Il fariseo e il pubblicano

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:  «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.  Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.  Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.  Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

 

E tu,   quale dei due,  sei ?

 

Il fariseo.

Per te,    contano le regole.       Hai messo  le  regole,  dentro a Dio.    Hai fatto diventare  le regole,  Dio.     Ami le regole,   più di Dio.

E te le sei fatte,  da solo.       Te le sei  rifatte,   da solo.     Te le sei aggiustate,  da solo.       Le hai fatte diventare,  tue.    E hai fatto diventare tuo,  anche Dio.      E stai difronte a Dio.   Difronte a lui,  come a uno specchio.  Che riflette solo te.

E ti fai, giusto.   Ti fai giusto,  da solo.      E lo decidi tu,  chi è giusto.   Lo fai tu,  giusto.     E’ giusto,  se fa come te.    Non è giusto,  se non è  come te.     E gli punti  il dito contro.

 

Il pubblicano.

Per te,   Dio  è Dio.      E tu sei  un povero uomo,  che sbaglia.  Che sbaglia sempre.        Che non ce la fa,   a non sbagliare.

E stai    a distanza.     Perché c’è una distanza,   tra te  e Dio.    Non sei uguale  a Dio.      Non sei  Dio.

E stai     con gli occhi bassi.      La guardi,  la vedi,   la tua piccolezza.   La tua precarietà,  la tua fragilità.     È l’unica cosa veramente tua.  Che puoi offrire a Dio.

E stai     con il dito puntato  sul tuo cuore.    Lo metti  sul tuo cuore.    Ci metti il cuore.   Per te,    quello che conta,  è il cuore.

 

Abbi pietà di me.    E chiami il cuore di Dio.  Invochi il cuore di Dio.    Il cuore di Dio conta, di più del tuo peccato. Conta di più del tuo errore.  Conta di più del tuo cuore.

È lui la tua giustizia.  È lui la tua salvezza.      È lui la tua ricchezza.

 

E non sei più  povero.

 

 

 

 

 

 

Il primo e l’ultimo

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».  Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

 

Sopra, davanti, prima.  Sopra a tutti, davanti a tutti, prima di tutti.  Per arrivarci, devi calpestare gli altri come gradini,  devi usare gli altri come scalini,  devi bruciare gli altri come cerini.  Per starci,  devi impoverire, umiliare, storpiare, accecare,  gli altri e anche te stesso.  Devi  salire. Salire sul podio più alto, sul punto più alto, come un dio.  Al posto di Dio.  Così perdi  Dio e anche te stesso.  E diventi l’ultimo.

Dio è altro.  Gesù, il Figlio di Dio,   lo ha rivelato e lo ha incarnato.  Dio è umiltà,  perché Dio è amore.  L’amore è scendere.  È abbassarsi al livello dell’altro. E’ rinunciare all’orgoglio,  all’egoismo, alla convenienza, per amore dell’altro.  E’ diventare povero di se stesso, per l’altro. È superare  i muri, gli ostacoli, le barriere che dividono,  per raggiungerlo e  ritrovarlo.  È diventare  mendicante, bisognoso, dell’amore dell’altro. È  vivere per l’altro, nell’altro, con l’altro.  È non stare più senza. È non lasciarlo più solo.

Dio lo fa con te. E vuole che anche tu lo fai,  per incontrarti con lui.  In Gesù, che  ha incarnato quell’amore ed è sceso fino in fondo, fino all’ultimo posto, quello della croce.   Per arrivare a tutti. Per indicarti la strada.

L’umiltà vera la trovi nella Trinità. Nell’amore del Padre e del Figlio. Te la dona lo Spirito Santo.

Allora potrai invitare insieme a Gesù, nel banchetto del tuo cuore, la tua parte povera, piccola, semplice. La tua parte storpia, deturpata, imperfetta. La tua parte zoppa, mancante, impedita. La tua parte cieca, oscura, negata. La tua parte malata, divisa, ferita.  Potrai insieme a lui e in lui, abbracciarla, nutrirla, consolarla, amarla, salvarla.  Dargli il primo posto.

Allora potrai invitare  insieme a Gesù  al banchetto della tua vita,   gli ultimi, i poveri, i dimenticati, i  malati, gli orfani, gli abbandonati, i soli, gli umili. Loro sono i figli  amati da Dio, i privilegiati  di Dio, i rappresentanti di Dio.

In loro,  trovi il bene più prezioso, il tesoro più nascosto. Trovi Dio stesso, che ti è venuto a trovare nelle loro vesti. Trovi Dio che  ti è  venuto a cercare nella loro fragilità.  Trovi l’amore di Dio per te, vivo, vero, concreto.

Totale,  assoluto,  eterno.