Madre di Dio

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In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

 

 

Non i sapienti, non i saccenti, non gli scienziati, hanno visto.  Non potevano vedere loro, che si mettono al posto di Dio.  Loro, che giudicano Dio.  Loro, che pesano e usano Dio.

I pastori hanno visto.   L’Angelo ha annunziato a loro il Salvatore del mondo.  Hanno visto il segno, i cieli aperti e tutti gli angeli che glorificavano Dio e l’amore di Dio per gli uomini.

Hanno portato a Maria queste cose.  Come loro,  lasciati prendere dallo stupore.  Rimani nello stupore.

Come Maria,  custodisci  queste cose nel tuo cuore.   Tienile, contienile,  conservale nel tuo cuore.  Non misurarle con la tua logica, non pesarle con i tuoi calcoli,  non incatenarle ai tuoi schemi.   Proteggile, riparale,  anche da te stesso.

Come Maria,  medita queste cose nel tuo cuore.  Affidale allo Spirito Santo.  Lascia fare allo Spirito Santo.   Lascia che sia lui a parlarti,  a rivelarti le cose di Dio.

In Maria,  madre del  Figlio di Dio,  tempio di Dio,  ci sei anche tu,   tra le cose di Dio.  Anche  te,  custodisce nel suo cuore.

È  lei la madre che cerchi.  È lei la madre che sogni.  È lei la madre che speri.  La madre per sempre.   La madre di Gesù, di Dio che salva,   la madre che ti salva.

La madre dell’Amore incarnato.  Che ti ama con quell’amore.  Che ti ama veramente, realmente,  totalmente.

È sempre vicino a te,  non ti lascia mai.

Perché  lei   è tua madre,

e  tu sei  suo figlio.

 

 

 

 

 

 

L’ amore

 

 

Dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo, abate

(Disc. 83, 4-6; Opera omnia, ed. Cisterc. 2 [1958] 300-302)

 

 

 L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. È a se stesso merito e premio. L’amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all’infuori di sé. Il suo vantaggio sta nell’esistere. Amo perché amo, amo per amare. Grande cosa è l’amore se si rifà al suo principio, se ricondotto alla sua origine, se riportato alla sua sorgente. Di là sempre prende alimento per continuare a scorrere. L’amore è il solo tra tutti i moti dell’anima, tra i sentimenti e gli affetti, con cui la creatura possa corrispondere al Creatore, anche se non alla pari; l’unico con il quale possa contraccambiare il prossimo e, in questo caso, certo alla pari. Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato. Non per altro ama, se non per essere amato, sapendo che coloro che l’ameranno si beeranno di questo stesso amore. L’amore dello Sposo, anzi lo Sposo-amore cerca soltanto il ricambio dell’amore e la fedeltà. Sia perciò lecito all’amata di riamare. Perché la sposa, e la sposa dell’Amore non dovrebbe amare? Perché non dovrebbe essere amato l’Amore?

Giustamente, rinunziando a tutti gli altri suoi affetti, attende tutta e solo all’Amore, ella che nel ricambiare l’amore mira a uguagliarlo. Si obietterà, però, che, anche se la sposa si sarà tutta trasformata nell’Amore, non potrà mai raggiungere il livello della fonte perenne dell’amore. È certo che non potranno mai essere equiparati l’amante e l’Amore, l’anima e il Verbo, la sposa e lo Sposo, il Creatore e la creatura. La sorgente, infatti, dà sempre molto più di quanto basti all’assetato.

        Ma che importa tutto questo? Cesserà forse e svanirà del tutto il desiderio della sposa che attende il momento delle nozze, cesserà la brama di chi sospira, l’ardore di chi ama, la fiducia di chi pregusta, perché non è capace di correre alla pari con un gigante, gareggiare in dolcezza col miele, in mitezza con l’agnello, in candore con il giglio, in splendore con il sole, in carità con colui che è l’Amore? No certo. Sebbene infatti la creatura ami meno, perché è inferiore, se tuttavia ama con tutta se stessa, non le resta nulla da aggiungere. Nulla manca dove c’è tutto. Perciò per lei amare così è aver celebrato le nozze, poiché non può amare così ed essere poco amata. Il matrimonio completo e perfetto sta nel consenso dei due, a meno che uno dubiti che l’anima sia amata dal Verbo, e prima e di più.

 

 

A casa tua

 

 

 

 

Se sai che qualcuno di importante sta per venire a casa tua, lo dici a tutti.  Ti vanti con tutti  e sei felice perché ti fa sentire  riconosciuto, ricercato,  valorizzato. Poi prepari la casa, la pulisci e la sistemi e la fai diventare accogliente per fare bella impressione, perché l’ospite si trovi bene. Prepari dei cibi succulenti, raffinati, ti fai aiutare da tutti e coinvolgi tutti. Più questa persona è importante e più ti dai da fare. Puoi, una volta che è entrata casa tua, non ti distrai, non fai altre cose, gli dedichi tutta la tua attenzione e parli con lui. Sei pieno di gioia e glielo fai vedere. Poi non te ne vai subito, non lo lasci da solo, non ti metti a parlare con altre persone come se lui non ci fosse più. Come se lui non fosse mai venuto.

Ci pensi? Quando fai la comunione, quello che entra dentro di te, quello che viene nella tua casa interna, non è uno qualsiasi. È Dio in persona. Anzi Dio in tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Più importante, più grande, più straordinario non c’è, non esiste. È il Dio che  ha creato te e tutte le cose. Come puoi non fare festa!!! C’è da impazzire di gioia!!!

Quando hai fatto la comunione, aspetta, non ti alzare subito, non correre a parlare con gli altri, non uscire subito per paura di perderti la possibilità di incontrare dei conoscenti, per chiacchierare insieme. Non hai preso solo un’ostia. È il Figlio di Dio, è Dio stesso che è venuto  dentro di te e sta aspettando che gli parli, che  lo ami, che  lo ascolti.

Fermati con lui, entra nel profondo del tuo cuore e incontralo. E’ l’incontro più vero che puoi fare.  E’ l’incontro più importante.  L’incontro che non si può rimandare.  E’ quello  che  ti apre le porte del Paradiso.

 

 

Esiste Dio?

 

 

 

 

Esistono segnali, tracce, orme, impronte,  di Dio nella profondità del nostro inconscio. C’è qualcosa di innato, di ancestrale, di primordiale, di originario che scaturisce in modo naturale in ogni uomo,   e rivela l’esistenza di Dio.

 

Nel nostro inconscio c’è   il bisogno di un amore:

–            Totale.   Non cerchiamo solo un amore vero, autentico, sincero. Lo desideriamo totale, assoluto. Pieno, compiuto, perfetto.

–             Infinito e illimitato.   Senza limiti e senza confini, che non sia condizionato dal tempo e dallo spazio. Che ci ami anche da lontano e nel tempo allo stesso modo.

–            Eterno.    Per sempre, che non finisca mai.

–            Gratuito.     Totalmente gratuito.  Senza interesse, senza egoismi. Senza scopi diversi.  Senza condizioni,  senza esami,  senza voti,  senza ricatti.

–            Che ci conosca in profondità.     Che sappia tutto di noi. Che sa quello che siamo veramente, che ci riconosca.

–            Che ci capisca completamente,  senza parlare.      Che sia in sintonia così forte da cogliere ogni nostro respiro e ogni desiderio, ogni bisogno e lo soddisfi senza che glielo chiediamo, senza che glielo spieghiamo.

–            Totalmente fedele.    Che non ci tradisca mai.  Mai.

–            Che non c’è abbandoni mai.   Che non si separi da noi per nessun motivo,  da non perdere  mai.

–            Che non ci lasci mai i soli.    Sia con noi sempre, sia presente sempre,  in ogni momento, particolarmente nella fatica,  nel dolore,  nella malattia.

–            Che ci nutra e ci protegga.     Che si prenda cura di noi e ci venga incontro quando non ce la facciamo da soli.

–            Che ci consoli.    Che ci rincuori sempre con tenerezza e delicatezza tutte le volte che ne abbiamo bisogno.

 

Tutte queste cose noi le cerchiamo nell’altro che amiamo, marito, moglie, figlio.

Ci arrabbiamo molto se non le troviamo perché pensiamo di aver fallito, oppure di aver sbagliato persona, o di non essere stati capaci di farci amare. Il sentimento di tradimento delle nostre aspettative è tanto forte che arriviamo a rifiutare l’altro e a cercare un’altra persona che possa rimarginare la nostra ferita.

Il problema non è l’altro. Il problema è che cerchiamo nell’altro qualcosa che l’altro non potrà mai darci. Lui ha i suoi difetti, e ci ama come può. Siamo noi che stiamo cercando nel posto sbagliato.

I bisogni che abbiamo, hanno a che fare tutti con l’assoluto, l’illimitato, l’eternità, con il SEMPRE e con il MAI. Possiamo trovare nell’altro un riflesso di queste cose, ma mai trovarle nella loro forma compiuta. Perché sono di Dio.

Se Dio non esistesse perché abbiamo dentro cose che ci portano a lui?   Se la nostra esperienza è fatta solo di cose finite, imperfette, limitate,  perché stiamo male se l’amore è imperfetto, parziale, infedele, egoista? Chi ci ha messo dentro il desiderio di qualcosa di diverso da quello che sperimentiamo?

 

Bisogno di eternità. 

Non ci rassegnammo alla morte, perché? Abbiamo un’aspirazione forte a non voler morire, ad una vita che duri per sempre.  All’immortalità.

Perché, se la nostra esperienza è fatta di cose precarie, fragili e mortali? Da dove ci viene questo bisogno a cui non sappiamo rinunciare?

 

Bisogno di pace.

Il dolore ci distrugge, ogni difficoltà, malattia, ostacolo, ci rovina una pace desiderata, aspettata, sognata.

Ci arrabbiamo perché attribuiamo la colpa agli altri. Ma la pace senza le pene, senza la paura, senza la malattia, non fa parte della condizione umana.

 

Bisogno di spiritualità.

È il tendere, il cercare qualcosa di diverso dalla materia, di invisibile, di sconosciuto, di inafferrabile, di misterioso.

Perché lo cerchiamo? Come lo sappiamo se la nostra esperienza è concreta? Perché ci sentiamo meglio se ci mettiamo in relazione con lo spirituale e il divino?

 

Sintonia con la natura.

Di fronte alle meraviglie della natura, sentiamo che c’è qualcosa che ci supera, che è più grande di noi, qualcosa che è al centro di un’armonia perfetta, qualcosa che l’ha generata e a cui tende.

Sentiamo che c’è qualcosa in noi che  risuona in sintonia con quello che vediamo. È come se le due bellezze comunicano in profondità e si parlano e si riconoscono e cantano insieme al loro Creatore.

 

Funzione del bisogno.

Ogni cosa in natura ha una sua funzione,  è finalizzata a qualcosa.

Se esiste l’odorato esiste anche il profumo o l’odore  per cui è stato impostato.    Se esiste la vista esiste qualcosa da vedere,  l’udito è in relazione al suono,  il tatto alle cose sensibili.

Se nella nostra mente ci sono i bisogni di cui abbiamo parlato,   esiste di sicuro qualcosa che li soddisfa,   qualcosa che corrisponde alle loro caratteristiche,  qualcosa per cui sono stati creati.

Poiché le loro caratteristiche riguardano tutte:    l’infinito, l’illimitato, l’assoluto, l’eterno, l’universale,    di sicuro esiste qualcosa che ha in sé tutto ciò.     Questo è Dio.

Di  sicuro  esiste Dio.