I due figli

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».   E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose:   “Non ne ho voglia”.  Ma poi si pentì e vi andò.   Si rivolse al secondo e disse lo stesso.  Ed egli rispose: “Sì, signore”.  Ma non vi andò.                                             E tu,   a quale dei due figli,  assomigli ?

 

Al secondo.

Dici di  sì.     Per finta, per forma, per forza.    Ma non ci metti il cuore. Non parte dal cuore. E non lo fai.

Dici di  sì.    E hai finito. E hai fatto.  Non ti serve farlo. Non ti sprechi a farlo. Non vuoi farlo. E non lo fai.

Dici di si, a Dio.  E poi lo ritiri. Te lo riprendi. Te lo rimangi.   Lo getti via. E getti via pure Dio. Così non ti dice niente.    E continui  a non fare niente.    E diventi  niente.

 

Al primo.

Dici di no.      Ma ci metti il cuore.     E il cuore dice di sì.  Grida di sì.     E lo fai.

 

Figlio.           Ecco chi  te lo chiede.   È tuo Padre. Dio Padre.   Quello che ti ama.  Te lo chiede con il cuore.

Oggi  va a lavorare nella vigna.       Ti chiede di fare.  Ti chiede di darti da fare.  Ti chiede di realizzare.   Di fare diventare concreto. Il suo progetto.   Di farlo tuo.

Non ne ho voglia.       La voglia sta  da un’altra parte.     La voglia ti porta  da un’altra parte. Il cuore,  lo avevi messo da un’altra parte.    Non in Dio.

Ma poi si pentì.          Ma poi si è svegliato,  si è risvegliato.    E ha capito.  E ha gridato.   E ha reclamato  il suo Dio.

E vi andò.                 E si è lanciato.    Ti è partito il cuore.  È andato il cuore, nella vigna. Prima di te  . E ha portato te.

E vi andò.                E ha fatto. E hai fatto.   E ha compiuto. E hai compiuto.   Quello che ti ha chiesto di il Padre.   La volontà del Padre.

 

Il  Sì vero.                                                                                                                                   È   il Sì  del cuore.

 

 

 

 

 

 

Passione di Gesù

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».  Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.  Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.  Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».  Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

 

 

E tu,   davanti a quel calice,   davanti a quel dolore,   che fai ?

 

Te ne vai.

Fuggi,   a gambe levate.   Con gli occhi di fuori. Con il cuore di fuori.   Più lontano che puoi. Cerchi aiuto.   Chiedi, gridi, invochi.    Ma non risponde nessuno.  Ma non ti sente nessuno.

Neghi.    Non ci sta. Non è vero.  Non può essere. Non esiste.  Non è per me. Non sono io. E non ci sta nessuno.   Neppure tu.

Te la prendi  con Dio.    Non me lo doveva dare.  Non me lo doveva fare.  Ce l’ha con me. Mi vuole male.   Non è buono.  Non è Dio.   Non lo voglio Dio.    E scappi,  pure da Dio.      E non ti rimane nessuno.   Neppure Dio.

 

Ci stai.

Ci stai tu, Gesù.    Davanti a quel calice.  Che è anche il mio.   Dentro al tuo, ci sta il mio.    Lo guardi tu, Gesù.    Il mio calice.      Lo guardi tu,  al posto mio.    Non ce la faccio io.        La senti tu, Gesù.     La mia angoscia.    La provi tu. Al posto il mio.  Non ce la faccio io.

Padre mio,  passi da me questo calice.    Lo chiedi  tu.  Al posto mio.  Non ce la faccio io. Però, non come voglio io,   ma come vuoi tu.      Si, Padre,  sto con te.   Dalla parte tua.  Non dalla mia.     Mi fido di te. Più di me.

 

Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà.         Si.   Mi fido di te. Mi affido a te.   Non a quel dolore.     Ma se mi porta da te.     Tu conti di più,  di quel dolore.

Si compia  la tua volontà.     E allora ti dico,  di si.    Si, ci sto.    Si, sto con te.   Si, in te.    Sì, lo voglio.  Si, lo scelgo.       Che si compia,   la tua volontà,  in me.

Si compia la tua volontà.      Si. Ci sto.    Anche  davanti al dolore.   E non è più un dolore.                                                 Si. Ci sto.   Anche  sulla mia croce,  e  non è più  una croce.                                                 Si. Ci sto.   Anche  davanti alla morte. E non è più una morte.                                                Si. Ci sto.   Anche  dentro il sepolcro. E non è più un sepolcro.

 

Il mio si,   dentro  al  Si,  di Gesù.   Sulla croce.                                                                        E trema la terra.   E i sepolcri si aprono.   E resuscitano i morti.

E anche io.

 

 

 

 

 

 

La fuga in Egitto

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».  Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».  Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 

 

Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:  “Alzati,  prendi con te il bambino e sua madre,  fuggi in Egitto e resta là,   finché non ti avvertirò.  Erode infatti vuole cercare il bambino,  per ucciderlo.”         E tu,  a chi assomigli ?

 

A Erode.

Ti rosica l’invidia,   perché Gesù è Dio,   e non è come te.     Ti rosica l’invidia,   perché        è più di te.  Ti rosica l’invidia,  perché è  sopra a te.    E tu devi essere, l’unico re.

E usi  la menzogna. Ti ripari dietro la menzogna.   Fai finta di cercarlo. Fai finta di adorarlo. Ma per farlo fuori. Per annullarlo. Per cancellarlo.    E usi chi  va da lui. Chi è venuto per lui. Così cancelli,   pure lui.

E fai fuori anche  i bambini,  come lui.   Li fai fuori tutti. Li cancelli tutti.   Gli levi la madre.   Li strappi alla madre.  E li colpisci al cuore.    Perché sono di Dio. E sono angeli di Dio.

 

Come  Giuseppe.

Fai,  quello che ti chiede Dio.

Gesù e Maria.       Non te li fai  portare via.                                                                               Gesù e Maria.       Li prendi con te.  Li tieni con te.                                                             Gesù e Maria.       Li ripari. Li conservi.  Li custodisci, nel tuo cuore.

Gesù e Maria.       Non li fai toccare.  Non li fai ferire.  Non li fai colpire.                                  Gesù e Maria.       Non li fai cambiare.  Non li fai modificare.  Non li fai sostituire.            Gesù e Maria.       Non li fai levare.  Non li fai tagliare.  Non li fai sparire.

Gesù e Maria.       E vai con loro. Stai con loro   Rimani con loro.   A qualunque costo.       In ogni modo.  In qualunque luogo.

Gesù e Maria.       Sono del Padre.   E stai con il Padre.

 

E sei del Padre.                                                                                                                        Anche tu.

 

 

 

 

 

L’ Annunciazione

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

 

Anche a te,   Dio manda  il suo angelo.    E ti annuncia  che viene da te.                                 E tu,  che gli rispondi ?

 

No.

Non lo vuoi,  l’angelo.      Lo mandi via. Lo cacci via.  Lo butti via.    Non ci deve stare.     Non ti deve disturbare.   Se ne deve andare.

Per te,   non è vero  quello che dice.      Il vero lo sai tu  Lo dici tu.      Non lo dice lui.        Deve tacere.  E lo fai tacere.    Deve sparire.  E lo fai sparire.

E fai sparire   anche Maria.     Colpisci  Maria.      Colpisci la Donna.   Colpisci  la Madre. Cancelli  la Madre. Elimini la Madre.  Fai fuori  la Madre.    Così  non ci sta neppure il Figlio. Ma non ce la fai.      Perchè  sono di Dio.     E lui  è più forte di te.

 

Sì.

Come  Maria.    Gli dici di  sì.    Sì,  ci sto.

Ci sto Signore,       a non temere più.   Perché  ci sei  tu.                                                        Ci sto Signore,       ad ascoltare l’annuncio   del  Fglio di Dio.                                                  Ci sto Signore,       a vedere lo Spirito Santo,    che scende  su Maria.                                   Ci sto Signore.       A sentire la grazia.   A sentire la gloria,  che la riempie e la circonda.      Ci sto Signore.       Perché lo fai davvero.    Perché a te,  nulla è impossibile.

Ci sto Signore.       A lasciare che venga,   che avvenga in me,   la tua parola.                     Ci sto Signore.       A lasciare che si compia in me,   la tua parola.   La tua volontà.               Ci sto Signore.       A lasciarmi fare.     A diventare  un’opera d’arte,  nelle tue mani.

 

E ti aspetto.                                                                                                                   Insieme a Maria.

 

 

 

 

 

 

Il granello di senape

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».  Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

 

 

E tu   la fai,    la volontà  di Dio ?

 

Manco per niente.

Non la fai  proprio.   Non ci pensi proprio.  Non se ne parla proprio.    Per te, Dio non ci sta. Figurati,  fare la sua volontà.

Dio,  lo hai messo  in un angolo.    Lo hai messo  all’angolo.   Lo hai messo da una parte.  Lo hai messo  in disparte.    Così non ti disturba.  E puoi fare quello che ti pare.     Figurati fare,  la sua volontà.

A Dio,   gli hai messo la volontà tua.    Gli hai dato la volontà tua.   Gli hai imposto la volontà tua.      È lui  che deve seguire la tua.   È lui  che deve fare la tua.  È lui che deve servire te. Ma non sei tu,  il padrone.

 

Un granello di senape.

Ci sta,    piccola  la  fede,   come un granello di senape.            

Ci sta,    quando per te,   Dio ci sta.     E tu,  stai con lui.                                                      Ci sta,    quando Dio,   lo metti al centro.    E tu,  da una parte.                                             Ci sta,    quando ti appoggi  a lui.    Ti fai portare  da lui.  Dove vuole lui.    E non sai tu.

Ci sta,     quando metti tutto,   in lui.      E scopri  a che serve.    E scopri  quando serve.      E scopri,  che fa.   La sua volontà.                                                                                          Ci sta,     quando metti,   avanti lui.    Fai andare avanti  lui.   Lasci andare avanti,  lui.         E si sposta tutto.

Ci sta,     quando è lui,  che fa.    È lui  che agisce.  È lui che parla.    E tutto,  risponde.

Perché la sente,   la sua voce.                                                                                                 La riconosce,     la sua voce.                                                                                                 La canta,    la sua voce.                                                                                                          Insieme  a te.

 

 

 

 

 

 

 

L’amministratore fidato

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!  Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».  Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.  Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.  Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.   A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

 

L’ amministratore fidato e prudente,     che il padrone metterà a capo,   della sua servitù.   E tu,     che amministratore,   sei?

 

Non fidato.

Tanto Dio non c’è,   per te.        E  fai,   il padrone.       E le fai tue,  le cose di Dio.     E ci fai quello che ti pare. Come ti pare.   Con le cose di Dio.

Tanto Dio non viene,  per te.       E fai,  il padrone.     E gli altri li fai, servi.    E li metti sotto  i tuoi piedi.     E li maltratti.   E li schiacci.  E li scacci.      Se non fanno,  quello che vuoi tu. Se non dicono,  quello che dici tu.       Se non sei tu,   l’unico padrone.

 

Fidato.

Dio c’è.      E le cose che ti ha dato,  sono le sue.     Non sono le tue.

Dio viene.    A riprendersi  le sue cose.    E a vedere,  cosa ne hai fatto.

Viene.      E ti trova   a  fare le cose  che ti ha detto lui.     Non quelle  che dici tu.

Viene.      E ti trova fare le cose   che vuole lui.     Non quelle  che vuoi tu.

Viene.      E ti trova a prenderti cura,   di chi ti ha dato.   Sono i suoi.  Non sono i tuoi.

Viene.      E ti trova ad aiutarli,   come ha fatto lui.    Non come  fai tu.

Viene.      E ti trova pronto.   Sveglio. Attento. Che lo aspetti.      E  quando bussa.              Gli apri la porta.   Subito.

 

E lui,   ti apre la porta.   Subito.                                                                                              Del  Regno dei cieli.

 

 

 

 

 

 

 

Gesù ritrovato nel Tempio

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.  Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.  Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

 

 

Non sapevate,     che io devo occuparmi    delle cose del Padre mio?                                     Di fare la sua volontà.      E tu,  quale fai?

 

La tua.

La tua volontà, conta. Solo la tua volontà, vale.   E gli altri la devono fare. Devono eseguire. Devono obbedire.  Devono servire.   A lei.   E a te.

 

La volontà del Padre.

Prima,   viene Dio Padre.  Prima di te.   È tuo Padre.   Il tuo primo Padre.

È lui,  la tua casa.  Il tuo rifugio. La tua dimora.   È lui,  la tua strada.  Stampata nel cuore.

Le sue cose,  sono anche le tue.   Si incastonano, nelle tue.  Come pietre preziose.

È lui,   che vai a cercare  nel suo Tempio.    È lì, che lo puoi trovare.   È lì, che te lo spiega, Gesù.     È lì, che te lo dona,  lo Spirito Santo.

 

È lui,   il Padre anche della tua famiglia.     Anche lei,  lo deve cercare.   A lui deve tornare. A lui deve guardare.     Anche lei,   si deve occupare   delle cose del Padre.   Solo così,     ce la fa.

 

Solo  così,   diventa,                                                                                                                 una famiglia di Dio.

 

 

 

 

 

 

Tu sei il Cristo

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana!  Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

 

 

 

E tu,   come la pensi?                                                                                                  Secondo Dio,    o secondo gli uomini?

 

Secondo gli uomini.

Pensi  come gli uomini.    Conta  quello che pensano  gli uomini.    Più di Gesù.               Fai,   quello che vogliono  e dicono gli uomini.    Non Gesù.

Parti dal basso.     Stai ancora in basso. Sei rimasto in basso.    E ci tiri in basso,         anche Gesù.    Dove stai tu.

E gli corri dietro.   Perché non ti piace, quello che dice.     Per farglielo cambiare.            Per non farglielo fare.      Non lo deve fare. Perché non lo faresti tu.    Deve fare,          quello che vuoi tu.

 

Secondo Dio.

Parti dall’alto.   Lo vedi dall’alto, dalla parte di Dio.   E allora lo sai, chi è Gesù.                  È il Cristo.    Il Figlio di Dio.  Mandato dal Padre.

Conta la volontà del Padre,   più della tua.                                                                       Fa la volontà del Padre,   non la tua.                                                                                                                                                                                                                              E te lo dice lui,    quello che devi fare.       Non lo dici tu.
E ti porta lui,   dove devi andare.     Non lo sai,  tu.

 

Solo lui,   ti può salvare.
Non lo puoi fare,   tu.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ annunciazione

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

 

 

E tu,  che rispondi ?

 

Rallegrati.

Quando c’è Dio.  Perché c’è Dio.    C’è la gioia.  Sei felice.     C’è  la sua grazia.             Sei pieno  della sua grazia.

Non temere.

Quando c’è Dio.   Perché c’è Dio.      Non c’è più la paura.    È finita la paura.                    Non esiste più la paura.

 

Come è possibile ?

Non a te.     Allo Spirito Santo,   si.       È lui che scende dal Padre.    Ti copre,  ti  ricopre,    ti riempie,    è  lui  che ti porta  Gesù,  il Figlio di Dio.     Solo lui lo può fare.

A Dio,  nulla è impossibile.

Quando c’è Dio.  Perché c’è Dio.      Tutto può succedere.   Perché  è Dio.

 

Si.

Si, ci sto.   Sono d’accordo.      Avvenga.    Venga,  sia fatta la volontà del Padre.                  Si realizzi in me.   Si faccia carne in me.     Si faccia concreta,  attraverso di me.

 

E  il tuo cuore

diventa  una culla,

per  il Figlio di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

I due Si

iconaortodossa1- (1)  In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

 

 

E il tuo  Si,    quale   è ?

Dio Padre,   chiede  anche a te,   di andare a lavorare nella sua vigna.    Di stare in lui. Di fare le sue opere.   Di fare la sua volontà.    E tu che  dici ?

 

Si.    A voce.      Si,  per forma,  per norma, per forza.    E hai fatto.   E ti senti a posto.   E la tua opera,   è finita lì.

E non ci vai.      Perché hai da fare.   Non hai tempo  per lui.    Il tuo cuore è altrove.      Il tuo si,   è un No.

 

No.       Non è quello che voglio.   Non è quello che penso.       Io ho  la mia vigna.       Ma il cuore,  sta nel Padre.    E non ce la fai a stare senza di lui.     E non ha senso quello che fai,  senza di lui.    E si secca la tua vigna,  se non c’è lui.

E allora ti penti.      E  il tuo No, diventa un Si.    Vivo, vero, di cuore.    Un Si concreto.  E vai,  a fare le opere di Dio.

 

E la sua vigna,   diventa anche la tua.

Piena di frutti.

E tu,    frutto di Dio.