Se commette una colpa

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.  In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

 

 

Gesù disse ai suoi discepoli:     “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te,  va e ammoniscilo”.        E tu,  cosa fai ?

 

Non dici niente.

Non ti esponi  proprio.        Non ti scopri proprio.      Non esce fuori.  Non la metti fuori.  Non la fai fuori.   La sua colpa.      Te la tieni dentro. Chiusa, nascosta.    E diventa anche la tua.

Se parli.      La colpa la da lui,  a te.     La passa lui  a te.  La fa scontare lui  a te.     È  lui,  che riprende te.

Ha levato,  Dio.       Così non la vede neppure Dio.    Non lo riprende neppure Dio.   Non lo punisce neppure Dio.    E può fare quello che gli pare.        Ma Dio,  non glielo fa fare.

 

Vai,  e lo ammonisci.

Stavi fermo.  Ma non se ne può più.       Stavi zitto.   Ma se non parli,  ci rimetti tu.    E vai.

 

Se il tuo fratello commetterà una colpa.    Non lo lasciare nella colpa. Non lo abbandonare.

Contro di te.                 Non ha fatto del male a te.     Ma a lui   Più a lui.  Soltanto a lui.

Tra te e lui solo.           La verità del cuore.    Fa bene, a lui  e a te.

Se non  ascolterà.       Prendi con te due testimoni,   che propongono  un accordo.

Se non  ascolterà costoro, dillo alla comunità.      Chiama i rinforzi.    Mettici tutti i rinforzi. Tutti i rinforzi che puoi.    Per salvarlo in tutti i modi.

Se non ascolta neanche la comunità.      Allora si vede che la colpa la vuole.  Che la colpa, se la vuole tenere.  Se la vuole mantenere.        Gli piace.  Se ne compiace.    Più di Dio. Nonostante Dio.

 

E allora che fai?      Metti in campo Dio.   Solo lui sa tutto. Solo lui vede.  Solo lui può tutto.

Dove sono due o tre riuniti nel mio nome.       State, in due.  Uniti, riuniti .   Nel suo nome.

Li io sono in mezzo a loro.         Viene Gesù.   Ci sta Gesù. È presente Gesù.    Tra di voi.

Se due di voi si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa.      Insieme  a Gesù.   Nel nome di Gesù,  lo chiedi al Padre.     Di intervenire. Di  cambiare. Di riparare. La colpa.

Il Padre mio che è nei cieli,  gliela concederà.     Se glielo chiede il Figlio. Lo fa.  Se lo vuole il Figlio, glielo dà.

 

Ed ecco si aprono i cieli.      E scende in campo Dio. Con tutte le sue schiere.   E ce la fa.  A farlo cambiare.   E ce la fa a riparare,  ce la fa a rimediare.    E ce la fa a risanare,  tutto.

Dio può  tutto.

 

 

 

 

 

 

Il pubblicano e il fariseo

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:  «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.  Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.  Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.  Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

 

Puoi essere come il fariseo.

Và  lì, davanti. Vicino. Di fronte a Dio.  Per lui non è Dio, perché non ha timore a stargli vicino.  Và lì, in piedi, allo stesso livello di Dio. Per lui non è Dio, perché non ne sente la grandezza e la maestà.

Prega tra sé.  Per lui non è Dio.  Non si apre. Rimane chiuso in se stesso. Rimane nascosto in se stesso. Rimane prigioniero di se stesso.

Dio ti ringrazio.  Si serve di Dio. Usa Dio. Lo chiama come spettatore, come testimone, come garante, di  se stesso.

Io non sono come gli altri uomini.  Non appartengo al genere umano. Mi distinguo, mi separo, mi divido. Mi dissocio dal genere umano. Mi dissocio dagli altri e anche da me stesso.  Io sono perfetto. Mi metto dalla parte di Dio. Io sono Dio.

Ladri, ingiusti, adulteri.  Gli altri sono peccatori. Io no.  Gli altri sbagliano. Io no.  Gli altri hanno difetti, errori, colpe. Io no.  Gli altri sono deboli. Io no.  Gli altri sono fragili. Io no.  Anche questo che prega qui vicino a me, non è giusto, non è a posto. Ha il marchio, il timbro, lo stampo di peccatore. Io no.

Digiuno e pago.  Nelle regole ho messo Dio. Nelle regole ho rinchiuso Dio. E anche me stesso. Io ci sto dentro. Ci sto preciso. Ci sto giusto.  Sono giustificato.  Mi faccio giusto.  Sono io che mi do  il  giudizio di giusto. Me lo do da solo.  La salvezza dipende da me solo. Dipende dalle cose che faccio, da quante ne faccio.   Mi salvo da solo.  Sono già giustificato,  sono già salvato.  Non ho bisogno di Dio. Non ho bisogno del prossimo.

E rimani senza Dio, senza il prossimo e senza te stesso.

Puoi fare come il  pubblicano.

Stai indietro.  Dio è grande, maestoso, splendente. Non ce la fai a reggerlo da vicino. Devi prendere una distanza. Ti metti a distanza.  Ti metti in una relazione. Lui è Dio e tu sei un uomo.

Stai in ginocchio.  Se per te è Dio, non ce la fai a stare in piedi. Ti getti ai suoi piedi. Lo adori.  Così lo preghi.

Non osi alzare gli occhi.  Se per te è Dio, non osi stare al suo livello. Alzare gli occhi verso di lui, guardarlo negli occhi. Non ce la fai, non lo reggi, è troppo forte, è troppo grande. Li tieni bassi, gli occhi, verso la terra, verso la tua condizione. Stai al tuo posto di uomo. Così lo riconosci come Dio. Così lo preghi.

Ti batti il petto.  Lui è il tuo Dio e tu sei un uomo. Entri in relazione con lui, attraverso il tuo cuore.  È  lì che batti, è  lì che punti.  È  lì  che lo incontri.  È  lì che lo ami.

Peccatore.   Ti  riconosci peccatore. Come uomo debole, fragile, imperfetto. Precario, finito, limitato.  Quello che conta non è la regola, la misura, il calcolo, la quantità. Quello che conta è la qualità.  Cosa sei. Come ti poni. Come ti metti. Dove ti metti.

Pietà di me.  Dio è Dio e tu sei il peccatore.  Ora c’è una relazione vera, reale, che funziona.  Ora c’è la preghiera che funziona.  Pietà di me!  Vieni  in me Signore.  Vieni perché ho bisogno di te.  Vieni a riempire il mio vuoto con il tuo amore. Vieni a sanare la mia anima. Vieni a riparare il mio peccato.

E  Dio Padre ti manda il Figlio.  In Lui, con Lui  e per Lui,  sarai consolato, sanato, perdonato.  In Lui sarai salvato.  In Lui sarai giustificato.

È Dio che ti giustifica,  che ti fa giusto.  Che ti salva.  Solo Dio lo può fare.  Solo Dio lo può fare veramente. Solo Dio lo può fare completamente.

E sarai portato davanti a Dio.  Presso Dio.  Per l’eternità.