Marta e Maria

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In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.  Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.  Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

 

E tu, cosa scegli?

 

Come Marta.     Ti concentri,  ti affanni,  ti agiti.       A fare,  arrivare,  preparare.        Tutto, preciso,  perfetto.    Ma non ce la fai.    E non ti basta mai.

Come Maria.   Ti siedi ai piedi di Gesù.     E lo ascolti.  E lo adori.  E lo ami.    Ti riempi gli occhi.   Ti riempi il cuore.  Di lui.

Dio è  prima.   Dio è  tutto.   Dio basta.   E ti basta.

 

E quando dai   il pane al fratello,     gli porti anche il volto di Dio,   scolpito nei tuoi occhi.      Lo guardi,   con  lo sguardo di Dio.     Gli prendi la mano,   con  la tenerezza  del suo cuore.

 

E gli dai,  quello di cui ha più bisogno.

La cosa migliore.  Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Li mandò a due a due

jesusIn quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.  E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».  Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

 

E tu che fai?

Gesù  chiama anche te.  Non ti girare,  a vedere se dice a qualcun altro.  È te che chiama,  è te che vuole.  È te che manda.

Con chi?

In due.  Da solo non ce la fai.   In due, per essere in tre,  con Gesù.   Allora, solo allora diventi  amore,  condivisione, comunione.  Tra voi due,  e con gli altri.

A fare cosa?

A salvare le persone.   A vincere il male,  che le distrugge.   Con il potere di Gesù.  Solo lui lo può fare.   E lo ha dato agli apostoli, ai sacerdoti,  per vincere il male.  Per levare il male.  Per guarire dal male.

Come?

Solo con un bastone.    Su che, ti appoggi.   Su chi, ti appoggi veramente.  Su che, ti basi. Gesù è l’unico  che ti sostiene.

Senza sacca.   Cosa c’è nella  tua sacca.  Guardaci dentro bene,  fino in fondo.   Quali sono le vere intenzioni, con cui vai.   Cosa si nasconde sotto. Cosa porti veramente,  con te.

Né pane.    Qual’è il  tuo  vero pane.  Di che si nutri.   Cosa ti soddisfa.  Cosa ti riempie.   Solo il pane di Dio lo può fare,  e il pane condiviso con i fratelli.

Né denaro.   Quanto denaro,  quale denaro cerchi.  Sei  dipendente, schiavo, incatenato. Senza denaro, sei liberato.

Con quante tuniche?   Con quanti travestimenti, vai.   Con quante coperture.  Con quante forme.  Con quali paramenti.   Vesti l’umiltà di Dio.

Entra nelle case.  Non aspettare che gli altri vengano da te.  Come un re.  Vai da loro. Entra nella loro realtà,  dolorosa, faticosa, ferita.  Entra nelle loro piaghe, e porta il Signore. E porta il Salvatore.

Se non ti accolgono.   Se ti rifiutano,  se non ti vogliono.   Se si ostinano.  Fagli capire,  fagli vedere cosa gli fa il male.   Li fa diventare polvere,  ai suoi piedi.   E poi li scrolla.

Levare il male,  fa guarire.    Fa guarire le ferite,  dei tuoi fratelli.

E anche le tue.

 

 

 

 

 

 

 

Pentecoste

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Ez 37, 1-14    «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro.  Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano».  Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. 

Dal Vangelo secondo Giovanni      La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

 

A volte ti senti così. A volte sei così.  Ossa inaridite, spezzate, disperse. Ossa gettate, dimenticate, perse.  Solo lo Spirito di Dio, le può riunire.  Solo lo Spirito di Dio, le fa rivivere.

A volte sei lì, con la paura.  Chiuso, rintanato, serrato.  Per la paura di essere giudicato. Rifiutato, scacciato, escluso. Deriso, schernito, ferito.  Sei lì, con le porte chiuse. Come gli apostoli.

Solo lo Spirito di Dio ti può salvare.  Solo lo Spirito Santo può entrare.  Capovolgere, stravolgere, trasformare.  Te lo porta Gesù risorto. Lo soffia Gesù,  sugli apostoli.

Lo Spirito Santo è il respiro di Dio.  È il sospiro di amore di Dio.  È lo Spirito di Dio, il vento di Dio, la brezza  di Dio, che anima tutte le cose.

Viene da Cristo risorto.  Non viene dagli uomini. Viene da Dio, perché è Dio. Viene da dentro di Dio.  È lui che lo muove, è lui che lo porta, è lui che lo dona,  è lui che lo effonde sugli apostoli.  Come l’acqua di un battesimo, e nasce la chiesa.

Ricevi lo Spirito Santo .  Accogli lo Spirito Santo nei sacramenti, con i sacramenti. Ti porterà il Padre e il Figlio. L’amore del Padre e del Figlio. La Trinità. Dio.

Ricevi lo Spirito Santo.  Lasciati travolgere, lasciati portare, lasciati fare.  Lasciati compiere. Lasciati completare.

Ricevi lo Spirito Santo e lascialo andare.  Lascialo parlare. Lascialo amare, consolare. Lascialo lodare, annunciare, testimoniare, proclamare   il Signore Risorto!.

E’ il Cuore di Dio,  che è venuto nel mondo!.

 

 

 

 

Ascensione

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In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.  Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

 

L’appuntamento. Te lo da Gesù.  È lui che sceglie il posto, il luogo, il momento dell’incontro.  Su una montagna. In alto. Al di sopra di ciò che ti prende, ti occupa, ti riempie.  Al di sopra di tutto.

Con gli apostoli e come gli apostoli, davanti al lui, ti prostri.  Se lo riconosci come il Signore, ti prostri.  Se per te è il Signore, cadi a terra, ti getti ai suoi piedi.  Con la faccia verso la terra, perché riconosci la tua indegnità, la tua piccolezza, la tua inadeguatezza. Per nascondere la tua incertezza, il tuo dubbio, la tua insicurezza.

Ecco,  chi è davanti a te,  è Cristo risorto.  Il Figlio di Dio risorto.  A  lui il Padre ha dato ogni potere in cielo e sulla terra.  Ha messo ai suoi piedi ogni principato e potenza, ogni forza e dominazione.  Tutto ha messo, sotto i suoi piedi.  Lui è il compimento di tutte le cose.

Ora  quel Cristo risorto e glorificato  manda te, con gli apostoli, come gli apostoli.  A portare a tutti  lui,  il risorto.  A donare a tutti,  lui .

È lui  che passa dal tuo cuore, al cuore dell’altro. È lui che porta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È lui che battezza con te, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

È lui che insegna i suoi comandamenti, attraverso di te. Quando tu ami, con il suo amore. Consoli, con la sua consolazione. Perdoni, con il suo perdono. Sei  unito, con la sua unione.   E sarà con te, sempre. Nel tuo cuore, unito agli altri cuori, nel suo corpo mistico.

Li porta con sé,  mentre ascende al Padre.  Li porta sulla strada che arriva al Padre.  Li porta alla destra del Padre.  Per farti partecipe fin da ora del cielo, del paradiso.

Per farti guardare il cielo,  il paradiso che ti aspetta.  Per farti vedere le cose dalla parte del cielo,  dal paradiso che ti aspetta.

Gesù ascende al cielo.  Anche tu, come la terra e il cielo, esulta.  Batti le mani. Canta, danza,  di gioia.

Riconosci il tuo Signore,  acclama il tuo Dio.

 

 

 

 

 

Pescatori di uomini

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Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

 

 

Gesù va in Galilea. Inizia dalle zone più periferiche, più lontane, più degradate, più disprezzate. Inizia dalle parti che vivono nelle tenebre, per portare  la nuova luce.

Fai entrare anche tu, Gesù, nelle tue parti più lontane, nelle tue periferie, nelle tue parti emarginate, povere, rifiutate, malate, negate. Per spezzare il giogo che ti opprime, la sbarra sulle spalle, il bastone del tuo aguzzino. Solo lui lo può fare, solo lui ti può liberare.

Come Pietro,  lì ti aspetta, lì incontra,  lì ti chiama.  Ti ha scelto da sempre, ti ha eletto, amato da sempre. Ora ti chiede di seguirlo. Di stare con lui, di fare come lui, di imparare da lui, di essere come lui. Pescatore di uomini.

Pescatore. In quale mare? Nelle profondità di te stesso. Nella profondità dell’animo degli altri uomini. Dove c’è la parte più vera, più primaria, naturale, viva. Se non sei pescatore di te stesso, non puoi esserlo per gli altri.

Con quale rete? La rete di Gesù. La rete di Gesù è la croce.  È fatta di tante piccole croci vicine. È la croce, il sangue della croce, che salva, che perdona, che libera.

È la croce, l’insieme di tante croci, la rete,  che accoglie gli uomini, li raccoglie, tutti insieme.  Li tiene, li contiene, li porta, li trasporta, li conduce alla luce della resurrezione.  Li abbraccia tutti insieme tra le braccia del Padre.

È la croce che li richiama, tutti insieme, li muove, li attrae, attraverso lo Spirito Santo. Li chiama, come tu sei stato chiamato.  Come tu sei stato mosso, attratto da lui.  Se tu, sei stato attratto da lui.

Con chi?  Pescatori  insieme.  Insieme a Gesù, insieme agli altri chiamati. Uniti, dal suo sguardo, attratti dal suo sguardo. Uniti dal suo cuore, presi dal suo cuore.  Nutriti dal suo cuore. In comunione, nel suo cuore.

Come Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, è Dio che ti chiama. Non perdere l’occasione. Non aspettare oltre. Non indugiare, non tergiversare. Non rimandare. Non c’è tempo.

Lascia. Subito. Lascia le cose di prima e alzati, e vai.  Seguilo.  Comincia la tua nuova vita.

Vera, viva, divina, eterna. Infinita.

 

 

 

 

Ecco l’Agnello di Dio

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

 

 

Ecco,  Gesù  ti viene incontro.  Eccolo lì,  davanti a te.  Il suo volto davanti al tuo, i suoi occhi nei tuoi, il suo cuore  nel  tuo. E tu che fai?

Come Giovanni,  lo riconosci e dici chi è.  Lo indichi.  Lo riveli. Lo annunci  a tutti.

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!    Quanto male, quanto peccato, quanto dolore nel mondo.  Chi lo regge?  Chi lo sopporta? Chi lo vince?  Solo un Dio lo può fare.  Gesù è venuto per questo.  Per prendere su di sé il male del mondo, per portarlo sulle sue spalle, per affrontarlo, per vincerlo.

Lo vince come agnello di Dio.  Mansueto, umile, innocente, puro, docile  a Dio. Docile alla volontà di Dio. Teneramente abbandonato alla volontà del Padre.  Perché  è il Padre che lo ha mandato per togliere il peccato e salvare il mondo.

Come lui, con lui e in lui,  anche tu puoi abbandonarti alla volontà del Padre,  lasciare che si compia in te  la sua volontà, il suo progetto di amore, di salvezza.  E anche tu diventerai  un agnello di Dio.

È colui sul quale discende e rimane lo Spirito.    È lo Spirito di Dio, Dio stesso che te lo indica, che te lo segna, che te lo insegna.  È lo Spirito Santo  il segno,  che quello è Gesù.  Su di lui discende perché viene dal Padre, è l’amore del Padre, è l’unione con il Padre.

E rimane, dimora.  Lo Spirito di Dio è con lui, sempre. E con lui è il Padre.  E la Trinità.  In lui è presente tutta la Trinità.   Se tu sei in Gesù, anche su di te scende lo Spirito Santo e rimane.  Ti riempie, ti nutre, ti consola, ti protegge. Ti ripara.

È colui che battezza nello Spirito Santo.     Lo Spirito Santo è disceso su di lui, è con lui. Ora il battesimo non è più nell’acqua.  Ora è  immergersi in  Gesù, ripieno di Spirito Santo, dello Spirito di Dio. È immergersi  nello Spirito Santo. È lo Spirito Santo che ti lava, ti purifica, ti santifica. Ti separa dal peccato, vince il male e la morte. Ti fa entrare nella vita di Dio.

Figlio di Dio.   Gesù è veramente Dio.  È il Figlio, che con il Padre e lo Spirito Santo, completa, forma, la Trinità. È Dio stesso.  È la parte visibile del Dio invisibile. Tutte le cose sono state create in lui e in vista di lui e tutte in lui sussistono. Tutte le cose visibili e invisibili in lui trovano il loro centro. In lui si incontrano, in lui si riconciliano. In lui si riunificano.

Come Giovanni, hai visto, toccato, sperimentato, vissuto, ricevuto lo Spirito Santo.  Solo allora puoi testimoniare Gesù. Perché è lo Spirito Santo che lo annuncia, che lo rivela, che lo indica, che lo svela.

Come Giovanni, non farlo solo a parole, ma con i fatti, con le opere, con la tua vita. Diventa tu stesso, un annuncio vivente, un segno di Dio. Un cartello,  una traccia, una prova, un richiamo, un dito .

Che indica il Figlio di Dio.

 

 

 

 

La Pentecoste

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.   Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.   Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

 

Sei  lì,  stretto, costretto a fare,  a realizzare,  a produrre un risultato.   Ti  struggi, ti distruggi per quel piccolo risultato.  Vivi di quel piccolo risultato.  Sei diventato quel piccolo risultato.   Sei obbligato, condizionato, imprigionato, preoccupato ad inseguire sempre qualcosa.  Sei sempre mancante.  Sei sempre mendicante.

In Gesù,  nel suo amore,  nell’amore del Padre, nell’amore per il fratello, vero, concreto, reale,  un Dio, il Tutto, l’essenza del Tutto, il creatore del Tutto, il Signore del cielo e della terra, viene in te.  Lo Spirito Santo sgorga dal cuore di Dio e scende su di te, e porta il Padre e il Figlio. La  SS. Trinità in te.  Lo trovi nella chiesa che lo ha ricevuto, lo trovi nei sacramenti che ti dona.

Lo ha mandato il Padre.  Lo Spirito di Dio ti parla di Dio, solo lui può farlo.  Te lo fa riconoscere,  te lo fa sperimentare.

Lo ha mandato presso di te.  Lo ha chiamato presso di te,  per non lasciarti solo.  Per starti vicino sempre.  Per sempre.

Lo ha mandato per difenderti, proteggerti,  anche da te stesso.

Lo ha mandato per guidarti, consigliarti, indicarti la strada della volontà del Padre. Per non farti smarrire. Per non farti perdere.

Lo ha mandato per consolarti. Per abbracciare il tuo cuore, per risanare il tuo cuore. Per sostenere il tuo cuore,  per fortificare il tuo cuore.

Lo ha mandato per curare, risanare le ferite del tuo cuore della tua anima. Per riunificare i pezzi del tuo cuore e della tua anima.

Lo Spirito Santo  viene  e  ti riempie il cuore  e comincia traboccare anche dal tuo cuore.  Comincia a sgorgare anche dal tuo cuore  e ad uscire da te, per passare a chi incontri.

Ed  è Lui che annuncia  Dio.

 

 

 

Annuncio

 Annuncio degli adulti agli adulti

MasaccioTributo

 

 Gli adulti e i giovani nel gruppo della catechesi si sono formati. Hanno fatto esperienza di Dio, lo hanno vissuto insieme,  nella parola, nella vita e nei sacramenti. Ora sono diventati a loro volta innamorati di Dio. Ora lo Spirito Santo riempie anche il loro cuore e trabocca e si espande al di fuori e passa agli altri. E annuncia il Signore.   È lo Spirito Santo che lo annuncia attraverso di noi. Noi siamo il ponte, i piedi, le braccia, le mani, la voce, il cuore, ma è lui che parla di Dio agli altri cuori. È lui che lo annuncia. È lui che lo rivela. È lui che lo testimonia.

Cosa possiamo fare per essere ponte?  Come ci ha  detto Gesù. Come faceva lui. 

 

Con la propria vita.

Se non s’incarna nella mia vita, lo Spirito Santo non è mai entrato. Se non diventa fatto, opera, azione, non è mai passato. La gente guarda quello che faccio e come lo faccio. Quello che faccio, è la prova del nove della fede. È la verifica, è la conseguenza della presenza reale di Dio. Fare come Gesù. Decidere, scegliere, agire, come Gesù, veramente, concretamente, totalmente. Se non ci sono i fatti, le parole rimangono vuote e anche il cuore mio e degli altri. Non toccano il cuore mio e degli altri. Rovinano il cuore mio e degli altri.

 

 Insieme.

Da solo non ce la faccio. Almeno in due, perché due sono i testimoni che garantiscono una verità. In due ci si aiuta, ci si confronta, ci si sostiene. Meglio in gruppo, come comunità, come popolo di Dio, come Chiesa.  Insieme a  un sacerdote o di un  religioso. Insieme e  sostenuti dalla  chiesa locale e  diocesana.   Andare insieme per le strade, in mezzo alla gente, come Gesù con gli apostoli.

 

 Uniti.

Amarsi veramente, aiutarsi veramente. Come figli dello stesso Padre, come fratelli della stessa famiglia di Dio. Condividere la fatica, il dolore, le difficoltà. È l’amore tra di noi,  che ci fa riconoscere discepoli di Cristo. È l’amore, l’unione, la compassione tra di noi, che ci fa annunciare Gesù Cristo. Allora annunciamo il corpo mistico, ripieno dello Spirito Santo.  Allora la gente che ci guarda, si sentirà attratta dalla realtà che viviamo. Perché vede in quella realtà una dimensione divina. Perché sente in quella realtà,  la presenza viva di Gesù Cristo risorto,  che  attrae a sé  tutte le cose. È lui che la chiama, è lui che la accoglie, è lui che la ama.

 

 A fare.

Insieme a fare quello che faceva Gesù. Ad annunciare la salvezza agli ultimi, ai più piccoli, ai più dimenticati. A trovare negli istituti,  i malati che non hanno più nessuno. I bambini dimenticati,  anche dai loro genitori. Gli anziani rifiutati, isolati, accatastati, come se fossero già morti. A trovare carcerati,  che non ricevono  nessuna visita. A difendere chi ha subìto un’ingiustizia. A casa delle persone sole, abbandonate. Negli ospedali a trovare quelli che non hanno nessuno che li aiuta. A portare il cibo, vestiti, a persone povere che non li chiedono. A donare alle persone umili,  delle cose che ci appartengono. A  sostenere i bambini disagiati. A prendersi cura dei  bambini  malati. A lottare con forza per la giustizia, la solidarietà e la cura dei poveri, dei deboli e dei malati. Per portare scuole, lavoro, case dignitose, nelle zone emarginate.

 

 Pregare.

Pregare insieme. Come gli apostoli con Gesù. Pregare il Padre con Gesù. Pregare davanti a Gesù Eucaristia. In silenzio. In un silenzio pieno del battito del proprio cuore. In un silenzio dove i battiti di tutti i cuori insieme,  parlano a loro Dio, cantano e danzano insieme, per il loro Dio. Pregare nelle chiese, di notte. Ma anche fuori della chiesa, come segno, come presenza di Dio nel mondo. Nelle spiagge, nelle piazze, nei giardini, nella casa di un malato, nella casa di riposo, nell’istituto per bambini, nelle carceri, nei centri delle donne violentate, nei gruppi degli alcolisti, nelle comunità per tossicodipendenti, nel centro per anziani, nella fabbrica, negli istituti di pena per minori.

 

Portare.

Nei loro modi. Nel loro luoghi, nei loro interessi. Parlare il loro linguaggio, per farsi capire. Come faceva Gesù che usava le parabole e i simboli. Proporre argomenti  di spiritualità,  dimenticati, negati, rifiutati dal mondo.   Come: anima, fede, Dio, Gesù Cristo, vita eterna, paradiso e angeli, dolore e malattia,  amore  e fedeltà, giustizia e dipendenza, verità e falsità, povertà e ricchezza, umiltà e dominio, essenza e apparenza, coppia e matrimonio, castità, vocazione.  Discuterli  insieme  con l’aiuto e l’assistenza di un sacerdote o di un religioso o di un teologo. E poi rivederli  alla luce della parola di Dio. Illuminati dalla parola di Dio. Vivificanti da Dio. Come dono di Dio. 

 

 Presentarli con:

  •  Mostra.    Una mostra di foto o di video su quell’argomento. Una mostra di disegni, pitture, sculture.  Una mostra di poesie scritte su quel tema.
  •  Letture.  Un incontro  dove viene proclamata la parola di Dio. Salmi o Vangelo, che si riferiscono a quell’argomento. Nel posto che lo riguarda.  Dove vengono lette poesie sull’amore di Dio. Racconti di fatti della Bibbia. Raccontare i fatti del vecchio testamento, in modo semplice, chiaro e anche con immagini,  in  diapositive proiettate. E poi fare una discussione in gruppo di quello che è stato recepito.
  •  Scritti.   Invitare le persone a scrivere una lettera a Dio, sull’argomento proposto.   Invitarle a scriverla  tutte le volte che ne hanno bisogno.   Ad entrare in una relazione vera e concreta con Dio.   Ad aprire il proprio cuore a Dio.  Con una lettera.  Anche  con un diario   dove  scrivere  ogni giorno  a Dio Padre.  Raccontare ogni giorno a lui quello che ci succede nel cuore. Dove mettere tutti i movimenti del cuore per lui, verso di lui, in lui.  Un luogo, un posto, dove ritrovarsi in lui  alla fine del giorno.   Le lettere a Dio possono rimanere private. Ma se qualcuno volesse una risposta o  delle preghiere,  si  può  organizzare una rete di religiosi, religiose,  conventi , consacrati, sacerdoti,  direttori spirituali, che sono disponibili ad accogliere  le  lettere e  a rispondere.  Che sono disponibili a una  paternità e a una maternità spirituale.
  • Cineforum .   Con un film su un argomento. Puoi aprire una  discussione in gruppo. Per  capire il significato, i simboli, il messaggio, l’esperienza emotiva individuale e collettiva.
  • Teatro.   Proporre uno spettacolo teatrale, con un video , su un argomento della Bibbia o del Vangelo. Vedi: Teatro biblico.  Discutere insieme l’argomento e il messaggio per sé e per il mondo.
  •  Gioco.    Andare in un pub e divertirsi in modo semplice spontaneo. Dimostrare come ci si può divertire modo semplice e spontaneo, con giochi semplici, scacchi, dama, shanghai. Senza bere alcolici. Cantare suonare insieme canti simpatici, belli, gioiosi e spontanei. Canti e musica pieni di ritmo, ma anche melodici. Portare le chitarre, violino, tastiera e cantare. Suonare il sottofondo di una poesia con contenuto spirituale profondo, che parla di Dio e con Dio.
  • Canto e musica.  Inventare un canto nuovo, con musica nuova, con le parole del Vangelo. Con le parole di una poesia a Dio, con le parole di una preghiera a Dio. Con musica in sintonia con l’esperienza, immersa nell’esperienza dei giovani. Canzoni nuove su musica rock, rap, break dance, anche da danzare. Quel contenuto così, entra, insieme al ritmo, nel cuore.  Entra nella vita concreta. Non si perde.  Non si dimentica più.
  •  Danza.   Danzare un nuovo ballo, con movimenti nuovi,  adattati a lodare il Signore. Accompagnati con della musica di un DVD, con contenuto religioso. Inventare una danza nuova, con nuove mosse di gruppo. Muoversi insieme come gruppo. Danzare cantare insieme, un inno di gloria al proprio Dio. Come un gospel. Si può fare anche in una piazza, nei giardini pubblici, i ragazzi che passano, si possono associare. Si può fare in una casa di riposo, e gli anziani possono ballare. Si può fare con i bambini, e insegnargli a lodare con il corpo, con il canto, con la gioia,  il loro Signore. Poi suonare qualcosa insieme.
  • Oggetti e libri.  Proporre un luogo fisico fisso o mobile, dove si vendono oggetti religiosi. Un posto,  dedicato a Dio, che parla di Dio.  Statue,  immagini, dipinti, quadri, collane, tutto con soggetti religiosi. Libri, con argomenti spirituali. Un posto dove si possono portare le iniziative.  Proposte di incontri,  proposte delle mostre, proposte di canti e musica religiosa in CD e DVD. Filmati, video, film, con contenuti religiosi. Video delle esperienze fatte dal gruppo. Video  elaborati dal gruppo su alcuni  argomenti di vita concreta. Pubblicità di blog e di twitter del gruppo.
  • Blog e internet.   Fare un blog su Internet, in cui si mettono tutte le iniziative e tutte le esperienze del gruppo. Le esperienze spirituali. In cui si propone di fare un cammino, un percorso come il proprio gruppo. In cui si propongono anche altre possibilità con gli altri movimenti. Dove si possono  vedere i video delle esperienze fatte dal gruppo. I video  elaborati dal gruppo su alcuni  argomenti di vita concreta. In cui si spiegano le iniziative più importanti della chiesa e i contenuti più importanti della fede. 
  •  Twitter.    Creare un gruppo collegato, organizzato, dove si passano contenuti solo spirituali. Le iniziative del gruppo, della parrocchia. Anche quelli del papa e della Chiesa.
  • Internet.  Fare un sito per collegare tutte le iniziative della diocesi sui giovani, per farle conoscere anche a tutti gli altri. Mettere tutto in rete, per confrontarsi, per aiutarsi, per sostenersi, arricchirsi. Creare unità,  nella diversità. Fare un altro sito specifico per gli adulti. Riguardo le famiglie, le coppie, il lavoro, l’immigrazione. Mettere in rete, collegare, riunificare, organizzare, tutte le iniziative riguardanti la solidarietà, la cura della povertà, della malattia, e dell’emarginazione. Per poter riportare anche le notizie più recenti e più importanti al riguardo. E le notizie buone.

 

 Celebrare.

Celebrare la messa insieme a tutti quelli che hanno vissuto quella particolare esperienza. Invitarli a incontrare direttamente il Signore. Se possibile anche sul posto. Nel carcere, nella casa di riposo, nell’istituto, nella fabbrica, nella casa del malato, nella comunità, nella casa famiglia, nella palestra. Allora il Signore rimane in quel posto. Il Signore santifica quel posto, quel momento, quei cuori.

 Allora passa  l’annuncio della salvezza incarnata. L’annuncio che il Figlio di Dio è  venuto sulla terra, per salvare tutti gli uomini e riportarli al Padre.

 

 

 

 

 

Annunciare il Vangelo

L’evangelizzazione.

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Che cosa è?

L’evangelizzazione parte dall’esperienza con il Cristo risorto,  si basa sull’esperienza di Cristo risorto. Come Giovanni e come Maria e come gli apostoli, innamorati di Dio,  che vengono mandati ad annunciare al mondo la resurrezione e la salvezza.

È necessario tornare a  evangelizzare, a far conoscere la buona notizia. A testimoniare, a trasmettere la buona notizia, con la mente, ma ancor più con il cuore e con l’anima. A lasciar passare l’autore, il protagonista, dell’evangelizzazione. Che è lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, Dio stesso. È Dio che si vuole dare, che si vuole far conoscere, che vuole raggiungere i suoi figli.  È Dio che ci chiede di fare da ponte. È Dio che ci chiede le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, per arrivare, parlare, portare Lui. Per risanare le ferite, per consolare gli afflitti, per riscaldare i cuori. Per asciugare le lacrime. Per ritrovare  il Padre originario. Dio ha bisogno di noi. Noi dobbiamo rispondere a questo richiamo, a questo invito e dobbiamo andare. Questa è l’evangelizzazione.

L’ evangelizzazione conserva integra l’essenza dell’annuncio,  ritorna all’essenza dell’annuncio. Ma nello stesso tempo sa arrivare al cuore alla mente della gente, delle persone. Sa rispondere alle domande, alle difficoltà dei tempi e dei luoghi.  Fa vivere la fede nella gioia, nell’amore, nell’unità.   Perché ha  le sue radici nel Vangelo, nella parola di Gesù, in Gesù.

Bisogna ripartire daccapo. Le persone devono ritornare a conoscere l’annuncio. In particolare gli adulti e i giovani.

Catechesi quindi degli adulti, dei genitori, e dei giovani.  Attuando un metodo che si basa sul Vangelo, sul metodo di Gesù che è il vero, unico e solo maestro. Gesù è il metodo vivente.

 Una catechesi  che  mette in pratica  il documento della CEI:  Educare alla vita buona del Vangelo.

 

A chi è rivolta? 

E’ rivolta a tutti gli adulti e i giovani e i genitori,  che non si riconoscono in un movimento specifico.  A tutti quelli che sono rimasti  senza una formazione. A tutti quelli che cercano un posto di comunione e di confronto e di scambio umano, fraterno, spirituale.   A tutti quelli che cercano. Ma non hanno ancora trovato. E a quelli che non cercano più.

Oggi c’è una nuova povertà.  La povertà del cuore e la povertà  dell’anima. Ci hanno impoverito il cuore. Ci hanno devitalizzato il cuore. Ci hanno inaridito il cuore. La società dei consumi ci ha consumato il cuore. Ce lo ha intasato di prodotti inutili, ce lo ha accecato con luci sintetiche, ce lo ha riempito di plastica. È diventato così di plastica anche lui.

Ce lo  hanno programmato, impostato, predefinito.  Lo hanno  riempito di sentimenti di massa. Lo hanno fatto diventare un cuore di massa. Che può battere solo con altri cuori, che può sentire solo quello che sentono  gli altri, che può vivere solo se gli altri glielo permettono. Che deve essere come gli altri,  per non morire isolato, rifiutato, negato.

Ci hanno bombardato il cuore  di  elementi negativi.  La Tv, i media,  i film,  i giochi  virtuali,  sono pieni di morti, spari, furti, violenze, mostri. Ne hanno riempito persino i cartoni animati  e le playstation, per impostare  il cuore anche dei bambini, così siamo già pronti. Pronti, preparati,  per essere indeboliti, per essere plagiati, per essere usati, per essere asserviti.  Ci hanno levato la libertà, la dignità e la verità del cuore.

Ci hanno impoverito l’anima. Ci hanno levato Dio. Lo hanno eliminato, lo hanno negato,  lo hanno rinnegato.  Lo hanno fatto diventare un prodotto di consumo. La nostra anima si è così inaridita, seccata, ammalata.

Per questo quando ci levano anche i soldi, l’unica cosa che ci hanno lasciato vivere, ci sentiamo morire,  perché   non abbiamo altro.  Perché ci accorgiamo di non avere gli strumenti per affrontare la povertà. Ci accorgiamo che ci manca il coraggio, l’orgoglio, la speranza.. Ci sentiamo persi, inutili, vuoti.  

Ecco, la nuova evangelizzazione, è per noi.  Rivolta a noi, alle persone normali, alle persone di tutti giorni, che non ce la fanno.  Non ce la fanno ad aiutare se stesse e non ce la fanno ad aiutare neppure gli altri.   Fanno fatica  a  reggere se stesse e non ce la fanno a sorreggere gli altri.  E’ rivolta  agli adulti  e ai giovani che hanno bisogno, voglia di ritrovare se stessi  e di ritrovare il proprio cuore e la propria anima. Che hanno bisogno di ritrovare il senso, lo scopo, il perché ,  il come  e il quando. Che vogliono tornare a sentire  battere  il proprio cuore e  la propria anima pulsare.

Noi,  siamo i nuovi poveri del cuore  e dell’anima.  I nuovi malati nel cuore e nell’anima. Noi,  abbiamo bisogno di incontrare il Signore.  Abbiamo bisogno di essere salvati da lui . Di essere amati da lui.  Di essere guariti da lui.  Risanati da lui.  Perdonati da lui.   Di risorgere in lui.

 

Chi  la   fa? 

Gli innamorati di Dio.  Abbiamo bisogno di Gesù che parla al cuore della gente. Abbiamo bisogno di Gesù che guarda  e ama e chiama a seguirlo. E solo allora,  solo a Gesù,  la  gente risponde di  si!

Chi la fa?    Un sacerdote che lo rappresenta.  Un sacerdote della parrocchia.  Perché il sacerdote ha il ruolo di pastore.   Aiutato da una squadra, un team, un gruppo ristretto di  2- 3  persone, formate, capaci di relazione, piene di Spirito Santo.   Scelte tra i diaconi, consacrati,  sposati, laici.  Scelte  tra i migliori.  Persone che hanno  scelto, voluto, amato Dio, sopra ogni cosa.  Gli innamorati di Dio.

Il protagonista principale della evangelizzazione è comunque sempre lo Spirito Santo. E’  lo Spirito Santo presente nel corpo mistico della Chiesa. Nel popolo di Dio  che cammina insieme. Che conosce insieme,  che cresce insieme,  che ama insieme il suo Dio. Che loda insieme il suo Dio.

 

Cosa fa? 

  • Catechesi dei genitori. Per  educare i figli alla fede. Da 1 a  18 anni.   (vd. art.) 
  • Catechesi degli adulti     (vd. art. )
  • Catechesi dei giovani      ( vd. art. )

I  bambini hanno i loro spazi di formazione spirituale,  in famiglia,  nel catechismo  della comunione e della cresima  e nell’oratorio,  (vedi articolo  specifico).

 I tempi e gli orari,  sono da concordare con le persone interessate, per farle diventare protagoniste del  loro cammino di fede.   I modi  sono  indicati negli articoli  specifici.

 

Dove si fa? 

Nella parrocchia. La parrocchia è il luogo, il posto della Chiesa locale. Ma la Chiesa è il popolo di Dio.  Quindi  anche fuori, all’esterno. Dove si ritrovano le persone, dove vivono le persone.  Nel loro ambiente di vita.  Nei posti frequentati dai giovani. Dove andava Gesù. Come faceva Gesù. 

 

Evangelizzare  nella liturgia 

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  • Formare alla Messa

Il Signore viene nella celebrazione dell’Eucaristia.  Viene realmente.  Dobbiamo quindi aiutare a capire la Messa, formare alla Messa.  E’ un momento troppo importante, che non va sprecato. Che va protetto,  vissuto, osannato. È il centro della vita del cristiano. È il trionfo della vita del cristiano.  È la meta della vita del cristiano.  È l’incontro con il Signore risorto.

Per la gente la Messa è diventata un’abitudine. Un posto dove si va per convenienza, per fare come  fanno tutti. Per incontrare gli amici e organizzare il resto della giornata. Non sono stati formati a quel momento. La catechesi si è limitata agli incontri del catechismo della comunione e della cresima. Un catechismo a volte fatto più per far contenti i genitori, per non essere diversi dagli altri, per non essere giudicati dagli altri.

Educare quindi a conoscere e a vivere la liturgia della Messa. Spiegare cosa succede, come succede e quando succede. Spiegare che la consacrazione non è un ricordo,  ma discende veramente lo  Spirito Santo a trasformare la sostanza del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore risorto. Spiegare i simboli, il senso e il perché di quello che si fa.   Spiegare i segni,  e cosa fare e come fare. Le persone si affidano a quello che vedono. Fanno quello che fanno gli altri che  sono accanto. Non sanno più perché o per come  si sta alzati, seduti o in ginocchio. Pensano che siano novità ecclesiali. Non sanno più come si prende l’eucarestia e perché e quando si può prendere. Perché non sanno, non chiedono, non pensano e decidono per conto loro.

La fede personale o individuale  si è diffusa,  anche perché noi non abbiamo coltivato la fede. Non l’abbiamo curata, formata, protetta e guidata. L’abbiamo lasciata venire su in modo selvaggio e le spine, e i rovi l’hanno rovinata, ferita, uccisa. L’abbiamo dimenticata, l’abbiamo lasciata a se stessa. L’abbiamo lasciata alla massa, l’abbiamo data in pasto alla gente, al popolo, alla folla. E la folla sceglie sempre Barabba. Il ladro. La folla la ruba, la usa, la plagia, la violenta, la uccide. Perché non si riconosce in Dio. Perché non è di Dio.

Educare a vivere la Messa, a ritrovare la Messa. A riconquistare la Messa. A vivere la sacralità della Messa. A celebrarla, a proclamarla, a osannarla. Insieme alla Chiesa celeste. Come la Chiesa celeste. Nella Chiesa celeste.

 

 Formare i lettori.  

La celebrazione della parola non può essere rovinata. Non può essere data in gestione a chi capita, a chi vuole, a chi pretende. Non è possibile che la parola venga storpiata, mangiata, distorta, contorta, distrutta. Chi legge le letture, spesso è più preoccupato di leggere veloce, di non sbagliare, di farsi notare, di non fare brutta figura di fronte agli altri.

Non sono parole normali, è la parola di Dio. È l’unica parola che il fedele sente in tutta la settimana. Per tanti, è l’unica occasione. Se noi gliela leviamo, gliela rubiamo, gli roviniamo l’unica speranza di incontrare Dio, spegniamo l’unica luce che gli parla di Dio.

La parola di Dio è una celebrazione e va rispettata, amata, curata, protetta.Si devono scegliere quelli che la fanno passare. Non tutti lo sanno fare.  Bisogna impostare una squadra preparata.  Formare i lettori. Insegnargli ad amare la parola. In particolare a proclamare la parola. Insegnare la tonalità della voce, la cadenza, la precisione e il volume della voce perché arrivi a tutti.

Ma in particolare insegnare a capire il proprio ruolo. Il lettore su invito della Chiesa e benedetto dalla Chiesa, è  il tramite tra Dio  e il  suo popolo. È colui che porta la voce di Dio,  è colui che parla in nome di Dio.  È colui che dà la parola di Dio al popolo.  La parola di un Dio è forte, intensa, chiara, calda, amorevole, aperta, tonante, autorevole, salvifica, penetrante.

 

Formare  ministranti  e i ministri dell’eucaristia. 

Chierichetti.  

Essere presenti, partecipi al miracolo eucaristico, prendersi cura del miracolo eucaristico, è la più bella esperienza che un animo umano può vivere. Essere custodi, prendersi cura del corpo glorificato,  del sangue santificato del Signore Gesù, del Figlio di Dio, di Dio stesso. Che meraviglia! Che grazia!  Bisogna formare i bambini e i ragazzi  che servono la Messa.

Bisogna spiegare ai bambini, con il cuore, con passione, che quello che è davanti a loro è veramente un miracolo. È veramente un fatto strepitoso, reale, vero. Non  stanno servendo un sacerdote, non stanno giocando, non sono  in mostra per essere visti  da tutti. Stanno servendo il Figlio di Dio, stanno servendo Dio in persona. Sono gli angeli di Dio. Rappresentano gli angeli di Dio che circondano, glorificano, lodano, si inginocchiano, adorano, il loro Signore, il Dio del cielo e della terra.

Vanno quindi educati principalmente al senso, allo scopo, all’essenza di quel servizio. Alla precisione e in particolare alla responsabilità e alla sacralità di quel servizio. Non è un fare comune, non è una cosa  qualunque, è una celebrazione, una santificazione, una glorificazione.

Ministri dell’eucaristia.

Lo stesso  per i ministri dell’eucaristia. È importante, che sentano la santità della presenza del Signore. Che vivano quell’ostia, come carne e sangue e anima e divinità del Figlio di Dio.  Che la adorino, immersi nello Spirito Santo, avvolti dallo Spirito Santo, contornati dagli angeli che la accompagnano sempre.

Che la proteggano, facendosi aiutare da un  ministrante con un vassoio,  per non farla cadere a terra. Per evitare la paura di perderla, di chi la offre e di chi la riceve e far vivere quel momento così intenso, nella serenità e nella gioia.  Che sappiano in particolare presentarla ai malati. Che sappiano consolare i malati. Che siano disponibili qualche volta anche durante la settimana, per i malati che lo richiedono.

Bisogna  ritornare al sacramento dell’Eucaristia.  È il Signore che cura, è il Signore che rigenera, è il Signore che perdona, è il Signore che trasforma,  è il Signore che salva.   È lui il centro.  Noi siamo solo coloro che lo portano, che lo passano agli altri.

 

Formare il coro. 

Coro guida.    

È necessario ritrovare il senso delle cose, il perché delle cose, nella liturgia. Il coro è colui che loda, osanna, ma in particolare è colui che guida il popolo che loda e osanna. Il coro è la guida, il pastore del canto del popolo. È colui che promuove il canto del popolo. È colui che muove i cuori del popolo a lodare il proprio Dio con il canto. 

Quindi il direttore del coro deve essere anche quello che dirige il popolo. Che spiega quando cantare insieme, come cantare insieme. Cantare insieme agli angeli e ai santi. Cantare come gli angeli e come i santi.  

Spesso le persone ascoltano i cori della chiesa, come se fossero  a un concerto. Sono attente alla tonalità, alla bravura, alla perfezione. Si infastidiscono se qualcuno canta vicino a loro, perché osa disturbare il concerto.  E come a un concerto alla fine applaudono le persone, e non si applaude  Dio in persona che viene a salvarci,  che è diventato corpo e sangue per nutrirci di Lui. Il coro deve insegnare qualche ritornello prima della messa per preparare il popolo a cantare  . Ma spiegare anche  cosa cantare, quando cantare e perché cantare.

Libretti adatti.   

Per seguire la messa e  capire  come, cosa e perché. Libretti anche per i canti. Per poter leggere le parole del canto e impararle meglio.  I canti di quella specifica di liturgia.  Oggi con i computer possiamo stampare i canti per lodare Dio durante la messa.  Dobbiamo farlo  perché Dio e la messa sono più importanti di ogni riunione.

Dvd.  

Fare dei DVD con i canti della messa, da sentire nelle case, da imparare nelle case. I canti devono essere semplici, conosciuti, ma carichi di lode, di gioia, di ritmo, della tenerezza di Dio, del cuore di Dio. Vanno scelti. Non scegliere canti che vanno di moda, scegliere quelli che fanno vibrare il cuore, che fanno risvegliare il cuore, che fanno alzare le mani per lodare anche con il corpo,  il Signore.

 

 

 

 

La catechesi degli adulti

Catechesi degli adulti.

   gli apostoli

Un gruppo.

 Gesù si incontra in modo profondo e personale con ognuno, ma poi è necessario un cammino insieme. Ha voluto lui un gruppo di apostoli, di discepoli che camminavano insieme a lui. Un gruppo che si formava con lui, piano piano. Un gruppo che capiva, sentiva, sperimentava, guardava, pregava insieme a lui. Un gruppo che lo seguiva, lo ascoltava, imparava da lui. Un gruppo che aveva lui come modello, guida, riferimento, centro. Un gruppo che insieme a lui realizzava il progetto di Dio.

Un gruppo che formava una nuova famiglia. Una famiglia non di sangue o di carne. Una famiglia unita nello spirito Santo. Una famiglia nuova, dove tutti sono fratelli, dove tutti sono figli del Padre nei cieli.

Gesù ha fatto queste cose, ci ha insegnato cosa fare e come fare, perché le facessimo anche noi. La catechesi è quindi un cammino insieme. E’ un percorso in cui si cerca di capire, ma ancor più di sentire e di vivere, in cui si sperimenta  il Signore. Insieme. Perché il Signore è presente quando due o più si riuniscono nel suo nome.

 

Un luogo.

 Si propone un’esperienza, chi vuole, la fa. Si annuncia una occasione nuova, un luogo nuovo, un posto, scelto, voluto, deciso dalla parrocchia, nella parrocchia,   della parrocchia. Un fare Chiesa, un essere Chiesa, insieme. Senza sigle, senza stemmi, senza appartenenze a movimenti specifici.  Un luogo dove va  chi vuole capire di più, chi vuole incontrarsi, parlarsi, condividere la fatica di tutti giorni alla luce del Vangelo. Chi vuole cercare, ritrovare la propria fede, perduta, dimenticata, venduta, plagiata, fagocitata dal mondo. Chi vuole vivere la vita buona del Vangelo.

 

Un centro.

Un gruppo anche di poche persone. In una stanza tranquilla, protetta, accogliente,  tutti seduti su delle sedie disposte in circolo.   Perché siamo tutti uguali. Tutti insieme in un circolo completo,  siamo sullo stesso livello, e uniti l’uno all’altro. Simbolicamente non ci sono parti spezzate, divise, isolate, relegate, separate. Tutti facciamo un tutto unico, unito, intero. Tutti insieme anche il sacerdote e il consacrato, fanno parte del gruppo che cammina. Tutti camminiamo insieme a Gesù, tutti abbiamo bisogno di fare un percorso insieme, tutti abbiamo bisogno di camminare insieme sulla strada di Gesù, con Gesù, guidati da Gesù. Un cerchio quindi, senza tavoli, solo con le sedie. Perché non ci devono stare ostacoli,  muri, paraventi. L’uno di fronte all’altro.

Un cerchio perché al centro c’è la cosa più importante, quello che  unisce: il Signore. C’è Dio, la SS. Trinità. C’è  il Padre che ci ama, c’è Gesù che ci guida,  e lo Spirito Santo che ci illumina, che ci spiega, che ci fa comprendere, che ci guida. La Santissima Trinità al centro, prima di tutto, nonostante tutto, sopra a tutto.

 

Come Gesù.

 Come Gesù, anche tutti noi che facciamo parte del gruppo, dobbiamo scendere. Scendere dall’alto della nostra presunzione. Scendere dall’idea di capire tutto tuo, di sapere tutto, di non avere da imparare nulla. Scendere dall’alto della nostra cattedra. E come Gesù dobbiamo entrare nella piccolezza, nella povertà, nella semplicità, nell’umiltà.  Perché lui è lì,  e solo lì lo troviamo,  solo così lo annunciamo.

 Non andiamo nel gruppo con il nostro programma, con la nostra bella lezione, con le nostre belle parole pronte, copiate, impostate da altri, pensate da altri. Non preoccupiamoci di dire il meglio, il tutto, il perfetto, il preciso. Non concentriamoci sulla nostra prestazione, non ricerchiamo la nostra esibizione.

Come Gesù passava per le strade nella vita concreta delle persone, anche noi dobbiamo portarlo di nuovo sulle strade, nella vita delle persone. È alle persone che dobbiamo guardare. Loro sono il nostro libro, la nostra lezione, il nostro programma. La loro vita concreta, la loro strada, la loro fatica,  il loro dolore.  Dobbiamo  passare su quella strada, percorrerla, con Gesù, con umiltà, con semplicità, con verità.

  Modalità che il gruppo può scegliere di volta in volta, o una dopo l’altra  o  in modo sistematico:

  1. Dalla vita al Vangelo.
  2. Dal Vangelo alla vita.
  3. Contenuti della fede per la vita.