Se uno mi ama.

 In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:  «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.  Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.  Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate»

 

 

Se uno mi ama,   osserverà la mia parola,    e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui     e prenderemo dimora  presso di lui.          E tu,   lo ami?

 

A parole.

Lo ami  a parole.   Con le parole.  Per le parole.       Non ami Dio,  con il cuore.  Non ti palpita il cuore.  Non ti balza il cuore.     Non ti sorride il cuore,  quando parli di lui.

E non fai,  quello che ti dice.    Lo fai per forza.    E non ti riesce bene.  Non ti viene bene. Non ti viene proprio.     Ci sei solo tu.   Non c’è Gesù.

 

Lo ami.

Lo ami  con il cuore.     Lo fai  quello che ti dice.       Lo fa  il cuore.   Ti spinge il cuore.         Ti porta il cuore.  A farlo.       E a farlo, come dice lui.  Come vuole lui.

Se lo ami,   ti ama anche il Padre.       Se lo ami, ci viene in te.   Ci viene il Padre e il Figlio. Se lo ami,    dimora in te.   Il Padre e il Figlio.       Prendono casa  in te.    Ci abitano  in te.   Il  Padre e il Figlio.   Stanno con te.

Ma ci pensi,  che è Dio,  che dimora in te?     Ma ti rendi conto,  che è Dio,  che vive in te?

 

E tu,  vivi  con lui.                                                                                                                     E  diventi  casa.                                                                                                                      Anche  per gli altri.

 

 

 

 

 

 

 

I mercanti nel tempio

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Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

 

 

Il tuo cuore  è il tempio di Dio.   Con Gesù,  entraci dentro e guarda   se è diventato un mercato.

Le tue bancarelle.  Dove hai messo in vendita il tuo cuore.  Ad uso e consumo degli altri.  È copiato sugli altri.  Lo hai scambiato, barattato, plagiato.  Lo hai marchiato.

In altre bancarelle  hai messo  i cuori   dei fratelli.   Li hai rubati, feriti, spezzati.  Usati, ingannati, traditi.  Li hai venduti.  Li hai abbandonati per i soldi,  in cambio dei soldi.

In altri banchetti,  hai messo anche Dio.  Lo hai fatto diventare una  tua proprietà, una cosa, una merce.  Lo hai usato. Te ne sei servito.  Te ne sei approfittato.  Lo hai tradito.  Sei tu, il mercante.

Hai lasciato entrare  anche  i cambia-monete.  I loro banchetti  sono altari, pieni di monete, al posto di Dio.  Ti comprano,  con il loro sorrisi falsi,  i loro occhi vuoti,  i loro soldi finti.  Ti rubano.  Ti ingannano.  Sono ladri.   Il tuo cuore è diventato  un covo di ladri.   E non se ne vogliono andare.

Ecco la confessione.

È ripulire il cuore.  Lascialo fare a Gesù.  Lui solo lo sa fare.

Con Gesù,  scaccia via,  butta fuori,  tutte le bestie,  gli istinti,  gli idoli,  che si sono messi  davanti a Dio,  prima di Dio,  al posto di Dio.   In mezzo  tra te e Dio.

Scaccia  tutti i mercanti.  L’invidia, la gelosia, la cupidigia, che ti hanno comprato il cuore. Getta a terra le loro monete.  Appartengono alla terra.

Rovescia  tutti i banchi,  i tavoli,  i panchetti,  le bancherelle.

Ecco la conversione.

Con -vertire,    ro -vesciare,    ri -girare,   ri -muovere,   ri -baltare,   ri -voltare.

Porta  via  tutto il mercato.  E fai tornare  il tuo cuore  casa di Dio.  Fai tornare il tempio di Dio  sacro solo a Dio.   Al tuo Dio,  all’unico Dio.

Gesù  ti sta per donare il suo stesso corpo,  come Tempio del Padre.  In lui puoi adorare il Padre.

Nel suo corpo risorto.

Nell’eucarestia.

 

 

 

 

 

 

Il tempio di Dio

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Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

 

 

È il tempio di Dio. Quello vero, quello vivo, quello santo. Non è di pietra.

È il corpo di Gesù. È la carne e il sangue di Gesù. È il corpo risorto di Gesù.

È il corpo mistico di  Gesù.  Il tempio di Dio.  Dove ci sei anche tu,  con il battesimo.  Come un mattone,  unito ai tuoi fratelli, gli altri mattoni.  Tutti fondati  su Gesù.  Tutti uniti, dallo Spirito Santo.

Tu sei il tempio di Dio.  Entra dentro e guarda.  Se lo hai riempito di cose che non sono di Dio.   Se lo hai fatto diventare un mercato di cose tue.  Se lo hai usato, barattato, venduto.  Se lo hai scambiato con monete.  Se ne hai fatto bancarelle dei tuoi interessi, dei tuoi comodi, dei tuoi vantaggi.  Se le tue bancarelle sono diventate più importanti di Dio.

Se è diventato una cosa,  un mezzo,  un’occasione,  un ritrovo.  Un luogo di chiasso,  di confusione, di caos, di distrazione.  Dove non c’è più di Dio.  Svuotato di Dio.

Allora fai come Gesù.    Prendi una corda e comincia scacciare tutto ciò,  dal tempio.  Getta a terra tutto il denaro.  Rovescia le tue bancarelle.  E porta via il tuo mercato.

Lascia entrare Gesù, a farlo con te.  Lui lo sa fare, lui lo può fare.

Lascia che lo zelo per la casa di Dio ti divori.  Lascia che l’adorazione, la venerazione che hai per il tuo Signore,  ti prenda, ti laceri, ti spezzi, ti consumi.  Ti accenda come un fuoco,  e ti divori.  Lasciati  accendere dal fuoco dello Spirito Santo, e lasciati fare.

Lasciati fare  Tempio di Dio.  Dove  adori  il tuo Signore, nel silenzio, nell’intimità, nella verità, nell’umiltà.

Lasciati fare Santuario di Dio. E lascia sgorgare l’acqua dello Spirito Santo. Lascia scorrere quell’acqua verso i tuoi fratelli.   Lascia che diventi albero, frutto, azione, opera, cibo e medicina.

Per te,  e  per loro.

 

 

 

 

Presentazione al Tempio

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Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.  Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo  servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

 

Aspetti di essere consolato.  La cerchi, la speri, la mendichi, la consolazione.  Ecco, è arrivata!

Quella che attendeva Simeone. La consolazione totale, assoluta, autentica, eterna. Ecco è venuto il Signore, il Figlio di Dio, il Salvatore.

Come Simeone, lascia che lo Spirito Santo  di Dio entri nel tuo cuore. Lascia che dimori in te e su di te. Lasciati portare da lui. Lui ti muove, lui ti conduce. Lui ti rivela il Figlio di Dio. Lui te lo fa riconoscere, lui te lo fa incontrare.

Come Simeone, prendi  quel bambino, tra le tue braccia, tienilo stretto, appoggiato al tuo cuore. Lascia che ti scaldi e consoli il tuo cuore.

Come Simeone, il tuo cuore trasalirà, esulterà, scoppierai  di gioia. E piangerai di gioia, per la gioia. E con gli occhi al cielo ricolmi , rendi grazie a Dio, perché ti ha fatto provare e vedere la sua luce e la tua salvezza.

Come Simeone, il Figlio di Dio ti è stato rivelato e ora, solo ora, riesci a capire e a rivelarlo agli altri. Lo dice a Maria.

Come Maria, vai a donare a Dio il tuo primo figlio, la tua primizia, quello che per te è più sacro, più importante, più intenso. Te stesso.  Significa consacrarlo, farlo sacro a Dio, riconoscere che appartiene a Dio. Ciò che è di Dio non è del mondo, è separato, distinto. È nel mondo, ma non del mondo.

È la spada che divide, taglia in modo netto. Se sei di Dio, sarai obbligato a prendere decisioni, a prendere posizioni, nette, precise, decise. Dalla parte della verità, della giustizia, dell’amore, dalla parte di Dio. Sarai segno di contraddizione.

Come Maria, questa spada ti farà male,  ti trafiggerà il cuore.  Ti porterà  al calvario, alla croce.  E da lì, alla resurrezione.

Come Anna, rimani nel Tempio di Dio. Sempre, fino alla fine. Non allontanarti mai da lui. Fedele, come una sposa.  E lo vedrai.

La gioia di Dio verrà in te e ti farà cantare il cuore. Danzare il cuore. Scoppiare il cuore. Non ce la farai a tenerla dentro. Ti uscirà da tutti i pori la gioia di Dio, la luce di Dio. E la dirai a tutti.

La racconterai a tutti. Parlerai a tutti di lui. Di quel bambino, del Figlio di Dio. Dirai a tutti, annuncerai  a tutti, che è venuto colui che aspettavano. Il redentore. Il liberatore. Il Salvatore.

E sarai testimone, messaggero, apostolo.

E luce,  anche tu.

 

 

 

Nel tempio

Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.  Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

 

Tutti si aspettano che fai le stesse cose che fanno loro,  che ti comporti come loro,  che sei con loro sempre.  Lo danno per scontato. Ma se metti Dio al primo posto, se ti fai portare da Dio, se segui la strada che ti indica Dio, allora non segui la strada degli altri.  Ti trovi in un altro posto da quello che pensano gli altri. E gli altri  ti perdono.

Se vai nel tempio di Dio. Se sei nel tempio di Dio.  È quello il tuo posto. Il posto di Dio.  Gesù te lo  indica, Gesù te lo insegna. Nel tempio di Dio ci sono le cose di Dio. Le cose del Padre,  di tuo Padre,  del tuo primo Padre,  del Padre di tutti gli uomini.

Lì puoi conoscere quello che Lui ha preparato per te, quello che Lui ha pensato per te, quello che Lui ha voluto per te.  Lì trovi la sua volontà, il suo progetto misterioso, le sue strade misteriose.

Lì puoi occuparti delle sue cose, che sono le tue cose.

Li gli altri se vogliono, ti cercano. Li, se ti cercano, gli altri ti ritrovano.