I due Si

iconaortodossa1- (1)  In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

 

 

E il tuo  Si,    quale   è ?

Dio Padre,   chiede  anche a te,   di andare a lavorare nella sua vigna.    Di stare in lui. Di fare le sue opere.   Di fare la sua volontà.    E tu che  dici ?

 

Si.    A voce.      Si,  per forma,  per norma, per forza.    E hai fatto.   E ti senti a posto.   E la tua opera,   è finita lì.

E non ci vai.      Perché hai da fare.   Non hai tempo  per lui.    Il tuo cuore è altrove.      Il tuo si,   è un No.

 

No.       Non è quello che voglio.   Non è quello che penso.       Io ho  la mia vigna.       Ma il cuore,  sta nel Padre.    E non ce la fai a stare senza di lui.     E non ha senso quello che fai,  senza di lui.    E si secca la tua vigna,  se non c’è lui.

E allora ti penti.      E  il tuo No, diventa un Si.    Vivo, vero, di cuore.    Un Si concreto.  E vai,  a fare le opere di Dio.

 

E la sua vigna,   diventa anche la tua.

Piena di frutti.

E tu,    frutto di Dio.

 

 

 

 

 

 

Siate pronti

gesù 36 - Copia

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».  Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.  Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.  A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

 

 

 

Il Signore viene,   e come ti trova?

 

Come  il servo infedele.

Se li,  a distruggere la tua vita.    La calpesti, la vendi, la svendi.    Perché  hai allontanato Dio.  Lo hai messo fuori dalla tua vita.   E non è più sua.  E non è più tua.

Distruggi,   calpesti anche gli altri.     Perché non vuoi essere da solo,  a stare male.   Usi gli altri.    Li umili, li neghi, li rinneghi.      Come hai fatto con Dio.   Come hai fatto con te.

 

Come  l’amministratore fidato.

Lo sai,  che tutto quello che hai  è di Dio.    E  glielo tieni,  e glielo conservi  per bene.   Non lo rovini,  non lo distruggi.    Te ne prendi cura   con lui,   come lui.

Ti metti  al lavoro.   E con quello che hai,   fai quello che ti ha detto.    Tutto quello che ti ha detto,    tutto quello che si aspetta.

 

Così,  quando viene,

trova  tutto pronto.

 

E anche tu

sei pronto,  per lui.

 

 

 

 

 

 

 

Il profeta

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In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».  Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

 

 

Lo sanno,     che Gesù,  il Figlio di Dio,    vale più di loro.    Per questo lo invidiano.         Per questo  lo abbassano,  lo umiliano,  lo attaccano.    Per questo  lo negano,                   lo cancellano,   lo eliminano.      Lo uccidono ancora.

 

Puoi decidere  di avere paura.

Puoi decidere di non contrariarli.    Di non disturbarli,  di non contraddirli,  di non infastidirli.  Perché non vuoi essere toccato,  non vuoi essere disturbato,  non vuoi essere criticato.

Puoi decidere di assecondarli,  di approvarli,  di appartenergli.    E diventi come loro.      Fai come loro.  Assomigli a loro.  Più di loro.   Per essere  ricercato, osannato, esaltato.

Ma hai rinunciato al tuo mandato.   E hai rifiutato,  chi ti ha mandato.

 

O puoi fare il profeta.

Come Gesù,   non ti devi far possedere.    Non è a loro,  che devi appartenere.   Non è a loro che devi servire.  Non è a loro che devi obbedire.     Ma a Dio.   Solo a Dio.

Non devi dire,   quello che vogliono loro.      Ma solo quello  che ti dice il Padre.    Non devi fare quello che vogliono loro,   ma solo quello che vuole il Padre.

Non devi essere come loro.   Ma solo come il Padre,  e il Figlio.   Non devi stare con loro, ma con il Padre e il Figlio.

Non ti spaventare davanti a loro.    Non avere paura.   Non ti perdere.   Il Signore è con te.  Lo Spirito del Signore  è sopra di te.

 

È  lui,  che ti ha mandato.

 

 

 

 

 

 

 

Chi, dei due?

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In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

 

Il cuore conta.  Se c’è il cuore, c’è l’amore.  Se c’è l’amore, ci sono i fatti.   Sempre.  Sono i suoi raggi.

Dio Padre chiama anche te, come figlio.   Dice anche  a te di  andare a lavorare nella sua vigna.   Tu che fai?

Come il primo figlio.   Prima, subito, gli dici di no.   Non ti va,  non hai voglia.   Non ti fa comodo, non ti riguarda, non ti interessa.  Non è roba tua.  Ma sei suo figlio, e lui è tuo Padre.

Il Padre ti sta nel cuore.  Non puoi fare a meno del tuo cuore.  Non puoi fare a meno di Lui.  L’amore ti porta.

Stavi andando via,  torni indietro,  cambi direzione.  Ritorni da lui.  E fai quello che ti chiede,  perché lo senti tuo,   è in te,  è per te.  Fai quello che ha preparato per te,  ha pensato per te.  Per salvare te.

Come il secondo figlio.   Prima, subito,  dici di si.  Lo chiami signore.  Perché non è per te, un padre. È un padrone.  Dici di si al comando, alla regola, alla legge.

Fai il figlio, non sei il figlio.  Fai la parte del figlio, perfetto.  Di fuori.  Dici di si. Di fuori. Con la bocca,  non con il cuore.   Hai  il Padre sulla bocca,  non lo hai nel cuore.

E non vai,  e non fai.   Perché ti sembra di aver fatto tutto.  Per te fare, è dire.   Ti fermi,  al dire.  Ti riempi,  di dire.

Con quel  si,  nascondi  quello che fai.  Non si vede quello che fai.   Giustifichi quello che fai.    Un sì falso.  Un sì ipocrita, che offende il Padre.  Che tradisce il Padre e anche te stesso.

E non cambi.  E non  torni indietro.  Perché non c’è amore.  Perché non ti porta l’amore.  Non ti fai portare dall’amore, verso il Padre.

Con quel si,  ti senti arrivato.  Non hai bisogno di essere salvato.  Il tuo Dio è la forma, la regola, l’apparenza. E fai diventare anche l’amore, forma, regola e apparenza.

Sei incastrato, sei imprigionato, sei incatenato.  Hai bisogno di un Dio che ti salvi, che ti liberi.

Solo Gesù lo può fare.  Lui è il Figlio di Dio.   Lui solo  conosce il Padre.

Lui solo  può riportarti da lui.

 

 

 

 

 

Emmaus

FTB97013 The Supper at Emmaus (oil on canvas) by Brusaferro, Girolamo (1679-1745) oil on canvas San Nicolo dei Mendicanti, Venice, Italy Italian, out of copyright

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Gesù, evangelizza.

Come fa con i discepoli, ti viene incontro lui per primo. Lui in persona. Si avvicina a te. Viene sulla tua strada.  Con chi stai , in quel posto, in quel momento.  Cammina con te, sulla tua strada. La guarda, la tocca, la vive,  la sente, con te,  come te.

Poi ti ascolta. Non ha un programma scritto. Preparato, predisposto, prefabbricato, per altri, da altri, con altri. Non te lo impone. Non ha un discorso impostato, definito, rifinito, imparato.  Non si mette al centro, sopra, in mezzo, di traverso. Non ti obbliga ad ascoltare lui.  È lui che ascolta  te.

Poi chiede ai discepoli, di spiegare i loro discorsi. Di dirli a lui. Entra in relazione con te, e vuole che tu ti rivolgi a lui. Che spieghi a lui. Che ne parli con lui.  A lui, al Figlio di Dio.

Che cosa è successo?  Ti invita a mettere a fuoco. Ad andare a fondo. A capire fino in fondo. A capire i perché, le cause.  A far battere il cuore.  A buttare fuori il dolore.

Come i discepoli, puoi dirgli perché te ne sei andato. Che cosa ti aspettavi. In che cosa sei rimasto deluso. Che quella cosa della croce, della morte e della resurrezione, non ti entra nella testa. La pensi, la ripensi, non la capisci. Non ti riporta. Non ti riguarda. Non ti riguarda più. Non riguarda te. Non è una cosa tua. Non è per te, con te, in te. È fuori di te.

Gesù è il maestro e ti insegna come fare. Tutto quello che è successo, tutto quello che ti è successo, guardalo alla luce della parola di Dio. Non guardarlo dalla parte tua, guardalo dalla parte di Dio.  Dio ti ha parlato, attraverso i profeti e il Figlio suo. Per illuminare tutto, per farti capire tutto. Tutto fa parte del suo progetto di amore, del suo progetto di salvezza.

Ti spiega che  il mistero della Pasqua era già scritto in tutte le scritture, da Mosé ai profeti.  Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti, il terzo giorno.  Tutto doveva avvenire. Tutto doveva succedere.   Il Figlio di Dio lo ha realizzato fino alla fine, fino in fondo. Fino al ritorno al Padre, per portare anche te,  da lui.

Te lo spiega con la parola di Dio. Te lo spiega con i fatti di Dio. In modo semplice, chiaro, preciso.  Con attenzione, affetto, considerazione.  Te lo spiega con passione. Ci mette il cuore.  Ci mette il suo Spirito. Ci mette lo Spirito Santo, che te lo fa capire.

Allora senti che il tuo cuore si scioglie, si libera dalla paura. Senti che si scalda, senti che arde. Perché lo  Spirito Santo è entrato in te e arde di amore per il Padre.

Ti accorgi che è sera e il giorno sta per finire e  che lui  è la luce vera, il sole vero. E non puoi più stare senza . Ecco allora la tua risposta, la tua proposta.  “Resta con noi!”  Non mi lasciare, non te ne andare, non mi abbandonare.  Rimani, perché io rimanga con te, ancora.

Gesù ti mostra che è sempre con te. Ti mostra se stesso, mentre benedice il pane e il vino.  È il suo sangue e il suo corpo, consacrati nella messa. È il suo corpo risorto e glorificato. È il suo corpo mistico.

Quel pane ti nutre. Quel pane ti apre gli occhi. Quel pane te lo fa riconoscere. È lui.  E’ il Signore!

Quel pane ti  fa dire: “Davvero il Signore è risorto!

 

 

 

 

La croce

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Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. - Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!  Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. - Elì, Elì, lemà sabactàni?  A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

 

 

Gesù, si è fatto buio.  È sceso il buio sul mondo, da quando sei in croce.  Perché li, sulla croce, hai preso su di te tutto il buio del mondo. Tutto il male, tutto il dolore, tutta la morte. Del corpo, del cuore, dell’anima . L’hai presa per farla morire per sempre.

Ma il buio, il male, non vuole morire.  Ci prova in tutti i modi a farti scendere dalla croce. Se ci riesce è salvo.  Ti dice: Scendi, per te.  Scendi  e salvati.  Pensa solo a te stesso.   Poi,  scendi,  per noi.  Se scendi, crederemo anche noi a te,  avrai fatto un’opera buona. Sarai stato bravo.  Poi,  scendi dalla croce per  tuo Padre, Dio.  Confidi in lui,  e non confidi in noi.  Fatti liberare da lui.  Se non lo fa, non ti vuole bene, non ti ama, non ci pensa a te.   Fai venire lui.  L’importante è che tu scendi dalla croce.

Ma tu, Gesù, non scendi.  Sei lì, a vivere non solo la morte fisica, ma anche la morte psichica. Il tradimento, il rifiuto, il disprezzo, la negazione. L’annullamento, l’isolamento, l’umiliazione. L’angoscia che scioglie il cuore, che si porta via il cuore, inaridisce il cuore. Che fa morire il cuore.  E  la morte spirituale.

“Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. È quello che dico io, quando il dolore è al culmine e al massimo. Penso che Dio non c’è, che Dio mi ha dimenticato, che Dio mi ha lasciato, che Dio se n’è andato. E mi ha lasciato solo. La mancanza di Dio è la morte dell’anima, è la morte peggiore, è la morte vera.  Prendi su di te anche quella mia morte. Quella morte. Tutta la morte.

Ma tu Gesù mi insegni cosa fare e come fare, quando sono crocefisso anche io. Non li ascolti, non li assecondi, non li segui. Hai gli occhi rivolti al Padre,  hai nel cuore il Padre. Ti affidi al Padre.

Ti metti nelle braccia del Padre. Ti abbandoni a lui. Ti fidi di lui fino alla fine, fino all’ultimo.  Il tuo Si è totale.  È il si totale alla volontà di Dio Padre, al suo piano di salvezza.  Ora è completo, ora è realizzato, ora è compiuto.

Tutto è compiuto.

 

 

 

 

Il calice

Cristo_nell'orto_Giuseppe Mancinelli

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!»…. «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà»

 

 

Anch’io Gesù, non ce la faccio ad affrontare il dolore  degli altri. Giro la testa, chiudo gli occhi, distolgono lo sguardo. Per non vedere, per non capire, per non agire. Mi lascio andare e divento passivo, amorfo, insensibile, addormentato.

Poi me lo ritrovo davanti il mio calice amaro, tutto ripieno di dolore, angoscia, colpa, umiliazione, male, tutto mescolato. Non posso più girare la faccia, è dentro di me, e non posso più scappare.

Tu invece, sei li, davanti al dolore, al tuo dolore e anche al mio. Sai tutto quello che ti aspetta, lo vedi, lo vivi. Vivi  l’angoscia del dolore, la disperazione per il dolore, la solitudine nel dolore.  La vivi per me, con me, al mio posto.  Prima di me.    Quel calice amaro è davanti a te.  Tu, come me, vorresti allontanarlo, rifiutarlo, ripudiarlo, negarlo, per me.

Ma mi insegni come fare, dentro al dolore.  I tuoi occhi, il tuo cuore, sono rivolti al Padre,  nel Padre,  con il Padre.  È lì  che devo guardare, è lì che devo puntare.

Al Padre posso aprire il cuore.  Posso dirgli: ‘Padre, non ce la faccio, non posso, non voglio.  Padre non darmi  questa prova,  levala,  portala via,  lontano da me,  non scegliere me.  Mi pesa troppo, mi schiaccia, mi leva il respiro, mi fa morire.’

Posso mettere il mio dolore  nei tuoi occhi che guardano il Padre, nel tuo cuore che è unito a Lui, nel tuo amore per Lui e dire con te:   Padre,  sia fatta non la mia,  ma la tua volontà.

Non so perché, non so come, non so quando. Ma so che la tua volontà  vale  più di ogni cosa. Anche di me.  La tua volontà è l’unica cosa che conta.  La tua volontà è più importante anche della mia vita.   Anche se comporta che devo morire, ti dico di Si!   Si a te!  Si alla tua volontà!   Viene prima di tutto.  Quello che conta è che sia fatta, che si realizzi, che venga la tua volontà.   E io  la scelgo.  Io la voglio.  Io la amo,  più di  me stesso.

È quel dolore che scatena quell’offerta.  È quel dolore che fa scaturire quell’offerta.  È la scelta per il Padre.

Questa è la salvezza,  questa è la vita.  Questo è quello che vale più del dolore.  Questo è quello che vale più della morte.

Questo è quello che vince la morte.

 

 

 

 

Discepolo

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:  «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.  Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.  Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.  Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.   Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

 

 

Quale è la classifica del tuo cuore?  Chi c’è al primo posto?  Cosa ami più di ogni cosa? Veramente, concretamente, assolutamente?

I figli, la moglie, il padre, la madre, è naturale!   No!  Li ha fatti Dio,  te li ha dati Dio,  sono di Dio.  Senza Dio,  non esistono.  Senza Dio, non esisti neppure tu.  Quindi metti Dio al primo posto.  All’inizio, all’origine di tutto.  Se lo riconosci, se lo fai veramente, se lo ami più di ogni cosa e prima di ogni cosa,  allora  Dio è tuo Padre e tu suo figlio.  Come Gesù.  E sei suo discepolo.

Portare la croce.  Chi me lo fa fare?  Faccio di tutto per evitarla, per dimenticarla, per eliminarla. Andarla a cercare,  prenderla, proprio no, non ce la faccio.  No!  Prendere la croce,  non significa cercare il dolore.

Se sei come Gesù, se scegli la verità, se sei sincero, chiaro, vero,  ti mettono in croce. Se scegli la giustizia, se combatti, lotti  per la giustizia,  sei un ostacolo,  e ti mettono in croce. Se vivi il bene, l’amore e il perdono,  sei un inciampo, e ti mettono in croce.  Se non servi  i ricchi,  se servi e aiuti i poveri, i malati, gli abbandonati, sei  uno scandalo, e ti mettono in croce.  Se parli di Dio, se ami Dio, se sei figlio di Dio, oscuri il loro potere,  sei un rivale, un nemico, un pericolo da eliminare,  e ti mettono in croce.

È la croce del rifiuto del mondo. Della condanna, dell’umiliazione, del disprezzo del mondo. Prendi quella croce,  portala in alto,  come una bandiera,  perché quella è il segno che non appartieni al mondo.  Che sei di Dio.  Che sei figlio di Dio.  Come Gesù.  E sei suo discepolo.

Segui Gesù non per finta, non per scena, non per moda. Non andare dietro a lui come fa la massa, in modo cieco, confuso, fuso.  Non andare dietro a lui per vedere uno spettacolo, per stare con la gente,  per fare come la gente.  Non stare con lui perché qualche altro te lo ha detto, perché altri lo hanno fatto, per seguire la corrente.

È una scelta importante, è un progetto da realizzare. È un cammino da fare, è un viaggio da iniziare. Non partire senza valigia, senza soldi, senza quello che ti serve. Non andarci senza sapere, senza volere, senza essere.  È il viaggio della tua vita,  è la scelta della tua vita,  è l’occasione della tua vita.  Organizza il viaggio bene,  per arrivare fino in fondo, per arrivarci di sicuro, per arrivarci tutto intero.. Per raggiungere la meta, che è Dio stesso, per l’eternità.  Come Gesù.  Allora sei suo discepolo.

Seguo Gesù, prego, non faccio del male, faccio le opere buone,  ma quello che è mio è mio,   i miei averi mi appartengono, mi servono, non sono in gioco.  Hai separato Gesù da te stesso, dalla tua vita reale.  Lo hai messo fuori dalla tua vita reale.  Così non può essere salvata.

Rinunciare agli averi,  significa non considerarli come tuoi, ma come doni di Dio.  Dio te li ha dati per un motivo, per un compito, per una missione.  Mettili a disposizione della volontà di Dio, organizzali secondo la volontà di Dio, usali per fare la volontà di Dio.   Allora sei figlio di Dio. Come Gesù.

Discepolo di Gesù.  Con Gesù.  In Gesù.

 

 

 

 

Marta e Maria

  In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.  Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.  Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

 

Quando Gesù  entra a casa tua,  tu come lo accogli?

Come Marta,  devi fare, devi dire, devi impostare.  Devi  fare quello che  hai in testa tu,  quello che gli altri si aspettano, quello che si vede.   Lo tratti come tutti gli altri.

Sei  concentrato su di te, non su di lui.  Sei attento a quello che fai tu, non a  quello che fa lui. Sei obbligato a quello che devi, non a quello che ti chiede lui.  Ascolti te stesso,  non ascolti lui.  Guardi  te stesso e non guardi lui. Sei concentrato su di te, come se tutto il mondo gira intorno a te e tu ne sei l’artefice, la guida, il motore. Come se tu sei la parte migliore.

Se qualcuno non ti gira attorno, se qualcuno non ti segue, diventa estraneo, incapace, disattento.  Allora lo giudichi e lo accusi di non fare come te, di non essere come te, di non servire come te.  Anzi, non basta, fai di tutto per distoglierlo da quello che fa.  Cerchi gli alleati,  usi gli alleati.  Arrivi ad usare anche il Signore,  per metterlo al tuo servizio.

Gesù te lo dice. Ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno. Una sola cosa conta, una sola cosa basta. Il tuo Signore. È lui il centro, il motore, il tutto.

Come Maria,  fermati,  placati,  riposati.  Mettiti ai suoi piedi, davanti a lui.  Guarda lui, ascolta lui, riempi  di lui il tuo cuore.  Ecco la cosa più importante, ecco la cosa migliore.   Il Signore  viene nel tuo cuore e ti parla e il tuo cuore lo riconosce e batte per lui.  Il battito del tuo cuore risponde al battito del suo cuore per te. Palpita per lui e gioisce di lui e in  lui.

Allora ogni sua parola diventa vita, in te. Diventa seme. Diventa frutto. Solo allora riesci a fare, ad agire, a realizzare quello che è stato seminato, da Dio stesso.  Solo allora riesci a fare quello che Dio vuole e si aspetta da te.  Solo allora riesci a portare anche agli altri quello che ti ha dato.  Solo allora riesci a servire veramente il Signore.

E avrai scelto la parte migliore.   E nessuno potrà mai più portartela via.  Perché è già con Dio,  nell’eternità.

 

 

 

 

Pentecoste

 

 

 

 

 

In questo giorno Signore,  non ci sono parole.  C’è solo da lasciarsi immergere nel tuo Spirito.

C’è solo da ascoltare le lingue di fuoco che parlano di Dio.

C’è solo da lasciare che il cuore arda,  del  fuoco di Dio.

C’è  da lasciarsi portare dal vento di Dio.  C’è solo da andare dove spira,  soffia  il vento di Dio ,  per fare la volontà del Padre.  Per realizzare il progetto del Padre.

C’è solo da lasciare venir fuori,  lasciare uscire lo Spirito di Dio,  e lasciarlo parlare agli altri,  di Dio.

Lasciare che passi agli altri  e  li  riempia,  di Dio.