Le tentazioni

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».  Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

 

Quando sei  nel deserto,   nella privazione,   arriva la tentazione.                                          E tu,   che fai ?

 

Senza Gesù.

Senza di lui,  non ce la fai.         E ci caschi,   nella menzogna del male.     Ti fa mettere     il pane,  prima di Dio.    E il bisogno, sopra a Dio.    E te lo fa adorare,  al posto di Dio.

Il male ti inganna.   Ti fa credere che tutto è suo.   Che ha tutto lui. Che possiede tutto lui.  E se lo vuoi, devi stare con lui.    Ai suoi piedi.     E lo devi servire.   E gli devi obbedire.        E hai perso tutto.   Anche te.

Il male ti porta  nel punto più alto del tempio.    Usa il tempio,  e usa la parola di Dio.            Si serve di Dio.    E ti tenta  ad usarlo anche tu.     A comandarlo,  ad asservirlo.                 Ad obbligarlo,  a fare  quello che vuoi tu.      Per la tua gloria.  Non per la sua.

 

Con Gesù.

Con lui,  ce la fai.          Ce la fai,   a vivere  non di solo pane.   A nutrirti della parola di Dio.     A riempirti di Dio.     A saziarti  con il pane di Dio.

Ce la fai.      A sentire che tutto è  di Dio.  Tutto appartiene a lui. Anche tu.    E che solo lui è Dio.   Il tuo Signore,  l’unico Signore.     E solo lui devi adorare.     Solo sua,   è la gloria.   Anche la tua.

Ce la fai.       A rispettarlo.  A non usarlo.  A non sostituirlo.  A non prevaricarlo.   A non obbligarlo,   a fare la tua volontà.       Ma sei tu,  che fai la sua.

 

Se c’è Gesù,   la prova  la vinci.                                                                                                E il male   se ne va.

 

 

 

 

 

 

 

Vogliamo vedere Gesù

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».  Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».  Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

 

 

E tu,   lo vuoi vedere  Gesù?

 

Non  vuoi  vedere.

Non ci stai.    Passi.  Lasci stare, lasci andare.    Ti tieni fuori.  Rimani fuori.   Lontano. Distaccato. Indisturbato. Estraniato.    Non ti riguarda.     Non ti tocca,  quello che sta         per succedere.        E  lo fai fuori,  Gesù.    E fai fuori,  anche te.

 

Lo vuoi vedere.

Ci metti la faccia.    Lo vuoi vedere in faccia,  Gesù.     Vuoi stare dentro.  Vuoi entrare dentro al suo sguardo.  Al suo mistero.    A quello che sta per accadere.     E  lo segui.      E la sua Pasqua,  la fai tua.    Diventa anche la tua.

E ci entri dentro.     E la senti,  la voce del Padre.     E  scende su di lui,   e su di te,               la gloria del Padre.

 

Nella  Pasqua.

Lo vedi,   Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

Nicodemo

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:  «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.  E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

 

 

E tu,    con chi stai ?

 

Stai con le parole.

Contano le parole.   Ti nutri di parole.  Ti fermi alle parole.     E non vai oltre.                        Ti crogioli nelle tue parole.   Ti vanti delle tue parole.   E affondi nelle tue parole.                   E non cerchi di più.  E non vuoi di più.  Neppure Gesù.      E non lo senti più.

 

Stai con Gesù.

Non ti bastano le parole.   Scegli di stare con Gesù.   Lo vuoi incontrare di persona.        Lui conta più delle parole.    Lo senti allora il suo cuore,  che parla al tuo.   E si apre,            e comprende.

Gesù non è una parola.    È un fatto.   E fa i fatti.                                                                      Il Padre non ti ama a parole.  Ma a fatti.     Ha mandato il Figlio per salvarti.                     Gesù non muore a parole. Ma a fatti.      E risorge per farti risorgere.   Veramente. Concretamente. Totalmente.    Per sempre.

 

E anche tu,  stai con lui.

Non a parole.

Ma a fatti.

E in verità.

 

 

 

 

 

 

 

I mercanti del tempio

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

 

 

E tu,   sei un mercante del tempio ?

 

Sei lì,  con la tua bancarella.     Hai piazzato la tua bancarella,  nella casa di Dio.            Per mettere in mostra  le tue cose.   Per vendere le tue cose.     Ti  interessano                  le tue cose.    Non ti interessa Dio.

Sei lì,   con il tuo tavolino.     A mostrare i soldi.   A contare i soldi.     A fare i soldi.               Ti interessano i soldi.   Non ti interessa Dio.

Ci hai messo anche te, sopra a quel banchetto.   Ti sei messo in vendita.   E stai lì,    stretto al tuo banchetto.  Abbracciato, incollato, identificato.     E non te lo fai toccare.          E non te lo fai portare via.    Neppure da Dio.

 

Lascia entrare Gesù nel tuo cuore.

Lascia che rovesci  il tuo tavolo.    Lascia che ribalti  la tua bancarella.    Lascia che        getti a terra  le tue monete.   Lascia che spazzi via, il tuo mercato.    Nella sua casa.

 

La casa di Dio,  non è la tua.    È la sua.

La casa di Dio,  è lui.

Il tempio di Dio,   è lui.

È   il suo corpo mistico.

 

Se  lo distruggono.

Risorge,  glorioso.

Ecco   la Pasqua.

 

 

 

 

 

 

Nel deserto

 

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

 

 

 

Nel deserto del cuore.     Nella mancanza,  nella precarietà,   nell’aridità,  del cuore.         Nella prova.

 

Non stai da solo.        Non sei  solo,  nel tuo deserto.     Ci sta Gesù.  Con te,          vicino a te.    E vive con te,  il tuo deserto.

Nel silenzio.         Puoi ascoltare.   Puoi sentire il tuo cuore.    Lo senti  che batte.            Lo senti  per chi batte.     E può battere,  per il Padre.

Nella mancanza.      Senza quello che hai,  senza quello che vuoi.     Hai Dio.                 E il suo amore.   E ti basta.

Nella precarietà.       Senza le tue certezze,  senza le tue sicurezze.    Non sai           che fare.  Non sai da chi andare.      E vai dal Padre.  Tra le braccia del Padre.              Solo lì,  sei al sicuro.

Nella fragilità.       Quando non puoi,  quando non sai,   quando  non ce la fai.        Scopri  che Dio   è la tua forza.     E la tua dignità.

 

 

E con Gesù,  vengono gli angeli,  a portarti  il cibo di Dio,

e  ti nutri di Dio.

 

Ecco,  la quaresima.

È   il tempo di Dio.

 

 

 

 

 

 

Lazzaro.

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In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».   Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

 

 

Chi ti salva,  dalla morte?

Quando stai male.      Quando ti senti morire.  Quando hai paura di morire.     Quando tutto ti crolla addosso.     Che fai?

 

Puoi stare li.    Impietrito, bloccato, incastrato.   Travolto dalle tue macerie.   Sepolto, schiacciato, nascosto.      Identificato  con le tue macerie.

 

Oppure,   come Marta,   puoi andare incontro a Gesù.       Non pensare a modo tuo.     Che è tardi.  Che non ce la fai.  Che non ce la fa.    Che non può,  più.

Stai con lui.  Dalla parte sua.  Secondo lui.  In lui.      E con il Padre e lo Spirito Santo,  proclami:       “Tu sei il Figlio di Dio,   venuto nel mondo!”

 

Solo Dio,  non si ferma davanti al sepolcro.       Solo Dio,  non ha paura del sepolcro.    Solo Dio  lo apre.    Solo Dio,  lo vince.      Gesù ti dimostra, che è Dio.

Toglie la pietra.  Apre la tomba.  E ridà la vita.     E la forza di uscire fuori.

Ti libera dalle bende.     Ti libera dalla morte.       Non  sei più,  schiavo della morte.        Non hai più,  paura della morte.

 

Lui è,    la Vita.

Lui è,    la Risurrezione.

 

La  tua  risurrezione.

La tua  occasione.

 

Ecco  la Pasqua.

 

 

 

 

 

 

La Trasfigurazione.

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 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.  Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».  All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

 

 

 

Anche a te,   Gesù,  ti conduce in disparte.      Sul monte, in alto,   con lui.

Tu vai.     E  guarda.

 

Il suo volto,     splende,  risplende,  brilla.   Più del sole.       È il volto,   di Dio.                      Si rispecchia,    nel volto del Padre.

La sua veste,    è candida,  pura,  Immacolata.      È il Santo.

 

Lo Spirito Santo,   come una nuvola,   ti copre,  ti ricopre,   con la sua ombra.                       E ti porta   la voce   del Padre.       “Questi è,  il Figlio mio,    l’amato.”

È,    il Figlio di Dio.        In lui,  c’è  il Padre.      In lui,   c’è l’amore del Padre.                          In lui,    c’è  la gioia del Padre.       Ascolta,  lui.

 

 

Ecco chi è,   Gesù.

Ecco con chi sta,   nella Pasqua.

Ecco come sarà,   nella resurrezione.

 

 

 

 

 

 

Le tentazioni.

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In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

 

 

Nel deserto.      Nella mancanza,   nell’assenza,   nella solitudine.       Nel silenzio.     Anche tu,  sei tentato.       Anche tu,   sei messo alla prova.

E tu,   cosa scegli?

 

Il pane.

La fame.  Il bisogno.     Quanto ne vuoi.  Più che puoi.        Ti nutri,  del pane degli altri.     Delle cose degli altri.   Degli altri.     E non ti basta mai.

In  Gesù,  puoi dire.      Il mio pane,  è Dio.    E la sua parola.     Solo lui  sazia il mio cuore,  e la mia anima.   E mi basta.

 

Il successo.

Fare scena.    Stare sulla scena.  Prendere la scena.   Più che puoi.     Fare clamore,   fare scalpore,  fare colpo.   Sopra a tutti.     Tutti sottomessi,  al tuo servizio.     Anche Dio.   Dio,  sotto.      Al tuo servizio.  Al tuo comodo,  al tuo comando.       Ai tuoi piedi.

In  Gesù,  puoi dire.     Dio conta più di me.  Non lo uso. Non lo costringo. Non lo ricatto.  Lo rispetto.

 

Il potere.

Tanto potere.    Per  possedere,  per dominare,  gli altri.     Per avere gli altri ai tuoi piedi.    Ma  se lo vuoi,   ti devi piegare  davanti al  Male.     Sei tu,  che devi stare ai suoi piedi.   Lo devi adorare.  Lo devi servire.      È lui  che ti comanda,    è lui  che ti domina.    Appartieni a lui.  Sei suo.     Non sei più, tuo.    Non hai più,  neppure te stesso.

In  Gesù,   puoi dire.      Solo Dio,   è il mio Signore.      Solo lui,  voglio adorare.   Solo  davanti a lui,   voglio stare.      Solo davanti a lui,  mi ginocchio.      Solo a lui,  do gloria.

 

È lui,   il mio tutto.

È lui,   la mia gloria.

 

 

 

 

 

 

Passione

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In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.  Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia. Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.  Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».  Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».  Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

 

 

 

È ancora così,  Gesù.     Sei ancora condannato.

 

Gesù,      stai dalla parte  del giusto condannato.      Perché lì sta Dio.   Sei  venuto a stare con lui,  nella verità.       A portare le sue catene,   che gli hanno messo   gli ipocriti, i falsi,      i potenti,  che odiano la verità.   E odiano Dio.

 

Gesù,     stai dalla parte del tradito,   venduto, usato.     Perché lì sta Dio.    Sei  venuto a compensarlo   con il tuo bacio vero.    Con il tuo amore vero.  Che non tradisce mai.

 

Gesù,      stai dalla parte   dell’umiliato,   dell’offeso,  del rifiutato.     Perché lì  sta Dio.   Sei venuto a ridargli  la dignità e l’onore.   L’onore del Figlio di Dio.   Sei venuto a farlo,  re.

 

Gesù,     stai dalla parte del  frustato.    Di chi è colpito,   ferito,  calpestato.    Violentato.     Di chi è oltraggiato,  nel corpo e nell’anima.      Perché lì sta Dio.     Sei  venuto ad entrare in quelle ferite.   Solo tu,  le puoi capire.  Solo tu,  le puoi vedere.   Solo tu,  le puoi guarire.

 

Gesù,      stai con chi è oppresso,   schiacciato da una croce ingiusta, pesante,   che non ce la fa  a  portare.     Perché  lì sta Dio.    Sei venuto a prenderla   su di te.    A portarla tu, al suo posto.    A portarla con lui.   Spalla a spalla.    Per non lasciarlo solo.   E  andare con lui,  in paradiso.

 

Gesù,      stai con chi casca per terra.    Perché non ce la fa più.    Non ha più la forza. Casca sotto il peso del dolore,   della sofferenza,   dell’angoscia.       Perché lì sta Dio.    Sei  venuto a tirarlo su.   A rialzarlo.   Con te,  e in te.     A dargli la tua forza.   E  la potenza   del Figlio di Dio.

 

Gesù,       stai con chi è messo in croce.     Crocifisso, perché è giusto,   perché è vero, perché è tuo.     Lì sta Dio.     Sei venuto a prenderti  il dolore dei chiodi   sulle tue mani,   sei venuto a farti bucare  i piedi,  e il costato.   Per stare al posto suo.   E far diventare santa quella croce.  E  santo anche lui.

 

Gesù,       stai con chi sulla croce,    si sente abbandonato da Dio.    Con chi si sente perduto,  dimenticato,  smarrito.      Lì sta Dio.      Sei  venuto a stare con lui,    in quella disperazione.      E sei venuto ad invocare  il Padre per lui.    Al posto suo.    E a  metterlo nelle mani del Padre.

 

Gesù,       stai con  l’innocente   che muore sulla croce.      Perché lì sta Dio.     Sei venuto a morire  con lui.   Per lui.      E  per tutti.    Per vincere la morte.     Per far morire la morte.   Per vincere il male che  fa  morire.     Per salvare tutti  gli uomini,   dal male e dalla morte.

 

Era  con te,   sulla croce.

Ora lo porti con te,  in paradiso.

Subito.

 

 

 

 

 

 

 

La lapidazione

adultera

 In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.  Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.  Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». 

 

 

 

 

L’accusa.      Il dito puntato.     È un pugnale, una lama, una spada,   puntata al cuore.   Ferisce il cuore. Colpisce al cuore.

E dietro al dito puntato,  c’è la pietra.     È la pietra del tuo cuore indurito.  Del tuo cuore pietrificato.   Tagliente, aguzzo, calcificato.

Ti serve qualcuno,   a cui tirarlo.   Perché te ne vuoi  separare.    Non lo puoi avere.  Non lo vuoi tenere.   Perché ti fa male.

Lo tiri a qualcuno,   perché lo devi giustificare.    Lo devi far servire.    Lo devi usare.     Così ti senti  liberato,  giustificato,  santificato.

Gesù ti dice, che quel dito,   è  puntato anche contro il cielo.   E lo devi riportare al suo posto.   Verso di te.   Verso quel cuore indurito.  Isolato,   privato del suo Dio.

 

E il dito di Gesù,  non è rivolto contro nessuno.   È rivolto verso la terra.    Indica la parte umile, semplice, povera,     dove il tuo cuore deve stare.   E scrive.

Scrive per la donna,   ma anche per te,   un messaggio in quella terra,  in quella povertà,  in quella semplicità.

Scrive le parole di Dio,   le scrive nel tuo cuore.  Le incide nel tuo cuore umile.   Le parole di Dio, che solo in lui,  puoi scoprire.     E solo  lui,  ti può dire.

Il tuo peccato è stato cancellato dal dito di Dio.   Solo lui lo può fare.  Solo il suo amore. Non il tuo odio.

 

Ora ti puoi alzare.   Ora puoi andare.

Il tuo cuore ferito,  è stato risanato.

E il tuo cuore indurito,  è caduto.

A terra.