchi, aridi,  appassiti.   Come te.      Non nutrono nessuno.  Neppure te.

 

Attaccato.

Rimani in  Gesù.    Stai in lui.  Dentro di lui.  Unito a lui.      Se ti potano, non lo lasci.             Lo abbracci di più.     E sei  di più,  vicino a lui.

E passa la linfa,  di Gesù.     Il suo sangue, scorre nel tuo.    Il suo Spirito,  passa nel tuo.    E fa i  frutti.     E tu, come tralcio,  sei le sue braccia,  che li portano.    E tu, come tralcio,    sei le sue mani,   che li donano.

Sono  i frutti  di Dio.    Sono  le opere di Dio.

 

Sono  gli acini buoni.

Pieni di Spirito Santo.

Che nutrono,   gli altri.

E anche te.

 

 

 

 

 

 

La vite e i tralci

ok

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.  Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

 

 

Gesù,  sono diventata   io la vite,   io il tralcio,  io l’uva.   Ho fatto diventare mia,  l’uva.  Sono diventa   anche l’agricoltore.   Mi sono gestita,  mi sono curata,  mi sono potata,        a mio uso e consumo,  a mio comodo.  A modo mio.   Ho sbagliato tutto.

Tu sei la vite. Io sono il tralcio.  Tu sei l’albero, io sono il ramo.

Ecco,  come tralcio, come ramo,  in te devo stare. Innestata in te.  Le mie radici sono in te.  Le mie origini sono in te.  Sono parte di te.

Senza di te,  non ci posso stare.  Senza di te,  non mi posso tenere.  Senza di te,  non mi posso nutrire.

La linfa viene da te.   Sei tu.   È il tuo corpo e il tuo sangue,  nell’eucaristia.   È il tuo Spirito.  È lo Spirito Santo che viene da te,  e passa in me.  Se lo lascio passare,  se lo lascio fare, se mi faccio fare,  diventa frutto.  Diventa uva.  Diventa opera,  opera di Dio.

Senza di te,  posso seccare.  Posso marcire.  Posso morire.  Non posso fare niente. Nessun frutto.   Nessun fatto,  nessuna opera  vera di Dio.   Tutto è solo  opera mia.   Tutto è finto,  tutto è falso,  tutto è vuoto.   L’uva  è rovinata.  Gli acini  acerbi.  Seccati, inariditi, deformati.  Avvelenati.

L’agricoltore non sono io.  È il Padre. È lui che ha piantato la vite. È lui che mi ha dato te, suo Figlio. È lui che ha voluto me, con te, in te.   È lui che conosce  il quando, il come e il perché della cura.  È lui che fa la potatura.

Lui taglia, leva,  quello che mi blocca, quello che mi frena, quello che mi ostacola.  Quello che impedisce alla linfa di passare. Lo leva e mi fa portare  frutti  nuovi e più di prima.

Ecco cosa  devo fare.  Devo  stare, rimanere, in te.  E tu rimani in me.

E insieme rimaniamo nei frutti,  nei fatti,  nelle opere.

Le opere del Padre,  per i suoi figli.